Instasi


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I. Il termine non compare nei comuni lessici italiani; vien fatto derivare dal verbo latino instare, che significa " stare in o sopra ", cioè premere o incombere o insistere.

Nel linguaggio mistico il significato di i. viene evidenziato dal termine ad esso contrario di estasi. Questo che in senso peggiorativo significa alienazione, in quello positivo può designare, dapprima, l'esaltazione dell'anima che si concentra e si bea dell'oggetto naturale amato o contemplato o creato; in secondo luogo, può indicare una particolare donazione di Dio che, offrendosi all'anima in bellezza e bontà, l'attira, la fa uscire da se stessa, per fissarla in sé e farle conoscere e godere una ineffabile intimità amorosa.

II. Nell'esperienza mistica. L'i., invece, è un processo che, pur avendo principio e termini analoghi all'estasi, porta al centro dell'anima, al suo profondo interno, in cui sta il sacrario della Divinità e dove si può rilevare l'immagine divina impressa nella creazione della singola anima e adorarvi la Trinità SS.ma che, per il battesimo, ivi ha preso dimora. Di fatto, è una grazia divina quella che guida la mente e il cuore d'una persona a sondare nella propria intima realtà per scoprirvi l'immagine divina, per incontrare le tre ipostasi che vi inabitano e unirsi con stupore e diletto agli ospiti divini.

La maestra dell'orazione contemplativa, Teresa d'Avila, offre una descrizione esperienziale dell'i. nella sua opera, Il Castello Interiore. Teresa allegoricamente attribuisce all'anima umana una duplice funzione: statica e dinamica. Con la prima immagina l'anima quasi fosse un castello, costituito da mansioni o appartamenti circolari e concentrici. Nel più centrale appartamento c'è la dimora di Dio, il sole regale, la Trinità. Con la seconda funzione attribuisce all'anima la condizione di ospite, di visitatore, di invitato all'incontro con il Re. L'anima, interiorizzandosi, si muove dall'esterno verso il centro di se stessa, cioè più si distacca dal peccato e dalle imperfezioni volontarie (percorrendo le prime tre mansioni e la quarta che è di transizione dallo stato ascetico a quello mistico) più si interiorizza e si dirige verso il suo centro. Nell'esercizio dell'orazione contemplativa che porta al raccoglimento interiore, all'unione sponsale e matrimoniale (le altre tre mansioni), l'anima si colloca nel più profondo di se stessa per unirsi, mediante la sacra umanità di Cristo, a Dio. Ivi è investita dalla luce e dall'amore di Dio che la unisce a sé sempre più radicalmente. Dio può avvalersi di favori speciali (rapimenti, visioni, desideri impetuosi, ecc.) per centrare l'anima nella visione della stabile presenza della SS.ma Trinità.

Sebbene nella descrizione dell'i. Teresa parli nelle Seste Mansioni di estasi violente e di purificazione profondissima, l'allegoria del castello nella sua duplice funzione, offre un seducente prospetto dell'i., descritto come esperienza dell'anima all'interno di se stessa, fatta sacrario della Trinità.

Anche Giovanni della Croce, dopo aver detto che lo spirito umano non ha dimensioni quantitative,1 assume analoghi concetti e scrive 2 che il centro dell'anima è Dio e a questo centro essa deve tendere con crescente amore, finché con tutte le sue forze (di natura e di grazia) " intenda e ami e goda Dio ". Perviene così a quella simbiosi d'amore in cui si trasforma in Dio " nel suo essere, potenza e virtù, gusta la sua capacità recettiva, tanto da farla sembrare Dio ". Il Dottore mistico usa l'immagine del cristallo " limpido e terso " investito dalla luce: quanta più ne riceve, tanto più si illumina e può arrivare a tal punto che il cristallo " appaia tutto luce e da essa non più si distingua ".

Il procedimento di i. ha la caratteristica di accentuare il processo di interiorizzazione, di intimità dell'anima mediante la visione e l'amore a Dio, sperimentati nel cielo interiore della propria personalità, rendendo quasi superflui i fenomeni estatici che comportano " un uscire da sé ", quasi scissione misteriosa dentro l'intimità psichica. Sono chiamati ratti, trasporti, voli di spirito, impeti, trasverberazione, levitazione. Ovviamente l'i. determina correlativa riduzione delle funzioni sensoriali e somatiche; sicché quanto più essa si instaura, tanto meno la persona pone attenzione e interesse agli oggetti della sensibilità, dell'affettività, ecc. Di fatto l'i. si caratterizza per un procedimento silenzioso, tranquillo, progressivo, in cui l'azione dello Spirito Santo che opera in conformità alla natura psichica della persona, meno dinamica ed effervescente, inclina invece a un rapporto pacifico e soave.

Gli effetti dell'i. sono identici a quelli che si conseguono nello stato mistico estatico: esperienza teologica della sapienza di Dio che dischiude all'anima gli attributi della propria essenza, riflessi nei doni di natura e di grazia posseduti dall'anima, situata nell'i. mistica.

Note: 1 Fiamma viva d'amore I, 10; 2 Ibid., 12.

Bibl. Cf rimandi nel testo.




Autore: G.G. Pesenti
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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