Ippolito di Roma (Santo)


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I. Vita e opere. Forse originario della Grecia, è ordinato sacerdote a Roma durante il pontificato di Zefirino ( 217). Divenuto papa Callisto ( 222), dopo la morte di Zefirino, I. comincia ad avversarlo, giudicando troppo indulgente la condotta disciplinare del vescovo di Roma nei riguardi della penitenza e del matrimonio. La maggior parte degli studiosi ritiene che egli sia il primo antipapa della storia in quanto spinge a tal punto la sua opposizione a Callisto da creare uno scisma che dura fino al 235. In quell'anno, infatti, l'imperatore Massimino il Trace ( 238), nemico dei cristiani, scatena una persecuzione contro di loro facendo arrestare sia I., conciliatosi con la Chiesa, che il nuovo vescovo di Roma, Ponziano ( 235). Entrambi, deportati in Sardegna, muoiono martiri della fede. I loro corpi sono trasportati a Roma dalla pietà di papa Fabiano ( 250), successo a Ponziano. Nel 1551, nella zona dell'antico cimitero di via Tiburtina, viene scoperta una statua senza testa, assisa in cattedra: su uno degli stipiti del trono è inciso il catalogo delle opere che si riferiscono al periodo degli scritti di I. pubblicati prima del 224, anno in cui è eretto il monumento. Per questa ragione, la statua viene identificata come quella di I. e sistemata nell'atrio della Biblioteca Vaticana.1

Soggetto discusso per le posizioni assunte, I., rappresentante del vecchio presbiterato romano, è messo in discussione anche per le opere molto numerose, alcune in frammenti (De Christo et Anticristo [L'Anticristo] è la sua sola opera che ci sia pervenuta completa) che gli sono state attribuite, ma sull'autenticità delle quali non sempre il parere degli studiosi risulta concorde. Oltre al Syntagma, o Riassunto contro trentadue eresie, un breve trattato del primo periodo dell'attività di I. e al Contra Noetum (Contro Noeto), i Philosophumena (Esposizione delle dottrine filosofiche) è l'opera più importante di quest'autore. Intitolata dallo stesso I. Elenchos, o Confutazione di tutte le eresie, l'opera comprende complessivamente dieci libri, di cui i primi quattro trattano della filosofia dei greci, mentre i restanti tendono a dimostrare che tutte le eresie non fanno che attingere alle dottrine dei filosofi pagani, ai misteri e all'astrologia, e non alla Scrittura e alla Tradizione della Chiesa.

La Traditio apostolica (Della tradizione apostolica) risulta anzitutto un testo di liturgia eucaristica (consacrazione del vescovo, messa pontificale, amministrazione del battesimo) destinato ad avere grande influsso sulla tradizione liturgica posteriore, soprattutto in Occidente. In quest'opera si trova la preghiera eucaristica che rappresenta il canone più antico che si conosca, a cui s'ispira direttamente la seconda preghiera eucaristica della liturgia oggi introdotta. Parecchie Omelie e alcune opere più brevi, di carattere esegetico, come il Commento a Daniele (Commentari in Danielem), le Benedizioni di Mosè (Benedictiones Moysis) e il Commento al Cantico dei cantici (Intepretatio Cantici Canticorum) completano il panorama degli scritti di questo grande dottore della Chiesa, che ebbe il torto di non accorgersi che lo sviluppo del popolo di Dio porta con sé situazioni nuove e che il cristianesimo non è una setta di puri, ma la città di tutti gli uomini. A parte questo, non c'è nessun motivo per farne uno scismatico. Anche se rappresentante di un " integrismo ", che la gerarchia ha avuto ragione di non accettare, la sua violenza dipende in gran parte dal genere letterario. I suoi scritti respirano, dunque, la più pura tradizione.

II. La dottrina. Uomo concreto e sospettoso verso ogni filosofia, I. ha trovato nell'esegesi di tipo storico-tipologico, la sua dimensione di commentatore della Parola di Dio in modo sistematico, in una dimensione pastorale liturgica, in accordo con il suo ministero. A conclusione dei Philosophumena,2 egli esorta i suoi lettori, di qualunque cultura e di qualunque nazione, a prestare orecchio ai suoi consigli: solo presso i cristiani, discepoli di Cristo e amici degli uomini, è possibile conoscere il vero Dio, nella Scrittura e nella Chiesa.

La Scrittura, destinata all'edificazione dei fedeli, esige però delle anime che ascoltino, anime docili che sappiano, sotto l'influsso della grazia, passare dalle cose terrestri alle cose celesti, dalle cose sensibili alle cose spirituali.3 La Scrittura è l'unica sorgente della verità tutt'intera, che non inganna.4 E la Chiesa è la santa assemblea di coloro che vivono nella giustizia; come un giardino, in cui sono piantati alberi di varie specie, ma in cui non a tutti è permesso entrare; come una nave, continuamente in balia delle tempeste del mondo, alla cui guida c'è Cristo, come albero di vela la croce santa e come ancora ha il comandamento dell'amore. Il carico che porta è un carico di santi, santificati dall'acqua del battesimo, senza più alcuna impurità, destinati alla patria celeste.5

Ma la Chiesa è soprattutto sposa. E nel commento al Cantico dei Cantici I. trova accenti di vera spiritualità in cui sviluppa il processo mistico attraverso cui la Chiesa si fa sposa di Cristo. Ancora legata alla vecchia alleanza, Eva e Sinagoga a un tempo, essa è resa bella dall'Amato che la predilige, che la riveste di sole e le circonda il viso con dodici stelle che le fanno corona. Lo Sposo è il profumo che, contenuto nel cuore del Padre, sparge ovunque la sua gioia, ispira i profeti, ricolma le anime dei giusti, conquista docili ed indocili: ha raccolto i giusti dell'AT, ha reso Giuseppe suo consigliere, ha reso madre la vergine Maria. Giuda, che voleva vendere il profumo per trenta denari, è stato costretto a vendere per trenta denari il Cristo stesso. I. dice: " La verità ha voluto essere venduta ad un prezzo vile, per essere alla portata dei poveri. E il povero allora deve accostarsi con il suo vaso al profumo di Cristo, per raccoglierne e poi riversarlo sul capo del Signore, al fine di attirare Cristo in sé ".6

Alla Chiesa è affidato il compito di far nascere Cristo nel cuore dei credenti, di formare nel proprio cuore il Verbo di Dio, principio di santità, di rigenerarsi nello Spirito Santo, perché ogni suo membro divenga una creatura perfetta e celeste. A Cristo spetta il compito di raccogliere tutti gli uomini, per ricostituirli nell'unità violata da Adamo, stendendo le braccia sulla croce, in segno di abbraccio. Come un tessitore, egli ha tessuto la salvezza sul legno della croce, compiendo le opere per volontà del Padre, " soffrendo per penetrare con la sua virtù, i nostri corpi di morte, per trasformarci da corruttibili a incorruttibili, da deboli a forti, per salvare l'uomo che s'era perso ".7 E la Sposa dice al suo Cristo: " Prendi il mio cuore, riempilo del tuo Spirito... perché sia una cosa sola con la tua carne celeste ".

Note: 1 Tale ipotesi è stata ora rimessa in discussione dalla Guarducci che vede nella statua la figura di una donna (Il contributo di M. Guarducci è inserito in Nuove Ricerche su Ippolito [Sea 30], Roma 1989, 61ss.). Da segnalare la questione ippolitea. Dopo la ricostruzione biografica ottocentesca, tutto è stato rimesso in discussione dagli studi di P. Nautin nel 1947. Sarebbero esistiti tre personaggi: Giosippo (cf Fozio, Bibl. cod. 48), il martire romano Ippolito, il vescovo di una sede orientale (autore di opere esegetiche e di Contro Noeto). La critica recente elimina il fantomatico Giosippo ed inverte il rapporto cronologico fra i due Ippolito: il romano sarebbe posteriore all'orientale, di cui avrebbe conosciuto ed utilizzato l'opera; 2 Philosoph. 10,34; 3 In Dan I, 17; 4 In Dan I, 10,1; II, 8,2; IV, 6,1; In Cant. I, 12; 5 In Dan I, 17; De Ant. LIX; 6 Cant. I, 3-I,4; 7 De Ant. III-IV.

Bibl. L'accesso più comodo alla bibliografia generale ippolitea è costituito dai due voll.: Ricerche su Ippolito (Sea 13), Roma 1977 e Nuove ricerche su Ippolito (Sea 30), Roma 1989, che forniscono anche le più aggiornate prospettive di ricerca. Studi: A. Amore, s.v., in BS VII, 868-875; G. Bardy, La vie spirituelle d'après les Pères des trois premiers siècles, II, Tournai 1968, 177-181; I. Bessarione, La cristologia nei Padri della Chiesa, Roma 1979; Melchiorre di Santa Maria - L. Dattrino, s.v., in DES II, 1339-1340; M. Metzger, A propos des règlements ecclésiastiques et de la prétendue Traditio Apostolica, in RSR 66 (1992), 429-461; M. Richard, s.v., in DSAM VII1, 531-571; C. Savatos, Le vocabulaire trinitaire d'Hippolyte de Rome et son contenu théologique, in Theologia, 61 (l990), 698-712; M. Simonetti, Prospettive escatologiche della cristologia di Ippolito, Roma 1993; M.S. Troiano, Alcuni aspetti della dottrina dello Spirito Santo in Ippolito, in Aug 20 (1980), 615-632; A. Zani, La cristologia di Ippolito, Brescia 1984.



Autore: L. Dattrino
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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