Ireneo di Lione (Santo)


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I. Cenni biografici I. nasce verosimilmente verso l'anno 130, in Asia Minore; si forma alla scuola di Policarpo ( 155), vescovo di Smirne, che ha conosciuto i discepoli del Signore e ha subito il martirio verso il 160. E lui stesso a farne menzione nelle sue opere 1 ed anche Eusebio ( 339) ce lo conferma.2 Nel 177 è ordinato presbitero da Potino ( 177), vescovo e martire della città 3 tra i fratelli di Vienne, a Lione, nella Gallia, in un periodo di dura persecuzione. Quando il vescovo Potino muore di stenti in prigione, I. ne prende il posto come vescovo della città: egli svolge un'intensa attività missionaria tra le popolazioni dell'interno e combatte strenuamente gli eretici che, in quel tempo, sostengono una decisa propaganda. E per due volte a Roma, incaricato presso papa Eleuterio ( 189), per definire la data della celebrazione della Pasqua.4 Una leggenda tardiva lo pone tra i martiri: muore forse al tempo della persecuzione di Settimio Severo ( 211), negli anni 202-203.

II. Opere e dottrina. I. non è un filosofo, ma un pastore e un uomo di Chiesa, anche se in lui si congiungono felicemente una buona formazione retorica, secondo la migliore tradizione ellenistica, ed una solida formazione cristiana. Autore di una dogmatica relativamente completa, gli unici libri giunti a noi, in traduzione latina, tra i molti scritti da lui redatti, sono l'Adversus haereses, (Contro le eresie. Denuncia e confutazione della falsa gnosi) e la Demonstratio praedicationis apostolicae (Esposizione della predicazione apostolica). Se quest'ultimo libro è scritto per l'amico Marciano ed è, secondo il titolo, un'esposizione breve (una sorta di " catechismo " per gli adulti) della verità su Dio e sul destino umano, il primo fine propostosi da I. nella composizione dell'Adversus haereses è quello di smascherare lo gnosticismo e di metterne in piena evidenza i vari sistemi. Egli, che già ne ha ravvisato il pericolo nel suo soggiorno romano, quando il contagio raggiunge le regioni della Gallia, pone ogni sua preoccupazione pastorale ed ogni energia nel reprimere quegli errori non rimproverando gli avversari di tendere alla gnosi, ma di tendervi, camminando fuori dalla giusta via. I. insegna che la salvezza si ottiene non in forza della conoscenza (gnosi), ma grazie al fatto storico dell'Incarnazione.

Se i primi due libri formano un compiuto sistema apologetico (esposizione e confutazione dei sistemi gnostici), il resto dell'opera comprende un'esposizione delle grandi tesi teologiche, su cui si basa tutto l'edificio della fede cristiana, cioè le Scritture e la tradizione, oltre all'unità del piano divino nella storia della rivelazione e della salvezza fino alle cose ultime, in particolare la risurrezione, per dimostrare come la carne sia suscettibile di redenzione e di salvezza.

Contro il dualismo degli gnostici, I. affronta direttamente il tema della bontà della carne. Gli eretici consideravano il corpo umano come un principio essenzialmente cattivo: proveniente dal mondo terrestre, opaco e pesante, incapace di accogliere la salvezza, destinato quindi alla distruzione e non ad essere elevato alla sfera del divino. La risposta di I. parte anche qui dal principio che l'onnipotenza divina dev'essere concepita in modo nuovo. Inoltre, egli insiste sul concetto che l'uomo deve crescere nella sottomissione a Dio attraverso la libera scelta del bene, lottando contro il male. Dopo tutto, l'uomo è artefice del suo destino.

I. trova il fondamento dell'essere cristiano nella regola di verità, ricevuta con il battesimo (cf Dem. 6). L'uomo è stato fatto dalle mani di Dio, che ha preso la terra più pura, la terra vergine, non ancora irrigata dalla pioggia né lavorata da alcuno (cf Ibid., 11). Ma, contrariamente al tricotomismo platonico, egli afferma l'uguaglianza di tutti gli uomini. L'uomo può divenire immortale, divino, spirituale, ricevendo lo Spirito di Dio (cf Adv. haer. III, 22,1; 20,2; V, 6,1; 8,1-3; 16,2), perché è la grazia di Dio che deifica l'uomo. Ma l'uomo, da parte sua, deve fare la volontà di Dio, se vuole partecipare alla vita trinitaria. Se l'uomo Adamo fu elevato allo stato soprannaturale, Cristo ha fatto di più: ci ha resi figli. Ha fatto ciò che l'uomo non poteva fare: " Come potrebbe l'uomo andare a Dio, se Dio non fosse venuto all'uomo?... E questa è la ragione per cui il Verbo di Dio si è fatto carne e il Figlio di Dio, Figlio dell'Uomo, affinché l'uomo entri in comunione con il Verbo di Dio e, ricevendo l'adozione, diventi Figlio di Dio " (Ibid. IV, 33,4; III, 19,1). Ma fortezza per l'uomo è anche l'Eucaristia: " ...Siamo nutriti per mezzo del creato... il calice, tratto dal creato, egli lo ha dichiarato suo proprio sangue, mediante il quale il nostro sangue si fortifica e il pane, tratto dal creato, egli lo ha proclamato suo proprio corpo, mediante il quale si fortificano i nostri corpi " (Ibid. V, 2,2).

Per I. è importante il dono della carità, che è più preziosa delle scienze e della profezia: importante è relazionarsi a Dio. " La visione di Dio è la vita dell'uomo e la vita dell'uomo è la gloria di Dio " (Ibid. IV, 20,5). Vivere è partecipare alla vita di Dio, cercare di conoscerlo, essere rischiarati dalla sua luce: " Dio è lui stesso la vita di quelli che partecipano di lui " (Ibid. V, 7,1). Se la ragione è incapace di afferrare Dio, l'amore può intenderlo ed avere esperienza della sua presenza. Secondo la Scrittura, è impossibile vedere Dio e restare in vita, ma Dio si mostra a coloro che l'amano, quando vuole. Allo stesso modo, quelli che vedono la luce sono nella luce e partecipano al suo splendore: così quelli che vedono Dio, partecipano alla Vita.

E il modello della creazione, che l'uomo deve imitare per ritornare al Padre da cui si è allontanato: questi progressi si compiono per la grazia dello Spirito Santo, poiché lo Spirito assorbe la debolezza della carne (cf Ibid. V, 12,4). L'uomo che si comunica allo Spirito, non è più carnale, ma diviene spirituale e perfetto. Il punto culminante è divenire Dio, con un processo che continua oltre la morte, che si perfeziona dopo, perché la morte non è che una tappa nel divenire perfetti. Niente sfugge a questa legge dell'ascensione verso Dio. Nella nuova economia, Cristo ricapitola, riassume tutta la creazione, comunicandole ciò che aveva perduto per colpa di Adamo, riprende tutto sul suo conto, anche la nascita del primo uomo.

Sulle orme di s. Paolo (cf Ef 1,9; Rm 8), I. concepisce la dottrina della " ricapitolazione ". In essa elabora la storia della salvezza, ravvisandola nel mutuo adattamento da parte di Dio e dell'uomo, del progresso e dell'educazione. Egli presenta l'Incarnazione, in quanto essa riassume e compie tutta la storia precedente dell'uomo, l'istituzione di Cristo come capo di tutto l'universo nel fatto che Cristo e Maria, con la loro obbedienza hanno riparato la disubbidienza di Adamo e Eva.

Tutta la creazione si rinnova per mezzo di Cristo: il nuovo Adamo restaura il primo. L'itinerario che segue porta alla dimensione trinitaria: per mezzo dello Spirito, l'uomo contempla il Figlio e, attraverso il Figlio, il Padre. Il senso trinitario della dottrina sottolinea l'orientamento costante verso la Trinità che sarà caro ai mistici di tutti i tempi. " Al di sopra di tutto, il Padre, ed è lui il capo del Cristo. Attraverso tutto, il Verbo, ed è lui il capo della Chiesa. In tutto, lo Spirito, ed è lui l'acqua data dal Signore a coloro che credono in lui, lo amano, e sanno che "c'è un solo Dio Padre, che è al di sopra di tutto, attraverso tutto e in tutto" " (Ibid. V, 18,2).

In questo suo divenire continuo, l'uomo ha per compagne, non solo il Padre, ma anche le mani di Dio, il Verbo e la Sapienza. E proprio queste mani, che lo hanno plasmato fin dall'inizio, a immagine e somiglianza del Creatore, lo collocheranno nuovamente nel paradiso, come hanno fatto per Elia ed Enoch.

Note: 1 Cf Adv. Haer. IV, 30,3; 2 Cf Hist. Eccl. V, 20; 3 Cf S. Girolamo, Vir. III, 35; Hist. Eccl. V, 1,53-54; 4 Cf Hist. Eccl. V, 23-24.

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Autore: L. Dattrino
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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