Lanspergio


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I. Vita e opere. Nato nel 148890 a Landsberg (da cui il soprannome latino Lanspergius) nell'Alta Baviera, Giovanni Gerecht nel 1509 entrò nella Certosa di Santa Barbara, a Colonia, divenendone nel 1523 vicario ed anche maestro dei novizi. Nel 1530 fu nominato priore della Certosa di Vogelsang ma, a causa del clima malsano, nel 1534 fu costretto a ritornare nella Certosa di Colonia, dove ancora giovane morì santamente l'11 agosto 1539. L'edizione più accessibile degli scritti di L. è quella curata dalla Certosa di Montreuil-sur-Mer nel 1888-1900, in cinque volumi. I primi tre contengono i sermoni, gli ultimi due volumi gli opuscoli spirituali e le lettere di direzione, cioè la parte teologicamente più rilevante della produzione lanspergiana. Tanto nello Speculum christianae perfectionis, quanto nell'Enchiridion christianae militiae, L. esorta ogni fedele (sia religioso che laico) a progredire verso la perfezione della vita cristiana. I due libri degli Alloquia Jesu Christi ad quamvis animam fidelem sono redatti come un discorso rivolto da Gesù stesso all'anima; la terza e la quarta parte del primo libro hanno avuto nei secoli una straordinaria fortuna e sono state spesso pubblicate a parte con il suggestivo titolo: Una lettera di Gesù Cristo. Va ricordata, infine, la Pharetra divini amoris, una ricca raccolta di preghiere e di aspirazioni da usare nelle diverse occasioni per facilitare la vita spirituale: " Ogni anima innamorata di Dio deve sforzarsi di trasformare tutta la sua vita e ogni sua azione in una preghiera continua e costante " (Praefatio).

II. Dottrina. Con una sensibilità teologica eccezionale per il suo tempo, nei suoi scritti L. si mostra un fermo sostenitore della chiamata di ogni uomo alla santità, intesa come intima unione d'amore con Dio. Proprio per illustrare questo principio fondamentale, il figlio di s. Bruno ( 1101), in tutti i suoi opuscoli spirituali (e non meno nelle sue numerose lettere di direzione), si sofferma in modo analitico ad indicare la maniera attraverso cui " ogni cristiano possa pervenire più facilmente alla vera pace, all'autentica purezza di cuore, alla riconciliazione e all'unione con Dio nella carità, poiché per questa unione siamo stati creati e ad essa siamo chiamati " (Speculum, t. 4, p. 249). Nella linea tipicamente certosina, già illustrata da s. Bruno, Guigo di Saint-Romain ( 1136), Guigo du Pont ( 1297), Ugo di Balma, Margherita d'Oingt, Ludolfo di Sassonia ( 1377), Domenico di Prussia ( 1460), Dionigi di Ryckel ( 1471), come pure secondo le indicazioni dei grandi mistici renani e fiamminghi, L. finalizza l'impegno ascetico ad una reale esperienza mistica: è necessario intraprendere un radicale cammino di purificazione interiore; si tratta di diventare sempre più puro spazio per Dio, nella più totale disponibilità alla infinita effusione d'amore divino, lucidamente pronti a lasciarsi avvolgere dall'abbraccio della somma Bontà. Nella prefazione della Pharetra, L. dichiara che occorre acquistare " la purezza del cuore, morire a se stessi e ad ogni amore disordinato sia verso di sé, sia verso le creature; si deve uscire da se stessi, dimenticarsi e sottomettersi con cuore indiviso a Dio e agli uomini per amore di Dio ". Più esplicitamente: " Dobbiamo cercare con ogni sforzo di acquistare la purezza del cuore con la quale siamo messi in grado di accogliere in noi l'irradiazione della grazia divina, diveniamo capaci di fissare stabilmente in Dio il nostro amore e di vivere il dono totale di sé nella perfetta abnegazione. Questa abnegazione totale (...) è la chiave con la quale sempre viene aperta all'uomo la porta per entrare in Dio e a Dio per entrare nell'uomo ". La stessa solitudine e il silenzio, così tipici della vita certosina, acquistano infatti il loro vero senso solo nella dimensione dell'intima unione d'amore con Dio. Le quaranta regole di vita spirituale presentate nella Lettera non costituiscono, dunque, che una riproposizione analitica di quella logica dell'amore ordinato (caratteristica dello spirito della Certosa) che, nel riconoscere a Dio il supremo valore, finisce al tempo stesso con l'individuare nell'umanità e nella sua drammatica storia ciò che Dio teneramente ama e ciò per cui, perfino, soffre. Ben a ragione, la logica insegnata e, prima ancora, praticata dal Cristo, nella prospettiva religiosa di L. può essere riassunta dalle tre seguenti puntualizzazioni: a. Dio solo; b. Dio, al di sopra di tutti e di tutto; c. tutti e tutto in Dio e per Dio. In realtà, si tratta di praticare quotidianamente (dentro e fuori la Certosa) una sorta di circolarità dei doni divini lasciando così a Dio stesso la libertà, ma anche la gioia di amare ogni uomo attraverso tutti gli uomini: se è vero che dopo l'Incarnazione, la passione e la morte del Cristo non si può amare Dio senza amare ogni uomo, è altrettanto vero che, nell'orizzonte di un'autentica purezza di cuore, non si può amare ogni altro uomo senza amare Dio " pienamente, fedelmente e instancabilmente ". Ogni uomo, secondo L., dovrebbe accogliere e generosamente comunicare a chiunque gli è prossimo l'ardente invito avanzato da Gesù Cristo nella Lettera: " Con un cuore perfettamente semplice e nudo, aderisci a me e offriti a me perché io ti possegga; resta con me in quell'unico istante che forma la mia eternità, dove non vi è né passato né futuro ".

Bibl. Opere: D. Joannis Justi Lanspergii Cartusiani, Opera omnia in quinque tomos distributa juxta exemplar coloniense anni 1693, editio nova et emendata, Typis Cartusiae Sanctae Mariae de Pratis, Monsterolii 1888-1890; Giovanni di Landsberg, Una lettera di Gesù Cristo, Roma 1990. Studi: Aa.Vv., Un itinerario di contemplazione. Antologia di autori certosini, Cinisello Balsamo (MI) 1986; G. Gioia, La divina filosofia. La Certosa e l'amore di Dio, Cinisello Balsamo (MI) 1994, 434-476; H. Rossmann, s.v., in DSAM IX, 230-238.




Autore: G. Gioia
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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