Identificazione


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I. Il termine. L'i. psicologica è un concetto di origine freudiana interpretabile in diversi modi, costituito da elementi disuguali, ma non discordanti. E un termine ambiguo in quanto esprime, a volte, un'i. parziale, frutto di una repressione che esclude le potenzialità umane superiori dal campo della consapevolezza e che porta in se stesso un vizio di fondo che proviene dall'immagine ristretta e riduttiva della persona, chiusa al mondo dei valori.

E ambiguo anche perché, al posto di un'imitazione cosciente e libera di un modello o di un santo, suggerisce l'idea di un meccanismo inconscio di difesa di sé, di orientamento psicosessuale, prodotto dalla necessità di affetto, di sicurezza e di stima. Tende, altresì, a copiare il comportamento esterno e a cercare il superamento dell'ansia o della frustrazione che proviene generalmente da bisogni non soddisfatti.

Inoltre, è ambiguo perché ispira sia il senso attivo di identificare o di riconoscere qualcosa nelle sue caratteristiche, sia il senso riflessivo di immedesimarsi con qualche persona o cosa.

Tale termine, adoperato prevalentemente nelle scuole psicanalitiche, si riferisce alla dinamica psicologica secondo cui " un soggetto assimila un aspetto, una proprietà, un attributo di un'altra persona e si trasforma, totalmente o parzialmente, sul modello di quest'ultima ".1

II. La personalità si costituisce e si differenzia attraverso una serie di identificazioni. In tale processo sono fondamentali due momenti chiave dello sviluppo personale, cioè il superamento del complesso edipico attraverso l'i. inconscia con la figura paterna o materna e la formazione della propria identità adolescenziale attraverso l'immedesimazione con la condotta di un eroe, di una moda o di un gruppo. Questi e altri processi di i. sono frequenti nella società dei consumi o del divismo, per questo alcuni autori studiano i vari pericoli cui si va incontro, quali il narcisismo (Freud) o l'i. con l'aggressore (Spitz).

In questo senso l'i. costituisce un tentativo immaturo per pervenire ad un'identità sicura, in quanto fa tendere ad imitare il comportamento esterno, ma crea delle persone dipendenti, invece di conferire loro l'originalità fondata sull'assunzione dei valori.

III. Nell'ambito della mistica interessa piuttosto quest'ultimo atteggiamento, perciò, sulla scia delle nuove correnti psicologiche, come quella della " Self-Esteem " (N. Branden) o quella " Transpersonale " (K. Wilber), l'i. si riferisce alla scoperta prima e all'impegno poi, rivolti ai valori superiori della vita, della religione, della fede.

E l'i. trascendentale che esprime il desiderio di realizzare se stessi nell'amore e nella giustizia con il compiere la propria missione universale. Le psicologie transpersonali descrivono una indefinita unione o i. con la divinità, con una certa coscienza di unità con tutta la creazione. La psicosintesi, in particolare, la definisce come " identità intuitiva ", imperfetta e non pienamente integrata all'inizio con una visibile distinzione tra l'individuo e l'Assoluto. Ma nello stadio finale il soggetto entra pienamente nel regno dello Spirito e trascende ogni differenza in modo tale da smettere di esistere come realtà separata perché si è identificato con la vita eterna ed immutabile.

Si tratta di un viaggio spirituale come presa di coscienza sempre più chiara e di un'i. progressiva con la realtà totale. E un cammino di trasformazione interiore accompagnato da forti purificazioni. Ogni attaccamento ad immagini ed elementi parziali fissa il centro della coscienza solo su un piano bio-psico-sociale e impedisce tale processo di trascendenza. Per questo motivo, la disidentificazione o il distacco da essa è indispensabile per favorire lo sviluppo integrale della coscienza e con esso la possibilità di unificare il complesso dei pensieri, dei sentimenti, delle emozioni e degli istinti.

Nell'i. totale dell'io la persona ha integrato le potenzialità umane inferiori e si è immersa nel mondo universale e infinito, eterno ed immutabile. E la vita propria del santo, che ormai ha superato ogni divisione e conflitto e si situa nella perfetta armonia. Una visione unitaria della creazione lo ha portato al superamento delle i. parziali e alla riunificazione degli elementi dispersi, ragion per cui contempla ogni cosa, anche la morte stessa, come il momento trascendentale di liberazione e di integrazione al tutto da cui è disceso. Ha raggiunto uno stato di sintonia con i ritmi della vita cosmica, ricco di concordanza interiore e di unità esteriore. Come conseguenza, egli gode di un amore universale, che diffonde altruismo e oblatività.

Note: 1 J. Laplanche - J.B. Pontalis, Enciclopedia della psicanalisi, Roma 1987, 214.

Bibl. R. Assaggioli, Psicosintesi, Roma 1971; E.H. Erikson, Gioventù e crisi d'identità, Roma 1987; S. Freud, Totem e tabù (1912-13), VII, Torino 1977; Id., Introduzione al narcisismo (1914), VII, Torino 1977; D. Giovannini (ed.), Identità personale: Teoria e ricerca, Bologna 1979; L. e R. Grinberg, Identità e cambiamento, Roma 1992; J. Laplanche - J.B. Pontalis, Enciclopedia della psicanalisi, Roma 1987; G. Morino, Il concetto di identificazione, Torino 1980; B.M. Olivetti, Identificazione e proiezione, Bologna 1976; G. Scarpellini, s.v., in DES II, 1253-1254; W. Toman, s.v., in Aa.Vv., Dizionario di psicologia, Roma 1982, 507.





Autore: B. Goya
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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