Le Saux Henri - Abhishiktananda


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I. Vita e opere. Nasce a Brieux (Francia) il 30 agosto 1910. Nel 1929 entra nell'Abbazia benedettina di Kergonan, in Bretagna. Tormentato già da parecchi anni dal desiderio di una vita profondamente contemplativa, entusiasta di ciò che ha letto delle mistiche indiane e in corrispondenza con l'abate Monchanin, nel 1948 parte per l'India e raggiunge l'ashram di Saccidânanda, regione dei Tamuls. Alla morte dell'abate Monchanin, nel 1957, sceglie la vita di eremita itinerante. All'epoca della sua iniziazione monastica indù aveva preso il nome di Schwami Abhishiktânanda. Dopo aver subito un infarto, muore di cancro il 7 dicembre 1973. Malgrado i suoi numerosi scritti, undici libri e vari articoli, in uno stile talvolta difficile, egli non gode di larga fama. Tuttavia, vari articoli e libri hanno parlato di lui.1

II. Esperienza spirituale. Non si può quasi mai separare lo studio di un uomo dal suo pensiero: qui si parlerà del suo pensiero interiore e della sua esperienza mistica.

L. non solo vuole consacrarsi ad una ricerca intensa dell'incontro con Dio come di colui che è il Presente, ma è anche il profeta dell'incontro tra il cristianesimo e l'induismo. Anche se alcuni indianisti pensano che L. non abbia scrutato con abbastanza profondità i meandri del pensiero indiano,2 è nella lealtà e nella preoccupazione inquieta di incontrare l'induismo che il Padre andrà incontro a momenti oscuri in cui, talvolta, sentirà vacillare la sua fede. La pratica, forse imprudente, ma che egli considera indispensabile al dialogo, di porre tra parentesi le sue convinzioni religiose (Epoché), provoca in lui gravi crisi di cui si potrebbe contestare l'utilità: " E nella misura in cui si ha un'esperienza cristiana che non si mette tra parentesi, che si può raggiungere l'esperienza del non cristiano ".3 Soprattutto dopo il Vaticano II, egli diventa l'apostolo dell'inculturazione. Tuttavia scrive nel suo libro fondamentale Gli occhi della luce: " In India, particolarmente fino a quando il desiderio intenso e profondo nell'indù dell'esperienza della presenza e la sua realizzazione stessa non saranno stati ritrovati dalla Chiesa nelle sue profondità, tutti i tentativi di una teologia e di una liturgia nuove sono, in anticipo, votati al fallimento ".4

Questa riflessione ci porta a toccare con mano l'essenza della ricerca spirituale e della vita mistica di L. Nel suo libro Saggezza indù, mistica cristiana egli scrive: " Chi pensa? Chi vuole? Chi agisce? Chi sono? Io, l'agente al di là dell'atto, il pensante al di là del pensare, il volente al di là del volere? ".5 Si riconoscono qui il sostrato benedettino della sua formazione e il suo riferimento implicito alla regola di s. Benedetto al c. VII sull'umiltà. Secondo L. sono questioni che non bisogna mai cessare di porsi e ritornano, in realtà, in tutti i suoi libri. Il problema costante è quello di arrivare a una " non-dualità ", che è quella della relazione Io-Tu del Padre e del Figlio; il mistero finale dello Spirito è la consumazione in non-dualità di quell'Io-Tu. Ora, noi partecipiamo a questo mistero e siamo una sola cosa con Dio.6 Ciò è precisamente l'advaîta indù che solo il cristianesimo può veramente assumere e realizzare; se non potesse farlo perderebbe, proprio per questo, ogni diritto di proclamare che è la sola e unica via di salvezza.7 Questo è veramente per L. il centro della vita e dovrebbe essere, a suo parere, il centro di formazione di ogni sacerdote e di ogni religioso. Studi, discipline, ecc., perfino la lectio divina e la meditazione, non sono che l'inizio perché non sono che mezzi. Occorre portare il sacerdote, il religioso all'esperienza della presenza di Dio; iniziare al mistero dello Spirito al di dentro, stimolare all'attenzione alla sua voce e alla disponibilità al suo movimento.8 Tutto è racchiuso in ciò, ma non è materialmente trasmettibile.

I vedanisti pensano che L. abbia conosciuto l'estasi senza essere giunto allo stadio del " liberato vivente ". Egli sa che il fine ultimo della vita è l'esperienza, un contatto immediato, diretto che supera ogni simbolo e concetto.9

Note: 1 Il libro di dom André Gozier, Le Père Henri Le Saux, Paris 1989, offre una buona bibliografia. La si può completare con qualche articolo della NRTh, J. Scheuer, Henri Le Saux, moine chrétien et renonçant hindou, marzo-aprile 1994, che rinvia ad altri articoli precedenti della stessa rivista e rimanda ad altre opere; 2 A. Gozier, Le Père..., o.c., 38; 3 R. Panikkar, Le dialogue intra-religieux, Paris 1985, 99-105; 4 H. Le Saux, Les yeux de la lumière, Paris 1989, 59; 5 Id., Sagesse hindoue, mystique chrétienne, Paris 1965, 75; 6 Id., Les yeux de la lumière..., o.c, 52; 7 A. Gozier, Le Père..., o.c., 86; 8 H. Le Saux, Les yeux de la lumière..., o.c., 113; 9 A. Gozier, Le Père..., o.c., 133.

Bibl. Opere: In francese: Ermites du Saccidananda (con J. Monchanin), Paris 1956; Eveil à soi - Eveil à Dieu. Essai sur la prière, Paris 1971; Gananananda. Un maître spiritual du pays tamoul, Sisteron 1970; Initiation à la spiritualité des Upanishads, " Vers l'Autre Rive ", Sisteron 1979; Intériorité et révelation. Essais théologiques, Sisteron 1982; Une Messe aux sources du Gange, Paris 1967; Le monachisme chrétien aux Indes, in VSpS 9 (1956), 283-316; La rencontre de l'hindouisme et du christianisme, Paris 1966; Saggesse hindoue, mystique chrétienne. Du Vedanta à la Trinité, Paris 1965; Les yeux de Lumière. Écrits spirituels, a cura di A. Gozier - J. Lemarié, Paris 1979. In tr. it.: La contemplazione cristiana in India, Bologna 1984; Lettere e scritti. Esperienza indù ed esperienza cristiana, (pro manuscripto), Bologna 1976; Una messa alle sorgenti del Gange, a cura di M. Ricatti Di Ceva, Brescia 1968; Preghiera e presenza, a cura di L. Bacchiarello, Assisi (PG) 1973; Alle sorgenti del Gange. Pellegrinaggio spirituale, Milano 1994; Il Padre nostro, Sotto il Monte (BG) 1996; Risveglio di sé, risveglio di Dio, Sotto il Monte (BG) 1996. Studi: B. Bäumer, Henri Le Saux, in G. Ruhbach - J. Sudbrack (cura di), Grandi mistici II, Bologna 1987, 281-302; M.M. Davy, Henri le Saux, Swami Abhishiktananda. Le passeur entre deux rives, Paris 1981; H.D. Egan, Henri Le Saux, in Id., I mistici e la mistica, Città del Vaticano 1995, 649-663; J. Lemarié, s.v., in DSAM IX, 697-698.




Autore: A. Nocent
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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