Legge nuova evangelica


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I. Gesù Cristo, l. L'uomo, giacché creato a immagine e somiglianza di Dio tutto amore comunicante (cf Gv 1,26), è costitutivamente fatto di relazione-comunione con Dio e con i fratelli. Nel convivere con Dio e con gli altri sta la sua nobile grandezza. E poiché l'immagine di Dio invisibile " in noi non è altro che il volto del Cristo " (Col 1,15), è nel Signore Gesù che si trova l'autentica indicazione di come stare in relazione e comunione con Dio e con i fratelli, cioè come figli nel Figlio di Dio. " Solo nel mistero di Cristo trova risposta il mistero dell'uomo! " (Giovanni Paolo II). Cristo " è la nostra l. " (Rm 10,4). Quale il modo di vivere in comunione d'intimità con Dio e con gli altri che Gesù Cristo viene indicando? Il Signore Gesù offre il suo vissuto, che è eminentemente caritativo pasquale. " Il comandamento di Dio è questo ": guardare con fede a Dio in Gesù Cristo e amarsi " come Cristo ci ha amati " e si è sacrificato per noi (cf 1 Gv 3,23). Uniformandosi al vissuto caritativo pasquale di Gesù, il cristiano verrà generato figlio nel Figlio di Dio Padre. Gesù, principio di carità pasquale, è l. non solo per tutti gli uomini ma per l'universo intero, anche se ogni creatura si adegua a lui, l., secondo le proprie innate possibilità. Il Verbo, assumendo la carne umana e introducendola nell'esperienza caritativa pasquale, ha scolpito in essa il disegno divino che regge tutto l'universo. La carne umana, che sta in uno stato infimo fra gli esseri creati, è stata elevata nel Verbo incarnato come norma a cui tutte le creature soggiacciono (cf Fil 2,7-8), perfino gli angeli (cf Eb 1,6). " Il mistero di Dio in Cristo si compie in un mistero profondo. La natura umana è stata innalzata così al di sopra di tutte le creature che l'uomo - che era tanto in basso da non poter discendere di più - è stato elevato a sede così elevata che non potrebbe ascendere più in alto " (Giovanni Crisostomo).

II. Cristo è l. comunicata dallo Spirito Santo. In che modo ci viene comunicata la l. costituita dal vissuto caritativo pasquale di Cristo? Essa viene comunicata in dono dallo Spirito Santo (cf 1 Gv 1,57). La l. data da Dio in Cristo si distingue da tutte le altre leggi per il suo contenuto più elevato e perché " scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra ma sulle tavole di carne dei vostri cuori " (2 Cor 3,3). Essa si svela, dunque, come comunicazione dello Spirito Santo. Perché lo Spirito Santo ci comunica Cristo come l.? Lo Spirito non conosce che Cristo in Dio. La grazia che egli dona è partecipazione alla carità pasquale di Cristo, ossia il contenuto essenziale della l. Tale grazia conduce l'uomo a essere trasformato in Cristo, a rendersi uno con il Signore Gesù come questi è uno con il Padre, ad amare come Gesù ha amato fino a sacrificarsi per il Padre e per noi sulla croce. " Mediante lo Spirito siamo chiamati a diventare uomini nuovi in Cristo "; 1 a testimoniare l'esistenza nostra come dono agli altri.2 S. Giustino ( 165) nel Dialogo con Trifone 3 spiega come il Cristo sia il nostro pedagogo: " Per l. ultima e definitiva e patto fedele fu dato a noi Cristo... dalle sue opere e dalla sua potenza è concesso a tutti di scorgere che egli è la l. e il nuovo patto nonché l'attesa di quelli che fra le genti tutte aspettano i beni di Dio ". La l., donata dallo Spirito, non deve scoraggiare come se fosse irrealizzabile. Essa, per sua natura, oltre a istruire nell'intimo dei cuori, orienta ad attuare con spontaneità quanto prescrive.4 Gesù ha un solo desiderio verso l'umanità: vivere nell'intimo di ogni uomo il suo amore.

III. Cristo, legge spirituale mistica. Al dire di s. Gregorio di Nissa, l'amore generante di Dio Padre, presente in Cristo, viene comunicato dallo Spirito all'anima in forma sempre crescente fino a risvegliare un'intimità caritativa mistica.5 Giungendo a questa perfezione, la carità non si raccoglie esclusivamente nell'intimo dell'uomo (cf 1 Gv 1,1), ma permea e trasforma tutto l'essere personale, reso per questo altamente pneumatoforo; si propone come luce che schiarisce ogni verità da credere; vivifica secondo carità le molteplici azioni personali; rinnova l'intimità con Cristo nella recezione dei sacramenti. In che modo la l. introduce all'-esperienza mistica? Se la l. antica si formulava come un dettato etico imposto dall'esterno, la l. è unicamente protesa come moto interiore a far vivere entro l'amore di Cristo. Il Cristo, essendo come l. tutto amore nello Spirito, vuole ricondurre dai molti precetti all'unico comandamento dell'amore verso Dio e il prossimo (cf Mc 3,4; 10,44). Da questo comandamento " dipende tutta la legge e i profeti " (Mt 22,40; Gv 13,34; Gal 5,14); è l'unica via percorribile per unirsi in modo ineffabile al Signore; è la sorgente dell'autentica esperienza mistica.

Note: 1 S. Agostino, Com. in Jo. 65,1; 2 S. Tommaso, In 2 Cor, c. 3, lect. 1 e 2; 3 S. Giustino, Dialogo con Trifone, XI, 2 e 4; 4 STh I-II, 107, q. 1, ad 3; 5 S. Gregorio Nisseno, Cant. Hom. XIII, 1024 CD.

Bibl. Aa.Vv., Legge e Vangelo. Discussioni su una legge fondamentale della Chiesa, Brescia 1972; K. Barth, Evangelium und Gesetz, Münich 1935; Y. Congar, Variations sur le théme Loi-Grâce, in RevThom 71 (1971), 420-443; I. De la Potterie - S. Lyonnet, La vita secondo lo spirito, Roma 1967; C.H. Dodd, Evangelo e legge, Brescia 1968; W. Gutbrod, Nómos, in GLNT VII, 1274-1401; R. Schnackenburg, Il messaggio morale del Nuovo Testamento, Brescia 1992; J. Tonneau, La loi nouvelle, Paris 1981; A. Valsecchi, La " legge nuova " del cristiano secondo S. Tommaso d'Aquino, Varese 1963.




Autore: T. Goffi
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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