Memoria


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I. Il termine. La voce m., identica per le lingue italiana e latina, deriva da quella greca mnème. Comunemente la m. è ritenuta la facoltà umana o la funzione psichica che conserva e riproduce impressioni mentali o sensitive. I suoi significati sono molteplici: per antonomasia è la dea (Mnemòsine) madre delle Muse, o Dio stesso (la m. divina); per sineddoche è la mente, la capacità di fissare immagini, il ricordo, la reminiscenza, la tradizione; per metafora è la fama, la reputazione, l'onore; per metonimia è anche modifica organica o inorganica di un substrato, il cui effetto può ripetersi, oppure è un insieme di appunti, di fatti di vita, un documento storico, una documentazione giudiziale, una comunicazione, una dissertazione, un calcolo meccanico, una registrazione elettronica.

Nel pensiero filosofico antico la m. fu ritenuta un'attività strettamente mentale in quanto reminiscenza (anamnesi) di idee preesistenti (Platone); la facoltà del composto umano (anima e corpo), distinta dall'intelletto e dalla volontà, che è attivata da elementi sensitivi ed è protesa a immagini spirituali (Aristotele); primariamente è una facoltà autonoma (immaginazione) dell'anima spirituale che ridesta le idee, secondariamente è una potenza (reminiscenza) di un'anima temporale che riproduce le sensazioni (Plotino).

A queste tre distinte opinioni si rifecero, con variazioni di termini e mescolanza di particolari, tutti i pensatori seguenti.

Nella scolastica, Tommaso d'Aquino, sulla scia di Agostino d'Ippona, distingueva una m. intellettiva, identificabile con " l'intelletto possibile ", e una m. sensitiva condizionata all'attività dei sensi esterni, i cui dati venivano conservati da essa per essere poi elaborati dal " senso comune ", in una specie o forma che serviva all'intelletto " agente " per astrarre " la specie impressa ".

Moderni pensatori (Hobbes, Locke, Leibniz, Hegel, ecc.) a seconda della prevalente ideologia materialistica o idealistica, in riferimento alla m., altalenarono tra una funzione sensitiva e quella spirituale.

Gli aspetti fisiologici, psicologici della m. sono stati oggetto di numerose ricerche negli ultimi tempi (Ebbinghaus, Müller, Pavlov, Piaget, Scheibel, ecc.). I risultati sperimentali sulla m. hanno evidenziato i fenomeni psichici delle associazioni delle rappresentazioni o immagini: fissazione di esse, loro conservazione, evoluzione e riconoscimento.

II. Nell'esperienza mistica. La ripercussione delle diverse opinioni e degli ultimi risultati circa la m., non è rilevante nella teologia cattolica della vita spirituale (ascetica e mistica) dato che la dottrina aristotelico-tomistica fu comunemente accettata. Ai mistici interessa la funzione della m. che renda presente alla coscienza d'una persona, in rapporto a Dio, la propria storia di salvezza cristiana, che concorra a forgiare l'atto umano in ordine a questa e che si accordi con le altre potenze a lasciare ampio spazio all'azione divina nello sviluppo dell'orazione contemplativa.

Nell'esperienza mistica la m. intellettuale, distinta dalla facoltà mnemonica sensitiva, svolge un ruolo analogo a quello della volontà e dell'intelletto. Teresa d'Avila, pur dando il primato alla volontà che sprigiona amore 1 descrive il compito importante della m. nell'evolversi dei gradi di orazione soprannaturale (di raccoglimento, di sonno delle potenze o di quiete, di unione, di estasi, di rapimento), nei quali prevale sempre più l'azione della grazia divina. Teresa chiama la m. qualche volta immaginazione e a volte la distingue da essa. All'inizio del cammino di orazione (preghiera vocale, meditazione) è fondamentale che la m. ricordi le principali verità della fede.2 Nei gradi superiori, la m. non può dimenticare le parole dette a lei dal Signore 3 mentre perde la sua forza di riproduzione e di riconoscimento degli eventi passati, a vantaggio della quiete spirituale, dell'unione amorosa con Dio e dell'estasi.

Giovanni della Croce, con più precisione scolastica, pone la m. in rapporto alla virtù teologica della speranza, a quella cardinale (cristiana) della prudenza e ai doni dello Spirito Santo (consiglio e timor di Dio). Egli nella Salita-Notte trattando dell'unione della persona con Dio nella contemplazione, richiede la purificazione della m. mediante l'esercizio della speranza che brama Dio sommo bene, la sua beatitudine e i mezzi per conseguirla. La persona deve abbandonare tutti i ricordi attinenti ai valori terreni che non orientano subito a Dio e, perfino, vanno messi da parte i ricordi di esperienze soprannaturali (locuzioni, rivelazioni, visioni), pena l'irrequietezza, il perditempo a scapito della pace interiore.4 Si deve tendere all'unione amorosa con Dio " in pura e integra speranza " teologale.5 Poiché questa è strettamente relazionata alla m. mentale, una persona desidererà il Sommo Bene e fiduciosamente, fondata sulla bontà e onnipotenza di Dio, attenderà maggiori mezzi per conseguire tale Bene quanto più cancellerà dalla sua m. i ricordi dei beni terreni o soprannaturali, già posseduti e goduti, che non la sospingono subito ed efficacemente all'unione con Dio.

Note: 1 Cf Vita 14,3; 17,15; (l'orazione non consiste nel molto pensare ma nel molto amare); 2 Ibid. 10,4; 3 Ibid. 25,7 e Castello interiore, I, 3,7; 4,5; 4 Cf Salita del Monte Carmelo III, 8,2-5; 11,1; 5 Ibid., 3,37.

Bibl. A. Baddeley, La memoria. Come funziona e come usarla, Bari 19902; R. Garrigou-Lagrange, Le tre età della vita interiore, Roma 1984; T. Juchter Meinz, La memoria, Roma 1990; P. Moderato, Apprendimento e memoria, Milano 1989; D. Norman, Memoria e attenzione, Milano 1985; S. Roncato, Apprendimento e memoria, Bologna 1982; G.G. Pesenti, s.v., in DES II, 1576-1578; A. Royo Marin, Teologia della perfezione cristiana, Roma 19656, 459-463.



Autore: G.G. Pesenti
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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