Hammarskjold Dag


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I. Vita. H. nasce a Jönköping in Svezia il 29 luglio 1905, ultimo di quattro figli, da Hjalmar e Agnes Almqvist. Il padre è un vecchio luterano, rigidamente ancorato al senso del dovere e alla responsabilità personale; la madre, pure luterana, è donna di fede e di amore, fervida ed entusiasta, ma con qualche nota di possessività nei confronti del figlio. H. trascorre gli anni dell'infanzia e dell'adolescenza seguendo gli spostamenti del padre, uomo politico svedese. Compiuti gli studi universitari nei rami letterario ed economico, nel 1930 entra alle dipendenze del ministero delle Finanze; nel 1941 diventa presidente della Banca Nazionale di Svezia, incarico che terrà fino al 1948 per entrare poi al Ministero degli Esteri. Il 7 aprile 1953 viene eletto Segretario generale dell'ONU, carica nella quale è riconfermato nel 1959 allo scadere del mandato. Muore il 17 settembre 1961 in un incidente aereo - con ogni probabilità in seguito a un sabotaggio - nel corso di una missione per risolvere la crisi congolese. Nello stesso anno gli viene attribuito il Premio Nobel per la Pace, alla memoria.

II. Itinerario mistico. Dopo la morte di H. fu trovato nella sua abitazione di New York un manoscritto dal titolo Vägmärken (Tracce di Cammino= TC). E una specie di diario intimo in cui sono annotati i pensieri, i segni misteriosi, le impronte che l'hanno guidato in una via singolarissima ed esemplare, fatta di ascesi severa, fino all'incontro faccia a faccia con Cristo. Abbraccia il periodo che va dal 1925 al 1961 e presenta un carattere diverso con il passare del tempo; nei primi decenni, i pensieri rivestono un aspetto psicologico, moralistico e riguardano la sfera prevalentemente etica; ma nel 1953 c'è una svolta improvvisa, un affermarsi del dato religioso, quasi un'irruzione di Dio nella vita di H. La svolta coincide con la sua elezione a segretario generale dell'Onu, carica di grande responsabilità, ma che lo lascia tranquillo perché Dio è con lui: " Quando Dio interviene in momenti cruciali, come ora, è con severa determinazione... Dio si serve di te anche quando non ti aggrada. Dio schiaccia l'uomo nell'atto stesso di sollevarlo " (TC l16). H. sente in se stesso la presenza e l'azione di Dio per cui si abbandona totalmente a lui. Questo sentimento non deriva dalla ragione né da altri fattori terreni, ma dalla fede, che egli, rifacendosi a s. Giovanni della Croce, definisce " unione dell'anima con Dio " (TC 122). La fede non è una serie di nozioni o di formule, ma una vita soprannaturale, un contatto intimo, " un'esperienza dell'Essere e dell'uomo che partecipa dell'Essere ". Del mistico spagnolo H. accetta anche il lato oscuro della fede, la " noche oscura ": " la notte della fede, tanto oscura che non si può nemmeno cercare la fede " (TC 123). E la sofferenza del credere che sorge dall'incomprensione degli uomini, dal silenzio di Dio, dall'esperienza del Getsemani (TC 123). C'è in questa visione l'influsso della dottrina luterana che mortifica la ragione e accentua la theologia crucis; essa attraversa tutto il diario, ma è mitigata da altri elementi più equilibrati, perché H., oltre Lutero ( 1546), conosceva bene la Bibbia e molti scrittori spirituali, Meister Eckhart e l'Imitazione di Cristo, s. Giovanni della Croce e Pascal, Martin Buber e gli esponenti del " Renouveau catholique " francese. Immerso nella fede, egli sente Dio come un altro se stesso, è pieno di stupore per " l'inaudito di essere nelle sue mani ", e l'istante gli sembra inserito nell'eternità (TC 124,127). Prova una forte tensione, un desiderio acuto di distacco radicale da tutto, di purificazione assoluta, quasi di annientamento, non per autodistruzione, ma perché Dio riempia il suo vuoto e si affermi in lui; esprime " non un inno all'annientamento, ma quel declino che è un inno " (TC 108). E possibile che qui H. abbia presente la figura di s. Giovanni Battista e la comprensione che questi ebbe della propria missione rispetto a Gesù Cristo: diminuire fino a scomparire, fino a non essere altro che voce che grida, inno nel deserto (cf Gv 1,l9; 3,30). Questo getterebbe una luce particolare sul tema dell'annientamento che pervade tutto il diario. L'annientamento non dev'essere cercato, ma ricevuto da Dio; allora sarà " un compimento " (TC 191).

H. vuole liberarsi da tutte le cose che lo bloccano, che sente come vanità, perché la vera realtà è Dio; e anche egli sarà " reale nell'Uno " (TC 184). Si riscontra in questo proposito insistente di purificazione quella fase dell'ascensione mistica chiamata notte dei sensi e dello spirito, fase necessaria prima di arrivare all'esperienza di Dio. Ma in questi sentimenti non c'è una successione cronologica, bensì un alternarsi e un intrecciarsi reciproco secondo i tempi, le circostanze e secondo l'economia della grazia. Così, dopo i momenti dell'ascesi e della sofferenza, H. manifesta i sentimenti della gioia e della conquista: " Dio è in lui, poiché egli è in Dio. Forte, libero perché il suo io non esiste più " (TC 131). E in dialogo ininterrotto con Dio, ma questo diventa più intenso nei momenti difficili della sua vita politica, quando deve intraprendere un'iniziativa importante. Nel giugno 1956 egli presenta al Consiglio di Sicurezza dell'ONU la propria relazione sulla crisi mediorientale e prospetta la via per un'eventuale soluzione. E allora che si rivolge a Dio con maggior fede, virtù che racchiude una forza superiore alla capacità umana. Intuizione radicata profondamente nel Vangelo in cui sempre i miracoli compiuti da Gesù, segni della onnipotenza divina, sono strettamente legati, quasi subordinati alla fede (cf Mc 6,36; 11,23-24). H. si sente un umile collaboratore che compie solo una minima parte dell'opera, mentre Dio fa tutto il resto. Sentimento che egli prova quando, con grande abilità diplomatica, ottiene il rilascio degli aviatori americani prigionieri in Cina e quando convince gli israeliani a lasciare l'Egitto dopo la guerra dei sei giorni (cf TC 147,174). Istintivamente H. risale dagli avvenimenti umani a Dio perché in lui trova la sicurezza; trova la libertà che da soli si è incapaci di raggiungere; vince la solitudine, la tristezza, fino a gustare a volte una gioia ineffabile; esperienza esaltante che provò in maniera particolare nel Natale del 1955. Con il passare del tempo Dio lo invade sempre più, diventa una specie di ossessione tanto che egli giunge a sognarlo (cf TC 143).

A volte, sente di essere uno strumento nelle mani di Dio, un povero che tutto riceve, che si lascia portare; sperimenta quella sensazione, chiamata " passività ", che è il carattere essenziale della mistica (cf TC 146). H. è consapevole della sua situazione, dell'intensità del suo rapporto con Dio e lo definisce con il nome giusto: " Esperienza mistica. Sempre: qui e ora... in quella libertà che è tutt'uno con il distacco, in quel silenzio che nasce dalla quiete " (TC 149). Ha raggiunto ormai quel livello di santità in cui, secondo Eckhart, la volontà dell'uomo si identifica con quella di Dio, perché Dio " non si dà mai e poi mai ad una volontà estranea; lì dove trova la sua volontà, egli si dà " (TC 155).

In questo identificarsi con Dio si raggiunge il grado più alto dell'essere e dalla coscienza del proprio essere, si è sicuri dell'esistenza di Dio (cf TC 156). Ma c'è in H. un altro aspetto, tipico dei mistici, e precisamente il sentire Dio in forma negativa, come il Dio ignoto, " come un non dio, un non spirito, una non persona, una non sostanza " (TC 137) che, secondo s. Tommaso, è il grado " ultimo e più perfetto della nostra conoscenza di Dio in questa vita ".1 H. sente il suo impatto con Dio e riesce a sostenerlo perché spera in lui che è amore: " Ogni momento faccia a faccia con quest'amore che vede tutto, ma indulge con pazienza, che è giustizia, ma non condanna se il nostro sguardo rispecchia il suo con umiltà " (TC 170).

Il Dio che conosce e sente non è il Dio dei filosofi e dei sapienti, ma il Dio di Gesù Cristo, il Dio Trinità; e in un giorno del 1956 viene afferrato da questo mistero e vi si abbandona con una elevazione di straordinario fervore (cf TC 150). H. viene attratto e commosso soprattutto da Gesù che soffre nella sua passione; sentimento presente in tutti i mistici, alcuni dei quali ne ricevettero i segni visibili nel corpo. Esprime questa partecipazione con forza unica: " L'ora terza. E la nona. Accade ora. E ora. Accade ora " (TC 154). Avverte la perennità della passione di Gesù che esprime con le celebri parole di Pascal: " Gesù sarà in agonia fino alla fine del mondo; non bisogna dormire in questo tempo ". Egli annota: " Per chi veglia, quello che è lontano è presente, presente nel contatto con questa umanità in cui Gesù muore ad ogni istante, in chi abbia seguito fino in fondo l'interiore traccia del cammino " (TC 154). H. segue, come Gesù, fino in fondo il suo cammino, morendo martire per la pace; e " per il Sacrificato, nell'atto del sacrificio, conta una cosa sola: la fedeltà " (TC 183).

Note: 1 Summa contra Gentiles, III, 49.

Bibl. Opere: W. Foote (cura di), Dag Hammarskjöld Speeches, Stockholm 1962; T.S. Settel (cura di), The Light and the Rock. The Vision of Dag Hammarskjöld, New York 1966; Dag Hammarskjöld, Linea della vita, Milano 1966; Id., Tracce di cammino, Magnano (BI) 1992. Studi: G. Aulen, Dag Hammarskjöld's White Book. An Analysis of Markings, Philadelphia 1969; A.M. Besnard, Dag Hammarskjöld ou la santification par l'action, in VieSp 124 (1971), 327-340; K. Beyschlag, Dag Hammarskjöld, in G. Ruhbach - J. Sudbrack (cura di), Grandi Mistici II, Bologna 1987, 253-279; G. Brasca, Dag Hammarskjöld: un discepolo di Cristo al Palazzo di vetro, in Id., Un laico per il Vangelo, Milano 1980, 216-224; H.P. van Dusen, Dag Hammarskjöld. The Stateman and His Faith, New York 1969; F. Giampiccoli, La fede di Mister Hammarskjöld, Torino 1969; M. Gibbard, Dag Hammarskjöld and Alan Paton, in Aa.Vv., Twentieth-Century Men of Prayer, London 1974, 81-92; S. Stolpe, Dag Hammarskjöld, Assisi (PG) 1971; Y.F. van Vlissingen, Le commentaire psychologique, in Aa.Vv., Approches psychologiques du célibat, Taizé 1969, 133-159.



Autore: G. Velocci
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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