Giacobbe


Figlio di Isacco e di Rebecca, gemello con Esau che nacque prima; G. lo seguì immediatamente, tenendogli con una mano il calcagno, quasi a prendere il posto del primogenito; ond'è che fu detto Ia'aqooh (= egli afferra il calcagno), ossia soppiantatore, come era stato rivelato da Dio alla madre (Gen. 25, 23), e gli avvenimenti più tardi confermarono (Gen. 25, 29-32; 27, 27-33). Successivamente, in seguito ad una misteriosa "lotta" sostenuta nottetempo con Dio, e dalla quale uscì vincitore, ebbe anche il nome di Israele (ISra'el = contende Dio; Gen. 32, 27 s.).
Per il diverso carattere dei gemelli, per l'acquisto da Esaù dei diritti di primogenitura e l'astuzia, in combutta con Rebecca, con cui G. riuscì a strappare al padre, vecchio e cieco, la speciale benedizione riservata al primogenito, v. Esaù.
In conseguenza dell'usurpata benedizione, Esaù lo cercava a morte (Gen. 27, 44), ma G., dietro suggerimento della madre che lo proteggeva, si reca in Harran, nella Mesopotamia dallo zio Labano. Durante il viaggio, nei pressi di Luz (Bethel), mentre riposava, ebbe la famosa visione di una "scala" la cui sommità toccava il cielo, mentre angeli salivano e scendevano (cf. Io. 1, 51. Simbolo della Provvidenza che veglia sull'uomo; c'è una comunicazione continua tra cielo e terra; gli angeli eseguono gli ordini divini); in questa occasione gli furono ripetute le benedizioni già date ad Abramo ed Isacco, e perciò, ancora una volta, fu confermato nella legittimità della primogenitura (Gen. 28, 13).
Nella Mesopotamia rimase 20 anni, prendendo per mogli primarie Lia e Rachele, sue cugine, figlie di Labano, e per mogli secondarie Zelfa e BaIa (Zilpah e Bilhah) loro rispettive ancelle, secondo l'uso e il diritto di quei tempi: cf. il Codice d'Hammurapi, art. 144. Da queste unioni, la Bibbia fa menzione di 12 figli, che saranno più tardi i capostipiti delle 12 tribù d'Israele, e di una figlia, per nome Dina. Da Lia son nati; Ruben, Simeone, Levi, Ciuda, Issaccar, Zabulon e Dina (Gen. 29, 31-35; 30, 14-21); da BaIa: Dan e Neftali (Gen. 30, 1-8); da Zelfa: Gad e Aser (Gen. 30, 9-13); da Rachele; Giuseppe e Beniamino (Gen. 30, 22-23; 35, 16-20). Da notare, però, che nella spartizione del territorio nelle 12 tribù, Levi non ebbe territorio a parte (Num. 35, 2; Ios. 21, 1 ss.), e che al posto di Giuseppe, successero i di lui figli, Efraim e Manasse, adottati da G. prima di morire (Gen. 48, 1-71).
Con le 4 donne e i figli (eccetto Beniamino nato più tardi) G. ritorna dalla Mesopotamia nella terra di Canaan; qui si riconcilia con Esaù, e fissa la sua dimora a Mambre; durante questo viaggio di ritorno ebbe luogo la "lotta" con Dio, di cui s'è detto sopra. Avendo poi saputo che Giuseppe, suo figliolo, dopo lunghe peripezie, era diventato viceré d'Egitto, vi si trasferisce con tutta la famiglia, fissando la dimora nella terra di Gessen. Dopo aver predetto ai figli e ai due nipoti le sorti or liete or tristi delle loro tribù (comunemente son dette benedizioni; Gen. 49; 2-27; al v. 10, a proposito di Giuda, v'è una splendida profezia messianica), muore all'età di 147 anni, a distanza di 17 anni dal suo ingresso in Egitto (Gen. 49, 32). La salma, imbalsamata secondo il costume egiziano, fu trasportata nella Palestina (Gen. 50, 4-13).
G. espiò duramente le sue "astuzie"; fu ingannato da Labano, quando al posto di Rachele per la quale aveva offerto 7 anni di lavoro, gli fece trovare Lia (Gen. 29, 22-29) e molte altre volte ancora (Gen. 31, 41; ebr. 10 volte); i suoi ultimi anni furono gravemente attristati specialmente dalla perdita di Giuseppe, sì che poté dire al Faraone: «Gli anni del mio pellegrinaggio sommano a 130; pochi ed infelici» (Gen. 47, 7 ss.). Sap. 10, 10 ne tesse le lodi, e Gesù stesso lo dichiara in possesso della felicità eterna, al pari di Abramo e di Isacco (Mt. 8, 11).
[B. P.]

BIBL. - J.-B. PELT, Hist. de l'A. T .. I, Parigi 1930, pp. 179-197; E. ZOLLI, Israele, Udine 1935, pp. 63-67.


Autore: Mons. Bruno Pelaia
Fonte: Dizionario Biblico diretto da Francesco Spadafora
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