Liturgia


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I. Precisazioni terminologiche. Per una migliore comprensione dei rapporti essenziali fra mistica e l., è necessario precisare ciò che s'intende con il termine " mistica ". Questa è generalmente definita come l'esperienza specifica e profonda di conoscenza e di unione d'amore con il mistero divino, liberamente rivelato e partecipato da Dio stesso.1 Qualsiasi mistica è frutto di uno sviluppo della grazia santificante e delle virtù infuse. Effetto della mistica autentica è la crescita nell'amore verso Dio e gli altri. Essa sembra trovarsi frequentemente tra i cristiani dediti alla preghiera e che hanno una forte fede della presenza di Dio nella loro vita. La natura della l., o per meglio dire la spiritualità liturgica, può sollevare una questione di compatibilità con l'esperienza mistica. La l. è costitutivamente comunitaria ed implica un ampio uso dei segni sensibili e dei sensi esterni. Tutto questo sembra ostacolare un rapporto spontaneo con la mistica. Infatti, i grandi mistici parlano poco della liturgia.2

Nel nostro contesto il termine mistica non si riferisce a certi stati o fenomeni particolari studiati dai teologi, ma piuttosto alla condizione cristiana vissuta da tutti coloro che sono stati " battezzati " in Cristo. In questa prospettiva, la mistica indica l'unione sempre più profonda dell'uomo con Dio quale crescita della grazia battesimale nonché presa di coscienza di tale rapporto intimo nei fatti ordinari della vita quotidiana. La mistica si verifica, dunque, nella fede e nell'amore che rendono partecipi tutti i cristiani del mistero di Cristo.3 Chiamati da Dio, non per loro merito, ma per il suo disegno e per la sua grazia divina, giustificati in Cristo Gesù, i discepoli sono diventati nel battesimo veramente figli di Dio, partecipi della natura divina. Questa è la santificazione che hanno ricevuto e che devono, con la grazia di Dio, conservare, far crescere e rendere operante per tutta la loro vita.4 E la condizione che Paolo ricordava con tanta determinazione alla comunità di Corinto, quando scriveva: " Quindi se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco, ne sono nate di nuove " (2 Cor 5,17). Creazione nuova, vita nuova, comportamento nuovo sono opera dello Spirito: " E voi continua Paolo non avete ricevuto uno spirito da schiavi... ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: ’Abbà, Padre!'. Lo Spirito stesso attesta... che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria " (Rm 8,15-17).5

Su questi fondamenti della mistica come il cristiano vivrà da " creatura nuova "? Come parteciperà al mistero di morte e risurrezione del Cristo? In qual modo permetterà che l'immagine di Dio e la rassomiglianza con Gesù si perfezionino in lui? Questo dono e questa vocazione si realizzeranno secondo il disegno di Dio, partecipando a tutti i misteri del Verbo fatto carne.

II. Liturgia. I primi dieci numeri della Costituzione Sacrosanctum Concilium sono il modello di quella che si potrebbe definire la mistica della Chiesa. La SC considera la l. in intima connessione con la Chiesa e con Gesù Cristo. Le tre grandi realtà del piano salvifico decretato dall'eternità da Dio sono: Gesù Cristo (n. 5), la Chiesa (nn. 5-6), la l. (nn. 7-8). Gesù Cristo è il centro dell'economia della salvezza voluta dall'amore infinito di Dio. La Chiesa, soprattutto nella l., è la continuatrice dell'opera salvifica di Gesù Cristo. La l., opera di Gesù Cristo e della Chiesa, manifesta, trasmette ed applica la salvezza. E davvero intima e mirabile la connessione esistente tra queste tre grandi realtà. Si tratta di una connessione soprattutto strutturale: Gesù Cristo è il primordiale e fontale sacramento della salvezza, la Chiesa il sacramento universale che procede da Gesù Cristo, la l. il sacramento complessivo che procede dalla Chiesa e da Gesù Cristo.6

1. L.: luogo d'incontro privilegiato tra Dio e l'uomo. Il n. 2 della SC, che abbonda di citazioni bibliche, espone la ricchezza vitale e dinamica della l.: " La l. (...) contribuisce in sommo grado a che i fedeli esprimano nella loro vita e manifestino agli altri il mistero di Cristo e la genuina natura della vera Chiesa ". La l. non soltanto fa vivere ai fedeli il mistero di Cristo e della Chiesa ma rende idonei i fedeli a manifestare agli altri i misteri cristiani. Essa concretizza il mistero di Cristo e della Chiesa e diventa espressione di tale mistero. Sempre nello stesso numero si specifica che la l. riguarda una vera e continua crescita della vita cristiana: " La l. ogni giorno edifica quelli che sono nella Chiesa in tempio santo del Signore, in abitazione di Dio nello Spirito (cf Ef 2,21-22), fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo (cf Ef 4,13). Si può arrivare alla conclusione che tutta l'economia divina della salvezza, che ha il suo centro in Gesù Cristo, si concreta al massimo nella l. ".7

I concetti suaccennati sono messi in evidenza nel n. 7 della SC quando si parla della natura della l.: " Giustamente perciò la l. è ritenuta quell'esercizio dell'ufficio sacerdotale di Gesù Cristo mediante il quale con segni sensibili viene significata e, in modo proprio a ciascuno, realizzata la santificazione dell'uomo, e viene esercitato dal Corpo mistico di Gesù Cristo, cioè dal Capo e dalle sue membra, il culto pubblico integrale ". In questa definizione della l. si afferma prima di tutto che essa è l'esercizio del sacerdozio di Cristo. Si specifica, poi, che nella l., per mezzo di segni sensibili, viene significata e realizzata la santificazione degli uomini e viene esercitato il culto pubblico ed integrale del Corpo mistico di Cristo. Viene così messo in rilievo il carattere sacramentale della Chiesa, quindi il fine della l. Tale fine non consiste solo nel culto verso Dio, ma anche nella santificazione degli uomini. Elementi costitutivi di tale processo sono: da una parte, l'azione santificatrice di Dio, dall'altra, la risposta cultuale dell'uomo. Così la l. diventa realmente il luogo d'incontro privilegiato e di dialogo tra Dio e l'uomo. Per mezzo dei segni, Dio si abbassa, a motivo della sua misericordia e del suo amore verso l'uomo; questi, redento e santificato, si innalza con slancio filiale verso Dio.8

Questi due elementi - ascendente e discendente - indicano l'unità che intercorre tra Dio e l'uomo. Nella l. Dio parla al suo popolo 9 per mezzo di Cristo, che in essa continua ad annunciare il suo Vangelo di salvezza, e per Cristo, con lui ed in lui il popolo (l'assemblea) nel canto e nella preghiera risponde a Dio (cf SC 33).10 Per mezzo di Cristo mediatore, i cristiani ogni giorno di più portano a compimento la loro unione con Dio e con gli altri, affinché Dio sia finalmente tutto in tutti (cf SC 48). Si afferma, infatti, nella prima fase del n. 7 della SC che Gesù è presente nella sua Chiesa, presente soprattutto nelle azioni liturgiche. E presente nella celebrazione eucaristica,11 nei sacramenti,12 nell'Ufficio divino e nella proclamazione della Sacra Scrittura.13 Per questa presenza di Cristo nella celebrazione della l., la Chiesa vive concretamente nell'oggi, nel mezzo delle manifestazioni della vita umana e divina. Così dal mondo, nel quale Dio stesso vive realmente, viene reso a Dio un onore perfetto, perché la vita divina fluisca incessantemente sul mondo per santificare gli uomini.

2. L.: culto filiale che è dono del Padre per mezzo di Cristo e per l'opera dello Spirito Santo. La via attraverso cui Dio viene all'uomo e questi va a Dio è positivamente segnata da Dio stesso. La rivelazione afferma che il Dio a cui l'uomo deve tendere è il Dio trinitario. La stessa rivelazione indica il suo amore per la salvezza dell'umanità: ogni bene viene dal Padre, per mezzo del suo Figlio incarnato, Gesù Cristo, nella presenza in noi dello Spirito Santo, così nella presenza dello Spirito Santo, per mezzo del Figlio incarnato Gesù Cristo tutto deve tornare al Padre e raggiungere il suo fine, la SS.ma Trinità. Tutto questo movimento cristologico-trinitario dell'economia della salvezza è strutturato nella dimensione discendente (santificazione) e ascendente (culto) della l.: il Padre ci parla e ci santifica per mezzo di Cristo nello Spirito Santo; nello Spirito, per Cristo offriamo il culto dovuto al Padre.14 Tale culto è adorazione di Dio che si esprime nella lode, nel ringraziamento, nell'offerta di sé, nel pentimento e nell'impetrazione di grazie. Certamente, esso è un'attività che risponde al desiderio di incontrarsi con il divino trascendente e vivere in comunione con lui.15 In questa attuazione della salvezza, la l. ha come sorgente e termine Dio Padre. Il dono della parola e della vita eterna procede da lui; la nostra santificazione e il nostro culto filiale tendono a lui. Ogni santificazione viene dal Padre per mezzo di Cristo capo e sacerdote, nella presenza dello Spirito Santo. Così, ogni culto della Chiesa è diretto a Dio nella presenza dello Spirito Santo per mezzo di Cristo capo e sacerdote.16 Ogni preghiera liturgica è costantemente ricondotta alla gloria del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. La dossologia trinitaria è la prima e l'ultima parola di ogni atto liturgico.17

III. Rapporti fra l. e mistica. Quanto sopra esposto è sufficiente per indicare la mutua relazione che intercorre tra l. e mistica. Per una migliore esposizione dei rapporti esistenti, occorre ricordare alcuni principi teologici ed esistenziali che sottendono tale rapporto.

1. La mistica cristiana trova nella liturgia (parola e sacramenti), il suo nutrimento più solido. La l. non è celebrazione di un'idea, ma il luogo teologico per entrare in contatto con il mistero salvifico di Dio, mistero che trasforma la vita stessa dei credenti.18 In tale incontro la salvezza non solo si annuncia tramite la Parola di Dio, ma si compie e si attualizza altresì " per mezzo del sacrificio e dei sacramenti, sui quali s'impernia tutta la vita liturgica " (SC 6). Nella l. il credente entra in contatto con il Cristo della gloria che continua la sua missione di guarigione, di purificazione, di perdono e di nutrimento, non più in un modo diretto, ma attraverso le azioni sacramentali della Chiesa che è " sacramento di salvezza " (AG 5), " sacramento visibile... di unità salvifica " (LG 9), " universale sacramento di salvezza " (LG 48). In questo senso, la l. è mistagogica, cioè iniziazione effettiva e reale al mistero.19 Di qui nasce la dimensione mistica della l. in quanto questa è l'attualizzazione del mistero divino nella vita del cristiano. La l. compie nel credente l'incorporazione e l'assimiliazione a Gesù Cristo, Figlio di Dio, " immagine e gloria del Padre " (2 Cor 4,4; Col 1,15) ed è strumento della sua " divinizzazione " ad opera delle tre Persone divine che hanno voluto renderlo " partecipe della natura divina " (cf 2 Pt 1,4).20 Oltre ad essere mezzi di partecipazione diretta ed efficace agli atti redentori di Cristo, in modo particolare alla sua morte e risurrezione, i segni sacramentali sono anche mezzi di comunicazione con la persona di Gesù e di assimilazione alla sua vita.21 Da essi nasce un'imitazione nella vita del credente dei misteri celebrati nella l. Di conseguenza, si può affermare che il mistero che si celebra nella l. è il dono della vita di Dio, rivelato in Cristo suo Figlio, morto e risorto, con l'effusione dello Spirito. Tutte le celebrazioni dell'anno liturgico mirano a far vivere sempre più pienamente il mistero di Cristo. La l. nella sua versione mistica è, dunque, radicalmente sacramentale: " Sorge, cresce e si consuma nell'ambiente vitale dei sacramenti a cui la fede ci introduce e ci fa partecipare. La vita mistica cristiana... non è che lo sviluppo pieno della vita del Cristo risuscitato, comunicata nei sacramenti e la trasformazione in questa stessa vita operata nel battezzato sotto l'azione dello Spirito Santo ".22

2. L. e mistica: la Parola di Dio nella l. è Dio che offre se stesso. Il luogo privilegiato in cui la Parola di Dio risuona con particolare efficacia è la l. 23 poiché " in essa Dio parla al suo popolo e Cristo continua ad annunciare il Vangelo " (SC 33). Nella celebrazione liturgica, la Parola si fa storia e consente così di cogliere nei fatti ordinari quotidiani gli eventi salvifici, soprattutto la passione, morte e risurrezione del Signore. Il Concilio Vaticano II, esprimendo la convinzione più profonda della tradizione cristiana, insegna che Dio continua a parlare al suo popolo. Lo fa in modo del tutto speciale nella l., cioè nella celebrazione o liturgia in azione. Nella celebrazione liturgica si svolge un continuo dialogo tra Cristo (mediatore definitivo della parola divina) e l'assemblea che rappresenta la Chiesa; un dialogo basato sulla parola concreta della Sacra Scrittura che è dono di Dio agli uomini per la loro salvezza e che espone l'economia divina che il Padre nello Spirito Santo ha portato a compimento nel Vangelo di Gesù Cristo (DV 2; 4; 7). Tale dialogo ha come punto di arrivo il Padre, lo stesso Dio che è all'inizio di esso e che invia il suo Spirito a predisporre il cuore degli uomini all'ascolto e all'accoglienza della parola di vita.

La celebrazione della parola di Dio nella l. risponde alla perenne validità che hanno tutti i fatti e le parole della salvezza rivelati nella Scrittura. Infatti, l'economia della salvezza è stata disposta da Dio in modo che essa si sviluppasse efficacemente non solo in ognuno degli avvenimenti storici che toccarono l'apice in Cristo, ma anche nel tempo futuro. Di conseguenza, tutti gli uomini possono accettare e vivere con fede quegli eventi che avevano realizzato la salvezza (cf DV 25). Questa disposizione indica la condiscendenza di Dio verso tutti gli uomini di tutti i tempi (cf DV 13) perché egli, con il suo Verbo, ha voluto iniziare e continuare ininterrottamente una conversazione amorosa (cf DV 21). Il Dio che parlava con i profeti e che, nella pienezza dei tempi, volle trattare a tu per tu con tutti gli uomini per mezzo del Figlio suo è lo stesso che continua per sempre a dialogare con la Chiesa nella celebrazione liturgica. Si può affermare che, nel cammino di ogni cristiano, questa rivelazione di Dio diventa straordinariamente personale: Dio ci tocca perché per lui ognuno di noi è unico; ogni vita umana viene ri-modellata dalla sua mano; la sua voce sussurra attraverso lo Spirito Santo nei nostri cuori. In realtà, l'azione dello Spirito fa penetrare la Parola di Dio e l'annuncio della salvezza nei cuori, suscitando la conversione, la fede, la lode, l'invocazione, il gesto e il rito, come risposta efficace: " L'azione dello Spirito non solo precede, accompagna e prosegue tutta l'azione liturgica, ma a ciascuno suggerisce nel cuore (cf Gv 14,15-17.25-26) tutto ciò che nella proclamazione della Parola di Dio vien detto per l'intera assemblea dei fedeli ".24 Il contatto con la Parola edifica l'itinerario mistico del credente. Man mano che la Parola introduce più profondamente nel mistero di Dio e il credente si lascia trasformare dalla potenza dello Spirito, essa diventa suscettibile di ulteriore approfondimento e, a sua volta, il credente è immerso nell'abisso della vita divina.

L'autodonazione di Dio attraverso l'attualizzazione del mistero di salvezza nella vita del cristiano indica come la l. sia il fulcro di uno stile di vita cristiana che conduce alla più alta perfezione. Questo dono di Dio, di cui la l. rimane la sorgente primaria e fondamentale, esige da parte dei partecipanti una risposta specifica cristiana. La SC afferma a questo proposito: " Nondimeno la l. è il culmine verso cui tende l'azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virtù... A sua volta, la l. spinge i fedeli, nutriti dei ’sacramenti pasquali', a vivere ’in perfetta unione'; domanda che ’esprimano nella vita quanto hanno ricevuto mediante la fede' " (n. 10). In altre parole, la vita spirituale viene nutrita attraverso la partecipazione liturgica, ove si appropria di ciò che si celebra per tradurlo poi nella propria esistenza quotidiana. Così la l. diventa uno stile di vita cristiana fondato sull'assimiliazione a Cristo, per mezzo dei sacramenti d'iniziazione e dei sacramenti in genere nonché della preghiera della Chiesa.25

In conclusione, non è paradossale affermare che l. e mistica possano stare insieme. A prima vista, la natura della l. può sollevare qualche incompatibilità con l'esperienza mistica. In realtà, esiste un rapporto intrinseco tra di loro. La l. permette al credente, tramite segni e simboli, di fare memoria dell'azione salvifica del Cristo, rivivendola, rendendola nuovamente presente ed attuale nella sua efficacia divina. Si può, dunque, affermare che nella celebrazione liturgica risplende il mistero salvifico di Dio vivente nell'uomo che restituisce, per così dire, a Dio Padre, la sua esistenza per Cristo e nello Spirito. Nella l., il cristiano cresce " in ogni cosa verso di lui che è il Capo, Cristo " (Ef 4,15) e giunge al pieno dello sviluppo dell'intelligenza che gli consente di " penetrare nella perfetta conoscenza del mistero di Dio " (Col 2,2-3). S. Marsili afferma al riguardo: " Sarà, appunto, la l. attraverso la diretta ’esperienza' del mistero di Cristo (esperienza di salvezza interiore), a darci quella ’conoscenza e rivelazione' dello stesso mistero che non potrà mai restare solo intellettuale, ma tenderà sempre a ripresentarsi, con l'aumento della ’conoscenza e rivelazione', in una maggiore esperienza intima ed esistenziale. La Scrittura, quindi, anche rivelazione di salvezza, si completa nella liturgia ".26 Questa esperienza mistico-liturgica, sotto la guida dello Spirito, cresce sempre più nella celebrazione della Parola e nei sacramenti.27 Più il fedele penetra nel mistero di Dio nella celebrazione liturgica, in particolare in quella eucaristica, più diventa una " creatura nuova " al punto da dire: " Non sono più io, ma è Cristo che vive in me " (Gal 2,20). Raggiunge così il culmine della spiritualità, che è la vita cristiana in atto, in tensione (epektasis) verso la piena statura di Cristo Signore (cf Ef 4,13). Quando l'unione interiore, effetto della vera partecipazione attiva della l. raggiunge la sua perfezione, essa diventa, al tempo stesso, contemplazione o partecipazione. " Se dunque - afferma Vagaggini - la contemplazione è un atto infuso di carità, si deve dire che non si può dare partecipazione piena e perfetta alla l., se non è nello stesso tempo partecipazione contemplativa. Ecco in che senso la l. è ordinata alla mistica come ad un aspetto essenziale di se stessa ".28 La mistica cristiana è, dunque, presa di coscienza del progetto salvifico di Dio celebrato nella " memoria " liturgica. Ciò apre la via alla contemplazione sino al silenzio estatico ed adorante del Dio di Gesù Cristo nell'unità dello Spirito Santo amore. La celebrazione liturgica diventa così punto di partenza per vivere responsabilmente ciò che si sperimenta in questa comunione di amore con il Dio della vita e quindi missione profetica verso il compimento, già qui ed ora, del mistero salvifico intratrinitario.

Note: 1 Cf A. De Sutter, s.v., in DES II, 1625-1631; H.D. Egan, I mistici e la mistica, Città del Vaticano 1995, 7-18; J. van Cangh (cura di), La mistica, Bologna 1992, 87-92; 2 Per esempio, Teresa di Gesù e ancora meno Giovanni della Croce, cf R. Hoornaert, Liturgie ou contemplation, in ÉtCarm 17 (1932), 177-215; Lucien Marie de St. Joseph, Oraison et prière liturgique chez Sainte Thérèse d'Avila, in Carmel, 18 (1960), 92-114; J. Villet, Bible et mystique chez St. Jean de la Croix, in ÉtCarm 34 (1949), 12-18; 3 Cf H.D. Egan, I mistici..., o.c., 12-14; 4 Cf Id., The Mysticism of Everyday Life, in Studies in Formative Spirituality, 10 (1989), 7-26; 5 Cf L. Cerfaux, St. Paul's Mysticism, in Id., Mystery and Mysticism, London 1956, 33-46; 6 Cf H. Schmidt, La Costituzione sulla sacra liturgia. Testo - Genesi - Commento - Documentazione, Roma 1966, 211-356; S. Marsili, La liturgia, momento storico della salvezza, in Aa.Vv., Anàmnesis I, Torino 1974, 33-156; D. Sartore, Chiesa e liturgia, in NDL, 248-259; 7 Cf C. Vagaggini, Ecclesiologia di comunione e riforma liturgica, in Aa.Vv., Liturgia, opera divina e umana. Miscellanea Mons. A. Bugnini, Roma 1982, 59-131; J. López Martín, La liturgia, celebración del mistero de Cristo y de la Iglesia, in Nova et Vetera, 20 (1985), 237-252; 8 Cf S. Marsili, La liturgia, culto della Chiesa, in Anàmnesis I, o.c., 107-136; J. Galot, La cristologia nella SC, in Notitiae, 203 (1983), 305-319; 9 Giustamente il Concilio Vaticano II ha chiamato la parte della celebrazione, soprattutto della Messa, nella quale si legge la Sacra Scrittura liturgia della Parola (SC 56), omettendo antiche espressioni come messa didattica o messa dei catecumeni, cf J.A. Jungmann, Missarum solemnia, I, Torino 1963, 219 e 381; Cf anche: Aa.Vv., L'oggi della Parola di Dio nella liturgia, Torino 1970; Aa.Vv., Liturgia de la Palabra, in Phase, 56 (1970), 122-209; I.H. Dalmais, La Bible vivant dans la liturgie, in LMD 126 (1976), 7-23; L. Deiss, Vivere la Parola in comunità, Torino 1976; T. Federici, La Parola proclamata, celebrata e mistagogia, Roma 1979; S. Marsili, La Parola nel culto, in RL 53 (1966), 149-164; A.G. Martimort, Il dialogo tra Dio e il suo popolo, in Id., La Chiesa in preghiera, I, Brescia 1987, 151-255; 10 Cf Aa.Vv., Nelle vostre assemblee, I, Brescia 19752, 62-191; S. Marsili, Una comunità, una liturgia, in RL 69 (1982), 593-603; A.G. Martimort, L'assemblea, in Id., La Chiesa..., o.c., 109-132; J.A. Jungmann, La celebrazione liturgica, Milano 1958, 54-66; 11 Cf A. Cuva, Gesù Cristo, in NDL, 623-642; S. Marsili, Teologia della celebrazione dell'Eucaristia, in Anàmnesis III2, Casale Monferrato (AL) 1983, 11-186; J.A. Sayés, La presencia real de Cristo en la Eucaristía, Madrid 1976, 185-191; 12 Cf E. Schillebeeckx, Cristo, sacramento dell'incontro con Dio, Cinisello Balsamo (MI) 1980; S. Marsili, Sacramenti, in NDL, 1271-1285; 13 Cf P. Borella, " Il Vangelo e Cristo". L'Intronizzazione del libro del Vangelo ", in Ambrosius, 41 (1965), 233-249; S. Marsili, Cristo si fa presente nella sua Parola, in RL 70 (1983), 671-690; A.M. Roguet, La présence active du Christ dans la Parole de Dieu, in LMD 82 (1965), 8-28; 14 Cf Aa.Vv., Trinité et liturgie, Conférences Saint-Serge, XXX Semaine d'études liturgiques, Roma 1984; B. Neunheuser, La Trinità nella liturgia, in RivVitSp 22 (1968), 510-526; S. Marsili, Mistero di Cristo e liturgia nello Spirito, Città del Vaticano 1986; 15 Cf La nozione integrale del culto cristiano può essere così delineata con le parole di S. Marsili: " Il momento nel quale gli uomini, presa coscienza del loro inserimento in Cristo, realizzano in sé, secondo forme propriamente cultuali (adorazione, lode, ringraziamento) esternamente manifestate, quella medesima totalità di ’servizio' a Dio, che Cristo già rese al Padre accettandone pienamente la volontà nell'ascolto costante della sua voce e nella perenne fedeltà alla sua alleanza " (Culto, in DTI I, 661); 16 Cf A. Hamman, La Trinità nella liturgia e nella vita, in Mysterium salutis, a cura di J. Feiner e M. Löhrer, Brescia 1969, 169-184; S. Marsili, La liturgia..., in Anànnesis I, o.c., 109-120; A. Bergamini, Culto, in NDL 338-340; 17 Cf C. Vagaggini, Il senso teologico della liturgia, Roma 1965, 212-218. 18 Cf O. Casel, Il mistero del culto cristiano, Torino 1966; J. López Martín, " In spirito e verità ". Introduzione alla liturgia, Cinisello Balsamo (MI) 1989; 19 Cf B. Neunheuser, Spiritualità liturgica, in NDL, 1419-1442, in particolare p. 1433; 20 Cf E. Mazza, La mistagogia. Una teologia della liturgia in epoca patristica, Roma 1988; C. Vagaggini, Il senso teologico..., o.c., 670-695; 21 Cf S. Marsili, Sacramenti, in NDL, 1271-1285; R. Pou, La presencia de Cristo en los sacramentos, in Phase, 33 (1966), 177-200; 22 C. Rocchetta, La mistica del segno sacramentale, in La Mistica II, 57; cf anche J. Pinell, L'anno liturgico, programmazione ecclesiale di mistagogia, in 0 Theologos, 6 (1975), 15-30; 23 Cf T. Federici, Bibbia e liturgia, 3 voll., Roma 1973-75; Id., Parola di Dio e liturgia della Chiesa nella Costituzione SC, in Notitiae, 161 (1979), 684-722; 24 Ordo Lectionum Missae (Ordinamento delle Letture della Messa) 1969 e 1981, n. 9; 25 Cf B. Neunheuser, Spiritualità..., a.c., 1420; 26 S. Marsili, La teologia della liturgia del Vaticano II, in Anàmnesis I, o.c., 102; 27 Cf C. Rocchetta, La mistica del segno sacramentale, in a.c., 58: " La vita sacramentale è ordinata per sé alla vita mistica. Il vertice più alto di tale ordinamento fondamentale è dato dall'Eucaristia. In essa si concentra il massimo grado della presenza di Dio fra gli uomini, e l'anima entra, grazie al contatto particolare con l'umanità glorificata di Gesù, in una comunione personale unica con la Trinità stessa. La vita mistica cristiana, per conseguenza, dai suoi primi momenti alle sue più alte cime, non può che nascere, crescere e realizzarsi nell'ambiente vitale della Chiesa e, in essa, nell'ambiente vitale dell'ascolto della Parola di Dio e della partecipazione viva e personale ai misteri sacramentali, in una piena dimensione di fede e di disponibilità all'azione dello Spirito "; 28 C. Vagaggini, Il senso teologico..., o.c., 691.

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Autore: E. Caruana
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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