Matilde di Magdeburgo


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I. Vita e opere. Nasce verso il 1208 da una famiglia nobile e ricca, nella quale riceve una buona educazione. A dodici anni ha un'esperienza così forte dello Spirito Santo che da quel momento in poi vede Dio in tutte le cose e tutte le cose in Dio. Ancora giovane, lascia la casa paterna per unirsi alle beghine di Magdeburgo, diventando poi terziaria domenicana.

Si dedica al servizio degli ammalati e dei poveri, vivendo un'intensa vita di contemplazione. Si definisce " ignorante ", perché non ha studiato né il latino né la teologia. Dopo una grave malattia, si sente spinta da Dio a raccontare le sue esperienze che scrive nella sua opera, in basso tedesco, tradotto in italiano con il titolo La luce fluente della divinità. In età avanzata, entra nel monastero di Helfta, ove muore tra il 1282-1294.

La forma letteraria dei suoi scritti (canzoni, poesie, ecc.) è molto spontanea e va dalla prosa più semplice alla rima, che riprende la lirica cortese e le immagini del Cantico dei Cantici.

II. Dottrina mistica. L'opera di M. traccia un cammino ascetico, in sette gradi, che conduce all'unione mistica, intesa come unione sostanziale dell'anima con Dio. M. è un altro esempio della mistica sponsale, visionaria e profetica, comune alle grandi figure di Helfta. La mistica dell'amore di M. sottolinea il reciproco desiderio di unione dell'anima e di Dio, che si esprime nella gioia e nell'allegria della danza mistica. La fruizione di Dio si ottiene solo dopo essere passati attraverso l'oscurità della notte spirituale, nella perfetta imitazione della passione e morte di Cristo. Gli occhi della sua anima spesso contemplano la bellezza dell'umanità di Gesù Cristo che, come un bel giovane, personifica l'amore e l'invita a partecipare alla danza mistica che circonda il Padre e lo Spirito Santo. Per questo motivo, la sua mistica è essenzialmente cristocentrica, fondata sull'umanità del Cristo, dalla quale non si può prescindere neppure con la pretesa di spiritualità più alta e più pura.

Le sue visioni, comprese quelle della Trinità, fanno presentire quella mistica dell'essenza che, di lì a poco, sboccerà negli ambienti spirituali renani. In una visione, infatti, il Signore dice all'anima: " Tu sei a tal punto unita alla mia natura che nulla deve frapporsi tra te e me ".

Bibl. Opere: La luce fluente della divinità, P. Schulze Belli (cura di), Firenze 1991. Studi: H.D. Egan, Matilde di Magdeburgo, in Id., I mistici e la mistica, Città del Vaticano 1995, 285-291; Giovanna della Croce, s.v., in DES II, 1528-1529; K. Ruh, Amor di Dio presso Hadewijch, Mechthild du Magdeburgo e Margherita Poréte, in Aa.Vv., Temi e problemi nella mistica femminile trecentesca, Todi (PG) 1983, 87-106; M. Schmid, s.v., in DSAM X, 877-885; V. Zuhlsdorff, s.v., in WMy, 348-350.




Autore: R. Termolen
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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