Inabitazione


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I. Importanza dell'argomento. 1. Con il sacramento del battesimo la Trinità prende dimora nell'intimo del cristiano, ragion per cui da questo momento in avanti si può parlare di un " noi mistico " che accomuna l'uomo alla vita intratrinitaria. Anche il servizio del prossimo da questo momento non avviene mai senza la spinta di un più intenso rapporto con Dio, non un Dio assente, lontano e fuori di noi, ma presente, dentro di noi e inabitante.

Man mano che l'anima si purifica,1 automaticamente si fa sempre più sensibile e si unisce, via via, sempre di più a quel delicato, ma potente influsso dello Spirito inabitante che, per dirla con Giovanni della Croce, " è fiamma di amor viva, che consuma, ma non fa male ".2 In altre parole, la presenza dello Spirito Santo si fa, progressivamente, sempre più intensa e profonda: i tre classici passaggi dalla vita purgativa a quella illuminativa e unitiva, si consumano " dentro ", nello Spirito e con lo Spirito. " ...Le tre divine Persone - afferma esplicitamente Giovanni della Croce - sono quelle che operano nell'anima quell'unione divina ".3

2. Non deve stupire, quindi, che i più grandi maestri dell'amore ritengano l'i. dello Spirito Santo la verità basilare della loro dottrina mistica. Così, ad esempio, Teresa d'Avila, spiegando le parole del Padre nostro " ...che sei nei cieli... ", almeno per cinque volte insiste sull'importanza di sapere che Dio non è lontano, ma dentro di noi. " Credete che importi poco, dice alle sue monache, sapere... dove si debba cercare il nostro adorabilissimo Padre? Per anime soggette a distrazioni, importa assai, secondo me, non solo credere che Dio è presente in noi, ma bisogna anche far in modo di conoscerlo per via di esperienza, essendo questo un mezzo eccellente per raccogliere lo spirito ".4 " E, dunque, molto importante comprendere che Dio abita in noi e che noi dobbiamo tenergli compagnia in noi stessi ": 5 " Tutto il danno deriva dal non comprendere che Dio ci è presente. Lo crediamo molto lontano... "; 6 " ... Credetemi, amiche mie, persuaderci di tale verità è di capitale importanza... ".7 Identico è il pensiero di Giovanni della Croce: nella prima strofa del Cantico insegna all'anima a cercare Dio e dice: " E da notarsi che il Verbo Figlio di Dio, insieme con lo Spirito Santo, è essenzialmente presente, ma nascosto nell'intimo essere dell'anima... Che vuoi di più... e che cerchi di più fuori di te, quando dentro di te hai le tue ricchezze... la tua abbondanza e il tuo regno?... Giacché lo hai tanto vicino, qui amalo, qui desideralo, qui adoralo... ".8 L'i. risulta essere, così, il nucleo ideale attorno a cui gira tutto il sistema dottrinale sangiovannista: " Chi potrà esprimere - esclama il Dottore mistico - ciò che lo Spirito Santo fa capire alle anime in cui dimora?... "; 9 " ...Non c'è da meravigliarsi che Dio faccia grazie tanto eccellenti... Egli infatti disse che in colui che lo avrebbe amato, sarebbero venuti il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo e avrebbero fatto dimora in lui... ".10

Anche per Francesco di Sales i gradi dell'amore corrispondono ai gradi di unione con Dio presente nell'anima.11 Il Vaticano II sancisce questo classico tema di teologia biblica suggerendo, nella formazione al sacerdozio, una formula squisitamente trinitaria: " ...Gli alunni imparino a vivere in intima comunione e familiarità col Padre, per mezzo del suo Figlio Gesù Cristo, nello Spirito Santo " (OT 8a).

Si direbbe che oggi più che mai la dottrina sull'i. sia particolarmente importante, se è vero che il mondo moderno è più che mai tentato di fare l'esperienza di Agostino: " Ho mandato i miei sensi fuori di me, o Dio, a cercarti, ma non ti hanno trovato, perché ti cercavano malamente. Vedo infatti, o Luce dell'anima mia e mio Dio, che malamente io ti cercavo, perché fuori io ti cercavo, mentre tu sei dentro... ".12

II. L'i. in s. Paolo e in s. Giovanni. La teologia paolina mette in particolare risalto l'attività dello Spirito Santo chiamato dall'Apostolo " Spirito di Cristo " (cf Rm 8,8-9) e " Spirito del Figlio " (cf Gal 4,6).

Lo Spirito Santo abita in noi come dispensatore della carità infusa per aiutarci a conservare il buon deposito della fede (cf 2 Tm 1,14); come in un tempio di assoluto dominio, che non può essere violato senza eccitare la collera di Dio (cf 1 Cor 6,19; 3,16), al quale perciò si deve dare gloria nel nostro corpo (cf 1 Cor 6,20; 1 Ts 4,1-8); come conprincipio di vita, unità, moto (cf Rm 8,14; Gal 5, 25); come autore della nostra rigenerazione battesimale (cf 1 Cor 6,11; 12,13; Tt 3,5); come causa della futura risurrezione (cf Rm 8,11); infine, come pegno, anzi, primizia (caparra) della gloria che ci è stata promessa (cf Ef 1,14, 2 Cor 5,5). E lo Spirito Santo che si imprime nel battezzato-cresimato come sigillo-incisione-unzione (cf 2 Cor 1,21-22; 3,1-3; Ef 1,13); che testifica che siamo diventati figli di Dio e che permette di sperimentarlo (cf Rm 8, 16; Gal 4,6); che fa desiderare lo scioglimento dell'anima dal corpo e la glorificazione finale dei figli di Dio (cf Rm 8,23). E lo Spirito, infine, che ispira e dirige la preghiera del cristiano perché sia secondo Dio (cf Rm 8,26).

La contemplazione di Giovanni è più circolare, meno veemente e meno varia, più intima e più mistica. Sono classiche le espressioni dell'ultima Cena, dove Cristo promette lo Spirito, il quale sarebbe venuto per inabitare (cf Gv 14,16-17), fortificare (cf Lc 24,49; 21,14-19; At 1,8), illuminare (cf Gv 14,26; 16,13), ispirare (cf Mt 10,19-20; Mc 13,11; Lc 12,11).

Di Giovanni sono i passi più esplicitamente trinitari: " Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui " (Gv 14,23). Un altro magnifico passo, tanto caro ad Elisabetta della Trinità, è quello del prologo della prima Lettera di Giovanni: " ...Ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto... noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta " (1,1-4). Nella medesima Lettera ritorna frequentemete il motivo della reciproca i.: " Se rimane in voi quel che avete udito da principio, anche voi rimarrete nel Figlio e nel Padre " (2,24); " Chi osserva i suoi comandamenti dimora in Dio ed egli in lui. E da questo conosciamo che dimora in noi: dallo Spirito che ci ha dato " (3, 24); " Chiunque riconosce che Gesù è il Figlio di Dio, Dio dimora in lui ed egli è in Dio... Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui " (4, 15-16); " In quel giorno (quando riceverete lo Spirito), voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi " (Gv 14, 20). Anche il passo relativo al discorso del pane della vita ha un tono squisitamente trinitario: chi si comunica deve assumere, progressivamente, i " costumi, cosiddetti, trinitari ": " Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me, vivrà per me " (6,57). Questo movimento " circolare-trinitario " fatto nel battezzato-cresimato dalle virtù teologali è molto evidente nella preghiera sacerdotale: " Perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola... Io in loro e tu in me perché siano perfetti nell'unità... " (17,21-23).

III. Motivi per cui la Trinità inabita nell'anima. 1. Per essere principio di vita trinitaria. La vita cristiana è per sua natura trinitaria: la fede-speranza-carità, o come è anche chiamata, la grazia delle virtù e dei doni, è comunicazione della natura divina all'uomo, come insegnano la Bibbia (cf 2 Pt 1,4) e la teologia.

" La fede-speranza-carità - afferma Tommaso - modifica ed eleva l'anima ad una certa maniera divina di essere, affinché sia idonea ad emettere operazioni divine ".13

La teologia insegna che la fede e la carità sono una partecipazione intima e divina della conoscenza e dell'amore che Dio ha di se stesso: in virtù della fede e della carità, il battezzato " ...diventa partecipe del Figlio e dell'Amore che procede dal Padre e dal Figlio... "; 14 " ...Il Verbo di sapienza - continua l'Aquinate - con il quale conosciamo Dio, rappresenta veramente il Figlio: similmente l'amore con il quale amiamo Dio, rappresenta propriamente lo Spirito Santo... ".15 " La carità infusa dallo Spirito è un'amicizia dell'uomo con Dio che si fonda sulla comunicazione dell'eterna beatitudine ".16

Sicché grazie alla fede e alla carità l'anima partecipa alla conoscenza che Dio ha di se stesso nel Verbo e alla fruizione che ne procede nello Spirito Santo: ciò costituisce l'imitazione e la riproduzione, nel tempo, delle operazioni trinitarie.

Avviene che nell'uomo, vero figlio di Dio generato dal Padre per opera dello Spirito a somiglianza del Figlio naturale (cf Rm 8,29; Tt 3,5), si attui una corrente d' amore propriamente simile a quella ineffabile che intercorre tra il Padre e il Figlio, che è lo Spirito Santo. Nel nucleo della vita trinitaria, il Figlio si dà al Padre e il Padre al Figlio: da questa reciproca corrente d'amore procede lo Spirito Santo. Nel figlio adottivo avviene qualcosa di simile. Lo Spirito, che inabita l'anima, gli fa salire dal cuore un misterioso gemito d'amore, che gli fa gridare: Abbà, Padre! Il che è ripetere, per imitazione e per grazia, quello stesso mutuo scambio d'amore, che il Figlio fa per natura, nel Padre e il Padre nel Figlio.

Questa povera parola umana, al dire di Agostino, " inizia e finisce ",17 perciò è assolutamente impotente ed inadatta ad esprimere realtà così alte e intime: né l'intelligenza le crederebbe possibili se non avessero, come fondamento, la rivelazione, la teologia e l'esperienza dei santi. L'Apostolo Pietro ricorda: " (Cristo) vi ha donato i beni grandissimi e preziosi che erano stati promessi, perché diventaste per loro mezzo partecipi della natura divina " (2 Pt 1,4). Ancora più chiaro è il passo di Paolo ai Galati: " Che voi siate figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre! " (4,6; cf Rm 8,16).

Oltre ai passi citati, Tommaso continua affermando: " Si parla della missione d'una persona divina in quanto la relazione propria della divina persona viene riprodotta nell'anima, la quale ne riceve una certa somiglianza... Come lo Spirito Santo procede invisibilmente nell'anima mediante il dono dell'amore, così il Verbo per mezzo del dono della sapienza... E ricevendo questi doni si realizza in noi la somiglianza a ciò che è proprio delle divine Persone perciò secondo quel modo di essere... si dice che le divine Persone sono in noi per il fatto che veniamo ad assomigliare ad esse in un modo nuovo ".18

Per quanto riguarda l'esperienza dei santi: " Non v'è ragione di ritenere per incredibile - afferma Giovanni della Croce, in una delle sue pagine più altamente mistiche - che l'anima possa una cosa tanto sublime, che cioè, per via di partecipazione, spiri in Dio come Dio spira in essa. In verità, posto che Dio le faccia grazia di unirla alla Trinità rendendola deiforme e dio per partecipazione, che incredibile cosa è che ella operi il suo atto d'intelligenza, di conoscenza e d'amore o, per meglio dire, l'abbia operato nella Trinità, unitamente con essa e come la Trinità stessa! ".19

2. Per essere oggetto di fruizione d'amore.

" ... Chi potrà mai descrivere - esclama Giovanni della Croce - ciò che lo Spirito Santo fa intendere alle anime in cui dimora? Chi potrà esprimere quello che fa loro sentire e desiderare? ".20 Dopo quanto abbiamo detto sulla " fè ilustradisima ", che illumina l'intelligenza,21 sull'unzione soavissima dello Spirito Santo, che bagna la volontà, non è da stupire se si aggiunge che le tre divine Persone vi si rispecchiano, vi si compiacciono e, diremmo quasi, vi si danno come " preda " reciproca, per dirla con una parola cara ad Elisabetta della Trinità, e come oggetto di fruizione e d'amore sperimentale.

Tommaso lo dice espressamente e a più riprese: " Per il dono della fede-speranza-carità, la creatura ragionevole viene elevata non solo fino ad usare liberamente del dono creato, ma anche a fruire della stessa Persona divina... ".22 Una Persona divina si può possedere perfettamente o imperfettamente: perfettamente si possiede per mezzo della fede-speranza-carità, o, piuttosto " ...per una certa esperienza intima secondo cui ci uniamo ad un essere di cui si gode: in quanto che le divine Persone, per mezzo d'una certa impronta di se stesse, lasciano nelle nostre anime certi doni di cui formalmente godiamo: cioè l'amore e la sapienza.. ".23

" Questa impronta, commenta il grande teologo mistico Giovanni di S. Tommaso ( 1644), è una segreta operazione delle divine Persone in virtù della quale ci si manifestano con una certa conoscenza sperimentale e con un certo tocco di se stesse, che ci danno modo di conoscere e di sentire che la nostra anima vive di una vita superiore ed agisce in un modo superiore: cioè quasi secundum mores Trinitatis, secondo i gusti e i modi di provvedere della Trinità... ".24 E importante ripetere che simili esperienze rientrano nel traguardo normale della vita cristiana, perché, come risulta chiaro dai passi citati, non è che il pieno e normale dispiegamento della vita teologale: non è che la fede diventata " viva " per il dono di intelletto, la speranza diventata " forte " per il dono di scienza e la carità diventata " ardente " per il dono di sapienza. Tommaso, in sintesi suprema, direbbe: non è che la " gratia virtutum et donorum " o, in altri termini la fede-intelletto, la speranza-scienza, la carità-sapienza.

IV. Riflessioni e applicazioni conclusive. Per la fede, la speranza e la carità, il battezzato è strutturato trinitariamente, pertanto deve agire trinitariamente calando nella vita quotidiana l'immagine trinitaria.

La Trinità non è, dunque, un mistero lontano che si perde nella evanescenza, ma vicino e palpitante che va vissuto nella quotidianità.

Il mistero della Trinità inabitante esige alcune condizioni imprescindibili, che si riducono a queste tre parole sinonime: ordine, purificazione e raccoglimento.

" Quanto maggiore è la purezza - sentenzia Giovanni della Croce - tanto più Dio si comunica in abbondanza... e con maggior frequenza ".25 E Tommaso aveva già sottolineato: " Il controllo del desiderio disordinato è necessario perché l'uomo possa applicarsi e unirsi a Dio: quanto più la mente dell'uomo si unisce con il desiderio disordinato a ciò che le è inferiore tanto più si debilita e si distrugge. Quindi è necessario si astragga dalle cose della terra e controlli i desideri disordinati, affinché possa più liberamente unirsi a Dio ".26

Nella celebre Elevazione alla Trinità Elisabetta Catez esprime quasi istintivamente un grande desiderio di distacco e di silenzio: " O mio Dio, Trinità che adoro, aiutami a dimenticarmi interamente, per fissarmi in Te immobile e quieta, come se l'anima mia fosse già nella Trinità. Nulla possa turbare la mia pace né farmi uscire da Te, o mio Immutabile ".

L'i. è il mistero del raccoglimento, del distacco e della purificazione. Il motivo è più che chiaro: la voce dello Spirito " non è un vento impetuoso e gagliardo da spezzare i monti e spaccare le rocce... ", non è un fuoco divoratore né un terremoto, ma " un mormorio di un vento leggero " (cf 1 Re 19,11-13); ora, due cose contrarie, direbbe Giovanni della Croce, non possono coesistere, contemporaneamente, nel medesimo soggetto: 27 l'influsso dello Spirito, che è intimo-spirituale-delicato, esige quindi dall'anima pari intimità-spiritualizzazione-delicatezza, affinché " si uniscano notizia con notizia e amore con amore "; 28 " ...è necessario che l'anima esca da tutte le cose secondo l'affetto della volontà, raccogliendosi al massimo grado dentro se stessa, come se tutto il mondo non esistesse ",29 perché si possa realizzare quanto espresso dall'Aquinate: " Come la processione delle Persone è la ragione dell'origine delle creature dal primo principio, così essa dev'essere la ragione del nostro ritorno al fine, poiché come per il Figlio e per lo Spirito Santo siamo stati creati, così saremo riuniti al fine ultimo ".30

Note: 1 Cf l'immagine sangiovannea della vetrata che si fa, via via, sempre più tersa: Salita del Monte Carmelo II, 5,6-8; 2 Cf Cantico spirituale 39; Fiamma viva d'amore I; 3 Ibid. I, 1; 4 Cammino di perfezione 28,3; 5 Ibid.; 6 Ibid. 29,5; 7 Ibid. 29,3; 8 Cantico..., I, 6-8; 9 Ibid., Proemio, 1; 10 Fiamma..., Proemio, 1; 11 Cf Teotimo, X, 4-5; 12 Cf Confessioni, X, 1-30; 13 Sent. II, d. 24; 14 I, 38,1; 15 Contra Gent. IV, 1; 16 STh II-II, q. 24, a. 2; q. 5 ad 3; q. 26, a. 2; 17 Confessioni, IX, 10; 18 Sent. I, d. 15, 4,1; 19 Cantico..., 39,4-8; 20 Ibid., Proemio, 1; 21 Cf Fiamma..., III, 80; 22 Sent. I, 43, 3 ad 1; 23 Sent. I, d. 14, 2 ad 1; 24 In I, 43, disp. 17,3, nn. 13-17; 25 Fiamma..., I, 9; 26 Cf STh II-II, q. 81, a. 4; 27 Cf Salita..., I, 4,1; 28 Fiamma..., III, 34; 29 Cf Cantico..., I, 6-9; 30 Sent. I, d. 14, q. 2, a. 2.

Bibl. Aa.Vv., Trinidad y vida mística, Salamanca 1982; Ch.-A. Bernard, L'esperienza spirituale della Trinità, in La Mistica II, 295-322; V. Carbone, La inabitazione dello Spirito Santo nelle anime dei giusti secondo la dottrina di s. Agostino, Roma 1961; A. Dagnino, La vita cristiana, Cinisello Balsamo (MI) 1988, 124-157; A. D'Onofrio, Dio in noi. Presenza di Dio e inabitazione della SS.ma Trinità nell'anima, Roma 1982; B. Forte, Trinità come storia. Saggio sul Dio cristiano, Roma 1985; R. Moretti, s.v., in DES II, 1280-1296; Id., L'inabitazione trinitaria, in La Mistica II, 113-138; Id., La Trinità vertice della teologia e dell'esperienza mistica, in Divinitas, 30 (1986)3, 219-239; R. Moretti - G.-M. Bertrand, s.v., in DSAM VII2, 1735-1767; A. Pedrini, Spirito Santo e inabitazione di Dio in noi, in Rivista del Clero Italiano, 56 (1975), 706-714; J. Sudbrack, s.v., in WMy, 501-502; G. Tavard, La vision de la Trinité, Paris-Montréal 1989.



Autore: A. Dagnino
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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