Letteratura


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I. Precisazioni terminologiche. Per una corretta impostazione del tema sono necessarie alcune precisazioni terminologiche. Il termine " mistica " ha varie accezioni. Innanzitutto, c'è la mistica cristiana che è un'esperienza passiva di Dio, prodotta da una mozione dello Spirito Santo, dunque soprannaturale e gratuita, che immette l'anima nel " mistero " di Cristo. C'è, poi, la mistica non cristiana, presente in tutte le religioni, che è l'esperienza di Dio, o di un Assoluto, talvolta raggiunto mediante tecniche e sforzi ascetici. Una terza accezione intende per mistica la percezione del mistero, cioè l'intuizione che al di là del mondo visibile esiste un altro mondo, invisibile ma non meno reale. Tale percezione genera in noi la brama di trascendere la realtà che ci circonda per approdare a questo altro mondo. Ciò comporta il superamento della condizione umana, la rottura di ogni attaccamento dell'" io " contingente, il coraggio di sperimentare nuove vie di conoscenza.

Con il termine l. generalmente s'intende l'insieme delle opere, artisticamente valide, di una determinata lingua. Ma c'è un'altra accezione del termine, più pregnante e convincente. Charles du Bos la formula così: " La l. è prima di tutto [...] la vita che prende consapevolezza di se stessa quando nell'anima di un uomo di genio raggiunge la sua plenitudine di espressione ".1 Meglio ancora André Blanchet: " La l.? E un'esplorazione dell'abisso: quello dell'autore, e anche il nostro ".2 In altri termini, è la capacità degli artisti della parola di servirsi del sentimento e dell'immaginazione per penetrare nel mistero dell'anima umana e ghermirne i fremiti e i segreti. Più propriamente, allora, la l. si chiama poesia. David M. Turoldo 3 la descrive come " intuizione cosmica ", " folgorazione sul noumeno delle cose ", " amore e adorazione del "fascinoso" del mondo ", " grido, urlo delle cose " e sforzo di comprenderne il messaggio. E anche profezia. " Poeta è colui che vede con gli occhi del fulmine, nell'attimo sconvolgente della folgore ". Vede le arcane nervature del mondo, soprattutto intuisce " qual è il sacramento della creazione e come tutte le cose non sono che involucri di divine sillabe ".4

II. Rapporto tra l. e mistica. Se la l. è così concepita (come crediamo possa essere) e se la mistica è presa in senso largo, analogico, si comprende il rapporto tra le due realtà. Come la mistica, anche la poesia vuol essere esperienza del sacro, intuizione del divino insito nella natura. Ricordiamo i versi di Baudelaire (nella poesia Corrispondenze): " La Natura è un tempio dove colonne vive lasciano a volte uscire confuse parole: l'uomo vi passa attraverso foreste di simboli: che l'osservano con sguardi familiari ".

Attraversando questa foresta, il poeta non esita a " tuffarsi in fondo all'abisso, Inferno o Cielo, che importa? per trovare il "nuovo" nel grembo dell'Ignoto ", afferma ancora Baudelaire, nella poesia Il viaggio. Il " nuovo " riguarda il mondo nascosto dietro le cose visibili, la possibilità di un diverso modo di essere, la presenza di un Dio nel quale siamo e ci muoviamo. Dunque, il mistero di Dio e dell'uomo.

Per ghermire questo mistero, la poesia deve " purificarsi " fino a raggiungere la sfera dello Spirito e rivestirsi del linguaggio simbolico, perché soltanto mediante i simboli e le analogie è possibile tradurre in parole quanto si percepisce. E, questa, la prospettiva del romanticismo e soprattutto del simbolismo (che ha avuto in Baudelaire il suo massimo rappresentante). La parola d'ordine del poeta romantico e simbolista è perentoria: entra in te stesso per trovare la vera ricchezza e liberarti dall'oppressione della civiltà tecnica e materiale; impara ad esplorare la tua anima, ricca di voci e di segreti; dà significato agli echi che ti giungono da lontano; fa della tua anima il tuo mondo; scopri e ascolta il divino.

III. Poesia e mistica. La poesia così concepita introduce nella sfera della mistica, ma comporta rischi e abbagli.

Alcuni poeti si smarriscono nel sogno e nell'occultismo; altri inseguono paradisi artificiali o stati paranormali; qualcuno tenta anche la deificazione su percorsi che portano alla distruzione della persona. Ci si trova, allora, nel regno della " mistica selvaggia ". Arthur Rimbaud ne ha formulato il programma nella Lettre du Voyant: " Il poeta si fa veggente attraverso una lunga, immensa, ragionata sregolatezza di tutti i sensi. Tutte le forme d'amore, di sofferenza, di follia; cerca se stesso, esaurisce in se stesso tutti i veleni per serbarne soltanto la quintessenza. Ineffabile tortura nella quale ha bisogno di tutta la fede, di tutta la sovrumana forza, e dove diventa il gran malato, fra tutti il gran criminale, il gran maledetto e il supremo paziente Sapiente! - Infatti giunge all'ignoto ".5

Nel regno della " mistica selvaggia " si celebra la morte di Dio; si celebra anche la morte dell'" uomo naturale " affinché nasca l'" uomo nuovo ", demiurgo e sacerdote di un universo creato dalla potenza del Verbo. Nel saggio sulla Crise du concept de littérature Jacques Rivière scrive: " Col romanticismo l'atto letterario è stato concepito come una specie di tentativo sull'assoluto e il suo risultato come una rivoluzione; la l. ha raccolto, in quel momento, l'eredità della religione e si è organizzata sul modello di ciò che essa sostituiva: lo scrittore è diventato sacerdote. Tutti i suoi gesti hanno mirato soltanto a portare in quell'ostia che era l'opera, la presenza reale. Tutta la l. del sec. XIX è un grande incantesimo verso il miracolo ".6

La l. è, dunque, concepita come realtà magico-mistica, antagonista della religione. Col suo verbo demiurgico, il poeta suscita e rivela il paradiso perduto e ritrovato, apre le porte di cieli sconosciuti, attinge l'eternità nell'attimo, si colloca oltre ogni legge. L'atto poetico diventa l'atto supremo, quello in cui l'uomo s'innalza fino a Dio, anzi si sostituisce a lui. " In fondo - ha scritto Jean Daniélou - Rimbaud è l'unico poeta che abbia preso sul serio la morte di Dio di Nietzsche ed abbia tentato di costruire sperimentalmente una mistica dell'uomo assoluto (...). Egli erige una mistica o meglio distoglie l'unica vera mistica dal suo oggetto per trasferire la sua carica di assoluto sull'atto poetico ".7

D'Annunzio e Gide hanno tentato un'operazione analoga: trasferire la carica mistica nell'ebbrezza dei sensi. Secondo il Vate, " non c'è dio, se tu non sei quello ",8 e per essere dio bisogna immergersi nel mondo degli istinti e della pura natura. Gide pensa di raggiungere Dio immergendosi nei " nutrimenti terrestri " con totale disponibilità. La loro conquista " mistica " è smarrimento, nausea e fatale alienazione.

IV. L. poetica ed esperienza del divino. Ma c'è anche una l. poetica che fiorisce sotto i cieli luminosi e fecondi e immette nel regno della mistica intesa come esperienza del mistero e del divino. In merito c'è un brano illuminante di un letterato-teologo, Benvenuto Matteucci: " La poesia, rivelazione della vita dell'anima, è, a somiglianza della grazia, un dono di Dio. Come Platone, ogni poeta avverte un interiore suggeritore, un invisibile verbo; ne ascolta i richiami, ne soffre le seduzioni. Gli sembra quasi di essere avvolto in una rete amorosa e insostenibile di allettamenti, di ripulse, di rapimenti, di estasi, di scoramenti, di abbandoni. E prigioniero di sé, dei suoi pensieri, dei suoi affetti, dei suoi sentimenti. Un irresistibile Amore lo ha messo in catene, ed egli geme, sospira, canta. Un impulso nativo lo spinge a fermare nelle parole il suo sorriso e il suo pianto ... In sé, fuor di sé, nell'universo egli va in cerca di una risposta, povero mendicante d'immagini e di parole, come un innamorato stanco e mai deluso di raggiungere il suo amore [...]. Cammina per gli itinerari dell'universo, bussa alle sue porte, attratto invincibilmente da un luminoso miraggio. Ma resta sempre come un bambino sconsolato di non aver raggiunto il suo paradiso. Il divino suggeritore lo spinge avanti, il Verbo increato gli adombra ogni transitoria bellezza con la luce del suo volto ".9

La citazione chiarisce il rapporto tra mistica e poesia. Il mistico sperimenta la realtà di un altro mondo; il poeta traduce in parole, immagini e simboli quanto di un altro mondo ha sperimentato. " La poesia è un moto di ritorno dalla contemplazione mistica ", afferma Jean Baruzi 10 a proposito di s. Giovanni della Croce. La mistica, senza la poesia, è muta; la poesia, senza la mistica, perde di valore e di fascino.

V. Elementi di l. mistica. Tra gli elementi che immettono la l. nell'area della mistica ne indichiamo tre, i più caratteristici. Innanzitutto il sentimento di disagio e di estraneità dinanzi allo spettacolo della vita. Nulla soddisfa pienamente, la realtà si sbriciola e si dissolve nel tempo, le attese risultano vane, le strade sboccano sul nulla. Un'intuizione colpisce la mente: siamo homines viatores, viandanti diretti altrove, siamo in esilio. La vrai vie est absente, suggerisce Rimbaud,11 e Paul Verlaine proclama che, in questo mondo, il poeta è un esiliato, en allée vers d'autres cieux, à d'autres amours.12

Sono questi autres cieux e autres amours che ispirano le opere più significative di ogni l.

Un secondo elemento, analogo al precedente e suo completamento, è l'inquietudine metafisica o ontologica. Essa ci fa intuire che dobbiamo cercare la nostra completezza in un altrove ontologico, cioè nell'Assoluto. Quasi tutta la grande l. è ispirata da questa inquietudine. Ricordiamo solo, tra i moderni, T.S. Eliot. La sua visione poetica è un invito a spostare lo sguardo dalla Waste Land, dalla terra desolata, ai cieli dell'Assoluto dei Four Quartets. Solo in essi l'inquietudine si placa e l'universo dei sogni romantici diventa realtà. Eliot ci ricorda che se c'è il regno del peccato, c'è anche il regno della redenzione. La fede lo rivela, la mistica lo sperimenta, la grande l. lo intuisce e lo tratteggia.

Infine, il sentimento del mistero. Mistero nel senso di cosa arcana, avvolta di sacralità, che sovrasta e avviluppa la realtà sensibile, ma sfugge ai sensi e all'intelligenza. E la terra dei mistici e dei profeti, è la dimora di Dio. " I poeti ... sentono Dio, sentono l'eternità nel tempo. Veggenti vengono chiamati dai popoli, come i profeti. Vedono da lontano. Sentinelle sempre all'erta sulle trincee tra il visibile e l'invisibile ".13

Mistica e l. camminano sulle stesse strade, ma non sono la stessa cosa. Il mistico, però, può essere anche poeta. E quando riveste di poesia le sue esperienze, la sua parola acquista bellezza e risonanza incomparabili. Si pensi ai profeti d'Israele, a taluni autori dell'induismo, del buddismo, dell'ebraismo, dell'islamismo. Con l'avvento del cristianesimo, nella l. mistica si ha un balzo di qualità. Il Verbo si è rivelato, la letteratura lo ha recepito e annunziato e la sua voce ha assunto un timbro assolutamente nuovo: penetra i cieli e dà ai sogni e alle nostalgie dell'umanità significati che stupiscono per la loro bellezza. Parole che avevano un senso vago e ambiguo - Dio, eternità, amore, vita, divinizzazione - ora acquistano evidenza e splendore. La mistica vivifica la l., la l. ammanta di luce la mistica.

Note: 1 C. du Bos, Che cos'è la letteratura?, Firenze 1949, 15; 2 A. Blanchet, La littérature et le spirituel, I, Paris 1959, 11; 3 D.M. Turoldo, nell'articolo di G. Milano, Ribelle di Dio. Il testamento spirituale di Padre Turoldo, in Panorama, 12 febbraio 1992; 4 Id., O sensi miei, Milano 1990, 354; 5 A. Rimbaud, Una stagione all'inferno e lettere, Milano 1951, 110; 6 J. Rivière, La crise du concept de littérature, in Nouvelle Revue Française, 1er février 1924; 7 J. Daniélou, Lo scandalo della verità, (c. Poesia e verità), Torino 1964, 55; 8 Cento e cento e cento e cento pagine del libro segreto di Gabriele D'Annunzio tentato di morire, in Il Vittoriale degli Italiani, 1995, 321; 9 B. Matteucci, Per una teologia delle lettere. Il divino nell'umano, I, Pisa 1980, 271ss.; 10 J. Baruzi, Saint Jean de la Croix et le problème de l'expérience mystique, Paris 1924, 126; 11 A. Rimbaud, Una stagione all'inferno, in I poeti maledetti, a cura di C. Fusero, Milano 1959, 709; 12 P. Verlaine, Art poétique, in Poesie e prose, a cura di D. Grange Fiori, Milano 1992, 358; 13 B. Matteucci, Per una teologia delle lettere..., o.c., 276.

Bibl. L. Borriello, Mistica e umanesimo, in C. Tresmontant, La mistica cristiana e il futuro dell'uomo, Casale Monferrato (AL) 1988; C. du Bos, Che cos'è la letteratura?, Firenze 1949; M. Carrouges, L'avventura mistica della letteratura, Roma 1969; J. Daniélou, Poesia e verità, in Id., Lo scandalo della verità, Casale Monferrato (AL) 1964; J. e R. Maritain, Situazione della poesia, Brescia 1979; B. Matteucci, Per una teologia delle lettere, Pisa 1980; K. Rahner, La parola della poesia e il cristiano, in Id., Saggi di spiritualità, Roma 1966; G. Sommavilla, Incognite religiose della letteratura contemporanea, Milano 1963.



Autore: F. Castelli
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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