Leseur Pauline-Elisabeth


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I. Vita e opere. Nasce a Parigi il 16 ottobre 1866 (dove muore il 3 maggio 1914), prima di cinque figli dell'avv. Antoine Arrighi, cattolico non molto praticante, ma di vita esemplare, e di Gatienne Picard, donna religiosa ma un po' formalista - cui più tardi la figlia dedicherà Appello alla vita interiore -, L. riceve in famiglia un'educazione cristiana accurata e una discreta cultura (che perfezionerà lungo il resto della vita, fino a risultare una buona scrittrice). Il 31 luglio 1889 sposa Felix Leseur, di famiglia altrettanto cattolica, educato in un collegio religioso, ma che ha perso la fede durante gli studi di medicina. Di ciò egli avverte lealmente tutti, prima del matrimonio, assicurando tuttavia di rispettare le convinzioni religiose della futura moglie. Un anno dopo è salvata in extremis da una peritonite, ma ne porterà le conseguenze per il resto della vita (infezione intestinale sempre latente, con disturbi vari). Ciò nonostante, non diserta la vita mondana di Felix che, positivista e redattore di giornali anticlericali, fa di tutto per " aprirle gli occhi " su quello ch'egli considera " l'abbaglio religioso ". E così, mentre cresce la sua ammirazione per il marito, diminuisce la sua fede in Dio: nel 1898 risulta praticamete agnostica. In quell'estate legge Le origini del cristianesimo e La vita di Gesù del Renan ( 1892), ma proprio qui è in agguato la grazia. Anziché lasciarsi prendere dalla magia dello stile, L. avverte la fragilità delle ipotesi del Renan e, senza dire niente a Felix, riprende a leggere il Vangelo e s. Tommaso d'Aquino. Riesplode così l'antica fede, che tuttavia non scatena conflitti religiosi tra i due - mai viene meno l'antico rispetto di Felix - né cambia la partecipazione di Elisabetta alla vita mondana del marito: nonostante sia di gusti semplici, lei ha il culto della posizione sociale di lui. Questi scriverà più tardi: " Io ero bibliofilo e lei lo fu con me e per me, favorendo la mia passione di collezionista. Io amavo i viaggi e lei era sempre pronta ad accompagnarmi. Io amavo il teatro musicale e lei ci veniva con piacere. Io amavo il mondo e lei mi seguiva facendomi grande onore. In breve, sempre e in tutto ella sintonizzava la sua esistenza al ritmo della mia: si dimostrava affettuosa nei giorni di prova e di tristezza, sorridente e piena di entusiamo nei momenti felici ".

Abbiamo qui il primo tratto caratteristico della spiritualità leseuriana: benché quella vita mondana non sia conforme ai propri gusti e desideri, non lascia trasparire insofferenza alcuna, ma tutto riscatta nell'ottica di fede. Infatti, ben sapendo che tutto è grazia per chi ama il Signore (cf Rm 8,28) e, addirittura, che la gioia data al prossimo è l'espressione più alta dell'amore verso Dio (cf Mt 25,31-46), ella fa suo il trinomio classico di ogni apostolato - " preghiera, azione, sacrificio " - e, paolinamente, si fa " tutto a tutti per salvarne almeno qualcuno " (1 Cor 9,22). Leggiamo nel Diario: " Mi occupo di moda e di pellicce, e ne parlo per dissimulare ogni sospetto di austerità. Il mondo è insofferente di ogni forma di mortificazione e di penitenza; devo quindi nascondere l'una e l'altra. Con l'aiuto della grazia, la mia amabilità potrà riavvicinare i cuori al Signore, la sofferenza mi aiuterà a conquistarli, la preghiera a offrirli a Dio ". Né questo modo di fare è tatticismo gesuitico bensì " la sola finzione da lodare: quella che ignora il male che ci viene fatto, la nostra sofferenza e le profondità dell'anima che appartengono solo a Dio. Tale finzione, senza nascondere ciò che realmente siamo, non ci manifesta per quel che non siamo "! In ogni caso è sempre una grazia a caro prezzo, e nelle Lettere sulla sofferenza parla del suo " isolamento spirituale ", benché attinga il necessario " supplemento d'anima " - per non diventare " forzatamente silenziosa ", come scrive nel Diario - tanto nella ritrovata pratica religiosa (e la frequenza liturgica nella vicina chiesa di sant'Agostino), quanto nello studio approfondito della religione. Così, vicino alla biblioteca del marito, piena di libri irreligiosi e anticlericali, lei se ne forma una personale, ricca di testi biblici (il Vangelo lo medita, studia e prega ogni giorno), patristici e dei grandi teologi. E, valorizzando al meglio i lunghi riposi che la malattia le impone, ne " approfitta " sia offrendo quelle pene in comunione eucaristica, sia riprendendo il programma di vita che aveva da fanciulla e che prevedeva ore di solitudine, lettura e preghiera. Da questa fonte spirituale, peraltro tipica dell'antica borghesia cattolica, non tardano a sgorgare frutti pastorali notevoli.

Infatti, l'altro tratto caratteristico di L. riguarda i due ambiti nei quali meglio esprime il suo apostolato, caratterizzato dalle " piccole virtù " tipiche del suo orizzonte borghese: l'apostolato intellettuale, con particolare riguardo ai molti " lontani " che incontra nel suo ambiente (notevoli pure i risvolti sociali, grazie all'eco della Rerum novarum), e l'apostolato sia caritivo (specialmente assistendo i vari parenti malati), sia di preparazione catechistica di amici e nipoti. Sul primo aspetto leggiamo nel Diario osservazioni finissime: " Nelle discussioni bisogna esprimersi con franchezza, mantenendo però una semplicità e un'affabilità che non irritino l'interlocutotore. Sui princìpi non bisogna scendere a compromessi, ma con le persone sono necessarie estrema mansuetudine e chiarezza di giudizio. Dopo aver individuato il punto debole, insistere nel presentare quell'aspetto dell'immutabile Verità divina che ciascuno è in grado di capire e apprezzare ". Una strategia che dà buoni frutti, ma che non la insuperbisce: " Non cerchiamo di vedere il risutato dei nostri sforzi in favore delle anime. E bene ignorarlo perché l'orgoglio del bene, che è il più sottile, potrebbe approfittare di questa consapevolezza ". Per il secondo aspetto, ricordiamo innanzitutto quanta cura prodiga nella lunga malattia della sorella Juliette alla quale trasmette il suo programma di vita (soffrire-offrire), condensato in questa massima: " Ogni anima che si eleva, eleva il mondo " e della cui vita e morte traccia un profilo esemplare in Un'anima. Ma non dimentichiamo quanto fa per Marie, una bimba di otto anni, incontrata nell'ospedale di Beaune. La bambina, sola e triste, desidera ricevere qualche lettera: da allora, ella le scrive regolarmente fino alla morte. Per la catechesi, infine, oltre a quanto emerge dalle testimonianze orali di quanti ha preparato alla santa Comunione, restano esemplari i quadernetti da lei regalati in quell'occasione sia a una nipotina (La donna cristiana), sia a un nipotino (Il cristiano). Proprio l'odierno rinnovamento della catechesi potrebbe trovare in queste pagine varie suggestioni.

II. Insegnamento spirituale. Il punto cruciale della spiritualità della L. può essere intitolato quando l'ascetica sconfina nella mistica. Ricordiamo tre momenti. 1. Durante un viaggio a Roma, nella Pasqua 1903, ella avverte una forza interna che la porta a s. Pietro, dove si confessa e, ricevuta l'Eucaristia, " in una unione intima e gioiosa con Colui che ha voluto interamente la mia anima, ho fatto consacrazione solenne della mia vita a Dio e a quell'opera di amore e di luce che d'ora in poi dev'essere la mia vita " (Diario). 2. Un giorno del giugno 1912, mentre passeggia col marito e suor Goby (che ha conosciuto nell'ospedale di Beaune, visitando la piccola Marie), dice a Felix: " Se io ti lascio, tu ti farai monaco. Siccome ti conosco, sono assolutamente sicura che il giorno in cui ritornerai a Dio non ti fermerai per strada, perché tu non fai mai le cose a metà ". 3. Dopo altre operazioni chirurgiche e radioterapie, ai primi di novembre 1913 le cose precipitano. Felix, che da sempre ammira la serenità della moglie nelle varie sofferenze, ora è costretto a un serio esame di coscienza. Anche nelle crisi peggiori, la sua dolcezza non viene meno: semplicemente prega a voce alta (e lui ascolta in silenzio), si comunica ogni settimana e rinnova ogni momento l'offerta della propria vita a Dio. Il 27 aprile 1914 tende le braccia al marito con un gesto d'estrema tenerezza: è l'ultima volta. Dopo la sua morte, Felix apre il mobile che gli ha donato in un anniversario del matrimonio, per cercare il testamento e le disposizioni per le esequie. E di nuovo la grazia è in agguato. Alla fine del testamento, la moglie gli ha rivolto un invito e una profezia. Nel 1919 Felix entra nell'Ordine domenicano: è l'incontro definitivo col Dio al quale da sempre appartiene la moglie e, insieme, l'ultima e più grande verifica del loro amore non vano. Nel 1955 si apre il processo di beatificazione, che è sospeso perché, nonostante varie grazie spirituali, vocazioni e conversioni, mancano i due miracoli di guarigione fisica, autenticati dai medici.

Bibl. Opere: presso Marietti, Torino 1920: Lettere sulla sofferenza e la vita spirituale (di quest'opera è stata curata una nuova ed. fr. nel 1922, da cui sono stati ricavati anche volumetti staccati: La donna cristiana; Il cristiano; Ritiri spirituali di ogni mese; Consigli a un'anima incredula); Diario e pensieri, 1921 (nuova edizione, con prefaz. di A. Gemelli, Roma 1946; nonché pagine scelte a cura di D.T. Donadoni, La mia sorgente è il Signore, Torino 1972); Lettere agli increduli, 1922 (nuova ed. fr. con prefaz. di R. Garrigou-Lagrange, Paris 1923). Studi: M.A. Leseur, Vita di Elisabetta Leseur, Torino 1933; C. Zonin, Anche la borghesia ha un'ascetica? Rilettura di editi e inediti di Elisabetta Leseur, Napoli 1981. Importante anche M.L. Herking, Le père Leseur, Paris 1952.



Autore: P. Vanzan
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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