Lettura dei cuori


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I. Il termine. Questo fenomeno, chiamato da s. Paolo anche discernimento degli spiriti (1 Cor 12,10), è il dono di leggere nel segreto dei cuori e discernere il buono dal cattivo spirito. E un dono infuso grazie ad una " relazione d'amore " con Dio, radicata nella pura fede, per cui l'anima attraversa due momenti: quello della passività e quello dell'attività.

II. Nell'esperienza mistica. Nel primo momento l'anima, purificata da Dio, si perde in lui; fa l'esperienza di qualcosa di assoluto, inesauribile nel significato; diventa specchio dell'immagine di Dio che opera le sue meraviglie, comunicando certezze assolute. Dio ispira all'anima il desiderio della conoscenza di cose serie ed importanti, offrendo chiarezza anche nei momenti difficili (passività).

Nel secondo momento, queste certezze non escludono l'impegno delle facoltà intellettuali o l'esame dei segni, per stabilire con una certa sicurezza se certi carismi hanno origine divina o meno (attività).

La fede, infatti, dà all'intelletto del credente una visione e una forza che permettono di superare le apparenze esteriori delle cose e degli eventi per entrare, con umiltà, nel piano di Dio senza che alcuna perspicacia critica prevalga sul cuore puro: " Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli " (Mt 11,25). E un fenomeno abbastanza frequente nell'esperienza dei mistici, come ad esempio Caterina da Siena e la beata A.M. Taigi ( 1837).

Bibl. A. Barruffo, Carismatici, in NDS, 133; Id., Discernimento, in NDS, 419-423; A. Royo Marin, Teologia della perfezione cristiana, Roma 19656, 1010-1018.




Autore: S. Giungato
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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