Metodi di preghiera


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I. Premessa. Prenderemo in esame esclusivamente la preghiera privata, individuale o comunitaria che sia, a esclusione di quella liturgica. Quest'ultima è costruita secondo precise metodologie e tecniche, radicate nella rivelazione e allo stesso tempo debitrici del genio religioso umano nelle sue più svariate espressioni storiche e culturali.

Riflettere sui ritmi della preghiera significa ricercare tempi e modi attraverso cui si esprime il rapporto con l'Assoluto. A questo proposito si pongono alcuni interrogativi preliminari. L'Assoluto verso cui tende la preghiera in tutte le sue svariate manifestazioni, resta avvolto nel silenzio o ha parlato all'umanità? Su quale versante si colloca l'esperienza dell'orazione: su quello umano o su quello divino? E cioè una via che riconduce l'uomo in se stesso (enstasi) o, partendo da questa premessa, lo proietta in Dio (estasi)? La preghiera assume caratteristiche diverse a seconda delle risposte a questi interrogativi, risposte che comunque non vanno assolutizzate come se l'enstasi escludesse per principio l'estasi, poiché l'uomo cerca anche se inconsapevolmente Dio ed egli sa come manifestarsi al suo cuore anche al di fuori della rivelazione cristiana.

Per chi è venuto a conoscenza della rivelazione e vi ha aderito, la preghiera si caratterizza come accoglienza, interiorizzazione e attualizzazione nella propria vita della Parola divina, sia nella sua espressione originaria e primordiale (in tal senso il Verbo vive in ogni creatura), sia nell'opera salvifica attraverso la sua Incarnazione (e in tal senso il Verbo vive nel cuore di chi vi aderisce attraverso la fede teologale, per quanto implicita possa essere). Anche la preghiera, di conseguenza, viene evangelizzata, in modo che l'anelito dell'uomo verso l'Assoluto si incontri con l'iniziativa divina consistente nel renderci pienamente partecipi della vita stessa di Dio, attraverso l'azione del Cristo e la conseguente effusione del suo santo Spirito. La grazia redentrice, in altri termini, chiama la stessa preghiera umana alla conversione, nel senso che la ricerca di Dio da parte dell'uomo è destinata a incrociarsi con la definitiva manifestazione di Dio nella sua storia, dando pienezza di attuazione alla religio. Ne segue che nella preghiera cristiana versante umano e versante divino confluiscono in un'unica esperienza, così che si può parlare in tutta verità di sinergia tra uomo e Dio, natura e grazia, compito e dono. Quando un cristiano prega, è Cristo Capo che trasfonde in ogni suo membro lo Spirito di orazione, il quale ci fa esclamare: " Abbà, Padre! " E poiché tutti sono figli dell'unico Padre e lo Spirito Santo dà a tutti la possibilità di venire a contatto, nel modo che Dio conosce, col " mistero pasquale " (GS 22), possiamo a ragione ritenere che in ogni uomo che prega operi segretamente ed efficacemente lo Spirito di Cristo. Questo spiega perché l'orazione sia additata come il luogo privilegiato del dialogo ecumenico e interreligioso: nulla, infatti, accomuna di più le creature umane quanto il loro convergere, esplicito o inespresso, verso il Mistero, anche se per molti resta ancora " taciuto " (cf Rm 16,25).

II. Caratteristiche generali dei m. " Non si può in nessun modo capire un atto di culto divino, che non comporti lo sforzo personale dell'uomo orante ", ebbe a dire Paolo VI parlando ai monaci.1 Ed è in considerazione del " nisus hominis orantis " che lungo i secoli si sono venuti elaborando m. Sempre sotto un profilo cristiano, dal momento che l'orazione raggiunge il suo culmine quando " lo Spirito prega in noi " sia " gridando: Abbà, Padre! " (Rm 8,15), sia con i " gemiti inesprimibili " (Rm 8,26) dell'amore, i m. avranno un carattere strumentale e iniziale, ma anche iniziatico. In ogni caso, sia pure formulati come itinerari paradigmatici, non potranno non assumere valenze strettamente personali nella loro applicazione. " Un metodo non è che una guida - afferma il CCC al n. 2707 -: l'importante è avanzare, con lo Spirito Santo, sull'unica via della preghiera: Cristo Gesù ". Si aggiunga, infine, che la preghiera tende verso una progressiva semplificazione, nell'" affrancamento da ogni modo, tempo, esercizio, luogo, metodo e mezzo, per aderire a Dio solo, al di là di ogni mediazione ".2

A questo punto risulterà altresì chiara la diversa accentuazione che viene data ai m., comunque la si voglia intendere, a seconda che si seguano vie di immanenza (rientro in se stessi) o di trascendenza (apertura alle manifestazioni divine nel cuore dell'uomo e nella storia dell'umanità). Nel primo caso, quando la posta in gioco è " il completamento di sé attraverso sé " 3 o, " il sé [che] fa se stesso facendo se stesso ",4 i metodi assumeranno un'importanza determinante, quindi risulteranno particolarmente enfatizzati e al limite fuorvianti, qualora l'uomo restasse chiuso in se stesso e si chiudesse alla trascendenza. Nel secondo caso, si correrà il rischio di relativizzarli oltre misura, quasi fossimo dispensati dal compiere la nostra parte. La quale non ha un carattere antagonistico o concorrenziale nei confronti dell'azione divina (a farcela percepire così è il triste retaggio del peccato originale che ha contrapposto l'uomo a Dio), per il semplice fatto che l'autore della grazia è lo stesso autore della natura, il quale vuole che traffichiamo i talenti che ci ha donato.

III. Aspetti peculiari e progressività. Ciò premesso, una prima serie di considerazioni riguarda la qualità e la progressività della preghiera. Si parla di orazione esteriore o vocale e di orazione interiore o mentale, in riferimento alle sue espressioni esterne o al suo radicamento interiore. E evidente che si tratta di due aspetti complementari e gerarchizzati fra loro, come ricorda ad esempio Caterina da Siena: " Si deve cominciare con l'orazione vocale, per giungere a quella mentale... Esse stanno insieme come la vita attiva e la contemplativa ".5 Le fa eco un santo del Cinquecento: " L'orazione esteriore ossia vocale è stata ritrovata per questo: affinché, eccitati dal suo gusto e senso, almeno all'ultimo incominciamo a imparare l'interiore orazione ".6 Il CCC (n. 2704) giunge ad affermare che " la preghiera vocale diventa una prima forma di preghiera contemplativa ".

Altri parlano di orazione discorsiva (sia che si tratti di un discorso vocale o di un discorso puramente mentale) e di orazione affettiva, dove predominano le " aspirazioni " del cuore. Altri, infine, distinguono l'orazione in attiva o acquisita e in passiva o infusa. Nel primo caso fanno riferimento all'iniziativa dell'uomo attraverso le " potenze dell'anima " (intelletto, volontà, memoria, nonché immaginazione e sensibilità), nel secondo caso alla sua ricettività che si manifesta nel " vuoto delle potenze ", come insegna s. Giovanni della Croce.7 Quest'insieme di aspetti è passato in rassegna in una sintesi dal titolo Orationis mentalis analysis, che riprende gli insegnamenti dei Padri e dei dottori, dovuta a F. Lacombe ( 1715) e redatta con intenti apologetici in piena controversia quietista.8

Va, inoltre, notato che il cammino dell'orazione conosce una sua progressività. Lo ricordano i maestri spirituali, che assegnano la preghiera vocale ai principianti, quella mentale ai " proficienti " e quella contemplativa ai " perfetti ", secondo il classico itinerario tripartito che fa riferimento rispettivamente alla purificazione, all'illuminazione e all'unione mistica. Valga per tutti il rimando a s. Bonaventura nel De triplici via, schematismo riproposto nella lettera Orationis formas della Congregazione per la Dottrina della Fede su Alcuni aspetti della meditazione cristiana (cap. 5). E anche a questo proposito s'impone un rilievo d'indole interreligiosa. Fermo restando che è comune a tutti gli itinerari religiosi la fase purificativa, sarà facile costatare come le prassi meditative asiatiche di tipo immanentistico puntino prevalentemente (non certo esclusivamente!) sull'illuminazione, cioè su una visione sapienziale dell'esistenza che coglie nel sé umano il riflesso del Sé divino o universale o cosmico. Per contro, le prassi meditative segnate da un esplicito riferimento teistico e personalistico puntano sull'unione sponsale con Dio che si impone in tutto il suo fulgore nell'ottica trinitaria dell'Amans, dell'Amatus e dell'Amor.

IV. Metodi di meditazione. Il settore nel quale riveste notevole importanza il richiamo a precise metodologie è quello della meditazione. Essa figura come momento essenziale della lectio divina e viene assumendo un'importanza autonoma nell'epoca moderna con la scuola ignaziana, domenicana (basti pensare a Luigi di Granada), teresiana, salesiana, sulpiziana, ecc.9 Nel frattempo, anche in seguito agli apporti dell'Oriente, nella pratica meditativa si è registrato uno spostamento d'accento all'insegna dell'interiorizzazione e del radicamento in tutte le dimensioni della persona. Si parla, quindi, di meditazione discorsiva o con oggetto e di " meditazione esistenziale " (T. Merton), che possiamo meglio definire nel modo seguente. La prima è intessuta di " atti dell'intelletto e della volontà senza la consapevole integrazione del corpo, compiuta con un processo attivo e discorsivo col quale ci si occupa di qualcosa..., con una maggiore attività concettuale, analitica "; la seconda " richiede la partecipazione di tutta la persona, con un processo passivo di accoglienza (l'immagine della conchiglia!), per lasciarsi penetrare dal soggetto-oggetto della meditazione, con un discorso non razionale nel quale prevale l'attenzione a immagini, simboli... orientandosi verso una progressiva semplificazione e un atteggiamento di unificazione contemplativa ".10 La via a questo tipo di meditazione, peraltro radicata nella tradizione mistica, è stata spianata dagli studi di K. Tilmann negli anni Sessanta ed è venuta assumendo la qualifica di preghiera profonda.

In quest'ambito, come abbiamo accennato, si è presa maggiore consapevolezza dell'esigenza di radicare la preghiera in tutte le dimensioni della persona, che è spirito, psiche e corpo, e in tutti i suoi dinamismi. Da qui si è venuto sviluppando sempre più chiaramente il discorso, classico peraltro, sui sensi spirituali e quello, per certi aspetti più nuovo ma non inedito, sugli organi psico-fisici detti anche centri sottili o vitali.11 Si è, inoltre, potuto costatare l'influsso che la preghiera profonda esercita sul piano psico-somatico e di riflesso su quello spirituale, sia armonizzando la sfera corporea, emozionale e mentale, sia riequilibrando i due emisferi cerebrali: quello razionale (animus) e quello intuitivo (anima). Tali esiti saranno perseguiti esplicitamente in chi attende alla meditazione come pratica a se stante (meditazione sapienziale), ma non mancheranno in chi si dedica all'orazione interiore finalizzandola alla contemplazione catafatica o apofatica di Dio (meditazione religiosa propriamente detta).

Soprattutto in riferimento alla meditazione si è registrato l'incontro fra le metodologie elaborate in ambito occidentale e le prassi meditative asiatiche, stanti i non pochi punti in comune (ravvisati in particolare tra lo zazen e gli insegnamenti impartiti dall'anonimo autore della Nube della non-conosenza) e gli apporti reciproci. Salve le debite messe in guardia relative ai principi ispiratori antropocentrici, monistici o a-teistici sottesi a non poche tradizioni induiste e buddiste, l'inculturazione di tali passi in ambito cristiano è un fenomeno carico di promesse per il risveglio della spiritualità nel vecchio mondo e anche per la causa dell'evangelizzazione.

V. Metodi di orazione. Se teniamo conto dello spostamento dalla fase introspettiva a quella unitiva o dalla fase riflessiva a quella affettiva, comprendiamo come a questo punto delle metodologie della preghiera si transiti all'orazione. Essa viene definita con una pluralità di termini, atti a metterne in luce tutte le possibili sfaccettature. Rifacendosi al dettato biblico, gli autori antichi articolavano l'orazione in quattro momenti: preghiera (intesa come dialogo o confabulatio spiritualis con Dio), postulazione o domanda, deprecazione o invocazione di misericordia e di soccorso divino e azione di grazie.12 Successivamente sono state proposte altre definizioni: orazione mentale (a indicare la dimensione interiore); orazione di semplicità, di quiete, di silenzio, di fede, di presenza; orazione di unione; orazione del cuore o di Gesù (con riferimento all'esicasmo proprio dell'Oriente cristiano); ecc. E si è pure sottolineato come l'orazione così intesa debordi dal tempo che le viene espressamente consacrato e si traduca in uno stato, lo stato di orazione o di preghiera continua, secondo l'insistente invito che ci viene dalle Scritture a pregare senza interruzione (cf Lc 18,l; 1 Ts 23,17).

VI. Metodi di contemplazione e importanza dell'" azione ". L'approdo di ogni esperienza di preghiera è la contemplazione, enstatica o estatica a seconda delle tradizioni spirituali. E scontato che in ambito teistico prevalga la seconda, la quale a sua volta può essere vissuta in momenti " rari e furtivi " di illuminazione interiore, oppure nel silenzio e nell'oscurità che avvolgono di norma il nostro rapporto con Dio. In merito a tale rapporto, i mistici amano per lo più la via apofatica o ineffabile e ci avvertono che voler cogliere gli sfolgoranti lineamenti del volto divino è come tentare di trattenere l'aria " serrandola nel pugno ".13 Una simile esperienza è additata come coronamento della pratica spirituale dallo stesso Catechismo, che ravvisa il vertice della preghiera nella silente e amorosa " attenzione " a Dio, dove " attenzione a lui è rinuncia all'io " (n. 2715). E quanto in anni recenti è stato proposto con l'espressione " ricerca orante del nulla ".14

Non desta meraviglia, è anzi un aspetto confortante della radicale comunione tra gli uomini, notare che verso questa vetta possono convergere sia gli slanci contemplativi di segno teistico che i percorsi introspettivi di quanti si immergono nel silenzio esistenziale dinanzi al Mistero. Il quale si presenta come nulla sul versante dell'uomo, ma, alla luce della rivelazione, costituisce il tutto sul versante di Dio, ed è Dio stesso. Si tratta, infatti, di una dialettica ben nota nella letteratura mistica universale, che, talvolta, vi sostituisce il termine vuoto e avverte che in tale " vuoto delle potenze... è percepibile Dio ", che viene " gustato segretamente ed efficacemente ".15

La contemplazione non costituisce un'esperienza avulsa dalla vita, ma va di pari passo con l'azione, intesa quest'ultima come sua indispensabile premessa e esito obbligato. Spieghiamoci. Alcuni autori spirituali inseriscono l'azione tra l'orazione e la contemplazione e le attribuiscono il senso del tutto tradizionale di ascesi se si tratta del lavorio relativo al perfezionamento personale e di carità se si tratta della dedizione amorosa verso gli altri. L'azione rappresenta, quindi, un momento previo e allo stesso tempo successivo alla contemplazione, come ricordano tutte le dottrine spirituali, così che sarebbe un discorso fuorviante parlare della preghiera senza farvi riferimento.

VII. Altri riferimenti metodologici. Noteremo, infine, che l'esperienza orante del cristiano si muove nell'ambito dell'incarnazione e per questo è accompagnata nelle sue diverse espressioni da riferimenti concreti, come i fatti relativi alla vita di Cristo e più in generale alla storia salvifica consegnati alla pagina biblica; la presenza sacramentale di Cristo nell'Eucaristia, di cui non si sottolineerà mai abbastanza l'incidenza che riveste nella preghiera pubblica e privata, individuale e comunitaria; la venerazione delle sante icone, che fissano nell'immagine i misteri della fede.

VIII. Il Padre nostro come " forma " di ogni preghiera. Vorremmo concludere ricordando che, per s. Agostino, l'essenziale metodo di orazione per un cristiano è racchiuso nella preghiera del Padre nostro, che, sostiene il santo Dottore, costituisce la " forma desideriorum " 16 e cioè il paradigma e il criterio veritativo di ogni altra preghiera. " Non farai vera orazione, se non reciti quest'orazione ",17 scrive. E ancora: " Chi dice cose che non abbiano attinenza con questa preghiera evangelica, anche se non prega illecitamente, prega in modo carnale e non so come quelle cose non si dicano in modo illecito, dal momento che ai rinati nello Spirito conviene pregare in modo spirituale ".18 Ciò spiega perché i santi Padri e i maestri spirituali abbiano fatto dell'orazione domenicale il punto di partenza delle loro catechesi sulla preghiera e perché ad essa dedichi non solo ampio spazio, ma anche le pagine conclusive il Catechismo del Vaticano II non meno che quello del Tridentino.

Note: 1 AAS 58 (1966), 886; 2 F. Lacombe, Meditare, Milano 1983, 138; 3 J. Maritain, Azione e contemplazione, 117; 4 Kosho Uchiyama, La realtà della vita. Zazen in pratica, Bologna 1993, 44; 5 Caterina da Siena, Il dialogo della divina provvidenza, c. 66; 6 A.M. Zaccaria, Gli scritti, Roma 1975, 245; 7 Giovanni della Croce, Salita al Monte Carmelo II, 6,2; 8 F. Lacombe, Meditare, o.c., 138; 9 Cf G. Lercaro, Metodi di orazione mentale, Milano 1957; 10 J. Castellano Cervera, Pedagogia della preghiera, Roma 1993, 24; 11 Cf G.G. Pesenti, Metodo di orazione, in DES II, 1590-1597; A. Gentili, Le ragioni del corpo, Milano 1996; 12 Tommaso d'Aquino, STh II-II, 83, 17; 13 Giovanni della Croce, Notte oscura, I, 9,6; 14 T. Beck - Giovanna della Croce, Non so vedere, Bologna 1978, 99; 15 Giovanni della Croce, Fiamma viva d'amore B, III, 51; 16 S. Agostino, Sermo, 56,4: PL 38,379; 17 Id., In psalmos, 103,1,19: PL 36,1352; 18 Id., Epistola, 103,12,22: PL 33,502.

Bibl. Oltre alle opere cit. nel corso voce, si consulti, per una visione più analitica, M. Dupuy, Oraison: 2. Manières d'oraison, in DSAM XI, 831-846; Ampia panoramica su scuole e metodi in E. Ancilli (cura di), La preghiera. Bibbia, teologia e esperienze storiche, 2 voll., Roma 1988; A. Furioli, La preghiera. Riflessione di teologia spirituale, Torino 1981. In particolare sulla meditazione e sulle sue " tecniche " si vedano K. Tilmann, Guida alla meditazione, Brescia 1974 e K. Tilmann - H.T. von Peinen, Guida alla meditazione cristiana, Brescia 1980. Sulle valenze interreligiose della pratica meditativa, oltre alla cit. lettera Orationis formas del 1989, si vedano A. Gentili, I cristiani e le prassi meditative delle grandi religioni asiatiche, in RivVitSp 41 (1988), 254-282 e A. Gentili - A. Schnöeller, Dio nel silenzio. La meditazione nella vita, Milano 19939, con ampia bibliografia.




Autore: A.M. Gentili
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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