Merton Thomas


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I. Vita e opere. M. nasce il 31 gennaio 1915, a Prades (Pirenei orientali, Francia) da padre neozelandese e da madre americana. Muore il 10 dicembre 1968 a Bangkok (Thailandia), dove si trova per presenziare ad un convegno ecumenico tra cattolici e buddisti. E sepolto nel cimitero del monastero di Nostra Signora del Getsemani nel Kentucky (USA).

I suoi genitori sono artisti sempre all'inseguimento della bellezza. Dal padre, Thomas eredita l'inclinazione alla pittura, che non coltiva mai con serietà. La sua giovinezza è esuberante, generosa, senza ipocrisia e soprattutto ricca di una vitalità straripante. Adolescente si professa ateo vivendo senza troppo riguardo per i principi morali, ma una serie di eventi lo conduce gradualmente a Dio.

Inizia gli studi in un liceo francese e si specializza in letteratura inglese. Prosegue i suoi studi a Cambridge (Inghilterra) dove conduce una vita disordinata e dissoluta. Da molti contemporanei è considerato " sospetto " per le sue idee giudicate sovversive. Per questo motivo è costretto a trasferirsi a New York, alla Columbia University. Gli incontri che ha con il corpo docente di questa Università, in particolare con il cattolico Dan Walsh, lo interessano al cristianesimo e gli fanno scoprire che tale religione si rivolge ai piccoli, agli umili, ai perseguitati. Questa scoperta dà maggiore significato alla sua apertura sociale, al suo sforzo di vivere il Vangelo al di là di ogni discriminazione sociale. Quando giunge alla laurea, è ormai cattolico.

Alla Columbia University, nel 1938 ottiene il titolo di Bachelor of Arts e l'anno seguente il titolo di Master of Arts. Per un breve tempo insegna alla stessa università e poi alla St. Bonaventure University di Allegany. Nello stesso periodo visita il monastero trappista del Getsemani nel Kentucky, dove è favorevolmente colpito dalla vita di solitudine, di preghiera e di penitenza dei monaci. Il 10 dicembre 1941 entra definitivamente in questa abbazia cistercense, dove è ordinato sacerdote il 26 marzo 1949 e dove rimane, come monaco, per ventisette anni.

Durante il suo noviziato è molto fervente e rispettoso delle tradizioni del suo Ordine e della vita del monastero, ma l'austerità, le fatiche e i lavori pesanti della vita monastica minano il suo fisico. A causa della sua salute precaria è costretto ad abbandonare il lavoro manuale intraprendendo, così, la stesura di alcuni scritti. La sua dedizione alla vita contemplativa lo porta ad un conflitto interiore: vuole infatti concentrarsi esclusivamente sulla vita dello spirito per potersi legare sempre più a Cristo con la preghiera, mentre l'attività intellettuale sembra allontanarlo da questo proposito. In seguito, accetta questa sua inclinazione, quindi in pace con se stesso, continua a scrivere.

La sua opera più famosa, La Montagna dalle sette balze, vede la luce proprio nella trappa del Getsemani. Questo libro, che tratta molto della sua vita interiore, trasmette valori autentici, avvicinando molti alla Chiesa e alla vita monastica.

M. non può essere definito solo un teologo: infatti trasmette soprattutto la sua esperienza interiore, servendosi della poesia e della saggistica. Negli anni che seguono scrive: Semi di contemplazione, Il segno di Giona, Le acque di Siloe e Il pane nel deserto, che sono tutti pervasi di entusiasmo per la vita monastica. Sempre alla ricerca di un'intimità contemplativa con Dio, in una chiave prettamente privata, nel 1951 M. è costretto a cambiare il suo modo di vedere quando, nominato precettore degli studenti, diviene sempre più consapevole della dimensione comunitaria della vita monastica e della vita cristiana. Frutto di tale esperienza è l'opera dal titolo significativo, Nessun uomo è un'isola, che segna l'inizio del suo interesse per i valori sociali e comunitari. In questo contesto, scrive Semi di distruzione, criticando la politica degli USA nel Vietnam e il movimento razzista che appare in quegli anni.

Molto importante è per M. la conoscenza delle tradizioni spirituali del suo Ordine. Si interessa al buddismo, allo zen e agli scritti di Giovanni della Croce. Nel 1965, nell'eremitaggio della sua abbazia, ove si è ritirato, questo suo interesse per le relazioni esistenti tra il mondo orientale e quello occidentale, si traduce in scritti: Mistici e maestri zen e Lo zen e gli uccelli rapaci, che sono così apprezzati dagli scrittori orientali da essere tradotti nella loro lingua.

La sua apertura al mondo risulta evidente negli scritti successivi: Nuovi semi di contemplazione; Diario di un testimone colpevole; Fede, resistenza, protesta. A questo periodo (anni Sessanta) risalgono anche opere di spiritualità che testimoniano come M. non abbandoni la sua esperienza contemplativa: Vita e santità, sulla " teologia del lavoro " che integra la santità del laico con quella del religioso; Il clima della preghiera monastica, che è una presentazione della vita contemplativa per gli uomini di oggi alla luce della tradizione cristiana.

II. Esperienza mistica. M. si è imposto come un simbolo di questo secolo. Ha unificato nella sua persona diverse tendenze, sempre alla ricerca di una vita più autentica, sempre in una costante opposizione tra la parola e il silenzio, tra una personalità forte e l'annientamento della sua volontà, tra la creatività e la piattezza.

Come mistico, M. restitusce alla vita contemplativa, tipica di tutti i cristiani, il suo valore primario che si è andato smarrendo nel tempo; allo stesso tempo adatta e propone le linee fondamentali della spiritualità monastica alle persone che vivono nel mondo. Nei suoi scritti insegna a tutti i cristiani l'unione mistica con Dio da raggiungere nei fatti ordinari della vita quotidiana. Inoltre, propone, per così dire, un tipo di mistica ove si incontrano religioni diverse come il cristianesimo e il buddismo, entrambi impegnati nella trasformazione della coscienza dell'uomo, nello sforzo di trasformare e liberare la verità in ogni persona.

Tutta la vita di M. testimonia lo sforzo di vivere il cattolicesimo fino in fondo in un'epoca che cerca continuamente e prima di tutto, anche se non sempre ci riesce, di conciliare gli opposti.

Bibl. R. Bailey, Thomas Merton on Mysticism, Garden City 1975; J.E. Bamberger, s.v., in DIP V, 1246-1249; H. Costello, s.v., in DSAM X, 1060-1065; D. Cumer, s.v., in DES II, 1585-1588; H.D. Egan, Thomas Merton, in Id., I mistici e la mistica, Città del Vaticano 1995, 636-648; G. Farcet, Thomas Merton, Milano l992; J. Forest, Thomas Merton, Roma 1995; J. Sudbrack, s.v., in WMy, 354-355.




Autore: A. Cilia
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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