Itinerario mistico


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Premessa. Si parla spesso della via mistica o dell'i., indicando il percorso o lo sviluppo dell'esperienza. La vita del mistico si esprime con la metafora della strada che si percorre o la montagna che viene scalata. Così, vengono raffigurati la difficoltà e il peso di una distanza che non si può percorrere per conto proprio o senza la grazia divina. Ci s'immagina un progresso che supera le forze umane da una parte, ma di cui l'uomo, dall'altra parte, deve portare la responsabilità. Il progresso è la crescita dell'esperienza ed il suo approfondimento, che vengono immaginati come punti intermedi tra lo stadio del principiante e il punto d'arrivo del perfetto. Certamente, un i. ci permette di pensare la vita mistica secondo degli stadi, gradi o passi che si susseguono progressivamente, superando la distanza tra la vita umana e la vita divina.

I. L'i. viene descritto a posteriori dalla persona che cerca di comprendere la strada percorsa e riflette sulle esperienze precedenti, che hanno segnato la sua vita d'intimità con Dio. Si potrebbe dire che questa persona quardi d'alto in basso, ritracciando con lo sguardo il sentiero tortuoso percorso finora senza comprendere e senza un'idea generale della strada da percorrere.

Dall'attuale punto d'arrivo all'altezza panoramica, perfezione o meno, ella cerca di ricostruire la strada percorsa e, facendo questo, la sistematizza in un modello ideale. Il racconto autobiografico o biografico di una persona storica è sempre una costruzione immaginaria, che cerca di indicare sviluppi, fasi e periodi, cause, prospettive e presentimenti, ecc., che forse nell'attualità della realtà vissuta non potevano essere distinte. In questo modo, si costruisce un modello della realtà vissuta, spontanea e pre-riflessa, fissando, per mezzo dell'osservazione, una sequenza di " fatti " più o meno oggettivi.

II. I. come modello. Dal momento, però, che il resoconto (auto)biografico viene costruito come realtà conscia, questo diventa necessariamente un modello per la vita, modellando le esperienze future in modo consapevole ed intenzionale. L'i. spirituale, immaginato nel tentativo di una descrizione del percorso passato, prevede e determina gli sviluppi futuri attraverso un processo di coscientizzazione.

L'i., pertanto, non è altro che la costruzione immaginaria del processo d'incontro d'amore tra Dio e l'uomo creato. L'incontro stesso si fa nello spazio vuoto, che non appartiene a nessuno dei due. L'incontro è il risultato dell'i., senza che questo produca o coincida con l'incontro.

E pensabile che l'itinerante non arrivi mai all'incontro con l'altro che gli viene incontro.

III. Sviluppi. Da parte sua, il mistico si rende conto degli sviluppi successivi che possono essere percepiti nella propria vita umana come delle tracce. Tali sviluppi s'inseriscono nel contesto della realtà fisica, storica, culturale e sociale del mistico e, inevitabilmente, ne prendono la forma. Oltre questo lato umano-storico, l'i. viene soprattutto determinato dall'iniziativa amorosa di Dio Creatore. L'amore divino non può essere ridotto alla realtà umana e al contesto storico, anche se là s'inserisce trasformandoli. Di conseguenza, la descrizione immaginaria dell'i. cerca soprattutto di raffigurare ciò che non è immaginabile, comprensibile e descrivibile: cioè Dio che s'impone per propria iniziativa e a modo suo. Un progetto che di per sé sfocia in un fallimento, come sanno tutti i mistici. Il desiderio irresistibile di voler aggirare questo scoglio del linguaggio umano, spinge a ricorrere alla metafora, al paradosso, ai superlativi e alle contraddizioni, cioè a tutti i mezzi retorici che intendono superare i limiti del linguaggio umano aderendo alla retorica sottile della Parola divina, testimoniata nella Bibbia. La via mistica non è la strada percorsa dall'uomo, ma a rovescio la parte di strada che Dio percorre per venirci incontro. Le tracce di questo incontro, fuori del controllo dell'uomo e al di fuori delle sue capacità di consapevolezza, diventano consce come impronte trasformanti. Dio, che è forma senza forma, modo senza modo, in-forma e tras-forma le modalità della vita umana de-formata fuori della relazione con Dio, unico punto di riferimento della natura umana fino al punto in cui l'uomo muore la morte mistica, quando la ’forma' umana si perde nella ’forma' della vita divina. Quest'incontro d'amore si registra nell'esperienza umana come traccia di un processo d'annientamento totale, come i. nel deserto, come notte oscura. L'i. è lo sprofondamento di Dio nella realtà umana, scavandosi come ’tomba vuota', come assenza del volto amato e desiderato, come fuoco divorante, dolce piaga e rapimento incondizionato ed irresistibile. L'i., dunque, rassomiglia piuttosto al pellegrinaggio del popolo d'Israele nel deserto - in cui viene trasformato in popolo di Dio e adattato ai comandamenti divini - che a un viaggio che l'uomo possa intraprendere per conto suo.

IV. Stadi. I numerosi tentativi di sistematizzare l'i. distinguono tra diversi stadi o fasi di sviluppo. Quest'ultimo si registra soltanto come trasformazione della consapevolezza umana, segno della trasformazione sostanziale che Dio opera gratuitamente. Tale trasformazione divina del mistico va al di là della dimensione del tempo e dello spazio, pur esprimendosi nelle categorie umane della storia della salvezza. Esistono diversi sistemi per rappresentarsi questa trasformazione amorosa. Il sistema più classico, nella tradizione cristiana, è quello proposto da Origene che distingue tra principiante, proficiente e perfetto. In ogni sistema si distingue l'origine della via mistica che sta nell'iniziativa di Dio: il tocco divino, la vocazione, la conversione o il breaktrough della realtà divina. In tanti modi si esprime il carattere istantaneo di questa esperienza, gratuita, travolgente, incondizionata, passiva, e al di fuori di ogni controllo dell'uomo. Fondamentalmente, c'è la scoperta che l'uomo è creato ad immagine di Dio. Quest'esperienza mette in moto un processo di trasformazione successiva, che si svolge nel tempo della vita umana. Nella seconda fase del progresso, la trasformazione divina viene interiorizzata, consciamente e con l'aiuto della grazia, fino al punto da determinare le strutture intenzionali del mistico. Nella terza o ultima fase della perfezione, il mistico contempla in se stesso l'opera divina, che si realizza nel suo intimo malgrado lui. Qui la consapevolezza della realtà umana, trasformata da Dio, scompare per dar luogo alla contemplazione passiva dell'amore divino, in cui l'uomo e la consapevolezza umana scompaiono per sempre. L'essenza di ogni tentativo di sistematizzazione dev'essere, però, l'abolizione necessaria del sistema, perché questo appartiene ancora alla realtà umana che viene superata in Dio.

L'i., in conclusione, non è più che un modo umano di comprendere il fatto misterioso che Dio gratuitamente viene incontro all'uomo, rendendolo partecipe della vita divina.

Bibl. H. Blommestijn, Die Schlängelwege der Mystik, in Aa.Vv., Mystik. Ihre Struktur und Dynamik, I, Düsseldorf 1983, 58-70; Id., Progrès - Progressants, in DSAM XII, 2383-2405; Id., Découverte de soi-même ou quête de Dieu: l'itinéraíre de soi en Dieu chez Maître Eckhart, in Studies in Spirituality, 1 (1991)1, 75-95; Id., Imago Dei in Guglielmo di Saint-Thierry, in Ch.-A. Bernard (cura di), L'Antropologia dei Maestri Spirituali, Cinisello Balsamo (MI) 1991, 145-162; Id., Initiation into Love: The Mystical Process according to John Ruusbroec (1293-1381), in Studies in Spirituality, 2 (1992), 99-126; Id., Growing toward Likeness: Gerard Zerbolt of Zutphen, in Studies in Spirituality, 6 (1996), 73-102.




Autore: H. Blommestijn
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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