Massimo il confessore (santo)


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I. Cenni biografici. Sembra sia nato in un piccolo villaggio del Golan, intorno al 580: rimasto presto orfano venne affidato ad un monastero palestinese, che lo formò al pensiero di Origene e alla spiritualità di Evagrio. Nel 614 lo troviamo monaco nel monastero di Chrysopolis, presso Costantinopoli. Qualche anno più tardi, in seguito alle invasioni persiane, è esule a Cartagine, nel monastero di Eucratas, dove diviene discepolo del futuro patriarca di Gerusalemme, Sofronio ( 638), il quale influirà sul difensore dell'ortodossia, facendogli conoscere la spiritualità di Macario. Frattanto l'Impero, pur di salvare la sua unità, fa opera di avvicinamento presso i seguaci del monofisismo, giungendo a compromessi dottrinali come il riconoscimento di una sola operazione (monoergetismo) o di una sola volontà (monotelismo) in Cristo. M. cerca appoggio a Roma, chiedendo a papa Martino I ( 655) di convocare un Concilio. Ciò avviene nel 649, con il Concilio Romano, che sancisce le due volontà di Cristo, il quale " voleva ed operava la nostra salvezza divinamente e umanamente al medesimo tempo ".1 Questa confessione di fede sarà pagata dal Papa con la deportazione e la morte in Crimea. M., esiliato in Tracia, rifiuta di chinare la testa di fronte al potere imperiale. Di più. Ricondotto a Costantinopoli, dovrà subire anche il dolore di vedere che tutto l'episcopato, con alla testa lo stesso patriarca, si sono allineati con il volere dell'imperatore. Deportato nuovamente, questa volta nel Caucaso, viene condannato da un Sinodo di eretici: viene fustigato e gli vengono tagliate la lingua e la mano destra, poiché con l'una e con l'altra aveva osato proclamare la verità della Chiesa. Muore, dopo quattro anni di sofferenze, il 13 agosto del 662.

II. Opere e dottrina. La maggior parte delle opere (circa novanta) furono scritte da M. a Costantinopoli, ma solo delle Quattro centurie della carità (Capita de charitate) è stata pubblicata un'edizione critica: di tutte le altre rimane incerta la data di produzione, anche se padre Sherwood ne ha proposto una cronologia 2 pressocché accettata. Oltre ad opere teologiche (Capita theologica et oecumenica, ambiguorum liber, Disputatio cum Pyrrho), legate alla lotta contro l'eresia monotelita, a numerose lettere, e agli Scolia sulle opere di Dionigi l'Areopagita, di cui fu il più profondo commentatore, gli scritti più famosi di M. sono di carattere ascetico-mistico: Fozio ( 898 ca.) cita il Commento al Padre Nostro (Orationis dominicae expositio), definendolo un libro molto utile per tutti.3 Oltre al Dialogo con Talassio (Quaestiones ad Thalassium), vanno ricordati l'Expositio in Psalmum 50 e il Liber asceticus, come sussidi della spiritualità orientale: insieme con la Mystagogia, un tentativo di spiegazione della liturgia in senso mistico.

Gli scritti di M. il Confessore hanno radici lontane: formatosi alla spiritualità di Evagrio, attraverso la mediazione dei cappadoci e di Dionigi l'Areopagita, è approdato infine alla mistica di Macario, dando origine, nella sua opera, ad una sintesi compilativa che coniuga " l'intuizione orientale dell'unità di Cristo con l'intuizione latina della sua dualità ".4

M. elabora, quindi, una propria teologia mistico-spirituale, che va oltre la gnosi di Evagrio, legandola all'Incarnazione e all'antropologia: il Logos, sintesi perfetta del mistero divino, senza di cui nulla è possibile, è sì la chiave di lettura con cui penetrare il mistero delle realtà, ma è anche estensione e culmine di una liturgia che diviene cosmica,5 soprattutto è agape di Cristo verso l'uomo e dell'uomo verso il Salvatore e in lui per tutti i fratelli.

M. parte dalla creazione, " cosa buona ", fonte di bene e di contemplazione: " Noi diciamo che, nelle Scritture le parole sono le vesti di Cristo e il loro senso è il suo corpo... Accade lo stesso nel mondo, dove le apparenze delle cose visibili sono come le vesti, e le idee conformemente alle quali sono create, come la carne... perché il Creatore e Legislatore universale, il Verbo, si nasconde rivelandosi e si rivela nascondendosi " (Ambigua: PG 91,1129). La creazione è un fuoco in continuo divenire, una danza cosmica con i suoi ritmi e la sua musicalità: " Noi siamo, a causa della nostra propria natura presente, come gli animali della terra, divenuti bambini, trasportati di colpo dalla giovinezza fino alla vecchiaia, come un fiore che dura un istante, per passare a un'altra vita: veramente meritiamo di essere chiamati il gioco di Dio " (Ibid.: PG 91,1416c).

Ma, nonostante ciò, l'uomo non è isolato, non è una monade senza senso, ma è unito agli altri uomini per il legame comune che unisce tutti a Dio. L'unità di Dio, verso cui ogni creatura tende, anche senza volerlo coscientemente, naturalmente, è quindi ricerca dell'unico senso possibile e dell'unica unità possibile. Lo Spirito fa luce all'uomo nella situazione umana di ciascuno, usa le qualità di ognuno, le facoltà del singolo e tutto il contesto che gli fa corona: " Uomini, donne, bambini, profondamente diversi in ciò che concerne la razza, la nazione, la lingua, la classe, il lavoro, la scienza, la dignità, la fortuna... tutti sono creati di nuovo nello Spirito. A tutti ugualmente viene impressa una forma divina. Tutti ricevono una natura unica, infrangibile, una natura che non permette più di tenere conto delle profonde differenze che li distinguono " (Mystagogia I).

L'uomo prova naturalmente una nostalgia di Dio: senza nemmeno saperlo, tende verso Dio. Il desiderio dell'uomo si fa naturalmente contemplazione e desiderio di unione, anche se, allo stesso tempo, egli fa esperienza dell'inaccessibilità di Dio: fa esperienza che la conoscenza di Dio non è possibile, che Dio è irraggiungibile. Eppure, in modo misterioso, Dio scende verso l'uomo e gli si fa incontro nel silenzio: la voce di Dio non raggiunge le orecchie dell'uomo, ma in questa " afonia " di Dio l'uomo ne avverte pienamente la presenza. Là dove non esiste più nulla, l'uomo incontra Dio.

La deificazione dell'uomo, questa trasformazione da creatura carnale a creatura spirituale, avviene, dunque, nel silenzio apofatico del mistero. Anche se M. pensa che la causa di ogni nostra deviazione, quando le passioni naturali si trasformano in passioni distruttrici, sia solamente la paura della morte (cf Ad Thal. 61), c'è lo stesso bisogno di un lungo apprendistato, di una vigilanza continua e di una costanza amorevole per trasformare se stessi, per fare nuova cosa di sentimenti, pensieri, azioni, per " ricomporre l'infranto " che è in noi, ricomponendoci alla luce di Cristo: " soltanto l'amore vince lo spezzettamento della natura umana " (Cap. de car. II, 50).

" Colui che passa dall'ascesi alla libertà interiore ottiene di contemplare, nello Spirito Santo, la verità degli esseri e delle cose: è come se passasse dalla carne di Cristo alla sua anima. E colui che passa alla contemplazione più pura che è la theologia, è come se passasse dall'anima di Cristo alla sua mente. Infine, chi è misticamente condotto allo stato ineffabile ove ogni determinato è soppresso per mezzo di una negazione radicale, è come se passasse dalla mente di Cristo alla sua divinità " (Ambigua: PG 91,1360). Come in ogni teologia negativa, l'uomo quindi " conosce " Dio facendone esperienza oltre ogni situazione umana: solo " palpando Dio, con una esperienza personale e irrepetibile, ma difficilmente comunicabile " (Ad Thal. 32).

Anche la stessa Incarnazione è per M. " un mistero ancora più inconcepibile di qualsiasi altro. Dio non si fa comprendere altrimenti che apparendo ancora più incomprensibile. In questa stessa manifestazione... resta nascosto. Anche espresso, è sempre lo Sconosciuto " (Ambigua: PG 91,1048-1049). Ed è naturale che la conoscenza trasformante in siffatta maniera porti la creatura a conformarsi alla volontà del Padre. Che è poi la croce: " Colui che conosce il mistero della croce e del sepolcro conosce il senso delle cose. Colui che è iniziato al significato nascosto della risurrezione conosce il fine per il quale Dio fin da principio creò il tutto " (Ibid.: 91,1360).

" Dio si è fatto mendicante a causa della sua sollecitudine per noi... soffrendo con la sua tenerezza fino alla fine dei tempi, secondo la misura della sofferenza di ognuno " (Mystagogia XXIV). E questo in sintesi il messaggio di M.

Note: 1 Mansi, I, Supplem. col. 483; Hefele-Leclercq, III, 1,453; 2 An Annoted Date-List of the Works of Maximus the Confessor, Roma 1952; 3 Fozio, o.c., 193; 4 O. Clement, Alle fonti con i Padri, Roma 1987, 363; 5 Liturgia cosmica è il titolo di un saggio scritto da H.U. von Balthasar, Roma 1976.

Bibl. M. Borodine, La deification de l'homme, Paris 1970; L. Bouyer, La spiritualità dei Padri 3B, Bologna 1986 (nuova edizione a cura di L. Dattrino e P. Tamburrino), 171ss.; R. Cantarella, San Massimo il Confessore: La Mistagogia e altri scritti, Firenze 1931; A. Ceresa-Gastaldo, Massimo il Confessore. Capitoli sulla carità, Roma 1963; Id., L'umanità e divinità di Cristo, Roma 1976; Id., Il Dio-uomo, Milano 1980; I.H. Dalmais, s.v., in DSAM X, 836-847; Id., S. Maxime le Confesseur, Docteur de la charité, in VieSp 79 (1948), 294-303; Id., L'oeuvre spirituelle de S. Maxime le Confesseur, in VSpS 6 (1952), 216-226; Id., La doctrine ascétique de S. Maxime le Confesseur, in Irénikon, 26 (1953), 17-39; Id., Un traité de théologie contemplative: Le commentaire du Pater, in RAM 29 (1953), 123-159; M.T. Didier, Le fondament dogmatique de la spiritualité de S. Maxime, in Échos d'Orient, 29 (1930), 269-313; G. Dragas, The Church in St. Maximus Mystagogy, Athens 1985; H.D. Egan, Massimo il Confessore, in Id., I mistici e la mistica, Città del Vaticano 1995, 151-163; V. Grumel, s.v., in DTC X, 448-459; I. Hausherr, s.v., in EC VIII, 307-308; W. Heller, s.v., in WMy, 347-348; E. Jeanneau, Ambigua ad Johannem, Turnhout 1988; P. Pirret, Le Christ et la SS. Trinité selon Maxime le Confesseur, Paris 1983; C. Sorsoli - L. Dattrino, s.v., in DES II, 1524-1527; P.M. Viller, Aux sources de la spiritualité de S. Maxime, in RAM 11 (1930), 156-184; 239-268; 331-336; W. Völker, Maximus Confessor als Meriter des geistlichen Lebens, Wiesbaden 1965; C. Vona, s.v., in BS IX, 42-47.



Autore: L. Dattrino
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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