Michele dei Santi (santo)


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I. Vita e opere. Settimo di otto figli, Michele Argemir nasce a Vic (provincia di Barcellona) il 29 settembre 1591. Orfano fin da bambino, si sente attratto dalla persona di Gesù e vuole emulare i Padri del deserto nelle loro pratiche religiose e penitenziali. Ben due volte, a otto e undici anni, tenta di fuggire verso il vicino monte Montseny per dedicarsi alla vita eremitica.

Veste l'abito trinitario calzato a Barcellona e professa posteriormente, all'età di sedici anni, a Zaragoza. Desideroso di maggiore povertà, penitenza e raccoglimento, appena saputo dell'avvenuta riforma trinitaria promossa da s. Giovanni Battista della Concezione, chiede di aderirivi e professa come trinitario scalzo ad Alcalá de Henares il 29 gennaio 1609 col nome di Michele dei Santi. Dal mese di aprile al mese di ottobre di quello stesso anno vive nel convento di La Solana (Ciudad Real) dove conosce il santo riformatore. Qui comincia a sperimentare quei fenomeni straordinari che in seguito saranno così frequenti in lui: digiuni prolungati, estasi, rapimenti, grida, sbalzi incontenibili, ecc. Nello stesso periodo attraversa le notti dello spirito.

A Siviglia, dove trascorre gli anni 1609-1611, raggiunge il culmine della sua trasformazione spirituale, sigillata col fenomeno dello scambio di cuori.1

Segue gli studi filosofici all'Università di Baeza e quelli teologici a Salamanca e Baeza. E proprio qui a Baeza che, dopo essere stato ordinato sacerdote a Faro, in Portogallo, svolge, per la durata di sette anni (1615-1622), un fecondo apostolato con l'esempio, la direzione spirituale e la predicazione. I frutti della sua azione sono sorprendenti. Calunniato da due confratelli davanti al superiore provinciale, è costretto a passare quattro o cinque settimane nel carcere conventuale. Si moltiplicano le estasi: durante la Messa, mentre confessa, mentre predica o sente predicare. Secondo le sue stesse dichiarazioni, nel cuore dell'estasi, Dio gli comunica una conoscenza altissima di sé, e addirittura contempla la gloria divina del cielo.2

Dalla metà dell'anno 1622 fino alla sua morte, avvenuta il 10 aprile 1625, è ministro conventuale di Valladolid. Mentre muore, con lo sguardo fisso sul crocifisso che afferra tra le mani, pronuncia queste parole: " Credo in Dio, spero in Dio, amo Dio; pietà, Signore, per i miei peccati ".

Ha lasciato diversi scritti tra cui un gioiello mistico, Breve tratado de la bienaventurada tranquilidad del alma,3 di chiaro sapore autobiografico,4 scritto per obbedienza verso il 1610 a Siviglia. Consta di soli dieci capitoletti. Lo stato della tranquillità dell'anima è l'esperienza dell'unione trasformante, frutto della purificazione e della contemplazione. In fondo, si tratta della spiegazione teologica dello scambio mistico di cuori avvenuta fra il Santo e il Cristo (totale cristificazione di M.).5

Compose altresì un poema in diciannove ottave reali sull'anima nella via unitiva. In queste rime il nostro poeta mistico analizza teologicamente l'esperienza dell'unione trasformante da lui vissuta. Esamina il fondo stesso di quanto descritto nel Breve tratado.

Purtroppo, l'epistolario del santo a noi noto si riduce a quattro lettere, di cui una, indirizzata ad un superiore, non è altro che una sintesi del Breve tratado. Infine, gli vengono attribuite dodici brevi massime in latino sul modo di vincere la tentazione. Nessuno di tali scritti ci è noto nella sua redazione autografa originale.

II. Pensiero mistico. M. concentra la sua attenzione sulla piena trasformazione spirituale dell'uomo in Cristo. La fonte primaria è la sua propria esperienza, analizzata con una chiarezza di concetti degna di un maestro di spiritualità.

Nel cantico mistico traccia la via unitiva dell'anima, chiamata alla perfetta trasformazione nello Spirito: la notte dei sensi; l'unione estatica; la notte o purificazione dello spirito; l'unione trasformante. La grazia degli sponsali spirituali con Cristo, a cui dedica le prime sette strofe, la si riceve dopo il passaggio attraverso le notti e il nulla dei sensi (" spoglia di terra ", " priva di luce in notte oscura ", " senz'occhi ", " senza quiete ", " senza bastone e appoggio ", " senz'essere ") e dello spirito (" sprofondarsi nel centro del suo niente ", " in diletta ferita resta annichilita "). Poi (strofe 8-12) parla del significato profondo della ferita d'amore. La luce divina della contemplazione inoltra l'anima nella luce della gloria. Infine (strofe 12-19) canta l'indicibile esperienza dell'anima perfettamente trasformata. Questa vive l'unione perfetta con le divine Persone nel più profondo di sé, " in libertà d'amore, fuor di servigio a bassa creatura; e dell'essenza gode del Creatore la chiarezza, snudata, in notte oscura ". " In Dio come accidente si trasforma ". " Vive in carne come in cielo assisa ". Il nostro poeta mistico termina esclamando: " Nulla sa esprimer più penna o intelletto ", parole con cui lascia intendere perché è così breve questo cantico, che ci fa intravvedere appena il suo mondo interiore.

Con uno stile chiaro e didattico, M., nel suo Breve tratado segue un piano logico. Dopo aver esposto la natura della beata tranquillità, tratteggia il cammino che ivi conduce, il quale comprende " cinque condizioni " o passaggi successivi: 1. Distacco da tutte le creature, dai sensi, dalle passioni, dai sentimenti; 2. Privazione di qualsiasi sorta di desideri e gusti; 3. Disprezzo da parte degli uomini; 4. Grande aridità nella parte sensibile e in quella spirituale; 5. Insensibilità verso tutte le realtà temporali. Poi, offre chiarimenti sulla trasformazione della volontà e sulla vera innocenza.

La beata tranquillità dell'anima è come una risurrezione anticipata dopo la morte mistica. Ora, per l'autore, la tranquillità non presuppone l'annientamento della sensibilità, bensì la sua trasformazione: la sensibilità sottomessa alla ragione e la ragione sottomessa al suo Creatore. Si tratta di una sottomissione ascetica e mistica che non si ottiene senza i doni dello Spirito Santo. Chi vive questa esperienza, " potrà affermare sicuramente con l'Apostolo: Vivo ego, iam non ego, sed vivít in me Christus (Gal 2,20); e anche: Conversatio mea in caelis est (Fil 3,20) " (Breve tratado, IV). Una nota essenziale e indispensabile di tale stato - sottolineata a più riprese - è che tali anime " non vogliono se non ciò che Dio vuole ch'esse vogliano ". Si tratta di un volere distinto da quello dei beati, per quanto " voler ciò che Dio vuole è fondato in una perfettissima carità, ma il volere ciò che Dio vuole che vogliamo si basa su tre cose, vale a dire, sulla fede, sulla speranza e sulla carità " (Ibid., VI).

Dalla cima della divinizzazione dell'anima M. osserva tutto l'itinerario previo fatto di ascesi, mortificazione, notti passive ed attive dello spirito, dono radicale di sé. " Sono davvero pochissimi - scrive - a raggiungere questo stato, e ciò perché si richiede grandissima abnegazione, rassegnazione, mortificazione e annichilimento; né può essere altrimenti, poiché bisogna sostenere grandissime croci per giungere al possesso di quanto si è detto " (Ibid., VIII).

Ancora non è stata fatta nessuna indagine sulle fonti letterarie del nostro mistico. Nel Breve tratado si scorgono senza fatica qualche influsso della Scala Paradisi di Giovanni Climaco ed una coincidenza sostanziale con la dottrina dell'apatheia dei primi scrittori cristiani. M. fa una volta il nome di s. Teresa di Gesù, ma non adopera la simbologia teresiana circa il matrimonio spirituale per spiegare lo stato di perfetta trasformazione interiore. D'altra parte, non mancano in lui elementi comuni con Giovanni della Croce, anche se non lo nomina affatto. La prima edizione delle opere del Dottore mistico, risalente all'anno 1618, è posteriore alla redazione del Breve tratado. Ciò nonostante, M., a Baeza possedeva una copia del manoscritto sanjuanista del Cantico spirituale.

Per quanto riguarda le purificazioni dell'anima, la ferita d'amore e l'unione perfetta, il nostro autore manifesta un pensiero simile a quello del suo padre riformatore, s. Giovanni Battista della Concezione, nella sua Llaga de amor.

Note: 1 Lo stesso Michele confidò tale grazia al suo confessore, P. Francisco de la Madre de Dios, a detta di quest'ultimo nel Processo informativo di Madrid, f. 19v; 2 " E in rapimenti ed estasi e visioni riporta del suo Dio gratuiti doni " scrive nella quinta strofa del suo cantico El alma en la via unitiva; 3 Il titolo completo, che si legge nel manoscritto più antico (copia dell'originale eseguita dal trinitario Fr. Diego del SS.mo Sacramento tre anni dopo la morte del santo: Madrid, Biblioteca Naciónal), è il seguente: Breve tratado de la bienaventurada tranquilidad a que un alma puede llegar en esta vida; 4 Si scorge facilmente che " lo stato di tranquillità, descritto dal santo, è una vera, esatta e compiuta fotografia della sua anima ": Antonino de la Asunción, Opúsculos de s. Miguel de los Santos..., Roma 1915, 32, nota l. L'autore, nelle sue note al trattatello, apporta diverse testimonianze dei processi, i quali dimostrano una tale affermazione. Anche i biografi concordano al riguardo; 5 Felix de la Virgen, Trueque de corazones entre Jesús y san Miguel de los Santos, in El santo Trisagio, 40 (1950), 154-157.

Bibl. G. Antignani, Il trattatello di S. Michele dei Santi sulla tranquillità dell'anima, in RivAM 47 (1978), 264-272; J.M. Arbizu, Tranquilidad, inocencia y sencillez del alma en el seno de la divinidad, en san Miguel de los Santos, in Trinitarium, 3 (1994), 123-149; A.M. Claret, Sermón del beato Miguel de los Santos, in Id., Selectos panegiricos, VIII, Barcelona 1861, 194-205; Giovanni del S. Cuore, s.v., in BS IX, 449-450; J. Gros I Raguer, Vida de Sant Miquel dels Sants, Barcelona 1936; Jesús de la Virgen del Carmen, A propósito de " El alma en la vía unitiva " de san Miguel de los Santos, in El Santo Trisagio, 124 (1956), 173-178; Id., Interpretación de la vida de San Miguel dels Sants, in Estudios Trinitarios, 2 (1964), 73-92; J.A. López Casuso, s.v., in DSAM X, 1192-1193; Nicola dell'Assunta, s.v., in EC VIII, 958; A. Rodríguez Borrego, Movido por el espíritu de Dios. Vida de S. Miguel de los Santos, Madrid 1991.



Autore: J. Pujana
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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