Libertà


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A. Aspetto filosofico. Premessa. La l. è una delle proprietà degli enti spirituali, mediante la quale non sono sottoposti alla necessità imposta dalla materia e sono padroni dei propri atti e di se stessi. La l. è un presupposto essenziale per la vita spirituale.

Il termine l. deriva dalla condizione sociale dell'uomo chiamato libero, il quale dispone di sé, mentre lo schiavo dipende dal padrone, come un suo strumento. Il significato di l. si sviluppa nel doppio senso del dominio del soggetto su di sé: in senso negativo, esclude la necessità e la determinazione da parte di un altro, sia esterno che interno; in senso positivo, la l. implica nel soggetto una capacità di dominio e di autodeterminazione, un principio radicale di agire e di essere. La l. è un modo privilegiato di essere, riservato ad alcuni tra gli enti piú nobili e non comune a tutti.

La l. si manifesta nel mondo nell'attività degli enti in modo graduale. Non è possibile la l. negli enti non viventi. La l. implica la vita e richiede la conoscenza intellettiva. Negli animali vi è conoscenza e una certa spontaneità istintiva, ma non è possibile una vera l. Essa ha inizio nell'uomo, in quanto essere personale, conoscente e volente, ed è un presupposto della vita umana sia personale che sociale. L'uomo è libero in quanto la sua conoscenza intellettuale si apre alla totalitá del vero, mentre la volontà muove se stessa verso il bene assoluto, senza essere costretta da nessun bene particolare. Che l'uomo sia libero, è un dato pacifico per la maggior parte dell'umanità. Una questione aperta è, invece, la misura della sua l. e la radice dalla quale viene. Per Tommaso d'Aquino, la radice della l. è nella natura intelligente: 1 la l. umana è l. di un ente finito, la cui anima spirituale è forma di un corpo condizionato dalla materia. Ben altra è la l. degli angeli, che sono spiriti senza materia. Soltanto in Dio la l. è assoluta e coincide con il suo essere infinito. La l. accompagna sempre lo spirito e si verifica in modo analogo nei diversi gradi a partire dall'uomo.

I. Sviluppo storico. L'idea di l. avanza nella storia allo stesso passo dello spirito e della soggettività, lentamente e per gradi, ma non ammette ritorno, anche se talvolta comporta deviazioni. Questo processo di crescita è analogo nell'individuo e nella storia culturale dell'umanità. Si possono distinguere tre tappe in linea ascendente: la prima è ancora preistoria, la seconda è cristiana, la terza è moderna. a. Le antiche culture hanno ignorato l'idea di l. del singolo, anche quando hanno parlato di essa. I pensatori greci e romani hanno preparato le vie per la comprensione dell'uomo e del suo posto nel mondo, sia partendo dall'anima come atto o dalla realtà sociale. La loro antropologia ha posto le premesse per la comprensione della l. b. L'idea di l. dell'uomo singolo e della persona procede dalla tradizione e dalla rivelazione giudeo-cristiana. Solo in essa si trovano tutti i presupposti per la l. dell'uomo: un Dio personale e creatore; un mondo prodotto liberamente da Dio; l'uomo immagine di Dio nel mondo, perciò persona, essere intelligente e volente, capax Dei, aperto alla totalità, al di sopra del tempo e dello spazio e allo stesso tempo essere-nel-mondo. Gesú Cristo è la rivelazione dell'uomo libero. Il suo Vangelo è la Buona Novella della l. Di fronte alla cultura che presentava l'uomo schiavo degli elementi, della necessità, o del destino, il NT proclama la vocazione di ogni uomo alla l. e non tollera che ci siano più schiavi. Ecco tre testi del Vangelo sulla l.: " La verità vi farà liberi " (Gv 8,32); " Dove c'è lo Spirito del Signore, c'è la l. " (2 Cor 3,17); " Voi... siete stati chiamati a l. " (Gal 5,13). c. L'idea cristiana di l., come seme nel solco, ha germinato lentamente ed ha avuto notevoli sviluppi nella storia. La comunità cristiana l'ha vissuta, la scolastica l'ha integrata nella teologia, l'epoca moderna l'ha esaltata in modi diversi. Pico della Mirandola ( 1533) cerca il grande miracolo della dignità dell'uomo nella l. I filosofi moderni danno alla l. il posto della ragione. Hegel ( 1831) ha capito bene l'origine cristiana e la vocazione di ogni uomo alla suprema l.2 I politici fanno le rivoluzioni, sullo stile di quella francese, in nome della l. Essere uomo significa per molti essere libero, talvolta con l. assoluta. Così, nella conquista della l. infinita, il moderno Prometeo diventerà ateo, perché non tollera nessuno sopra di lui e si azzarda a dire no a Dio. La storia della l. è anche la storia delle avventure e delle sconfitte umane!

II. L'uomo libero davanti a Dio. Gesú Cristo è il vero modello di l. dell'uomo davanti a Dio. La l. dell'uomo si sviluppa in tre momenti: negli atti, come l. di esercizio; nella scelta degli oggetti, come l. di specificazione; nelle scelte dei fini, in quanto l. per il bene o per il male.3 Ogni l. umana si realizza mentre si consuma come dono nell'itinerario verso Dio. L'uomo riceve da Dio l'essere e il destino, ma Dio lascia nelle sue mani la direzione del proprio essere. Il singolo uomo è una chiamata che attende una libera risposta. La l. non è soltanto un dono, ma anche un rischio e un peso che implicano responsabilità. L'uomo libero si perde quando fa la scelta del male o dimentica il suo fine; invece si salva, quando risponde alla chiamata di Dio con tutto il suo essere. L'uomo mistico salva in Dio la sua l., mentre vi trova la vera liberazione dalla necessità, dalla miseria, dal peccato e dalla morte.

Note: 1 De veritate, 24,2; 2 Enzyclopädie, 482; 3 Tommaso d'Aquino, De veritate, 22,6.

Bibl. G. Campanini, s.v., in NDS, 847-861; D. Centner, Christian Freedom and the Nights of St. John of the Cross, in Carmelite Studies, 2 (1982), 3-80; G. Gatti, s.v., in DTI II, 390-408 (bibl.); Giovanna della Croce, s.v., in DES II, 1448-1450; R. Guardini, Libertà, grazia, destino, Brescia 1957; A. Lobato, El principio libertad, in DoCom 30 (1977), 33-81; B. Mondin, L'uomo libero, Roma 1990; Tommaso d'Aquino, STh I, 83; I-II, 13; Id., De veritate, 22; Id., De malo, 6.

A. Lobato

B. Aspetto psicologico. Premessa. L'uomo è libero nel suo pensare e sentire o piuttosto è coartato dagli albori della vita ovvero dall'ambiente umano in cui vive? Molto del linguaggio quotidiano, cosiddetto spontaneo, (frasi come: " mi fai irritare ", " ti ho fatto soffrire ", ecc.) sembrano esprimere la convinzione che la persona possa essere condizionata da altri ad agire, a pensare, a provare sentimenti; e a sua volta può indurre altri a pensare, agire, provare sentimenti.

Si tratta non tanto di giudizi o di giustificazioni, piuttosto della razionalizzazione di vissuti (sentimenti e convinzioni) le cui radici risalgono alla dipendenza sperimentata nel rapporto con la madre nei primi anni di vita; e in molti casi sono condivise come indiscutibili dal gruppo sociale cui l'individuo appartiene.

In definitiva l'ingigantire o viceversa il negare la responsabilità dei propri vissuti, o peggio dei comportamenti, è sinonimo del viversi inconsapevole nei limiti dell'adattamento ai canoni che l'ambiente assegna. Un adattamento che permette di riconoscersi in alcuni attributi (cortese o duro o ribelle o introverso o lavoratore e così via) e che rassicura, pur nel limite della l. personale, perché sembra che renda prevedibili i rapporti con gli altri e la lettura delle situazioni sulla base di una propria " continuità caratteriale " (Romanini).

La l. umana è collegata invece alla essenza stessa del pensiero superiore che appunto distingue l'uomo dalle specie animali ed è espressione, anzi sinonimo, della responsabilità in prima persona dei propri bisogni e sentimenti e della capacità di gestirli nel qui e ora temporale, pur nella differenza delle circostanze e nell'evolvere dell'età e degli attributi personali con cui si possa essere identificati, nell'essere o meno limitati dall'esterno o dalla propria salute.

Ogni persona ha in sé sia un modo di viversi in adattamento al gruppo, sia un modo di esprimersi e riconoscersi strettamente proprio e, di volta in volta, può conoscere la " realtà " che lo circonda nell'uno o nell'altro modo, ridefinendo gli stimoli esterni sulla base delle proprie passate esperienze e dei valori e giudizi che ha formato dentro di sé. (Romanini, Eccles e Popper, Olivetti, Belardinelli).

Sia che si riconosca nell'aspetto di dipendenza alle leggi sociali come impossibilitato a scelte personali sia che, pur adeguandosi ad esse, si riconosca nella propria unicità che lo distingue da ogni altro, l'individuo è parte di una specifica società di cui ha interiorizzato i canoni generali di rapporto ed affermazione personale e la sua l., quando è tale, è l. nel profondo convincimento della similitudine in diritti e doveri di tutti gli esseri umani (Berne 1964, Romanini 1990).

Da quanto sopra detto deriva la necessità di leggere la persona umana come parte del suo ambiente, profondamente inserita in esso nella sua assoluta distinzione da ogni altra persona del suo gruppo. Il dilemma tra individualità e dipendenza dalle opinioni della comunità è risolto nella profonda l. della persona, responsabile del proprio pensare, agire e sentire, per quanto è consapevole di sé e della possibilità di riconoscere i propri bisogni, sentimenti e desideri, di gestirli responsabilmente nel rispetto di sé e dell'altro (Romanini).

Di conseguenza, l'essere umano, dal suo stesso concepimento e per tutta la sua vita terrena, è " divenire con ".

La persona psichicamente sana ha la possibilità di autoconoscersi fino ad entrare nel proprio massimo profondo, là ove la mente (psiche) si incontra con lo spirito, vivendo a quel punto sentimenti, intuizioni, pensieri, significati in sempre maggiore comprensione cognitiva e adesione affettiva; nel quotidiano però si esprime, almeno parzialmente con comportamenti di adattamento alla sua cultura ambientale e si vive nella limitazione affettivo-cognitiva delle scelte identificatorie dell'età evolutiva, basate sulla dipendenza obbligata dagli adulti (vissute di solito come protezione interiore di sopravvivenza).

Ciò avviene perché la persona, usando la sua parte psichica " sana ", prova sentimenti positivi e negativi reattivi agli stimoli, desideri e bisogni quindi sperimenta gioie ma anche dolori sia collegati al presente sia al futuro previsto o progettato che invadono tutti i livelli psichici, con il possibile coinvolgimento della sfera biologica, in modo assai più vivace di quando si vive nella identità di adattamento all'ambiente. Sia i conflitti pulsionali (e relative sublimazioni e neutralizzazioni) sia i conflitti competitivi (con i complessi di superiorità e inferiorità) o il mondo del simbolismo o le problematiche del ruolo sociale sono possibili momenti conflittuali del necessario adattamento primario all'ambiente portante e ai suoi valori di cui permangono in età adulta tendenze inconsapevoli e tracce limitate ad alcuni aspetti della personalità o che ancora invadono tutto il campo vitale (Berne, Romanini).

Si può aggiungere, parlando del solo livello psicologico, che a qualsiasi età e anche a partire dalla maggiore gravità di blocco esistenziale, la persona può rompere i lacci della pseudo sicurezza dell'adattamento per rischiare la vita in autostima e attaccamento paritario, sorretta nel cambiamento che sembra salto nel vuoto, da un innamoramento o da una conversione religiosa o da lunghi anni di analisi; sempre quindi e comunque in un rapporto che si fa di attaccamento con un'altra persona dotata di pensiero superiore e che si offre in attaccamento reciproco (Romanini).

Cosicché il piccolo problema adattivo, traccia ultima dell'adattamento infantile non ancora rivisitato, o il completo fallimento psichico (pazzia) richiedono lo stesso coraggio e la stessa compromissione affettivo-cognitiva per essere superati, perché il primo, di solito, è vissuto come risvolto della sicurezza personale e l'altro è carico di disperazione esistenziale.

Nell'uno e nell'altro caso il rischio del cambiamento è vissuto come rischio di morte e tutte le difese adattive formate dal soggetto si ergono contro di essa.

Il superamento delle temute " colonne d'Ercole " dell'identità in adattamento (che, positivo o negativo che sia, rende l'essere umano persona) permette una nuova più potente capacità emotivo-intellettiva; non muta la personalità ma la rende, pur nella sua stessa linea costitutiva, più complessa e flessibile.

I. L'essere umano è un tutto unico strutturato in entità diverse, tra loro saldamente coordinate e reciprocamente influenti: l'entità biologica (soma o corpo), l'entità psicologica (mente) e il nucleo interno esistenziale (spirito). La psiche (o mente) umana è distinta dallo spirito così come è distinta dal corpo, in un certo qual modo la mente è il trait-d'union tra l'uno e l'altro.

Se è facile definire cosa si intende per " corpo ", più difficile invece è definire " mente " e tanto più ancora " spirito ".

Neurofisiologi, psicologi e filosofi della scienza sono divisi sulla definizione di mente, tra " monisti " (tra cui cito ad es. Penfeld, Edelman, Rosenfield), che definiscono psiche (mente) il funzionare del cervello - per colonne cellulari o in percorsi bio-elettrici e così via - e " dualisti " (Popper ed Eccles), che la definiscono invece come il frutto e, successivamente, la guida della funzione cerebrale.

La psiche umana auto-evolve (in epigenesi psichica) a partire dal proprio patrimonio genetico in contatto con lo stimolo esterno, per mezzo del confronto interiore delle sue parti (colloquio o metabolismo mentale) (Erikson 1963). La psiche sana è sinonimo di psiche libera di reagire in modo autonomo (originale) anche quando il corpo sia impedito (Erikson).

La mente (o psiche) si esprime in sentimenti, pensieri, giudizi, comportamenti psico-fisici; talvolta distinti tra loro e consapevoli e talvolta confusi o inconsapevoli. Naturalmente, perché la mente possa funzionare bisogna che il substrato organico (cervello) sia sufficientemente integro.

Con " spirito " s'intende il nucleo (innercore) della unicità esistenziale di ogni essere umano (sia consapevole di sé sia inconsapevole), che lo guida nell'evolversi della sua vita e rende la specie umana diversa da ogni altra specie (James, Savorey, Romanini). In altre parole lo spirito sembra strettamente legato al " pensiero superiore ", che è specifico dell'uomo e a cui l'uomo stesso è risvegliato solo dal richiamo di un altro essere dotato di pensiero superiore. Ritengo che il pensiero superiore, che può essere attivo o meno nell'uomo, non sia identificabile con lo spirito ma faccia parte della psiche di cui è la parte cognitiva più nobile.

Siamo invece tuttora solo in grado di ipotizzare l'esistenza dello spirito, che anzi spesso è negata mentre, nel migliore dei casi, si confonde spirito con mente (Eccles).

A ben vedere si deve ammettere che la identificazione dello spirito con la mente, quindi il suo collegamento, in modo più o meno diretto, al funzionare del cervello derivi dall'attuale tendenza a vedere nella psiche il nucleo portante della persona umana (di cui il cervello è l'organo motore biologico), proprio come in tempi remoti s'identificò lo spirito con il respiro (il funzionare del polmone - da cui il nome psiché) e successivamente con il cuore, considerato centro della vita psico-biologica.

Ricordiamo che nel Getsemani Gesù Cristo asserisce: " Lo spirito è pronto ma la carne è debole " (Mc 14,38), ove con carne indica le tragiche previsioni di quanto sta per subire, il dubbio decisionale e l'angoscia: in definitiva quanto qui definiamo psiche.

II. La psiche (o mente) è nello stesso tempo o nello stesso modo distinta e correlata in reciprocità sia allo spirito che al corpo. Sulla base di queste intime correlazioni è quindi scindibile in livelli dal più al meno " profondo ": il livello psico-esistenziale, anello tra lo spirito e la psiche, vissuto dall'individuo come significato ultimo di sé; il livello socio-psichico, sede della identità e degli adattamenti sociali; il livello psico-biologico o istintuale, anch'esso sede, seppure meno portante nell'uomo che in altre specie, dell'adattamento identificatorio di sopravvivenza (Romanini).

Tutti e tre i livelli possono essere substrati inconsci dei sentimenti e dei comportamenti umani o possono divenire consapevoli, senza che in ciò entri l'azione volontaria del soggetto. Il rendersi consapevoli di ogni aspetto psichico è però la base della possibilità di gestire la propria vita: in ultima analisi della l. psichica.

La psiche cresce in potenzialità e complessità lungo tutta la vita, sia che il soggetto accetti la sfida di questo crescere sia che invece usi delle proprie maggiori energie psichiche nel tentativo di mantenersi protetto in una " fedeltà a se stesso " che in definitiva si traduce in comportamenti e sentimenti obbligati, già noti perché sperimentati nei primi tempi della vita come parte portante della propria identità.

Sia che si faccia responsabile delle proprie scelte e dei propri sentimenti, sia invece che si senta coinvolta con l'altro essere umano, la persona sviluppa la sua vita mentale nella mediazione interiore tra i propri sentimenti, pensieri, giudizi e gli stimoli nuovi che le provengono dall'esterno (Romanini).

Le capacità affettiva, cognitiva e di giudizio sono supposte in un continuo interferire reciproco (" colloquio interiore "), sorgente di nuove energie psichiche e di sempre più complessi e profondi modi di diventar persona, cioè se stesso.

La vita umana si distingue in due fasi: l'età evolutiva - di progressivo adattamento (più o meno consapevole) alla cultura del gruppo sociale onde divenirne membro efficiente (evitando il disadattamento); e una seconda fase di progressiva enucleazione dalle strettoie dell'adattamento sociale, per divenire sempre più persona, quindi originale e irripetibile nella consapevolezza di sé e consapevolmente responsabile dei propri comportamenti, pensieri, giudizi, sentimenti.

Da quanto fin qui detto si può concludere che la l. psichica è sinonimo della capacità di gestire se stessi in modo autonomo, pur nel variare degli eventi e dell'età e nella possibile perdita della libertà o della stessa salute fisica.

L. psichica non è dunque l'agire d'impulso senza tenere conto delle conseguenze, né tanto meno la sfrenatezza dei costumi.

Al contrario, s'intende per essa la capacità dell'individuo, in qualsiasi situazione, di venire in contatto con i propri bisogni, sentimenti e sensazioni e di prenderne responsabilmente cura, portando avanti così la propria vita nell'accettazione di sé e dell'altro.

La l., in definitiva, è prima di tutto un " vissuto " a livello mentale, espresso o meno in comportamenti, collegato alla capacità di pensiero superiore autoconsapevole; in altre parole, è l'essenza stessa della psiche umana sana.

III. Una migliore comprensione della l. psicologica umana è data dalla teoria del " Bisogno di Attaccamento ": un bisogno di accettare ed essere accettato dall'altro della propria specie, dimostrato dagli etologi anche nelle più diverse specie animali (Zazzò, Harlow, Dewaal). Un bisogno che porta all'adattamento ai comportamenti di specie, in ultima analisi, alla coesione del gruppo. Quanto più la specie si trova in alto nella scala evolutiva tanto più è evidente il bisogno di attaccamento che facilita i comportamenti di gruppo (non istintuali) la coesione e la struttura gerarchica utile alla sopravvivenza del gruppo stesso.

Nella specie umana, e solo in essa, il bisogno di attaccamento presenta, oltre all'aspetto affettivo, l'aspetto cognitivo, sorgente del pensiero superiore auto-consapevole (Romanini 1993).

Il bambino nasce capace di pensare (intelligenza sensomotoria e intuizione) e di sentire. Non sembra invece capace di colloquio psichico superiore, che deriverà dal metabolizzare in sé comportamenti e sentimenti della madre. Il bisogno di attaccamento, quindi, non solo gli permette il " seguire " la madre adattandosi a lei (Holmes), ma gli permette di interiorizzare come auto-protezione il di lei " pensiero superiore ". Il bambino attiva così in sé la terza potenza mentale che è stimolo al pensiero superiore, ma la usa per adattarsi ai bisogni e voleri altrui, così come la madre si adatta al figlio e insieme pretende dal figlio adattamento. In questo modo, fisiologico alla situazione concreta del bambino, prende piede la confusione tra attaccamento (paritario) e adattamento a chi ha potere, come è fisiologico nei primati e nelle specie inferiori (De Waal 1989). L'adulto presenta, insieme ai comportamenti di attaccamento, comportamenti e vissuti di adattamento - al gruppo sociale, al coniuge e così via -, comportamenti e modi di essere in parte inconsapevoli - cosiddetti spontanei -, spesso ripetitivi (Berne, Romanini).

Nell'età adulta sana l'" adattamento " all'altro è sempre più gestito volontariamente o meditato come scelta utilitaristica o di affetto. Non si tratta più dunque di un " adattamento " che permetta di trovare un proprio posto nel gruppo, ma del riconoscimento del bisogno affettivo e cognitivo che si ha dell'altro: in definitiva si tratta del vivere in libero (volontario) " attaccamento " all'altro, un attaccamento scelto e sofferto.

La l. psichica è in questa lettura il modo di essere della psiche umana, insito come potenzialità in ogni essere fin dalla vita endouterina e raggiunto nell'autoconsapevolezza delle proprie doti e limiti, a partire dal riconoscersi responsabile dei propri pensieri, sentimenti, comportamenti e non responsabile delle risposte altrui (entro i limiti della conoscenza reciproca). Modo che non è perso neppure quando sia persa la capacità di muoversi e di esprimersi (come ad es. nel coma), perché è proprio e specifico dell'individuo umano.

Bibl. E. Berne, What do You Say After You Say Hello?, Beverly Hills 1972; Analisi transazionale e psicoterapia, Roma 1977; C.M. Del Miglio, Ecologia del sé, Torino 1989; G. Edelman, Il presente ricordato, Milano 1991; E. Erikson, Infanzia e società, Roma 1966; J. Holmes, La teoria dell'attaccamento, Milano 1994; M. Olivetti Belardinelli, La costruzione della realtà, Torino 1986; W. Penfield, Il mistero della mente, Firenze 1991; K. Popper - J. Eccles, L'Io e il suo cervello, Roma 1981; M.T. Romanini, Riflessioni in tema di copione, in Riv. It. di Metod. Psicot. e A.T., 1 (1981), 1ss.; Id., I diversi livelli di interpretazione del sogno, in M. Gaudieri e L. Quagliotti (cura di), Il sogno nell'Analisi Transazionale, Napoli 1989; Id., Le basi teoriche della Analisi Transazionale, in Riv. It. di Metod. Psico. e An. Tra., 10 (1990), 19ss.; Id., Genitore come strumento di relazione, in Ibid., 13 (1993), 25ss.; F. de Waal, Far la pace tra le scimmie, Milano 1990; R. Zazzò et Al., L'attaccamento, Roma 1976.

M.T. Romanini



Autore: M.T. Romanini
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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