Liberazione (teologia, spiritualità e mistica)


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Premessa. La teologia della l. costituisce un'espressione tra le più significative e controverse nell'ambito dell'elaborazione teologica degli ultimi decenni. Essa è sorta nel contesto ecclesiale latino-americano, come risultato della riflessione di fede dei cristiani impegnati nei " movimenti di l. ", attivi in varie parti del continente fin dagli anni Cinquanta. Rappresenta una risposta all'esigenza di riscoprire e recuperare, per la prassi di l. in particolare, ma per la vocazione del cristiano in genere, l'esigenza di impegno per la giustizia e la solidarietà implicita nel messaggio della Parola di Dio e nella tradizione della Chiesa. Contro il tradizionale " riduzionismo " spiritualista di certa elaborazione teologica più recente, la teologia della l. si propone di definire l'integrale dimensione dell'essere cristiano, riaffermando i significati salvifici e le esigenze etiche anche per sfere tradizionalmente private di rilevanza teologica, come quella dei rapporti sociali, dell'attività economica e della progettazione politica. Tale esigenza di recupero dell'integralità di senso e di impegno del cristiano si è fatta particolarmente acuta per la situazione di sottosviluppo e di oppressione interna ed esterna in cui versano i popoli di tradizione cattolica del continente latino-americano. Una realtà che interpella la coscienza dei credenti di quel continente e del mondo intero. Per altro verso, la radicalizzazione dei due modelli ideologici, liberal-capitalista e marxista, determinava per la coscienza cristiana l'esigenza di un processo di discernimento e l'urgenza di una presa di posizione.

I. La riflessione teologica della l. si sviluppa, quindi, come impegno di " rilettura " critica dell'interpretazione tradizionale del messaggio della salvezza e come sforzo per recuperare al patrimonio dottrinale acquisito nella tradizione della Chiesa l'integralità di significati e di esigenze propria del progetto salvifico. L'obiettivo centrale della teologia della l., nelle sue diverse correnti, è quello di mostrare il legame di continuità esistente tra processo di l. socio-economico-politica e cammino della salvezza o costruzione del regno.

È significativo rilevare che, fin dalle prime manifestazioni di questo nuovo cammino di elaborazione teologica, si manifesta esplicita la preoccupazione di evitare che la teologia della l. fosse interpretata semplicemente come una " morale sociale ", o fosse vista come semplice estensione applicativa, per il contesto latino-americano, dei temi e dei principi più generali proposti nella dottrina sociale della Chiesa. Fin dai primi passi della teologia della l. (Gutierrez, Assmann, Boff, ecc.) si riscontra anche un esplicito distanziamento dalle varie teologie del " politico " e del " sociale ", apparse negli ultimi decenni in ambiente europeo ed americano, quali la teologia della speranza di Moltmann, la teologia del lavoro di Chenu, la teologia politica di Metz, la teologia della rivoluzione di Rendtorff, ecc.

Il fattore di distanziamento consiste nel fatto che la teologia della l. si propone come una riflessione che nasce dalla prassi (impegno nel movimento di l.) ed è orientata essenzialmente alla prassi di trasformazione della società. Suo punto di partenza non è la tematica teorica della società, ma la situazione concreta, di miseria e di oppressione del continente latino-americano e di tante altre aree del " villaggio globale ". Ed è la " prassi " concreta di impegno dei cristiani per " rompere " con questa situazione e collaborare alla costruzione di una società più giusta e fraterna. Teologia della l. si dà, quindi, a partire dalla scelta di un " luogo sociale " e di un punto di vista particolare: quello del povero e del suo impegno di auto-liberazione.

Tale scelta si pretende motivata dalle esigenze stesse del Vangelo come cammino di fedeltà a Cristo ed al suo messaggio di salvezza. Essa comporta, quindi, un'autentica " ascesi " di cammino di croce e una spiritualità di sequela del Maestro. Come tale, il fenomeno l. è qualcosa di più che una semplice corrente teologica. Si tratta di un " movimento " di recupero di una integralità di vita cristiana, a livello di significato e a livello di prassi storica. La teologia della l., come riflessione dalla prassi e per la prassi, non può essere semplicemente un'operazione di tipo razionale-intellettuale. Essa è il momento di elaborazione razionale e di discernimento critico di un processo " storico " e di un modo di essere più complesso e globale che interessa tutta l'esistenza del teologo, come anche del cristiano e della comunità ecclesiale. Interpella tutto il loro essere ed il loro agire, nella linea della fedeltà a Cristo. L'elaborazione teologica implica, quindi, una " vita ", una scelta radicale ed un " cammino ". In altre parole, implica una " spiritualità " che porta necessariamente ad un'esperienza di comunione restaurata, di incontro trasformante. Una spiritualità che possiamo definire a pieno titolo come mistica della l. E il cammino " antico ", ma sempre nuovo, dell'incontro di Cristo nel povero, dell'incontro di Dio nella storia.

II. Presupposti teologici per una spiritualità della l. Possiamo sintetizzare nei punti seguenti, avendo come punto di riferimento, in particolare, il pensiero di G. Gutierrez.

Teologia della l. è riflessione a partire e in funzione della prassi di liberazione orientata alla trasformazione sociale. Tale riflessione su una problematica tradizionalmente estranea alla sfera del " religioso " è a pieno titolo " teologia ", perché è un processo di discernimento critico condotto alla luce della Parola di Dio. Questo suppone la coscienza del legame di continuità " storica " esistente tra umano e divino, tra mondo e Chiesa, tra progetto di salvezza e istanza di liberazione.

Alla luce della rivelazione, infatti, non si danno due storie distinte ed estranee: quella sacra o " verticale " della salvezza soprannaturale e quella profana o " orizzontale " della l. socio-economica. Ciò che esiste di fatto è l'uomo chiamato all'incontro con Dio. Ed esiste la sua azione nella storia. Quest'azione, alla luce della fede, acquista una rilevanza religiosa, un significato positivo o negativo in vista dell'unico progetto di salvezza, che si fa nella storia. Esiste, quindi, un'unica storia, quella degli uomini, nella quale Dio si fa presente ed agisce. La teologia della l. recupera in questo senso un concetto più integrale della storia umana, senza tuttavia cadere nell'equivoco integralista che annulla il valore e lo spazio proprio delle realtà terrene. La salvezza che Cristo ci porta è realtà, ad un tempo, escatologica ed intra-storica. Non esistono due " storie " parallele o giustapposte. Per questo, la costruzione di una maggiore giustizia e solidarietà non è solo tappa di pre-evangelizzazione, ma è parte integrante dell'economia della salvezza, come realizzazione dell'unica vocazione del cristiano; come costruzione, nel " già " storico, di quel " regno ", la cui pienezza si darà solo in prospettiva escatologica. Redenzione, quindi, non s'identifica con l., ma implica necessariamente anche l. Senza movimenti storici di l. non c'è crescita del regno. Ma il processo di l. non avrà vinto le radici stesse dell'oppressione, dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo, se non con l'avvento del regno, che è prima di tutto un dono.

La Chiesa, il teologo, il cristiano sono chiamati a collocarsi in quella dinamica di " incarnazione " di cui Cristo è modello: abbandonare i comodi astrattismi spiritualizzanti e intimistici e " sporcarsi le mani " nella realtà storica concreta, la cui struttura ed i cui meccanismi sono segnati e dominati dal peccato, dal " non regno ". È l'ascesi del cambiamento di " luogo sociale ", è la spiritualità e la mistica dell'incontro e della sequela di Cristo nel " povero ".

Tale visione di continuità tra salvezza e l., per la quale il processo di l. è parte integrante e necessaria del progetto della salvezza rivelato all'umanità in Cristo determina anche un recupero di globalità per la dimensione della rilevanza teologica. Una globalità per la quale nulla del reale, del " qui ", è estraneo o " neutrale " a Dio ed al suo piano di salvezza. In tale globalità tutto, della natura e della storia umana, è rivestito di significato alla luce di un progetto salvifico onnicomprensivo; quindi, tutto è teologicamente rilevante. Da tale concezione deriva per la teologia della l., a livello di " statuto epistemologico ", l'assunzione della mediazione delle scienze in genere ed in particolare delle scienze del sociale, come momento " primo ", necessario, del suo processo conoscitivo (mediazione socio-analitica). Se la natura e la storia sono il luogo dove Dio si rivela all'uomo e dove l'uomo incontra Dio e risponde (o non risponde) al progetto salvifico di Dio e dove si prepara e si anticipa l'avvento definitivo del regno, la conoscenza adeguata di tale " luogo " diventa indispensabile per il processo teologico di discernimento dei " segni " del regno, o " segni dei tempi ".

III. Spiritualità e mistica della l. La teologia della l. si realizza come atto secondo dentro un processo che comporta, come atto primo, la " prassi " di impegno nel movimento di l. ispirata e motivata dall'esperienza di incontro e di sequela di Cristo nel " povero ". Fondamento di tale identificazione Cristopovero, incontro del poveroincontro di Cristo è tutta l'azione e l'insegnamento dello stesso Cristo. È lui, infatti, che ha proclamato la sua identificazione con ogni uomo, con ogni povero, con ogni tipo di povertà umana. È lui che ha stabilito la comunione fraterna, nella giustizia e nella solidarietà, come condizione per poterlo incontrare e seguire ed ha proclamato la pratica effettiva dell'amore fraterno come criterio di valore nel giudizio definitivo sulla vita umana e sulla storia dell'umanità.

L'amore che Cristo vive e chiede è farsi " prossimo " del fratello, è ascesi di cambiamento di " luogo sociale " e di rottura con le idolatrie che dividono e separano da Dio, nel fratello. È mistica dell'incontro con Cristo nella donazione di tutto se stesso per amore del fratello, fino al martirio. E di fatto la spiritualità e la mistica della l. contano già un ricco martirologio: tanti testimoni che hanno dato la vita per la causa del Vangelo, della giustizia e della solidarietà. Forse è nell'esperienza di questa numerosa schiera di seguaci di Cristo che è possibile scoprire come si dà in concreto questa spiritualità e mistica della l.

Asse portante di questi itinerari di eroismo nell'amore, fino allo spargimento volontario del sangue, è l'esperienza della mediazione umana per l'incontro unitivo con Cristo. È il cammino nel quale il fratello, il povero si fa, per la fede, sacramento dell'incontro e della comunione piena con Cristo. L'unione con Dio, obiettivo primario di ogni spiritualità, che ha nell'esperienza mistica il suo punto di realizzazione più piena, non può, infatti, e non deve essere una separazione dall'uomo. Al contrario, essa è vera e possibile solo se passa attraverso l'uomo. Il farsi " prossimo " a Dio (esperienza mistica) si dà nella misura in cui ci si fa " prossimo " al fratello. In tutta la rivelazione, infatti, il povero appare come destinatario privilegiato dell'amore di Dio e di Cristo e dell'annuncio del regno, ed è visto come segno concreto del regno che Cristo inaugura in lui e a partire da lui, con una " prassi " che è ad un tempo di salvezza e di l. In questo senso, si può concludere che il luogo proprio dell'esperienza mistica è l'incontro-comunione con il fratello, con il povero. E dove questo si dà, lì è che si rende concreta la " Chiesa dei poveri ", la comunità degli " anawim di JHWH ", di cui Cristo è capo e modello e la Vergine del Magnificat primizia.

Il cammino proprio di tale " esperienza di Dio nel povero " non si fa nell'intimità individuale, o nella pace e nel silenzio della fuga mundi, ma in un cammino di " incarnazione ", nel farsi " prossimo ", nel vivere in " comunione ". E un'esperienza che porta all'incontro unitivo con l'assoluto di quel Dio che ha scelto il povero come un luogo privilegiato della sua presenza e della rivelazione del suo amore, per la costruzione del regno.

Bibl. L. Boff, Mestre Eckhart: A mística da disponibilidade e da libertaçâo, in Aa.Vv., Mestre Eckhart. A mística de Ser e de nâo Ser, Petropolis 1983, 11-48; Id., Jesus Cristo libertador, Petropolis 198611; E. Cambón, Liberazione (teologia e spiritualità della), in DES II, 1439-1448; J. Espeja, Espiritualidad y liberación, Salamanca 1986; S. Galilea, Il regno di Dio e la liberazione dell'uomo, Cinisello Balsamo (MI) 1987; G. Gutierrez, Teologia della liberazione. Prospettive, Brescia 19814; Id., Bere al proprio pozzo. L'itinerario spirituale di un popolo, Brescia 19832; J.B. Libanio, Teologia de la liberación - Guia didáctica para su estudio, Santander 1989; R. Marlé, Introduzione alla teologia della liberazione, Brescia 1991; A. Marranzini, La teologia della liberazione, in Id. (cura di), Correnti teologiche postconciliari, Roma 1974, 293-310; J. Pixley - L. Boff, Opç_o pelos pobresç, Serie I: Experiencia de Deus e justiga, Petropolis 19872.




Autore: M. Foralosso
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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