Irlanda e Inghilterra


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Premessa. La storia della mistica in Irlanda e in Inghilterra inizia nel III secolo, ma occorre precisare che i confini geografici di queste regioni non coincidevano con quelli attuali. Ci si riferiva soltanto all'insieme dei territori abitati dai Celti. All'inizio l'esperienza cristiana fu soprattutto ascetica, particolarmente intorno al sec. VIII, quando fiorì un movimento di riforma monastica, che alla cultura univa un'austera penitenza. La vita ascetica veniva partecipata anche ai laici. Intorno al sec. X, anche queste terre conobbero una certa decadenza spirituale, per rifiorire nel XII sec. con sant'Anselmo di Canterbury e s. Beda il Venerabile. L'acme si raggiunse a metà del sec. XIV con la cosiddetta " scuola mistica inglese ", che ebbe tra i maggiori suoi rappresentanti Rolle, Hilton, Giuliana di Norwich, Margery Kempe e i maestri secolari. Questi ultimi incarnarono la diffidenza nei confronti della speculazione astratta e della vita conventuale di tipo tradizionale, per cui si può dire che nella vasta " letteratura del tempo si intravede uno dei tratti caratteristici della psicologia anglosassone: volentieri pragmatista e particolarista, poco portata a teorie astratte ".1 Ciò nonostante, nel sec. XIV si ebbe dei più bei trattati spirituali del tempo: La nube della non-conoscenza, vero e proprio caposaldo della mistica di tutti i tempi.

I. Irlanda. Nonostante alcune comunità cristiane esistessero nella provincia romana della Britannia almeno dall'epoca di Tertulliano ( 220 ca.), sappiamo poco su di esse e sulla vicina isola d'Irlanda che non fu mai soggetta al dominio romano. L'inizio del cristianesimo in quelle terre è ugualmente oscuro. Sembrerebbe, comunque, che si siano formate lì alcune piccole comunità cristiane alle quali fu inviato da Roma il vescovo Palladio ( 431) nella terza decade del sec. V. La Chiesa britannica, esistente dal periodo successivo a quello romano, si rese conto di avere qualche responsabilità verso i cristiani irlandesi e forse la missione di s. Patrizio ( 461) fu un'iniziativa di questa Chiesa. Patrizio è un bretone romano che passa qualche tempo in Irlanda come schiavo, più tardi fugge e probabilmente vive per un po' al monastero di Lerins. Il suo ministero missionario in Irlanda si ferma al nord dell'isola, per cui tutta l'isola è evangelizzata completamente solo nel sec. VII. L'esatta derivazione delle strutture e degli accenti spirituali patriziani della più tarda Chiesa irlandese è abbastanza oscura, ma è certo che circa un secolo dopo la morte di Patrizio, le strutture del governo della Chiesa furono organizzate in modo più monastico che episcopale. Le maggiori guide della Chiesa erano abati di ampi complessi monastici e costoro potevano essere sia in ordini episcopali sia avere vescovi al loro servizio. Tra i centri più vivi di fervore spirituale c'era il monastero di Bangor, da cui partì s. Colombano per il continente nel 591 ed estese notevolmente la diffusione delle pratiche religiose della Chiesa irlandese nell'Europa continentale. Il nome di Mal-Ruain ( 792) è associato alla fondazione di una comunità a Tamlachta o Tallaght alla periferia dell'odierna Dublino e al crescente movimento di riforme di religiosi quasi-eremitici conosciuto come il Cèli Dè che sembra aver avuto una vasta influenza agli inizi del sec. IX. La spiritualità irlandese mostrò caratteristiche peculiari che contrastavano, nella loro omogeneità, con l'eclettismo delle forme liturgiche. I dati principali erano: ampiezza, semplicità e fervore, un amore per lo studio e per le espressioni artistiche, un profondo entusiasmo per i libri dell'AT e per i salmi come veicolo di preghiera e in generale una rigorosa pratica ascetica. Uno dei maggiori ideali era la trasmutazione della nozione di deserto come esilio volontario e pellegrinaggio lontano dalla patria, in una simbolica richiesta spirituale per la loro paradisiaca terra di origine. Tale esilio fu interpretato come una sorta di martirio incruento. Questa prima caratteristica fu combinata ad una motivazione secondaria, cioè all'attività missionaria. Il rigore della pratica ascetica fu anche accompagnato da un accurato esame della coscienza e della ragione, quindi, ad uno sviluppo dei libri penitenziali che rappresentavano l'ideale di pena proporzionata per scontare e rimediare alle colpe individuali.

L'impegno nello sforzo ascetico condotto dai monaci spiega i casi di eccessi che oggi potrebbero sembrare troppo duri per il conseguimento della santità. Privazioni ascetiche, come la veglia della croce, in cui l'asceta rimaneva per lunghe ore in preghiera con le braccia aperte a forma di croce, non raramente conducevano ad un rapimento mistico, anche se non possediamo molte informazioni sui testi di preghiera mistica. I testi delle preghiere esistenti nel primo periodo irlandese presentano reminiscenze delle Sacre Scritture, specialmente dei salmi, litanie o reiterazioni, prolissità e una gioia nel piacere di enumerare le parti del tutto: le parti del corpo, i diversi sensi, le varie categorie di santi, le varie possibili direzioni nello spazio e così via. La fede in tale spiritualità era diretta verso un darsi pienamente alla totalità e all'interpretazione della vita sotto la regola di Dio e di Cristo, spesso chiamato Re, quindi verso vari punti di vista mistici. E anche certo che il relativamente semplice esercizio di costante recita dei salmi a memoria ci informa sull'ampio uso di " titoli " (o frasi usate come indici del loro contenuto cristiano) che produce una profonda unione di cuore e mente con Cristo e il Padre. Inoltre, malgrado l'esteriore austerità, i testi rimasti presentano una grande bellezza lirica e una grande espressione affettiva per la persona di Cristo, i santi e anche per gli animali, creature di Dio. Anche se in questa tradizione spirituale e mistica dei primi secoli non vi fu una teorizzazione altamente sviluppata, nei secoli successivi l'irlandese Scoto Eriugena offrì importanti e saggi contributi all'elaborazione e alla diffusione della dottrina mistica. Vivendo alla corte del re franco Carlo il Calvo ( 877) nell'850 egli interpretò il pensiero mistico greco per l'Occidente latino, traducendo Dionigi Areopagita, Gregorio di Nissa e Massimo il Confessore e facilitando una reintegrazione delle diverse tradizioni. Per Scoto, la " natura " fondamentalmente abbraccia allo stesso tempo Dio e le creature, quindi egli cerca di superare il dualismo che oppone i due, preferendo piuttosto costruire un punto di vista in cui il mondo e gli esseri viventi, che esso contiene, siano gli elementi di una teofania. Il suo ricorso agli scrittori greci gli procurò non pochi sospetti e le sue posizioni furono, nei secoli successivi, ereticamente estremizzate, in modo tale da far guadagnare anche ad Eriugena, per molti anni, l'immeritata reputazione di eretico. Mentre l'influenza dei primi scrittori cristiani irlandesi e della loro tradizione ascetica continuò fino ai tempi moderni, le circostanze della Chiesa irlandese, dalle invasioni barbariche alla conquista normanna dell'Inghilterra e i tentativi dei re inglesi di sottomettere l'Irlanda e le lotte che seguirono alla protestantizzazione dell'Inghilterra, non permisero una successiva rinascita dei suoi ricchi e promettenti inizi.

II. Britannia. Sulla Chiesa della Britannia romana non abbiamo nulla se non dei resti frammentari per cui la nostra conoscenza è molto imperfetta. I vescovi britannici parteciparono ai Concili di Arles (314) e di Ariminum (360), ma gli anni 360-367, videro l'inizio di forti assalti in Britannia da parte dei Pitti pagani, scozzesi e sassoni, e nel 401 ebbe inizio la conquista romana. Le invasioni anglosassoni, nella seconda metà del sec. V, portarono alla devastazione completa di quasi tutte le aree urbane e alla resa di quei cristiani decimati, esacerbati dall'avvento del pelagianesimo. Inoltre, nel sec. VI la Chiesa della Britannia, spinta dagli stessi bretoni ai confini del Galles e della Cornovaglia venne in contatto con la Chiesa della Bretagna e della Gallia e rimase sufficientemente intatta cercando di dare sostegno ai cristiani d'Irlanda. La sopravvissuta Chiesa della Britannia, d'ora in avanti limitata ampiamente a Galles e Cornovaglia, condannò l'invasione degli Anglosassoni e si dedicò soprattutto alla loro evangelizzazione o ai contatti con altri cristiani della loro razza.

III. Inghilterra. La nuova popolazione degli Anglosassoni fu evangelizzata da una varietà di fonti, inclusi sporadici contatti con i principi cristiani della Gallia, la penetrazione dei monaci irlandesi in Scozia e in quella che ora è l'Inghilterra del nord. Significativa fu la missione del monaco romano Agostino più tardi conosciuto con il nome di s. Agostino di Canterbury ( 604 ca.), che fu inviato nel 597 con consegne precise per un programma di evangelizzazione inculturata di quella che stava per divenire la nazione inglese. Nel 664, il famoso Sinodo di Whitby decise tra la disciplina e il calendario della Chiesa irlandese, in vigore nel Northumbria e l'entusiastica fede pro-romana della più attiva sezione della Chiesa inglese al sud, legata alla pratica religiosa romana. Comunque, ciò non vanificava la considerevole influenza spirituale dei grandi santi precedentemente di disciplina celtica, come s. Cutberto di Lindisfarne ( 687), e la rapida cristianizzazione dell'Inghilterra che negli anni seguenti dovette molto a questi. In termini istituzionali e culturali, nonostante non possa essere negata una certa generale influenza della cristianità celtica, ciò non fu in realtà così significativo come potrebbe apparire ad una prima analisi. Una semplice dimostrazione di questa affermazione è la scarsa quantità di termini di derivazione celtica nel vecchio vocabolario religioso inglese. L'influenza predominante in Inghilterra la ebbero Roma e quella moderata cultura religiosa esemplificata dalla Regola di s. Benedetto.

Un insieme di influenze si deve, senza dubbio, riconoscere in forti figure come quella di s. Aldelmo ( 709) che potrebbe aver studiato con uno scolaro irlandese, prima di entrare come allievo a Canterbury sotto la guida dell'arcivescovo di origine greca Teodoro di Tarso ( 690) e l'abate africano Adriano ( 710). Aldelmo fu ritenuto un maestro di versi lirici vernacolari di contenuto religioso di cui fece un uso pastorale, sebbene le opere pervenuteci siano in latino. Aldelmo diventò nel 673 o 674 abate di Malmesbury prima di finire i suoi giorni come vescovo di Sherborne. Tra i dogmi chiave dell'insegnamento di s. Aldelmo ci fu il contributo che egli diede al costume diffuso delle coppie sposate separate per cui la moglie in particolare poteva entrare in monastero. In altri punti egli pose l'accento insistente e ripetuto sulla fedeltà del clero al vescovo ed espose il significato simbolico dei numeri. Aldelmo, nonostante possa essere considerato una figura di rilievo, fu messo in ombra dal suo più giovane contemporaneo, Beda il Venerabile, un monaco di Wearmouth-Jarrow, storico eminente, scrittore di omelie, esegeta e dottore monastico. Conformemente alla tradizione dei Padri, ma anche influenzato dalle correnti devozionali celtiche, Beda espone le Scritture come il fulcro della vita spirituale ed interpreta la realtà proprio attraverso le Scritture. Egli si esprime spesso in uno stile enfatico che riflette un progresso nella preghiera verso un'immediata percezione della natura di Dio. Beda ha poco da dire in forma sistematica riguardo alle più alte mete della preghiera mistica, ma essendo un insegnante monastico, ha molto da dire con enfasi sul pluralismo dei carismi nell'unità della Chiesa e sulla dignità e sul ruolo dei fedeli laici. Tendere alla perfezione per Beda significa non perdere mai di vista il prossimo che ci circonda ed ha bisogno di raggiungere il suo obiettivo proprio come noi. Non sorprende che Beda ponesse l'accento su tre punti della pratica ascetico-morale: 1. il tenere la lingua a freno; 2. la correzione fraterna; 3. il fare l'elemosina. L'epoca contrassegnata da figure come Beda fu un'epoca considerevole e dal sec. VIII alcuni, come Alcuino di York ( 804), esercitarono grande influenza sul continente europeo. Già nel 793 un devastante attacco dei Vichinghi all'isola di Lindisfarne segnò l'inizio di una nuova minaccia pagana a questa nascente cultura cristiana che si protrasse per quasi un secolo, spingendo gli inglesi e la loro Chiesa verso le aree del sud e minacciando di cancellare tutto ciò che era stato raggiunto. I sistemi culturali declinarono e aiutarono i tentativi del re Alfredo il Grande ( 899) nel regno di Wessex di tradurre in inglese antico importanti opere di letteratura spirituale e pastorale in un'ottica che assicurasse la continuità con la saggezza dei Padri. Una rinascita dei costumi di una riforma monastica condotta da figure come quella di san Dunstano ( 988) indirizzò l'interesse religioso verso la reale celebrazione della liturgia alla fine del sec. X e diede anche vita a un considerevole corpo di letteratura sermonica e devozionale in lingua inglese antica, molta di essa dai toni apocalittici, insistendo sul ritorno alla rettitudine in previsione dell'anticristo e del giudizio finale.

Un altro importante spartiacque fu l'invasione normanna del 1066. Nel giro di una ventina d'anni quasi tutti i vescovi e gli abati erano normanni, nel giro di un secolo il numero di case religiose maschili aumentò di dieci volte e l'Inghilterra cominciò ad essere inserita all'interno della vita europea. La dominazione normanna contrassegnò virtualmente la fine delle tradizioni liturgiche spirituali in Irlanda, Scozia, Galles e Cornovaglia. Allo stesso tempo grandi figure come quella di Anselmo di Canterbury, instillarono un nuovo vigore nella vita spirituale inglese. Anselmo di Aosta, poi di Bec e di Canterbury (dal 1033 al 1109), anche se non di sangue inglese era un teologo e filosofo religioso, dotato ed originale, che lasciò dietro di sé molti trattati influenti che contraddistinsero l'inizio di una nuova epoca del pensiero scolastico. Una considerevole caratteristica, tra i fautori più convinti della Chiesa inglese fino a che essa fu virtualmente cancellata dall'imposizione dello scisma e dal protestantesimo, fu il ruolo occupato dall'eremita, dal recluso e dal pellegrino soprattutto nella vasta diocesi di York. Una testimonianza letteraria di ciò è la grande opera in inglese medievale: Ancrene Riwle o Ancrene Wisse, che ebbe una notevole influenza. In verità, c'erano anche alcuni eminenti personaggi della vita monastica e all'interno dell'episcopato, soprattutto nello splendido sec. XIII che vide tre eminenti vescovi: Riccardo di Chichester ( 1253), Edmondo di Abingdon ( 1240) e Tommaso Cantelupe ( 1282), canonizzati subito dopo la loro morte (rispettivamente nel 1262, 1246 e 1320) e l'esplosione di vitalità rappresentata dall'arrivo dei frati mendicanti. Comunque, molti sembrano legati alla vita eremitica o anacoretica, finché nel sec. XIV vennero alla ribalta con una letteratura esplicitamente mistica e allo stesso tempo prolifica, sana e di una qualità letteraria relativamente alta, sia nella lingua latina che in quella vernacolare. I nomi di Riccardo Rolle, dell'anonimo autore della Nube della non-conoscenza, di Walter Hilton, dell'estatica Giuliana di Norwich, stanno a rappresentare vigorosi diffusori di un'intensa e sofisticata serietà spirituale, non intaccata dall'eterodossia. Inoltre, essi e la strana mistica Margery Kempe stanno fuori da ogni sistema di vita religiosa organizzata come quella monastica o quella degli Ordini mendicanti. Infatti, le correnti di spiritualità associate ai nuovi Ordini religiosi ebbero poco impatto in Inghilterra con la discutibile eccezione di Citeaux. Quando incontriamo un mistico come William Flete ( 1382) in un Ordine mendicante, è nella anomala situazione di un eremita che visse in esilio a Lecceto vicino Siena. Citeaux, sulla cui fondazione l'inglese s. Stefano Harding ( 1134) giocò un ruolo decisivo, fu rappresentato in Inghilterra soprattutto da Aelredo ( 1167), abate di Rievaulx. Aelredo è specialmente ricordato per i suoi attacchi al ruolo spirituale che può essere giocato dall'amicizia nell'avvicinare i cristiani a Dio e in questo modo egli rinforzò la corrente affettiva nella spiritualità inglese. Questa divenne poi una stravagante pratica esteriore, poco rispondente al gusto inglese. Con ciò non si vuole negare una forte e persistente tendenza affettiva che va da Beda fino alla distruzione della cristianità cattolica in Inghilterra e che fu rinforzata da personaggi come Anselmo.

Altre figure di rango minore popolavano la scena. Tra queste c'era l'interessante Adamo di Dryburgh ( 1212), prima premostratense poi certosino, che produsse molti scritti che includevano un'esplicito trattato mistico, il De triplici genere contemplationis. I problemi generali della Chiesa dell'Occidente e dell'insularità inglese, oltre agli influssi eterodossi di Giovanni Wycliff ( 1384) e dei suoi seguaci indebolirono la Chiesa inglese, ma il regno di Enrico V ( 1422) fu caratterizzato da una rinascita, promossa dal re, con la fondazione, nei dintorni di Londra, della Certosa di Sheen e del monastero brigidino, l'abbazia di Syon. Questi rimasero due fulgidi centri di integrità spirituale fino alla fine del cattolicesimo in Inghilterra e contribuirono molto alla diffusione dell'influenza della mistica medievale all'interno della vita spirituale inglese. Quando alla fine del 1558, Elisabetta I Tudor ( 1603) salì sul trono, tutto fu perduto per la Chiesa cattolica in Inghilterra. Già una generazione prima le consuetudini della vita mistica medievale erano state sistematicamente e deliberatamente sradicate. Ora, tuttavia, piccoli gruppi di cattolici persistevano nel nord principalmente raggruppati intorno a dei nobili; la popolazione fu minacciata e perseguitata durante il protestantesimo. Di conseguenza, la storia della Chiesa inglese fu quella di religiosi e preti in esilio nel continente, e quella di magnifici atti eroici nel ministero ma, in larga parte, spasmodici, da parte di un clero clandestino inviato dall'estero. Una delle ultime figure che intervengono nella storia della mistica inglese, è Agostino Baker, non da tutti considerato mistico, ma che sicuramente contribuì a diffondere un rinnovato interesse per i mistici inglesi, renani e spagnoli in una Chiesa cattolica inglese ormai divisa tra l'esilio continentale e la clandestinità.

Mentre l'autentica tradizione della spiritualità irlandese ha continuato, in tempi recenti, a nutrire la pietà del popolo irlandese, l'influenza in Inghilterra del suo ricco passato di misticismo, oggi è, tristemente, poco altro che un esotico ricordo letterario.

Note: 1 F. Vandenbroucke, La spiritualità del Medioevo, 4B, Bologna 1991, 341.

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Autore: A. Ward
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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