Ignazio di Loyola (Santo)


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I. Vita e opere. Nasce nel castello della Loyola nel 1491 e muore a Roma nel 1556. Viene educato prima nel castello dei genitori, poi nella casa del " Contador Mayor " dei Re cattolici ad Arevalo (Castiglia). Per alcuni anni serve il viceré di Navarra. Ferito nella difesa del castello di Pamplona, trascorre alcuni mesi lontano dalle armi, durante i quali legge la Vita Christi e il Flos Sanctorum che, suscitandogli il desiderio d'imitare le prodezze dei santi, ne avviano la conversione e l'avventura spirituale.

Comincia, così, una vita da povero pellegrino che lo conduce in Terra Santa. Al ritorno, inizia gli studi che gli permettono di essere ordinato sacerdote, insieme ad altri compagni che condividono la sua scelta di vita, nel 1537 a Venezia. Con questi fonda la Compagnia di Gesù, approvata da Paolo III ( 1549) nel 1540 con la Bolla Regimini.

Tra le sue opere ricordiamo gli Esercizi, frutto di prove straordinarie ed esperienze mistiche, nonché le Costituzioni. Inoltre, sono degne di nota l'Autobiografia e il Diario spirituale.

II. Esperienza mistica. La vita mistica di I., in senso stretto, è da ritrovarsi soprattutto nella sua Autobiografia e nel suo Diario spirituale. Tutta la sua personalità e la sua opera, particolarmente gli Esercizi spirituali e la Compagnia di Gesù con le sue Costituzioni, sarebbero incomprensibili nel loro senso più vero se non si tenesse conto della natura e delle qualità della mistica di I.

Le sue opere non sono frutto solo di studi o di sforzi umani, ma della sua esperienza spirituale personale intensissima.

1. Nell'Autobiografia infatti, fin dall'inizio della sua conversione, a ventotto anni, mentre legge la Vita Christi scritta da Ludolfo di Sassonia ( 1370) e il Flos Sancorum di Giacomo di Varazze ( 1298), comincia ad avere una luce particolare che lo apre al discernimento dei diversi spiriti che muovono l'anima. In questo momento, I. riceve una grazia speciale con una visione immaginativa della Vergine Santissima con il Bambino Gesù. Tale visione dura parecchio tempo e produce nella sua anima una consolazione intensissima, lasciandogli una grande nausea della vita passata e specialmente dei peccati della carne, così che " gli sembrava aver tolto dall'anima tutte le specie che prima aveva dipinto in essa " (Autobiografia n. 10). In virtù di questi effetti, pensa sia frutto di una visione soprannaturale; in seguito, mai più dà il minimo consenso alle cose della carne, come era capitato nella sua gioventù, in cui era stato un " uomo dato alle vanità del mondo " (Ibid. n. 1). E questo lo afferma quasi alla fine della sua vita, più di trent'anni dopo. In questa narrazione autobiografica si delineano quelle che dovevano essere alcune caratteristiche della sua vita mistica: mistica riflessiva, attenta al discernimento spirituale, orientata al servizio fedele di Dio (angelica per distinguerla da quella cherubica - più centrata sulla contemplazione della verità - e di quella serafica prevalentemente affettiva) nel compimento della volontà di Dio.

La sua esperienza spirituale raggiunge gradi straordinari e molto singolari durante i mesi trascorsi a Manresa come umile pellegrino, che alloggia e si alimenta di elemosina, dedito alla vita di penitenza e di orazione (sette ore al giorno), oltre alla partecipazione ad alcune ore canoniche nella chiesa di quella città, della confessione e Comunione il più frequentemente possibile. Arriva ad affermare che in quest'epoca Dio lo tratta " come un maestro di scuola tratta un bambino insegnandogli " (Ibid. n. 27) e in una considerazione imprevedibile afferma che le visioni e le illuminazioni che Dio gli dona sulla SS.ma Trinità, sulla presenza di Cristo nell'Eucaristia e su nostra Signora sono tali che molte volte pensa: " Se non avessi la Scrittura che ci insegna queste cose della fede, sarei pronto a morire per esse solo per ciò che ho visto " (Ibid. n. 29).

A Manresa riceve una grazia specialissima, la cosiddetta " illuminazione del Cardoner ". Accade sulle sponde del fiume Cardoner e consiste in una chiarezza e illuminazione dell'intelletto che lo fa penetrare nell'intimo delle cose spirituali, nel piano di Dio, in un modo talmente gratuito e in tale grado che gli sembra di svegliarsi ad un mondo del tutto nuovo " come se fosse un altro uomo e come se avesse un intelletto diverso da quello di prima " (Ibid. n. 30). Gli studiosi e gli intimi del santo riconoscono che, probabilmente, qui gli si discopre l'essenza del metodo degli Esercizi e, in questi, in particolare quello delle meditazioni del Re e delle bandiere. Inoltre, pare che qui gli siano stati donati il germe della vocazione e il carisma particolare nella Chiesa che lo condurrà, per mezzo del discernimento spirituale applicato alle circostanze storiche e alle grazie posteriormente ricevute, alla fondazione della Compagnia di Gesù. Molte altre volte ha la visione del Cristo che gli si rende presente in determinati momenti del suo pellegrinaggio in Terra Santa, a sua volta (cf Ibid. nn. 29, 41, 48, 52) accompagnato da sentimenti di grande consolazione e sforzo per continuare nel suo servizio e per prendere diverse determinazioni; ha anche visioni della SS.ma Vergine.

Cresce nel discernimento degli spiriti, durante i suoi studi (cf Ibid. nn. 54-55, 79, 82); però, diminuisce in questo periodo l'abbondanza delle grazie mistiche. Queste tornano con intensità particolare in Veneto, quando si prepara a celebrare la prima Messa e nei viaggi che seguono fino a raggiungere Roma, dove muore nel 1556. E durante il viaggio a Roma, nel 1537, che una nuova e specialissima grazia mistica lo conferma nel suo carisma di fondatore della Compagnia. Sente profondamente nella sua anima la grazia che il Padre vuole concedergli a Roma, e " stando un giorno in una chiesa facendo orazione sente un tale cambiamento nella sua anima e vede tanto chiaramente che Dio Padre lo pone con Cristo suo Figlio, che non può più dubitare del fatto che Dio Padre lo abbia messo con il suo Figlio " (n. 96). Di qui la convinzione ferma del nome della Compagnia di Gesù e di alcune altre sue caratteristiche.

La testimonianza principale della vita mistica di I. negli anni del suo generalato a Roma sono i due quaderni che si sono potuti conservare del suo Diario spirituale.

2. Nel Diario spirituale i suoi appunti manifestano una vita mistica particolarmente intensa nella celebrazione dell'Eucaristia e fanno constatare che da qui derivano le sue attività quotidiane. Secondo l'affermazione del maggiore studioso della mistica di I., P. de Guibert, si tratta di una vita mistica nel senso più stretto del termine.1 Un'anima condotta per i sentieri della contemplazione infusa, non nella stessa maniera, ma ad un grado simile a quello di s. Francesco d'Assisi o di s. Giovanni della Croce.

In essa spicca il carattere trinitario. Visioni e illuminazioni, accompagnate da un dono delle lacrime inarrestabile, lo fanno penetrare nelle profondità più insondabili della divinità, nell'essenza divina, nell'unità della natura e trinità delle Persone divine, nella circuminsessione e nelle processioni trinitarie, nelle Persone divine in particolare, soprattutto nella mediazione di Cristo, nell'azione dello Spirito Santo, ma anche nel ruolo di intercessione e di madre di Maria, insieme alla sua relazione con il corpo di Cristo nella Eucaristia. Ma la proiezione di queste grazie e l'orientamento che predomina nella persona mistica di I. sono quelli dell'attitudine di servizio apostolico, umile, amante e riverente, zelante servizio nel compimento di ogni manifestazione della volontà di Dio per collaborare alla sua opera di salvezza e di santificazione degli uomini, per la maggior gloria di Dio. Occorre notare la ripercussione in tutto il suo essere di queste grazie mistiche. Molte di queste si accompagnano ad una devozione crescente e ad un amore intenso, ad una gioia interna, ad una quiete e pacificazione, a mozioni interiori; in alcune occasioni riceve " locuzioni " interne ed esterne e anche una sorta di armonia musicale o gusti e sentimenti spirituali che a volte si possono descrivere solo con allusioni a colori o a sensazioni spirituali di tocchi o di altri sensi, intensità di fede speranza e carità, fiamme d'amore, visite, o illuminazioni. A volte, ci sono ripercussioni chiaramente corporee, forti e costanti, come le lacrime che minacciano di fargli perdere la vista. In altre occasioni sente oppressione al petto, interruzione della voce, drizzamento dei capelli, ecc.

I. non ci dà una dottrina particolare sulla vita e sui fenomeni mistici, ma insegna l'orazione e il discernimento. Si mostra particolarmente restio a parlare di ciò e predica in genere contro i fenomeni che accompagnano la vita mistica. Mira ad aiutare la persona a disporsi, con le virtù richieste, alla ricezione dei doni santissimi del Signore: con abnegazione e purezza di vita, umiltà e disponibilità. Apprezza ed insegna ad apprezzare questi doni sublimi e le grazie divine, in quanto possono disporre l'uomo a glorificare maggiormente il Signore ed essere uno strumento apostolico migliore e più efficiente a vantaggio del prossimo.

Grazie a questo stile di vita mistica e a questi atteggiamenti, I. dà origine ad una spiritualità dei contemplativi nell'azione: chiamati a cercare e a trovare Dio in tutte le cose, a servire il Signore unendo la propria volontà alla sua, più nel compimento della collaborazione richiesta da ciascuno in ogni momento, sia questa orazione che attività, che non nei deliqui dell'amore o nei rapimenti contemplativi.

Note: 1 J. de Guibert, La spiritualité de la Compagnie de Jésus, Roma 1953, 27.

Bibl. Opere: Monumenta Ignatiana. Series I ad IV, Madrid 1903-1918 (e Roma 1943-1945 = Monign); Autobiografia dettata al P.L. Gonzales da Camara: racconta la sua vita a partire dalla conversione fino al 1538; Esercizi spirituali, scritti in varie riprese e approvati da Paolo III, il 31 luglio 1548; Costituzioni della Compagnia di Gesù, tr. uff. it., Brescia 1969; Diario spirituale dal 2 febbraio 1544 al 27 febbraio 1545; Lettere (circa settemila) che trattano del governo dell'Ordine e della direzione spirituale. Queste e altre opere minori sono raccolte nel volume curato da M. Gioia, Gli scritti di Ignazio di Loyola, Torino 1977. Studi: Aa.Vv., s.v., in DSAM VII2, 1266-1318; Ch.-A. Bernard, L'illumination de l'intelligence. Un trait de l'expérience mystique ignatienne, in Greg 72 (1991), 223-246; R. Calassa, Il racconto del pellegrino. Autobiografia di s. Ignazio di Loyola, Milano 1966; C. de Dalmases, Il padre maestro Ignazio. La vita e l'opera di sant'Ignazio, Milano 1984; H.D. Egan, Ignatius Loyola the Mystic, Wilmington Del. 1985; Id., Ignazio di Loyola, in Id., I mistici e la mistica, Città del Vaticano 1995, 471-486; J.C. Futrell, The Mystical Vocabulary of Ignatius in the Diario, in Dossier " Constitutiones " A, Roma 1972, doc. VIII; F. Guerello - G. Rambaldi, Autobiografia e Diario spirituale, Firenze 1959; J. de Guibert, La spiritualité de la Compagnie de Jésus, Roma 1953; A. Haas, Los orígines del misticismo ignaciano en Loyola y Manresa, in Quaderni, CIS 13 (1982)2, 144-192; P. Juan-Tous, s.v., in WMy, 246-247; A. de la Mora, La devoción en el espíritu de san Ignacio, Roma 1982; Id., Mystique ignatienne, in RAM 19 (1938), 3-22 e 113-140; J. Nadal, Commentarii de Instituto S.I., Roma 1962= Mon. Nadal, vol. V: MHSI, 90; M. Ruiz Jurado, En torno a la gracia de acatamiento amoroso, in Manresa, 35 (1963), 145-154; P. Schiavone, Esercizi spirituali, Milano 1978; J. Stierli, Gott in allen Dingen finden Freiburg i.Br. 1981; C.A. Suquia, La Santa Misa en la espiritualidad de S. Ignacio, Vitoria 19892; M. Zechmeister, Mystik und Sendung. Ignàtius von Loyola erfährt Gott, Würzburg 1985.



Autore: M. Ruiz-Jurado
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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