Lavoro


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Premessa. Il mondo del l., segnato da una particolare complessità (sviluppo tecnico e scientifico, specializzazione e concorrenza a volte spietata, disoccupazione e insorgenza di un nuovo proletariato intellettuale...), si presenta spesso non soltanto come fonte di promozione e di sviluppo, ma come alienazione, sfruttamento, occasione di lotta e di emarginazione. In questa tessitura il tema di una mistica del l., cioè il l. come luogo e spazio per l'incontro personale dell'uomo con Dio, sembra non soltanto problematico, ma una vera utopia.

I. Nella Scrittura. La Bibbia non considera il l. in sé, ma nell'ambito più vasto della vita dell'uomo. Fin dai primi capitoli della Genesi, il l. costituisce una dimensione essenziale dell'esistenza e una benedizione di Dio (1,28); la destinazione al l. fa parte dei doni paradisiaci ed è un aspetto dell'iniziativa creatrice di Dio (2,15). Il l. si presenta come partecipazione alla stessa attività divina: il Dio creatore è un Dio che lavora e si riposa (1-2,4). Il peccato offusca il senso originario del l.; la fatica e la sterilità sono espressioni del castigo divino (3,17-19; 3,23-24). Il l. diventa occasione di affermazione dell'uomo in contrasto con Dio (11,1-9) e di lotta fra gli uomini (4,11). Questa visione negativa del l. si riscontra in ogni periodo della storia di Israele (cf Es 1,8-14; 2 Sam 12,31; Qo 2,22-23). Tuttavia, il l. è visto anche nella sua dimensione positiva originaria come prolungamento della creazione divina (cf Sal 104,14-15; Sap 9,2-3). Il l. realizzato al servizio di Dio è ammirato ed esaltato (cf Gn 6,13-16; Es 35,4-39,42; 1 Re 5,16-7,51). Dio stesso ha lavorato nella creazione (cf Prv 8,22-31). Il NT non presenta una trattazione specifica sul l. ma offre degli spunti significativi. Gesù di Nazaret non è soltanto " carpentiere " e " figlio del carpentiere " (Mc 6,3; Mt 13,55). Egli ha lavorato mediante la sua predicazione, i suoi miracoli, la sua passione e morte, tramite tutte le opere per il nostro riscatto. L'operare di Gesù è l'operare di Dio Padre (cf Gv 5,17). Inoltre, egli insegna il modo di lavorare: come figli nella casa del Padre, guidati dalla sua cura provvidente (cf Mt 6,31-32), consapevoli del giusto valore delle cose di questo mondo (cf Gv 6,27), al servizio dei fratelli (cf Mc 10,45). Per Paolo il l. è un valore da realizzare al servizio del proprio e altrui sostegno e mezzo per esercitare la carità (cf 2 Ts 3,10-12; At 20,33-35). Il cristiano non deve rendersi schiavo dei beni creati né delle opere delle sue mani; tramite il l. è chiamato ad elevare se stesso e tutte le creature, rendendole partecipi della libertà dei figli di Dio (cf Rm 8,19).

II. Nella storia. Il monachesimo ha visto nel l. uno strumento fondamentale di crescita spirituale; tuttavia, il l. non deve esaurire le forze né fisiche né spirituali e deve favorire la preghiera. Tanto in Oriente come in Occidente l'idea che il l. conduca all'ascesi e la sorregga, è chiara e diffusa.

Il Magistero della Chiesa ha rivolto, negli ultimi decenni, una particolare attenzione alla teologia e alla spiritualità del l., oltre che alla sua dimensione morale e ha difeso la dignità del l. quale espressione della persona umana. Il Concilio Vaticano II scorge nel l. umano, dal più rilevante ed impegnativo (politica, economia, professioni liberali...) fino al più semplice e umile, una partecipazione all'opera creatrice e redentrice di Cristo, inserendolo pienamente nell'orizzonte della salvezza individuale e storica (cf GS 35; 36; 67; 76).

Sulla stessa linea, Giovanni Paolo II considera il l. nella sua capacità di sviluppare tutto l'uomo e tutti gli uomini; di renderli solidali e capaci di rispondere alla chiamata trascendente di Dio. Nella misura in cui il l. instaura una società più umana, contribuisce non solo al progresso temporale, ma all'unione degli uomini con Dio e fra di loro (LE 27). Il CCC sintetizza gli stessi principi, sottolineando la sua capacità di " animazione delle realtà terrene nello Spirito di Cristo " (n. 2427).

La teologia contemporanea ha dato particolare rilievo alla dimensione umana e cristiana del l. (M.D. Chénu, Y. Congar, H. de Lubac, G. Thils) e all'esigenza d'impegno concreto per modificare le strutture che mortificano la dignità dell'uomo. Non mancano, tuttavia, correnti di pensiero che dopo il Vaticano II esprimono le loro riserve nei confronti dell'uomo come dominatore della natura, che mettono in luce l'esigenza di un rapporto gratuito con essa e che vogliono ricuperare un'immagine di Dio che invita l'uomo non soltanto a lavorare, ma a condividere il suo riposo.

Conclusione. Il l. umano si presenta al cristiano come una delle sue grandi sfide e una delle vie fondamentali per entrare in intima e misteriosa comunione con Dio. Liberato dalla schiavitù del peccato e animato dallo Spirito, l'uomo deve vivere fino in fondo la sua condizione di figlio di Dio e trasformare profondamente il mondo del l., le sue condizioni, strutture, leggi. Malgrado la fatica e l'apparente sterilità del suo l., frutto del peccato, egli deve riscoprire il creato come la casa del Padre, quindi dei figli, per coltivarlo e usufruirne in dialogo con Dio e al servizio dei fratelli. Sulla scia della spiritualità benedettina, deve " costruire la terra guardando il cielo e giungere al cielo, costruendo la terra " (L.M. Etcheverry Boneo). Assoggettando le creature per amore al Padre e ai fratelli, l'uomo è chiamato ad inserirsi, già nel tempo, nel dinamismo trinitario nel quale il Verbo dona eternamente al Padre tutta la vita da lui ricevuta. Tramite il suo l., l'uomo animato dallo Spirito deve imprimere il suo soffio, il suo ordine e la sua vita nel mondo, restituendo con Cristo al Padre la terra, se stesso, i rapporti umani, tutte le realtà terrene, trasfigurate. Così, l'uomo diventa partecipe non soltanto del mistero della creazione e della redenzione, ma della stessa vita intima delle Persone divine.

Bibl. Aa.Vv., Spiritualità del lavoro nella catechesi dei Padri del III-IV secolo. Convegno di studio e aggiornamento, Roma 15-17 marzo 1985, Roma 1986; Aa.Vv., Lavoro e riposo nella Bibbia, Napoli 1987; L.B. Archideo, Visión cristiana del mundo y educación, Buenos Aires 1972; A. Bonora, s.v., in NDTB, 776-788; M.D. Chénu, Per una teologia del lavoro, Torino 1967; J. Escrivá, Il lavoro rende santi, Cinisello Balsamo (MI) 1997; P. Lamarche - A. Quacquarelli - P. Vallin, s.v., in DSAM XV, 1186-1250; G. Thils, Teologia delle realtà terrene, Alba (CN) 1968; V. Truhlar, Il lavoro cristiano. Per una teologia del lavoro, Roma 1966.




Autore: E.C. Rava
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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