Lectio Divina


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Premessa. La l. ripropone quel metodo di vita spirituale, che nella DV (n.1) del Concilio Vaticano II trova un forte richiamo al primato dell'ascolto della Parola di Dio. In religioso ascolto della Parola di Dio proclamandola con ferma fiducia, il sacro Concilio aderisce alle parole di s. Giovanni, il quale dice: " Vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo " (1 Gv 1,2-3).

Una seconda affermazione del Concilio (cf DV 8) esprime come la Chiesa, nel suo mistero e nella sua stessa istituzione, sia profondamente connessa alla l.: sa di trovare nell'ascolto la legge della sua crescita nella storia. " Questa tradizione, che trae origine dagli apostoli, progredisce nella Chiesa sotto l'assistenza dello Spirito Santo: infatti la comprensione, tanto delle cose quanto delle parole trasmesse, cresce sia con la riflessione e lo studio dei credenti, i quali le meditano in cuor loro (cf Lc 2,19 e 51), sia con la profonda intelligenza che essi provano delle cose spirituali, sia con la predicazione di coloro i quali con la successione episcopale hanno ricevuto un carisma certo di verità. La Chiesa, cioè, nel corso dei secoli, tende incessantemente alla pienezza della verità divina, finché in essa giungano a compimento le parole di Dio ".

Infine, la DV afferma la presenza dello Spirito nelle Scritture che ieri come oggi dovrà guidare il credente. Ma la Sacra Scrittura dev'essere letta e interpretata con lo stesso spirito con cui fu scritta (cf DV 12) per concludere con l'affermazione della condiscendenza della eterna Provvidenza (cf DV 13).

Questo insegnamento del Concilio, che ripropone urgentemente l'uscita dal secolare " esilio delle Scritture ", segna il ritorno della Scrittura nelle mani del popolo di Dio, come libro della fede, che nutre la speranza ed è generata dalla carità!

I. La tradizione dei Padri sino al sec. XIII si trova compendiata in queste affermazioni: la l. si propone come il metodo per eccellenza della spiritualità ecclesiale nell'ascolto della tradizione profetica del popolo di Dio che, soprattutto dall'esilio in poi, vi troverà la sua offerta profetica del proprio cammino di fede nella storia. Gesù innesta il suo manifesto messianico in questo contesto (cf Lc 4,16-19) di l. Ma questa non conduce l'esperienza cristiana a una religione del Libro sacro; il cristianesimo nella eredità migliore profetica del primo Testamento, si propone come fede nell'alleanza che Dio stipula con gli uomini e le donne di tutti i tempi, di ogni razza e cultura, attraverso la pedagogia profetica di Israele, in cui s'innesta Gesù con la sua offerta messianica come compimento della Parola con la sua kenosi e la sua pasqua. La Chiesa peregrinante per il regno, dove ogni uomo e donna giungessero alla visione del Padre, nel perfezionamento dell'amore a Gesù conclude, quindi, la sua missione messianica aprendo la mente dei suoi discepoli alla " intelligenza delle Scritture ". Ed è nella perseveranza di questi ammaestramenti che " il cuore dei discepoli " ardeva nel petto mentre Gesù conversava con loro in quel misterioso cammino pasquale verso Emmaus (cf Lc 24,13-35).

I Padri poterono così parlare di una l. quadripartita espressa nella l. delle Scritture e che continuava nella l. dei Padri; quindi nella l. della natura e del creato. Infine, la l. si proponeva come l. della Parola accolta nella coscienza che giunge come risposta concreta all'accoglienza della Parola. Il primo gradino, dunque, della l. si propone con la l. dell'AT e del NT. La liturgia della Chiesa è il luogo teologico per eccellenza di questo primo gradino, in cui la l. diventa celebrazione dell'evento pasquale della morte, risurrezione e del dono dello Spirito Santo ai credenti (cf At 1).

S. Gregorio Magno, vissuto al termine della grande tradizione patristica, alla fine dell'impero di Roma, nell'incontro con i nuovi popoli si presentava come testimone qualificato della tradizione precedente aperto al nuovo della storia. La sua catechesi su Giobbe, su Ezechiele, sui Vangeli era carica di espressioni spirituali che garantivano la l. " Quanto abbiamo meditato su Giobbe, crediamo che si attui in ogni membro della Chiesa. La verità di un fatto già adempiuto non dovrà farci perdere di vista ciò che rimane ancora da compiersi ".1

Gregorio poteva così parlare della Scrittura che cresce con il lettore.2 Tutta la letteratura cristiana antica giunge perciò come un commentario alle Scritture, con la legge del senso plurimo: senso letterale e spirituale, studiato in modo esauriente da H. de Lubac.3

La DV al n. 16 accoglie come sintesi teologica quanto la tradizione della Chiesa propone sulla l. dei due Testamenti. " Dio dunque è ispiratore e autore dei libri dell'uno e dell'altro Testamento. Egli ha sapientemente disposto che il NT fosse nascosto nell'Antico e l'Antico diventasse chiaro nel Nuovo. Infatti, anche se Cristo ha fondato la nuova alleanza nel sangue suo, tuttavia i libri dell'AT, integralmente assunti nella predicazione evangelica, acquistano e manifestano il loro pieno significato nel NT e a loro volta la illuminano e la spiegano ".

Alla Scrittura la tradizione aggiungeva i Padri della Chiesa. Ma sullo sviluppo dinamico della Parola, come espresso da Gregorio Magno, possiamo includere quella letteratura, eco della proposta biblica, che rende attuale la Parola delle Scritture. Agostino poteva così dire che la carità è il criterio ermeneutico permanente della l.

II. La l. oltre la Scrittura. La tradizione della l. conduceva perciò alla natura. Il mondo visibile diveniva libro aperto per salire a Dio e da Dio discendere alla storia dell'uomo! La dottrina trinitaria, l'esemplificazione divina delle cose, illumina la mente del credente a vedere dovunque l'immagine del Signore. Un papa, Giovanni XXIII, allargava il quadro della Parola di Dio alla lettura dei segni dei tempi.

Infine, il libro della coscienza o del cuore. E nella coscienza che si compie e si percepisce l'adempimento della Parola. A questo punto presentiamo la riflessione di Tommaso d'Aquino come pagina conclusiva della riflessione sulla l. La " missione ", operazione trinitaria nella storia, conviene a quel " modo nuovo " con cui la Persona divina si dice inviata alla creatura. C'è un modo comune con cui Dio è presente in tutte le cose per la sua essenza, presenza e potenza, come la causa è presente nei suoi effetti e partecipa la sua bontà in essi. Ma sopra questo modo comune, esiste un modo speciale che conviene alla creatura razionale, per cui Dio è presente come l'idea è impressa nella nostra mente, ma soprattutto come l'amato è presente nell'amante. Il latino di Tommaso è di una rara efficacia: " Super istum modum autem communem, est unus specialis, qui convenit creaturae rationali, in qua Deus dicitur esse, sicut cognitum in cognoscente et amatum in amante ". La creatura razionale con il suo operare, conoscendo e amando, raggiunge lo stesso Dio. Questo modo speciale non solo si esprime col dire che Dio è nella creatura ragionevole, ma che Dio abita in essa come nel suo tempio.

" ...Quo libere possumus uti vel frui Divina Persona ".4 Tommaso suppone l'insegnamento di Gesù: Gv 14,23: " Se uno mi ama, osserverà la mia Parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui ". A questo punto la l. si apre alla costante lectio profetica delle Scritture, che i Padri ci hanno tramandato con la legge del " senso spirituale delle Scritture " che segue l'attualità profetica della Parola " oggi "!

L'esperienza mistica, come sviluppo della fede nel mistero pasquale, apre orizzonti sconfinati alla l. sempre nuovi! Agostino poteva perciò affermare la provvisorietà delle stesse Scritture nella maturità della fede, della speranza e della carità.

Note: 1 Mor. XXXV, 20: PL 76,779D; 2 Hom. in Ez., Lib. II, 4: PL 76, 980, I; 3 Storia e Spirito, Roma 1971 e in Esegesi medievale, Roma 1962; 4 STh I, q. 43, a. 3.

Bibl. Aa.Vv., Ascolto della parola e preghiera. La " lectio divina ", Città del Vaticano 1987; B. Baroffio, La mistica della Parola, in La Mistica II, 31-46; E. Bianchi, Pregare la Parola. Introduzione alla " lectio divina ", Torino 1974; Id., Dall'ascolto della Parola alla predicazione. Traccia per la " lectio divina ", Magnano (BI) 1983; G. Giurisato, Lectio divina oggi, Bresseo di Teolo (PD) 1987; J. Leclercq, s.v., in DIP V, 562-566; M. Magrassi, s.v., in DES II, 1411-1414; M. Masini, La " Lectio divina ". Teologia, spiritualità, metodo, Cinisello Balsamo (MI) 1996; J. Rousse, s.v., in DSAM IX, 470-487.



Autore: B. Calati
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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