Intuizione


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I. Il termine i. in teologia è legato, prevalentemente, alla riflessione sulla visione intuitiva di Dio da parte dei beati, cioè all'" atto dell'intelligenza per mezzo del quale i beati conosceranno Dio in se stesso, chiaramente e immediatamente ".1 Il termine viene frequentemente usato nella prima metà del '900 anche per indicare " la nota essenziale e specifica, necessaria e sufficiente, l'ultima perfectio della mistica cristiana ".2 Con esso si vuole esprimere il carattere particolare della conoscenza mistica: in senso stretto - osserva J. de Guibert - indica una " conoscenza in certo modo immediata " e, in senso lato, una conoscenza " mediata ", contrapposta alla " conoscenza discorsiva " e al " raziocinio ".3

II. Interpretazioni. Varie sono state, però, le interpretazioni dell'oggetto dell'i. nell'ambito della teologia spirituale. Un primo gruppo di autori ritiene che l'i. mistica possa percepire immediatamente e realmente l'essenza divina, anche se con alcune limitazioni: L. Reypens pensa che al vertice della contemplazione mistica sia possibile intuire l'essenza divina, con una i. " reale ", anche se raggiungibile solo " raramente " e in maniera " imperfetta quanto all'intensità "; 4 secondo J. Maréchal l'i. è la " visio Dei per essentiam, cioè una conoscenza soprannaturale di Dio nel senso più stretto del termine ", diversa dalla visione beatifica, ma da interpretare nella stessa linea; 5 nella polemica con C. Butler - per il quale l'esperienza mistica non è la visione dell'essenza di Dio, ma solo " la "percezione" sperimentale, diretta, "sovraconcettuale", "sovrintenzionale" del suo Essere e della sua Presenza " 6 - J. Maréchal precisa, però, che il suo uso del termine i. è solo " in senso psicologico, in opposizione a: conoscenza astrattiva o discorsiva, e non nel senso teologico ristretto di: "visione intuitiva" "; 7 per G. Picard, infine, l'" apprensione immediata di Dio " nell'esperienza mistica è una " i. oscura " o " i. confusa di primo grado ", cioè in grado di " rivelarci sicuramente ed esplicitamente l'esistenza dell'oggetto senza farcene conoscere la natura ".8

Un secondo gruppo di autori ritiene che l'i. sia immediata ma non raggiunga l'essenza divina, bensì soltanto la sua presenza e la sua azione nell'anima: per A. Gardeil l'anima può avere la " percezione immediata e sperimentale di Dio sostanzialmente presente nell'anima giusta "; 9 per M. de la Taille " il "contatto sostanziale", l'unione abituale dell'essenza dell'anima con l'essenza divina " è immediatamente presente " all'intelligenza ", non " di fronte " ad essa; 10 per J.V. Bainvel " una luce speciale infusa (influxus luminis intellectualis) vagamente analoga alla luce di gloria " può elevare e fortificare l'intelligenza e " renderla capace di apprendere direttamente, senza specie infuse, le realtà soprannaturali inerenti all'anima e facenti parte della sua vita: i suoi atti soprannaturali, la grazia e le virtù infuse, con i doni dello Spirito Santo, la presenza oscura di Dio e il suo contatto intimo con la sostanza dell'anima, gli effetti creati dell'azione divina nel fondo di quest'anima "; 11 J. de Guibert, riprendendo il pensiero di J.V. Bainvel, ritiene plausibile " parlare di una i. più o meno oscura della grazia santificante presente nell'anima (la grazia, gli atti soprannaturali) ".12

Un terzo gruppo ritiene che l'i. mistica possa essere solo mediata: R. Garrigou-Lagrange prende le distanze da J. de Guibert sostenendo che non si può dare i. diretta e immediata dei doni soprannaturali che ci uniscono a Dio, poiché se l'i. è immediata è percezione immediata di Dio, se, invece, è relativa agli effetti della grazia in noi non può che essere mediata; 13 nella stessa linea si muovono F.-Donatien Joret, per il quale l'i. mistica di Dio è " oscura ", cioè " transitoria ", " mediata ", " negativa ",14 e J. Huby, secondo il quale è " conoscenza non discorsiva e tuttavia mediata "; 15 il più deciso nell'escludere la possibilità di una i. immediata di Dio è A. Saudreau: rifiuta l'affermazione " che la caratteristica dello stato mistico sia la percezione immediata di Dio " 16 e sostiene che " nello stato mistico come in quello ascetico, l'anima ha dei concetti di Dio, grazie ai quali pensa a Dio, ma non ne ha la percezione ".17

III. Nel dibattito contemporaneo. Questi i punti di riferimento fondamentali del dibattito che ha animato i primi decenni del '900. Abbandonata l'impostazione teologica neoscolastica, quel dibattito appare ormai superato. Il desiderio di rinnovamento ha portato spesso ad accentuare il carattere " sovraconcettuale " e " anti-intellettualista " della conoscenza mistica, non sempre, però, con il necessario rigore critico. Per questo motivo appaiono ancora illuminanti alcuni passaggi della questione 180 della II-II della Summa Theologiae di s. Tommaso d'Aquino, dedicata alla presentazione della vita contemplativa. Citando Riccardo di san Vittore,18 egli afferma che la " contemplazione " si riferisce (pertinet) alla semplice intuizione della verità (ad ipsum simplicem intuitum veritatis);19 precisa che nella vita presente la contemplazione in atto (secundum actum) non può in alcun modo giungere a vedere l'essenza di Dio, mentre in potenza (potentialiter) può, nel rapimento (in raptu), giungere alla visione dell'essenza di Dio, come accadde a s. Paolo (cf 2 Cor 12,2ss.) quando fu rapito tra lo stato della vita presente e quello della vita futura; 20 spiega, infine, che sebbene la vita contemplativa consista essenzialmente nell'intelletto (in intellectu) essa ha il suo principio anche nell'affetto (in affectu), infatti l'amore di Dio spinge alla contemplazione e, poiché il fine corrisponde al principio, anche l'affetto è termine e fine della vita contemplativa, così, mentre uno gode (delectatur) nella visione della realtà amata, lo stesso godimento (delectatio) della realtà vista eccita maggiormente l'amore: " Questa è la perfezione ultima della vita contemplativa: non solo vedere la verità divina, ma amarla ".21

Note: 1 A. Michel, Intuitive (Vision), in DTC VII, 2351; 2 J. Maréchal, L'intuition de Dieu dans la mystique chrétienne, in RSR 5 (1914), 161; 3 J. de Guibert, Theologia spiritualis ascetica et mystica, Roma 1952, n. 250; cf anche G. Picard, La saisie immédiate de Dieu dans les états mystiques, in RAM 4 (1923), 40, nota 1; 4 Cf L. Reypens, Le sommet de la contemplation mystique chez le bienheureux Jean de Ruusbroec, in RAM 3 (1922), 251-272; 4 (1923), 256-271; 5 (1924), 33-39; 5 J. Maréchal, L'intuition..., a.c., 161-162; 6 C. Butler, Il misticismo occidentale. Contemplazione e vita contemplativa nel pensiero di Agostino, Gregorio e Bernardo, Bologna 1967, 95, cf anche 89-94; 7 J. Maréchal, Sur les cimes de l'oraison, in NRTh 56 (1929), 126, nota 1; 8 G. Picard, La saisie..., a.c., 56; 9 A. Gardeil, La structure de l'âme et l'expérience mystique, II, Paris 1927, 231; 10 Cf M. de La Taille, Théories mystiques, in RSR 18 (1928), 310-315; 11 J.V. Bainvel, Introduction à la dixième édition, in A. Poulain, Des grâces d'oraison. Traité de théologie mystique, Paris 1922l0, XXXII, nota 2; 12 J. de Guibert, Études de Théologie mystique, Toulouse 1930, 88; 13 Cf R. Garrigou-Lagrange, Les trois âges de la vie interieure prélude de celle du ciel, II, Paris-Montréal 1938, 424-427; 14 Cf F.-D. Joret, La contemplation mystique d'après saint Thomas d'Aquin, Lille-Bruges-Bruxelles 1923, 243-245; 15 J. Huby, Foi et contemplation d'après saint Thomas, in RSR 9 (1919), 152; 16 A. Saudreau, Grâces d'ordre proprement mystique et grâces d'ordre angéliques, in RAM 4 (1923), 74; 17 Id., L'état mystique. Sa nature, ses phases et les faits extraordinaires de la vie spirituelle, Paris-Arras-Angers 1921, 304-356:306; 18 Cf Benjamin maior, l. I, cc. III-IV; 19 STh II-II, q. 180, a. 3, ad 1; 20 Ibid. q. 180, a. 5, resp.; 21 Ibid., q. 180, a. 7, ad 1.

Bibl. Aa.Vv., s.v., in Aa.Vv., Enciclopedia filosofica, III, Firenze 19672, 1015-1029; J. Maréchal, Dalla percezione sensibile all'intuizione mistica. Contributo allo studio comparato del misticismo, Firenze 1913; Id., L'intuition de Dieu dans la mystique chrétienne, in RSR 5 (1914), 145-162; R. Moretti, s.v., in DES I, 1015-1016.





Autore: C. Stercal
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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