Italia


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Premessa. Nei primi secoli dell'era cristiana, con la diffusione e il consolidamento della fede nelle regioni della penisola italiana si ha il formarsi, in ognuna di esse, di un patrimonio proprio cristiano segnato, in un primo momento, dall'incontro tra la fede cristiana e il carattere delle singole popolazioni, sviluppato poi negli aspetti concreti del rapporto fede e vita.

La pietà di queste popolazioni si sviluppa come altrove nel mondo cristiano, mentre l'ascesi e la ricerca più profonda di Dio si nutrono con la spiritualità del martirio e della verginità, presente nelle prime generazioni cristiane e ripresa poi anche dal movimento monastico che, con la sua ampia diffusione nell'antichità cristiana e nell'alto Medioevo, svolge il ruolo di protagonista e guida della vita spirituale, legata profondamente alle fonti biblico-patristiche.

Se, nell'alto Medioevo, da una parte è possibile conoscere le più cospicue espressioni della spiritualità monastica, d'altra parte non sono molte le testimonianze sulla vita di pietà delle popolazioni italiane. Tale silenzio esprime anche l'esistenza di un diffuso scarso interesse per la vita spirituale. Ciò è dovuto, infatti, non solo alla distruzione di gran parte della documentazione relativa ad essa, ma anche all'ignoranza, alle precarie condizioni di vita, al basso livello di aspirazioni spirituali, a numerosi comportamenti immorali nel clero, a diffusa superstizione, contro cui lottavano Concili e Sinodi provinciali e locali.

I. I secc. IX-X. Già dal sec. IX, comunque, è possibile notare una caratterizzazione della vita di pietà del popolo attraverso il crescente culto mariano, il dilagante fenomeno delle reliquie e il devoto pellegrinaggio. Per la devozione mariana si può ricordare l'opera di monaci greci in Roma. L'interesse e il culto delle reliquie assumono aspetti eclatanti rispetto alle forme precedenti; si registrano così clamorose traslazioni di reliquie (per es. nell'anno 829 il corpo di s. Marco da Alessandria a Venezia, nel 1087 quello di s. Nicola da Mira a Bari); non mancano sensazionali furti di reliquie e si ha pure la propagazione di false reliquie, come quella del Sangue di Cristo a Mantova, di cui lo stesso Carlo Magno ( 814) chiedeva informazioni a papa Leone III ( 816). Meta dei pellegrini, che trovavano ospitalità presso i monasteri ubicati lungo le strade più frequentate, erano i santuari dispersi lungo la penisola che di fatto costituivano centri di pietà e di fede. E il pellegrinaggio verso Roma, in cui la tradizione cristiana si univa, esaltandola, a quella imperiale, continuava il ricordo e la celebrazione della romanità.

Sul finire del primo millennio la cristianità italiana, specialmente nel meridione con l'incontro di civiltà e di popoli diversi, accosta tra loro varie tradizioni spirituali. Un indizio di ciò è la diffusione, in traduzione, di due testi greci (la Vita di S. Maria Egiziaca, e la Penitenza dell'arcidiacono Teofilo). La rifioritura di queste e di altre forme letterarie intese a edificare l'animo devoto e popolare, dev'essere inquadrata nel rinnovato fervore religioso che rianimava, sotto la spinta di papi e sovrani franchi, tutta la " societas christiana ", con riflesso anche nell'arte religiosa, collegata alla tradizione paleocristiana e su cui si innesterà lo sviluppo vigoroso dell'architettura sacra nello stile preromanico e poi romanico.

II. I secc. XI-XII. L'evoluzione delle condizioni generali di vita, la maturazione della coscienza religiosa, lo sviluppo delle scuole e delle Università, l'affermarsi della riforma gregoriana e la diffusione di nuove istituzioni in campo ecclesiastico e civile costituiscono i fattori che determinano nei secc. XI-XII lo sviluppo in Italia di un ricco e complesso mondo spirituale, legato ancora all'universalismo medievale. Nelle sue espressioni più rilevanti e multiformi è possibile cogliere alcune costanti.

La tradizione biblica e patristica viene riassimilata nel quadro di una " dottrina sacra ", base e coronamento della vita spirituale. Alla riflessione si unisce un tono di " affetto ", in cui affiora una nuova sensibilità religiosa, come sta accadendo parallelamente in Francia. Alla riflessione sull'Incarnazione si unisce la discussione sulla creazione dell'uomo, sul senso della vita e sulla posizione delle singole categorie dei fedeli nell'unica società dei credenti. Ci si interroga pure circa i rapporti tra il potere ecclesiastico e quello civile, tra storia ed escatologia e si partecipa in modo vasto e con passione al dibattito suscitato da voci di dissenso in campo dottrinale e teologico e dai vasti movimenti socio-religiosi del tempo; mentre si centra anche l'attenzione sul problema dello studio delle lettere e del suo ruolo nell'ascesa verso Dio. In questo contesto non mancano scrittori che, nel solco dei Padri della Chiesa, cercano un accordo tra cultura e desiderio di Dio, tra speculazione filosofico-teologica e vita interiore.

Negli ambienti monastici e canonicali del tempo, e in particolare in quello cistercense, è uso comune la riflessione sapienzale sulle Sacre Scritture, commentando il testo sacro con la Bibbia stessa, e al tempo stesso si assicura l'unione tra teologia e spiritualità, tra fede e contemplazione. Gli sviluppi della cultura religiosa, con i contributi di s. Bruno di Segni ( 1123) e di s. Pier Damiani, orientano verso l'approfondimento dei testi biblici in senso spirituale ai fini di una contemplazione che anima le numerose correnti ascetiche del tempo e che si rifà alla concezione origeniana. La familiarità con la Bibbia aiuta anche a trasformare in immagini mistiche ogni realtà. E, con base nella tradizione classica e alla luce della rivelazione cristiana, si considera e si contemplano la natura e il creato, giungendo alla scoperta di un universo simbolico, dal pregnante significato spirituale, allusivo di realtà superiori.

Da un punto di vista generale, quindi, pur non mancando zone d'ombra, si può affermare che nei secc. XI-XII la cultura e la spiritualità dell'ambiente italiano dipendono da tre fonti: natura, tradizione letteraria e rivelazione (Bibbia e Tradizione-Padri). Nel meridione, poi, ancora si avvertono gli influssi di origine bizantina.

Lo sviluppo della cultura e delle discipline sacre in quel tempo però non esauriva tutti i problemi della riforma della Chiesa in relazione alla vita spirituale del popolo di Dio. In particolare quello della cura delle anime da parte di zelanti e santi pastori, e in questo contesto si rifletteva sulla funzione regale, sacerdotale e profetica della Chiesa, di cui i santi e gli uomini spirituali erano considerati i principali esponenti. Tra questi emerge la figura emblematica, anche se ambigua, di Gioacchino da Fiore ( 1202).

Ad alimentare la pietà individuale iniziavano poi a circolare raccolte di preghiere, che si aggiungevano alla diffusione dei " miracula et exempla " e dei " leggendari ". In mezzo al popolo, oltre a continuare la devozione mariana stimolata pure dalla nascita di nuovi santuari, si diffondono le correnti dei pellegrinaggi a Compostella e a Roma, nonché in Terra Santa, mentre la considerazione dell'umanità di Cristo spinge al desiderio di associarsi alla sua passione, specialmente attraverso la flagellazione, la cui pratica avviene non solo fra i monaci e gli eremiti, ma anche fra ecclesiastici e laici, nobili e non. E sono proprio i laici ad acquistare, nella vita spirituale del tempo, un posto sempre più significativo nella Chiesa e un ideale comunitario, caratterizzato da precisi impegni di preghiera e di carità, di assistenza e di ospitalità, specialmente attraverso la vita associativa in confraternite già dal sec. XI e in altri gruppi di uomini e donne, coniugati e celibi, nella seconda metà del sec. XII.

III. Dal sec. XIII al XV. Nel corso del sec. XIII, segnato da un forte clima estatico ed ascetico, si presentano soprattutto il grandioso fenomeno della nascita e del rapido sviluppo degli Ordini mendicanti e l'altro, non meno complesso, dei moti pauperistici e caritativi e degli sconvolgimenti mistico-sociali. Ai mendicanti si deve un particolare e notevole apporto nel rendere più accessibile il patrimonio spirituale della tradizione cristiana con traduzione di testi in volgare. E i maestri di questi stessi Ordini contribuiscono non poco allo sviluppo della teologia, che giunge al suo culmine nelle grandiose sintesi di cultura e di pensiero di s. Bonaventura e di s. Tommaso d'Aquino, pur diverse tra loro. Accanto a questo poderoso sviluppo del pensiero teologico - che si andava però articolando verso indirizzi e metodi sempre più speculativi, i quali con il passare del tempo condurranno ad una scissione tra teoria e prassi di vita - nello stesso sec. XIII si ebbe una vasta fioritura della spiritualità.

Con il Cantico delle creature e con altri scritti s. Francesco viene ad offrire una nuova visione globale e radicale del creato, con superamento della precedente tradizione ascetica del " contemptus mundi ": egli contempla e canta con piena libertà tutto il creato, e pone in evidenza il rapporto nativo tra Dio e la creazione, la fiducia nella paternità divina con cui l'uomo può rivolgersi a Dio, sperimentare e costruire la fratellanza universale. Le prime generazioni francescane, infiammate dall'esempio e dall'insegnamento del loro padre serafico, sviluppano " il sentire vicine tutte le cose e il farsi sentire vicine ad esse, il partecipare di ogni gioia e di ogni dolore, il risolvere ogni contrasto nella pacificazione dell'animo ", quindi attuano, in opposizione alla dottrina catara, la riconciliazione con il creato, che diviene passo verso la contemplazione divina e rivivono nella preghiera e nell'amore, le sofferenze di Cristo crocifisso.

Su queste linee Bonaventura da Bagnoregio giunge, poi, a costruire un vero e proprio sistema o itinerario spirituale di cui la chiave è il desiderio di Dio. Tale percorso è intrapreso dall'uomo spirituale nell'ascesa dal creato all'increato e si nutre di devozione e ammirazione all'umanità di Cristo. Altra espressione vigorosa della spiritualità fiorita nella famiglia francescana è quella della b. Angela da Foligno, dalla forte e ricca esperienza estatica e dall'originalità e singolarità della concezione cristocentrica del cammino ascetico che sfocia nell'unione mistica con Cristo stesso mediante un'integrale e perfetta unità con Dio concepito come Bontà e Bellezza, mentre, all'interno della corrente degli spirituali, uno dei più noti laudesi del Medioevo, il poeta mistico Jacopone da Todi, riprende il motivo ricorrente dell'epoca sull'" albero della contemplazione ", in cui è simbolizzato l'itinerario spirituale nell'ascensione a Dio fino all'unione con lui. Lo stesso Jacopone sottolinea la considerazione delle sofferenze di Cristo come invito alla penitenza rigorosa, al distacco e all'annichilimento. Voce dello spiritualismo minoritico del tempo, contribuisce all'accentuazione dell'amore fino a piangere perché " l'Amore non è amato". L'unione mistica si effettua per mezzo dell'amore.

Sulla scia di questo tipo di letteratura, pie donne, specialmente terziarie, sono promotrici di una mistica pratica, fondata sulla consacrazione a Cristo attraverso la penitenza e la contemplazione estatica, come ad esempio è dato riscontrare in s. Margherita da Cortona ( 1297).

L'apporto, invece, più cospicuo nell'ambito dei domenicani è rappresentato dalla Legenda aurea di Jacopo da Varazze ( l298). Tale opera, dal tenue e delicato gusto evocativo cui si aggiungono in qualche momento elementi drammatici ed ingenui, conosce una vasta diffusione nei secc. XIII-XIV anche per via d'un volgarizzamento italiano, cui tennero dietro traduzioni in tutte le lingue.

È pure da ricordare come nel sec. XIII, per vari fattori tra cui il miracolo di Bolsena (1263) e altri simili in altre località, si ha una crescita e uno sviluppo decisivo del culto eucaristico. In breve, si avverte il problema della frequenza alla Comunione, di cui tratta anche s. Bonaventura. Comunque, la Comunione quotidiana o frequente rimane ancora un fatto non comune. La devozione all'umanità di Cristo, che si afferma sempre più anche per i rinnovati contatti con i luoghi santi della Palestina, viene testimoniata da intitolazioni di chiese e di monasteri, mentre con esplicito richiamo alla devozione mariana, incrementa le forme di pietà, come quelle tipiche della " compassio " e del " planctus ".

Rispetto a questo altissimo clima estatico ed ascetico, l'atmosfera del sec. XIV appare caratterizzata da una maggiore calma. Certamente non mancano personaggi e slanci di vibrante ardore mistico (è sufficiente qui ricordare s. Caterina da Siena) o di accesi momenti pauperistici (come fu l'azione dei gesuati). Nel suo complesso però la vita religiosa e spirituale si esprime all'interno di una società borghese e comunale più solida e compatta, favorendo, con il superamento di molti conflitti rivoluzionari, un maggior peso della meditazione ascetica rispetto all'entusiasmo e al fervore nascenti dalle visioni mistiche ed estatiche. Ciò viene confermato dal paragone tra la visione poetico-religiosa della Commedia di Dante ( 1321) (con cui si può ritenere conclusa la letteratura religiosa del Duecento) e quella di Petrarca ( 1374), priva di slanci eccelsi e tutta raccolta in sé, in un'analisi-colloquio della propria coscienza che vuole collegarsi spiritualmente e culturalmente con il " classico " della confessione ascetica, s. Agostino. I commentatori della Commedia dantesca, accanto ad influssi e imitazioni, si mostrano nei riferimenti religiosi più attratti da aspetti allegorici o da alcuni elementi sparsi. Si diffondono anche poemi allegorico-didattici, come il Quadriregio del vescovo domenicano Federico Frizzi, le rime di Simone Serdini, e persino la poesia giocosa di Pieraccio Tebaldi. Non mancano poi accenti religiosi, seppur frammentari e saltuari, in altra produzione poetica del tempo, come nelle liriche di Giannozzo Sacchetti o nei versi freschi ed ingenui di Antonio Pucci.

Guardando alla vera e grande letteratura religiosa del sec. XIV si può notare che continuano le laudi sacre, di ispirazione teologica precisa e di pregevole espressione linguistica (come ad esempio la produzione di Bianco da Siena e quella fiorita negli ambienti dei flagellanti). Contemporaneamente, si accentua il carattere della spettacolarità delle rappresentazioni sacre, come avviene ad esempio ad Orvieto e in altre città. Contro tale tendenza si ha la reazione della corrente devota dei Bianchi, che tenta anche di rinnovare questa produzione sacra improntandola maggiormente al rinnovamento della società cristiana, da esprimersi in precise attività caritative.

È anche da segnalare la diffusione della traduzione in volgare di capolavori dell'epoca, quali la Vita Christi di Ludolfo di Sassonia ( 1378), e la volgarizzazione di antiche Regole e costituzioni monastiche. Specialmente in Sicilia si hanno pure versioni delle opere di s. Gregorio, mentre in altre regioni si hanno traduzioni di s. Agostino e di Padri greci, apocrifi e di preghiere (tra cui Anima Christi). Pure significative per l'influsso esercitato in correnti eterodosse sono le versioni dello Specchio delle anime semplici, e di scritti di Arnaldo da Villanova ( 1311), caratterizzati da uno spiritualismo esagerato e da mistica iniziatica e che hanno una discreta accoglienza in alcuni ambienti religiosi.

Gli aspetti e le forme della migliore produzione letteraria religiosa si colgono negli ambienti degli Ordini religiosi, soprattutto tra i domenicani e i francescani. Di questa produzione senz'altro la più notevole è quella legata a s. Caterina da Siena, dall'ammirevole comunicazione della sapienza acquisita nell'assimilazione dei misteri della fede rivissuti mediante carismi particolari. Vicino ad essa è da ricordare il suo fedele discepolo Neri Paliaresi.

Ancora nell'ambito domenicano, con notevole capacità di rendere i fatti religiosi materia quotidiana d'esperienza e di vita, senza con questo allontanarsi da solida dottrina, è da ricordare Domenico Cavalca, con la sua volgarizzazione delle Vita dei santi Padri e i suoi scritti ascetici originali; Jacopo Passavanti ( 1357), a cui si deve lo Specchio di vera penitenza. E infine: Bartolomeo di S. Concordio, autore di scritti didattici, e il predicatore Giordano da Pisa, dall'ampia cultura e ricchezza spirituale, che diffuse in meditazioni ascetiche e nella fustigazione dei costumi della società del suo tempo.

Un cospicuo numero di autori spirituali caratterizza, con gli aspetti della passione, lo svolgimento della mistica in ambito francescano, come Giacomo da Milano, con il suo Stimulus amoris; Giovanni della Verna ( 1322), coi Gradi dell'anima; Ubertino di Casale ( 1328 ca.), autore dell'Arbor vitae crucifissae e Angelo Clareno ( 1337) con le sue profonde meditazione politico-ascetiche. Si può anche ricordare Ugo Panziera ( 1330), che tratta dei rapporti tra vita attiva e vita contemplativa. Invece, al ricordo e alla trasmissione del messaggio di s. Francesco sono legati i celebri Fioretti e lo Speculum perfectionis.

Tra gli agostiniani si diffondono le prime opere spirituali scritte da membri del loro Ordine, tra cui quelle dovute a Anselmo da Treviso, Simone Fidati, Gerolamo da Siena, Filippo degli Agazzari. Proviene invece dall'ambiente carmelitano Guido da Pisa, mentre all'interno dei servi di Maria si diffonde la gentile e preziosa Legenda de origine. Per il mondo monastico si può ricordare il vallombrosano Giovanni dalle Celle ( 1396 ca.). Il riferimento alle figure più notevoli del sec. XIV può chiudersi con il ricordo del fondatore dei gesuati, il b. Giovanni Colombini, dal marcato cristocentrismo e della conciliazione della vita ascetica ordinaria con quella mistica fino all'unione.

Nel campo della pietà popolare, la devozione eucaristica continua a diffondersi, seppure in modo diverso secondo le regioni. Grande diffusione hanno poi nel frattempo confraternite, terz'ordini e pie congregazioni laicali, mentre centri di pietà e meta di pellegrinaggi continuano ad essere i santuari sparsi per la penisola, tra cui emerge quello di Loreto. L'origine di questi santuari era spesso legata al ritrovamento di qualche immagine mariana, come a Cesena (1318), a Montenero (1345), a Bonaria (1370). A volte lo sviluppo del culto mariano era tributario dell'opera svolta da zelanti pastori, come fece s. Andrea Corsini ( 1373) per il santuario di Primerana.

Nel sec. XV, pur nella continuità degli influssi della letteratura religiosa e spirituale precedente, spesso ricorrono, in ambito claustrale e anche in quello laicale, termini nuovi come " devozione ", " vita devota " e simili, con cui si indica quel particolare atteggiamento spirituale che va diffondendosi e che si caratterizza in senso più individualistico e intimo, meno sacramentale e comunitario, e che è debitore almeno in parte della corrente della Devotio moderna diffusa specialmente attraverso la Imitazione di Cristo, i cui primi volgarizzamenti avvengono nelle regioni del Veneto e della Toscana, e nel bolognese e nel mantovano.

Pur con i limiti sopra evidenziati, l'atteggiamento " devoto " non ripiega su se stesso, ma diviene spinta alle più svariate opere caritative e apostoliche. La pietà e la carità vengono strettamente unite tra loro e suscitano anche nuovi fermenti nel mondo monastico e laicale e la loro attuazione costituisce una delle pagine più belle della spiritualità di quest'epoca.

Le principali questioni dell'epoca trovano un buon approfondimento negli scritti più in voga. Tra gli autori, prima di tutto, è da ricordare il domenicano b. Giovanni Dominici ( 1419), figura complessa di predicatore, letterato, riformatore, mistico e uomo di governo. Oltre alla sua pietà mariana, che raggiunge il vertice d'espressione nel suo commento al Magnificat, egli svolge un ampio programma ascetico in cui si vedono l'eredità cateriniana e quasi un anticipo dell'ideale riformatorio savonaroliano.

Girolamo Savonarola ( 1498), dalla personalità complessa e oggetto di valutazioni contrastanti tra gli studiosi, pur ancorato alla concezione medievale apre e prelude a nuovi temi (tra cui per esempio quello sulla preghiera in cui è uno dei precursori dell'orazione metodica) in più punti del suo programma ascetico e del suo misticismo. Nel contesto del dibattito spirituale dell'epoca egli difende in modo tenace e impetuoso il primato assoluto del soprannaturale, contemplato nel Vangelo e in Cristo. Infatti, la maggioranza dei motivi spirituali ricorrenti nei suoi scritti è legata profondamente all'ansia di rinnovamento etico-religioso che ha caratterizzato la sua azione in Firenze e che fa rivivere in lui, sotto certi aspetti, uno spirito agostiniano nell'accentuazione soteriologica del problema dell'uomo e della vita pur in un contesto dottrinale tipicamente scolastico e quasi in risposta ad esigenze dell'umanesimo fiorentino del tempo.

Negli scritti di s. Bernardino da Siena, invece, si colgono figure e apologhi della quotidianità sulle vie e sulle piazze. Attraverso un linguaggio che si fa eco profonda dell'animo popolare, egli sviluppa un forte cristocentrismo espresso nella devozione al Nome di Gesù mediante il trigramma iscritto nel sole. Tra gli altri temi ricorrenti la letizia e la semplicità, messe in opposizione ai vizi del tempo denunciati senza mezzi termini.

S. Lorenzo Giustiniani dà ampio spazio, nel suo pensiero dottrinale, ad una problematica della vita spirituale su cui viene attirata l'attenzione degli spirituali: gli aspetti affettivi o quello devozionale; si può notare anche in lui ancora l'influsso di filoni precedenti risalenti a s. Bernardo e a s. Benedetto. Nelle sue opere ascetiche, in cui rivisita in modo ancora valido e realista tutto il patrimonio ascetico tradizionale, reagisce al clima mondano che si andava diffondendo nei chiostri a causa del conventualismo e, d'altra parte, cerca di evitare infiltrazioni di correnti spiritualistiche anch'esse pericolose.

Al superamento di una certa dicotomia negli stili di vita, si pone l'esempio dato da una santa, Francesca Romana, la quale concilia al massimo l'ardore della carità con la vita contemplativa.

Sul piano letterario abbondano sermoni, testi originali e versioni dal latino, commenti in volgare del Cantico dei Cantici (come quello composto da Isaia d'Este), regole e statuti di confraternite, compilazioni di carattere antologico e scritti di edificazione per gruppi ruotanti all'ombra degli ordini mendicanti. Così al servita Ambrogio Spiera da Treviso ( l455) si deve una " riegola " in volgare ad uso di gruppi femminili all'ombra del suo Ordine; e al carmelitano Nicolò Calciuri ( 1456) si deve una Vita Fratrum de sancto Monte Carmelo, dal tono edificante e in cui sviluppa, sulla scorta del simbolismo della salita al monte, un dialogo sulla vita spirituale, divisa nei tre gradi tradizionali degli incipienti, proficienti e perfetti.

Nell'ambito della devozione mariana si producono varie parafrasi dell'Ave Maria, fino a giungere alla fine del sec. XV alla sua forma completa composta dal servita Maria Gasparino Borro. Da Sisto IV ( 1484) in poi i papi favoriscono la diffusione della devozione del rosario come salterio mariano. Assai copiosa risulta pure tutta una produzione di testi devozionali mariani, tra cui laudi e uffici liturgici prodotti specialmente dai servi di Maria che diffusero pure la devozione ai sette gaudi della Vergine. Nel campo artistico e iconografico si diffonde molto il tipo della Misericordia, e continua la progressiva umanizzazione della figura della Madonna, mentre ricevono incremento pure le rappresentazioni dell'incoronazione della Vergine e il tema dell'Immacolata Concezione, in parallelo alla pietà popolare e alle discussioni teologiche del tempo.

In campo cristologico, la devozione al Nome di Gesù, diffusa ampiamente, come ricordato, da s. Bernardino da Siena e dai suoi discepoli, nonostante incomprensioni e difficoltà, viene fatta propria da alcune correnti riformiste, mentre la devozione a Gesù Bambino è assai viva nell'ambiente domenicano in Firenze. Sul tema della passione non mancano testi significativi di predicazione a cui vanno aggiunti un poemetto in volgare dovuto a Antonio Cornazano, il maggiore umanista piacentino di quel tempo, e l'opuscolo, di pura marca francescana, I dolori mentali di Gesù nella sua passione scritto dalla b. Camilla Battista da Varano e che ebbe una larga diffusione.

Nella spiritualità del tempo è pure forte il senso della morte con la conseguente vasta diffusione di un proprio genere letterario, le varie " Ars moriendi ", di cui si ricorda specialmente quella dovuta al card. Capranica. Con l'esame della produzione italiana, si può però affermare che questo fenomeno assume aspetti di maggiore serenità e pacatezza rispetto ai relativi esempi d'Oltralpe.

Come nel secolo precedente, è assai rara la frequenza alla Comunione, anche presso i fedeli più praticanti e gli stessi religiosi. Singolare appare ancora la consuetudine di comunicarsi quotidianamente, come faceva ad esempio s. Caterina da Genova, mistica più teocentrica che cristocentrica, dalle intuizioni vertiginose.

IV. I secc. XVI-XIX. La spiritualità italiana nel sec. XVI appare in continuità con il periodo precedente e presenta anche un rapporto, a volte non molto diretto e immediato, con le vicende contemporanee e con la mentalità che si va formando. L'anima religiosa italiana di quest'epoca si esprime maggiormente rispetto al passato in una vasta fioritura di santità e di esperienze mistiche, con ricchezza di correnti e di figure più o meno grandi, di uomini e donne, di laici ed ecclesiastici. Rilevanti in questo contesto sono le esperienze di gruppi e il sorgere di centri di spiritualità, specialmente nella fase immediatamente pretridentina. Tra questi centri, che spingono alla riforma della Chiesa, sono l'Oratorio del Divino Amore, il gruppo di Brescia, il circolo del Giustiniani, l'oratorio dell'Eterna sapienza, nonché le tendenze molteplici presenti nell'evangelismo italiano, che si alimentava con la lettura di un testo divenuto punto di riferimento di tali tendenze: il Trattato utilissimo del beneficio di Gesù Cristo Crocifisso verso i cristiani composto sembra da Benedetto da Mantova verso il 1540. In questo discorso possono anche ricondursi le riforme interne degli Ordini monastici e mendicanti e l'impulso costituito dalle nuove istituzioni religiose.

Anche se esistono aree ancora in parte non esplorate dagli studiosi, è dato cogliere non pochi campi ricchi di suggestioni, di prospettive e di ipotesi di lavoro. In base alle attuali conoscenze è possibile avere già una sintesi orientativa a largo raggio sulla spiritualità italiana di quest'epoca che riflette le tematiche più ricorrenti negli autori spirituali.

Vi è una maggiore attenzione, rispetto ai periodi precedenti, a Cristo redentore e capo del Corpo mistico, e in particolare il discorso s'incentra sulla sua umanità e sulla sua passione. Il ritorno, poi, alle fonti della fede cristiana trova il suo centro di maggiore interesse nella persona, nel pensiero e nell'attività di s. Paolo. L'accento posto contro l'edonismo rinascimentale conduce ad un disprezzo del mondo, della gloria e delle gioie terrene, con conseguente distacco da esse unito alla mortificazione e alla penitenza. Il combattimento spirituale viene presentato come lotta contro l'amor proprio, la tiepidezza e la curiosità, e come esigenza di purificazione totale per imitare la passione e la morte di Gesù Cristo, Figlio di Dio. La corrente volontaristica appare la più diffusa tra gli autori del tempo, mentre è scarsamente presente la corrente a carattere dionisiano o contemplativo o dianoetico. La pratica della virtù, l'unione con Dio e, di conseguenza, la conoscenza dei misteri divini sono subordinate all'amore. Si hanno così le affermazioni vigorose del " tenero amore " nei misteri e nelle mistiche dell'epoca, mentre si sviluppano nuovi esercizi della vita interiore e si diffonde la meditazione metodica. L'orientamento gesuitico determina una nuova impostazione della direzione spirituale. L'" ars moriendi ", che subisce una evoluzione nella sensibilità collettiva, determina una spinta o stimolo al " ben vivere ", tenendo conto non solo del proprio cammino individuale, ma anche del bene comune; e ciò è dato osservare specialmente in pratiche e scritti diffusi nell'ambito claustrale maschile e femminile.

L'esperienza spirituale continua ad esser resa fattiva con la carità e l'azione apostolica. In questo contesto, specialmente dopo il Concilio di Trento, specifiche tematiche sono svolte attraverso la predicazione, la catechesi e l'ideale sacerdotale. Appaiono anche elementi nuovi con riferimento alla donna e alla vita consacrata, prima e dopo Trento.

L'aspirazione però più profonda, pratica e vitale, tesa anche all'azione, alla visione e all'acquisto delle virtù e alla salvezza delle anime, è la riforma della Chiesa, anche come reazione alla crisi protestante. Allo stesso tempo, la diffusione di notizie sull'evangelizzazione fuori Europa nutre uno spirito missionario che spesso ha riflessi sulle vocazioni religiose.

Riguardo alle forme di pietà, oltre all'incremento delle precedenti, si assiste alla fioritura di nuove devozioni. La pietà eucaristica conduce sempre più alla comunione frequente, e incrementa il culto eucaristico (Quarantore, processioni, confraternite del SS.mo). L'amore al Crocifisso viene espresso continuando e sviluppando i precedenti ricordi devozionali, drammatici e musicali della passione e si hanno pure l'origine e la diffusione della pratica della Via Crucis.

Il Cinquecento italiano è assai fecondo di scrittori spirituali. Tra i minori appaiono maggiormente aspetti moraleggianti, mentre negli autori maggiori sono più presenti gli orientamenti mistici. La circolazione di testi spirituali e il viaggiare favoriscono gli scambi con le realtà spirituali di altri paesi.

Tra le figure emblematiche della spiritualità italiana del Cinquecento si possono ricordare: Battista da Crema, per l'atteggiamento combattivo, sacramentale, cristocentrico, apostolico, volto all'interiorità e sfociante nell'amor puro; Paolo Giustiniani, per il ripudio della mentalità e dei costumi umanistici; Gaetano da Thiene ( 1547), per la sua grande austerità; s. Caterina da Genova, per l'amor puro di Dio; s. Caterina de' Ricci, per l'amore al Crocifisso; Achille Gagliardi, per l'annichilazione più profonda dell'uomo e la sua deificazione; Lorenzo Scupoli per la lotta all'amor proprio fino all'amor puro di Dio; Filippo Neri come il paradosso della riforma cattolica; Maria Maddalena de' Pazzi, per le estasi in cui la contemplazione dell'amore di Dio, della Trinità e di Cristo si unisce ad una profonda preoccupazione per il rinnovamento della Chiesa.

Contrariamente a quanto spesso si afferma (a causa del preconcetto secondo cui la controriforma e il barocco avrebbero ucciso lo slancio interiore e ridotta la vita spirituale a puro conformismo e legalismo senz'anima e senza convinzioni), studi recenti hanno posto in luce come nella fase immediata post-tridentina e nella prima parte del sec. XVII l'apporto di questi autori spirituali sia influente in maniera cospicua, mentre si vengono a collegare ad essi nuovi indirizzi e progressivi sviluppi. Non pochi dei nuovi autori sono mossi da una fertile inventività che, pur muovendosi nel pieno sviluppo della cultura barocca e anche in confronto con la pietà popolare, presenta una propria visione del mondo spirituale e tende a superare ogni limite per l'appagamento dei più profondi desideri dell'anima nel cammino dell'unione con Dio.

L'ingente e molteplice produzione in Italia di scritti religiosi e spirituali, che caratterizza quasi tutto il sec. XVII, viene affiancata anche, in risposta ad una grande fama di conoscenza della vita interiore, da una larga diffusione nella penisola di traduzioni di opere dei mistici stranieri. Tutto ciò determina una carica spirituale che si diffonde con spinta verso i supremi vertici dell'esperienza spirituale " cercando più d'amare che di sapere ". In tale contesto si attenuano le preoccupazioni d'ordine dogmatico, si accentuano le preoccupazione ascetico-morali e l'attenzione ai desideri spirituali fino al paradosso, e si alimenta un vivissimo senso religioso caratterizzato dai contrasti: gioia-dolore, grazia-peccato, luce-oscurità. Caratteristico è pure l'apporto delle donne consacrate, sostenute da una notevole quantità di operette devozionali: le loro cospicue testimonianze spirituali affidate spesso in forma di diario e di meditazioni-elevazioni vengono a formare un filone letterario destinato ad un notevole sviluppo.

In larghissimi strati della popolazione, sotto l'influenza dell'indirizzo moraleggiante ed ascetico, la pietà assume un tono ancor più spiccatamente devozionale, come avviene nelle pratiche verso l'Eucaristia, l'infanzia di Gesù, le piaghe del Signore, la Vergine Santa, s. Giuseppe e i santi, le anime purganti, e in quella dell'angelo custode caratteristica di quest'epoca, come pure nella ricerca di scapolari, abitini, medaglie e altri oggetti di devozione. Tale pietà popolare, alimentata anche dalla nuova fioritura delle confraternite e dall'incoronazione delle icone mariane, lascia le sue tracce anche nell'arte, nei complessi architettonici e nell'iconografia, soprattutto nelle stampe popolari.

Nella mistica si viene, invece, osservando sempre più il crescere fino a diventare dominante della partecipazione attiva e passiva alle sofferenze di Cristo, ai suoi sentimenti più intimi fino a giungere all'unirsi alla sua espiazione per i peccatori e per tutto il mondo. In questo contesto, la contemplazione dell'amore del Salvatore porta a valorizzare ancor più la devozione del Cuore di Gesù, che ne è simbolo. In questo sviluppo, pur continuando l'influsso proveniente da s. Bonaventura, dalla b. Angela da Foligno e da altri autori precedenti, si vengono a connotare aspetti propri e caratteristici e il discorso viene impiantato e centrato su Cristo redentore e Capo del Corpo mistico, luce divina e verità dell'anima, ma anche non dimentica l'aspetto trinitario, come ben esprime il Breve trattato sulla vita commune de' regolari della monaca carmelitana Serafina di Dio ( 1699), sulla comunità religiosa a immagine della SS.ma Trinità.

Nel corso del sec. XVII si sviluppano anche numerose scuole di spiritualità, sovente legate ad un ordine religioso particolare e influenzate anche dalla produzione mistica spagnola, tedesca, francese e fiamminga. Assai interessanti sono le tipologie spirituali svolte da vari autori di queste scuole. La famiglia francescana, oltre a Mattia Bellinanti da Salò ( 1611), forse il maggior teorico della contemplazione discorsiva a cavallo tra il sec. XVI e il seguente, presenta: il conventuale s. Giuseppe da Copertino ( 1663), in cui follia e idiozia sono come luogo dell'esperienza spirituale e i minori riformati Bartolomeo Cambi da Saluzzo ( 1617), indagatore attento della contemplazione infusa, e Carlo da Sezze, cantore appassionato dell'amore di Dio nel cammino verso la contemplazione nel suo Trattato delle tre vie della meditazione; e il cappuccino Tommaso da Olera o da Bergamo che, nel suo Fuoco d'amore mandato da Cristo in terra, intesse il canto della vita interiore. Sulla stessa linea si pone il Viaggio dell'anima per andare a Dio di Mattia da Parma ( 1676), anch'egli cappuccino. Tra i domenicani si notano: Ignazio del Nente, con la voluminosa opera Della tranquillità dell'animo (1642), Domenico Gravina con il suo Lapis Iydius ad discernendas veras revelationes a falsis (1638), e Giovanni Maria Bertini per la sua Teologia mistica secondo la dottrina di S. Tommaso, pubblicata nel 1668. I carmelitani scalzi sono rappresentati in modo particolare da Simeone di S. Paolo ( 1622), da Baldassare di S. Caterina ( 1673). I gesuiti, la cui scuola è orientata principalmente verso l'ascetica, si fanno presenti, oltre che con Segneri e Bartoli, anche con Nicola Zucchi ( l670), Tommaso Auriemma ( 1671) e particolarmente con Virgilio Cepari ( 1631), teorizzatore dell'esperienza di Dio nella vita spirituale, e Giovanni Pietro Pinamonti ( l703), marcato dall'ottimismo cristiano. Nuovi apporti riceve, poi, l'antica tradizione monastica dai pregevoli scritti del card. Giovanni Bona. Rapimenti, estasi ed altri fenomeni mistici presentano le esperienze di Giacinta Maresciotti ( 1640), Giovanna M. Bonomo ( 1670), Chiara Maria della Passione ( 1675) e di M. Diomira del Verbo Incarnato ( 1677).

Di fronte però al diffondersi di simili fenomeni estatici e mistici, specialmente nei monasteri femminili, si denunziano i pericoli dei " gusti " interiori e si diffonde una certa prevenzione contro le manifestazioni straordinarie nella vita spirituale e anche contro la stessa contemplazione infusa. Una crescita della diffidenza verso la mistica astratta e speculativa venne anche dalla reazione assai forte contro il movimento quietista, di cui, oltre all'avvio con il Breve compendio intorno alla perfettione cristiana di Isabella Cristina Berinzaga, il più noto rappresentante in Italia fu il vescovo di Jesi e card. Pier Matteo Petrucci ( 1701). Il quietismo, anche se contribuì a ravvivare la problematica relativa alla vita spirituale, segnò però - spesso partendo da una reazione all'indirizzo volontaristico dell'ascetica gesuitica - una certa crisi nel voler fissare la spiritualità nell'immobilità dell'abbandono passivo (l'assoluto stato di quiete), e non fu privo d'ambiguità fino all'indifferenza totale, confortata dalla certezza della propria impeccabilità, e al rifiuto di devozioni e pratiche ascetiche.

Nel decorso del sec. XVIII, anche se vi sono ancora alcune adesioni al quietismo, ormai emarginato da un clima generale ad esso contrario, si deve ricordare la vasta influenza esercitata da un'altra corrente spirituale, quella giansenista, non solo nel campo della spiritualità e della teologia, ma pure in quello della politica e della disciplina ecclesiastica, fino a giungere alla sua espressione più forte nel noto Concilio di Pistoia (1787), con rigorismo non solo morale ma anche nella spiritualità e verso la pietà popolare. Non favorevole ad uno sviluppo della vita interiore è anche il diffondersi, specialmente nella seconda metà del sec. XVIII, della mentalità razionalistica e illuministica. Con la condanna della dottrina sull'amor puro, e in questo nuovo contesto, continuano e si allargano riserve e diffidenze verso l'esperienza mistica, ritenuta ormai di fatto e di diritto un qualcosa di straordinario nella vita spirituale, se non un'illusione. Parallelamente permane anche il timore dell'influsso del demonio nella contraffazione di stati mistici: ciò porta a segregazione e inquisizione specialmente di claustrali dotate di doni spirituali straordinari, e a diffidenza verso le nuove pubblicazioni in materia di vita ascetica e mistica, come accadde per la procrastinata approvazione del Direttorio mistico di G.B. Scaramelli, avvenuta solo postuma nel 1754.

In questo stesso secolo - che non manca però di un largo fiorire della pietà e della pratica religiosa della fede, della carità e della penitenza, di magnifici esempi di santità - si mette in evidenza dell'ascesi soprattutto lo sforzo e la lotta contro le passioni, a volte con conseguente insistenza su una lettura della vita spirituale più in chiave negativa che aperta ad un ottimismo esistenziale. Si presenta la virtù come faticosa conquista e si sottolineano gli aspetti duri dell'aspra battaglia quotidiana richiesta dal cammino verso Dio e confortata dalla grazia divina. D'altra parte, la fenomenologia mistica si arricchisce di nuovi stati e descrive frequentemente le armonie provate dal cuore, le comunicazioni e locuzioni interiori, le illustrazioni e ispirazioni irresistibili. Un'attenzione favorevole a questi fenomeni e ai problemi connessi con la vita mistica è offerta nella Teologia mistica del domenicano Giovanni Maria Di Lauro, oltre al ricordato scritto di Scaramelli. L'esperienza mistica conosce pure diffuse forme di visioni visive e immaginative, in cui si collegano tra loro le varie realtà della fede, come nel caso della B. Maria Maddalena Martinengo ( 1737) e di s. Veronica Giuliani, in cui appare anche l'indirizzo di una mistica della riparazione. In quest'ultima direzione, specialmente nell'ambito femminile, l'insistenza sull'abbassamento subito da Cristo per amore degli uomini e la brama di espiazione riparatrice, mentre da una parte alimenta il tradizionale tema della lotta con i demoni per strappare loro i peccatori, dall'altra si apre ad un'espiazione intesa come vera e propria missione affidata da Dio ad alcune anime da lui elette allo scopo.

A tale tendenza si aggiunge la " mistica della conformità a Cristo paziente " diffusa da s. Paolo della Croce e dalla sua Congregazione anche con le croci piantate nei luoghi ove avevano tenuto la loro " missione ". La conformazione a Cristo crocifisso per la salvezza del mondo, attraverso l'opera paolocrociana La morte mistica, viene a costituire l'esperienza più matura di quel tempo. Anche gli altri due grandi maestri della vita spirituale del Settecento italiano, s. Leonardo da Porto Maurizio e s. Alfonso de' Liguori, richiamano l'uomo del loro tempo a confrontarsi con gli eventi decisivi della sua salvezza: l'Incarnazione e la croce. S. Alfonso medesimo, in polemica con quietisti e giansenisti, sostiene che la vita cristiana è esperienza vissuta non da alcune anime privilegiate o in momenti eccezionali, ma è esigenza di amore e fedele corrispondenza al quotidiano dono della grazia. E di questa esigenza riempì la " vita divota " o " l'esercizio divoto " con cui completava le missioni da lui promosse in mezzo al popolo. Questa pratica, iniziata da Filippo di Mura a Napoli, venne diffusa nel 1744 da Benedetto XIV ( 1758) con una sua Enciclica.

Oltre a forme sempre più segnate da devozionismo, spesso però accompagnato da un preciso programma ascetico minuziosamente fissato e osservato, alcuni esercizi o pratiche di pietà trovano nel corso del sec. XVIII l'epoca del loro più grande sviluppo, tra cui la devozione al S. Cuore, che conta tra i suoi propagatori lo scolopio s. Pompilio M. Pirrotti ( 1766) e anche lo stesso s. Alfonso, e trova senza dubbio la sua figura più rappresentativa nella carmelitana s. Teresa Margherita Redi. La pietà mariana, ormai consistente nelle manifestazioni e nelle pratiche, conosce la forma definitiva del mese di maggio, dovuta al gesuita Annibale Dionisi. Viene anche fortemente difeso il cosiddetto " voto sanguinario " legato alla diffusione della prerogativa dell'Immacolata Concezione, contro le critiche mosse dai nuovi oppositori, tra cui il Muratori che proponeva pure una restrizione del culto mariano. Tra i nuovi santuari mariani che vanno sorgendo lungo la penisola, è da ricordare quello romano del Divino Amore, subito meta di pellegrinaggi. Rinnovata sensibilità si riscontra pure nelle pratiche legate al suffragio cristiano e alla devozione verso le anime del purgatorio.

Dopo gli sconvolgimenti politico-sociali e religiosi che avevano segnato il cammino della Chiesa e della società dagli ultimi anni del sec. XVIII fino ai primi decenni del seguente, nella spiritualità italiana ad un periodo di stasi segue una lenta trasformazione e, in seguito, l'emergenza di un senso religioso in consonanza con il nuovo clima generale dell'epoca e che può essere denominato romantico. Di esso Antonio Rosmini è l'espressione più tipica, con le sue Massime di perfezione, dal saldo impianto filosofico-teologico e dall'equilibrio tra valori della natura e della grazia e nelle quali tracciava la via della salvezza, mentre nei Discorsi sulla carità proponeva decisamente Cristo modello di vita religiosa in un crescendo di amore fino al sacrificio.

Anche se non mancano figure dotate di doni mistici, come il passionista b. Domenico della Madre di Dio ( 1849) e la benedettina Maria Luisa Prosperi ( l847), gli autori e i maestri di spirito dell'epoca, più che rifarsi ad esse o all'esperienza precedente, appaiono maggiormente occupati e preoccupati nel seguire la tendenza ascetica, particolarmente favorita dall'influsso del metodo ignaziano. A soddisfare rinnovate richieste di una più intensa vita spirituale, vi è la diffusione di numerosissimi manuali, di cui il più famoso è il Manuale di Filotea, del milanese Giuseppe Riva ( 1876). Tra i testi ascetici si rivalutano gli scritti di Francesco di Sales e la stessa Imitatio Christi.

L'attivismo dei fondatori dei nuovi Istituti religiosi e di quanti sono impegnati per una pastorale più efficiente porta al congiungimento della vita attiva con quella contemplativa, anche se non sempre questo ideale viene liberato dal tipo claustrale e religioso. Altri temi ricorrenti in queste esperienze fondazionali sono: il filiale abbandono alla divina Provvidenza, una fiducia illimitata nella preghiera, il distacco dalle cose terrene, mentre la " Gloria di Dio e il bene delle anime " diviene lo slogan-programma spirituale-apostolico.

In un contesto di isolamento della Chiesa dalla società, che segna fortemente la seconda metà del sec. XIX, poco significativi appaiono gli indirizzi della spiritualità sorgenti qua e là, mentre il tradizionale contrasto spirito-carne viene applicato, accentuando fortemente l'obbedienza alla gerarchia, nel rapporto Chiesa-miscredenza. Comunque, nonostante la sincerità di afflati religiosi, lo sforzo di impegni concreti di carità e d'apostolato, la stretta unione con la gerarchia, gli atteggiamenti spirituali rimangono a lungo improntati all'individualismo, riflesso a sua volta del moralismo generalmente presente nell'azione pastorale e nella predicazione. Alla mancanza di approfondimento originale, supplisce, almeno in parte, l'influsso delle correnti spirituali francesi degli ultimi secoli.

Sul finire del secolo un impulso caratteristico alla teologia e spiritualità del laicato viene dato dalla nascita dell'Opera dei Congressi, il cui indirizzo verrà approfondito e portato a piena fioritura soprattutto dall'Azione Cattolica nel nostro tempo. Il clima favorito dalle nuove correnti sociali cattoliche alimenta una crescita del culto verso l'Eucaristia, raccomandato tra gli altri da Giuseppe Toniolo, che diffonde l'intuizione sulla funzione sociale dell'Eucaristia, per l'unificazione delle classi, delle nazioni e dei popoli. La spiritualità eucaristica trova poi sostegno in nuove iniziative come la celebrazione dei Congressi eucaristici nazionali dal 1891 e la Lega eucaristico-benedettina a cui aderiscono quasi quaranta monasteri femminili di tutt'Italia. A ciò si associano ormai le varie forme di devozione al S. Cuore, di cui si fanno promotori membri del clero e del laicato, tra cui s. Giovanni Bosco, il barnabita Antonio M. Maresca e il gesuita Secondo Franco, la ven. Caterina Volpicelli. Mentre la devozione allo Spirito Santo ricevette un particolare impulso ad opera della b. Elena Guerra, che influì anche sull'Enciclica Divinum illud di Leone XIII.

Già dall'epoca della Restaurazione si era verificata una rivalorizzazione dei santuari mariani, vecchi e nuovi, con conseguenti pellegrinaggi e incoronazioni mariane, tanto da far qualificare l'Italia come " terra delle Madonne ". Sul finire del secolo ai nuovi santuari di Maria Ausiliatrice in Torino, della Madonna della Stella in Spoleto, si aggiunge quello del Rosario costruito da Bartolo Longo a Pompei.

V. Il sec. XX. Fino ai primi decenni del nostro sec. XX lo zelo pastorale di grandi figure di vescovi, come Alfonso Capecelatro, Geremia Bonomelli, Giacomo Radini Tedeschi, Carlo Andrea Ferrari, Guido Maria Conforti, prolungarono il ricordato filone di spiritualità intonato prevalentemente alle correnti francesi. La diffusione poi anche in Italia degli scritti dell'abate Marmion, mentre richiama l'attenzione specifica sulla pietà cristocentrica, spinge pure verso una particolare devozione, la Regalità di Cristo, in cui si prospetta una nuova visione della realtà umana, posta sotto il segno della sovranità universale di Cristo. Su tale devozione trovano la propria base e origine varie istituzioni tra cui quella milanese dell'Opera della Regalità e un istituto veneziano di suore francescane, dal 1928 sotto il titolo di Cristo Re. Nel periodo tra le due guerre mondiali forti influssi sulla spiritualità italiana vennero esercitati anche dalle opere classiche di s. Teresa di Gesù, di s. Giovanni della Croce, e dalle numerosissime edizioni della Storia di un'anima di s. Teresa di Lisieux, che costituirono alimento spirituale per innumerevoli persone. La spiritualità carmelitana continuò nel secondo dopoguerra il suo influsso, soprattutto con gli scritti divulgativi e l'opera Intimità divina del padre Gabriele di S. Maria Maddalena. Un ruolo non minore ebbe anche per l'animazione spirituale del laicato, la diffusione della versione de L'anima di ogni apostolato dell'abate J.B. Chautard.

Nello stesso tempo, la vita spirituale dei fedeli rimane ancora molto legata alle pratiche e alle devozioni tradizionali. Ciò non impedisce ad alcuni di interrogarsi sull'opportunità di sfrondare da esse gli eccessi del devozionismo e di incrementare maggiormente la partecipazione liturgica. Si diffonde così il movimento liturgico, che già altrove in Europa stava dando abbondanti frutti. Nell'ambito eucaristico, oltre all'imponente frequenza ai sacramenti spinta anche dagli interventi di S. Pio X, è da ricordare la diffusione dal 1921 della crociata eucaristica, nata in Francia, mentre già all'azione svolta anni prima dalla domenicana Maria Luisa Maresca si deve l'enciclica Mirae charitatis, pubblicata da Leone XIII nel 1902. Un motivo che diviene abbastanza diffuso in Italia tra le due guerre mondiali e nel decennio dopo l'ultima di essa, è quello della riparazione, dell'attenzione al " divin prigioniero ", con stimolo a visite frequenti e alla comunione spirituale. E una pratica che porta ad attingere anche dall'Ostia eucaristica la luce e la forza necessaria nel tessuto quotidiano della propria esistenza.

Connessa con tutta questa pietà eucaristica è la devozione del Preziosissimo Sangue, che tra i suoi sostenitori ebbe in modo particolare lo stesso papa Giovanni XXIII. Anche se non molto frequenti, si hanno pure esempi di sviluppi trinitari, come quelli di mons. Ercolano Marini, arcivescovo di Amalfi, e di Itala Mela.

Nel campo della pietà mariana, uno degli eventi più notevoli è la diffusione dell'associazione del Rosario perpetuo sorta nel 1900 a Firenze e ben presto arrivata ad annoverare centinaia di migliaia di iscritti. Continuano pure a crescere nuovi santuari, come quello di Regina pacis a Fontanelle (Cuneo), quello della Madonna delle Lacrime a Siracusa e il Tempio Nazionale a Maria Madre e Regina di Trieste.

Il corposo filone della spiritualità mariana oltre a continuare ad attingere agli insegnamenti dottrinali di s. Alfonso, poteva, già tra le due guerre mondiali, sempre più contare su una vasta e crescente nuova letteratura originale e in traduzione, intesa a celebrare le grandezze della Madre di Dio, o a riflettere su aspetti dottrinali o devozionali del suo culto. Nel frattempo si verificava la diffusione nell'ambiente sacerdotale della consacrazione a Maria per influsso monfortiano, mentre si diffondevano anche associazioni e pie pratiche di espiazione mariana. Anche la stessa spiritualità dei nuovi movimenti cattolici, tra cui i focolarini, assume spesso note accentuate mariane.

Un altro filone che si viene affermando sempre più, specialmente dopo la Seconda Guerra mondiale, è la spiritualità per la santificazione sacerdotale, per la quale, accanto al sorgere di istituzioni e associazioni specifiche, si attira l'attenzione di anime generose, tra cui la mistica sarda Leontina Sotgiu. In questo contesto viene anche utilizzata in ambito femminile la santificazione della sofferenza rifacendosi anche all'esempio di Rosa Teresa Brenti ( l872) e di s. Gemma Galgani, che riscattano il dolore tramutandolo in strumento di apostolato per il bene del prossimo. Nel campo della sofferenze e delle stimmate grandeggia poi la figura del cappuccino padre Pio da Pietralcina, a cui si rifà tutto un movimento di vita e pietà cristiana.

Guardando ai predetti e ad altri sviluppi che la spiritualità in Italia ha avuto nell'arco di tempo compreso tra le due guerre mondiali e quello successivo all'ultima, si possono cogliere un nuovo slancio e una nuova visione ottimista nei confronti del rapporto Chiesa-mondo; un'attenzione e uno sviluppo della preghiera, alimentato da apposite iniziative e gruppi ecclesiali; una crescita del senso comunitario, come conseguenza del movimento liturgico e dell'approfondimento ecclesiologico; una conoscenza del sacerdozio universale dei fedeli e dell'indole secolare dei laici, con conseguenze concrete nell'impegno sociale; un superamento della pietà individualistica dominante nel periodo precedente. Certamente, in questo processo di maturazione non sono mancate e non mancano resistenze ed indifferenze. Si maturavano anche una rinnovata ripresa di contatto con le fonti e i grandi problemi della vita spirituale e l'attenzione alla rilettura delle esperienze spirituali del passato. Il richiamo di Romolo Murri al clero affinché prestasse maggior attenzione agli studi di teologia ascetica trovò con il tempo una risposta che portò non solo ad introdurre tale materia nei corsi seminaristici, ma stimolò anche opere di divulgazione di autori mistici, come fu l'attività editoriale di studiosi, tra cui Pietro Misciattelli ed Arrigo Levasti, gravitanti nell'orbita del convertito Papini a Firenze, e quella ormai classica compiuta da don Giuseppe De Luca.

Tra i maggiori scritti spirituali del nostro tempo in Italia si possono ricordare i Colloqui del convertito Giosuè Borsi, i diari personali di suor Bertilla, di mons. Adriano Bernareggi, di don Giusepppe Canovai e soprattutto il Giornale dell'anima di Giovanni XXIII, i pensieri spirituali di Vico Necchi, del card. Raffaello Rossi, e gli ultimi scritti del card. Schuster. Un posto particolare poi spetta agli scritti di don Primo Mazzolari e del card. Giulio Bevilacqua, mentre dopo la Seconda Guerra mondiale si segnala per qualità l'abbondante produzione di don Divo Barsotti, senz'altro da ritenere ed apprezzare come il più importante autore italiano del nostro secolo.

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Autore: E. Boaga
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)