Guglielmo di Saint-Thierry


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I. Vita e opere. Nasce da nobile famiglia intorno all'anno 1080 a Liegi, allora soprannominata " l'Atene del nord ". L'ambiente lo inizia ad una buona formazione che completerà a Reims, quindi a Laon alla scuola di Anselmo, maestro di Abelardo ( 1142). Terminati gli studi prende l'abito monastico a San Nicasio e dopo solo sei anni viene eletto abate di Saint-Thierry.

Spirito incline alla contemplazione porta con fatica il peso pastorale che allevia compilando le sue prime opere. Conosciuto s. Bernardo nel 1118, ne diviene sostenitore nello sforzo di riforma monastica e di tutela dell'ortodossia: è il committente di alcuni trattati dell'Abate di Clairvaux e lo sollecita a confutare gli errori di Abelardo. Nel 1135, si fa semplice monaco cistercense a Signy, dove, libero dagli oneri del comando, può dedicarsi con maggiore frutto alla contemplazione. L'8 settembre 1148 la morte lo coglie intento a scrivere la Vita di san Bernardo. La profonda amicizia che lo lega al " Doctor mellifluus " gli fa preferire l'ombra del grande santo dalla quale studi recenti lo hanno riportato in piena luce riconoscendogli, tra l'altro, la paternità di diverse opere per lungo tempo attribuite a Bernardo.

Nei primi anni del suo abbaziato a Saint-Thierry (1119-1135) scrive per la formazione dei suoi monaci alcune opere: il De contemplando Deo, il De natura et dignitate amoris, il De sacramento altaris e la Expositio in Epistulam ad Romanos. Passato a Signy (1135-1135) vive una fecondità spirituale attestata dalle Meditativae orationes e sostenuta dall'incontro con il Cantico dei Cantici e relative interpretazioni patristiche: Commentarius in Cantica Canticorum e scriptis Sancti Ambrosii, Excerpta ex libris Sancti Gregorii Papae super Cantica Canticorum, De natura corporis et animae, Expositio super Cantica canticorum. L'ultimo periodo della sua vita (1138-1148) registra dapprima il massimo sforzo sul piano filosofico-teologico in occasione della controversia abelardiana: Disputatio adversus Abelardum, Sententiae de fide (non ci sono giunte), Speculum fidei e Aenigma fidei; e da ultimo il raggiungimento del vertice spirituale con l'Epistula aurea. La morte interromperà la Vita Bernardi che si era accinto a scrivere.

II. La dottrina. Abate benedettino o monaco cistercense, G. è anzitutto un direttore d'anime e un mistico. Si accosta al dogma più con la contemplazione che con la speculazione. La frequentazione dei testi biblici, nella fiducia di incontrare in essi la rivelazione di Dio, gli permette di liberarsi dalla rigidità dell'agostinismo del tempo e di aprirsi alla tradizione dei Padri greci. Debitore di Origene, dei Padri Cappadoci e di Gregorio di Nissa riesce, in una sintesi assolutamente personale di Oriente e di Occidente, a tracciare l'itinerario spirituale che permetterà all'uomo caduto nel peccato di ritrovare la somiglianza con Dio. L'immagine di Dio, infatti, non può essere persa nell'uomo, perché consiste in quell'ubiquità che, con l'anima, lo fa essere presente ovunque nel corpo, come Dio è presente ovunque nel mondo. Tuttavia, la somiglianza (perfezione dell'immagine) può perdersi, poiché consiste nella regalità dell'anima sul corpo e nella sua libertà in rapporto ad esso. Ora, il peccato annichila sia questa regalità che questa libertà, mentre Dio non può cessare né di essere il Re dell'universo, né di godere rispetto al mondo di una trascendente libertà. L'anima attraverso le virtù, con le quali domina il corpo anziché esserne dominata, si eleva dalla vita " animale " alla vita " razionale " passando dalla semplice ubiquità alla regalità. Tutto ciò si compie nell'assimilazione della fede attraverso uno sforzo totalmente personale penetrato di intelligenza e, beninteso, sollecitato e sostenuto dalla grazia. Ma la libertà non sarà a sua volta ritrovata che nell'adesione a Dio ai vertici della vita contemplativa: l'" unità di spirito ". Allora l'anima, non più centrata al di sotto di se stessa, nel suo corpo, ma al di sopra, in Dio, partecipa della libertà sovrana che la pone al di sopra di tutto, al di là di tutto il creato.

G., prima di essere estensore di questo ed altri itinerari, ne è esecutore: le vette della libertà e della regalità dell'anima sono state più volte toccate dalla sua esperienza spirituale. Da quelle ascensioni ha riportato per noi pagine illuminanti per la comprensione del mistero eucaristico e una concezione della Trinità molto differente da ciò che si trova di solito negli autori medievali e moderni. D'ispirazione interamente biblica, egli è fedele allo stile delle preghiere liturgiche tradizionali che assicura il rispetto del mistero e nello stesso tempo gli permette di mostrare come l' Incarnazione ci riveli la Trinità introducendoci in essa, ma senza pregiudicare in alcun modo la trascendenza divina. La teologia potrà giungere a questi risultati se prenderà come punto di partenza non i concetti filosofici precostituiti, ma i dati della Scrittura. Nello Speculum fidei troviamo questo riassunto di tutta l'ascensione spirituale: " Per comprendere ciò che crediamo, bisogna consegnare allo Spirito Santo tutto il nostro spirito e tutta la nostra intelligenza, non tanto con lo sforzo di una ragione ambiziosa, ma con l'attaccamento (affectu) di un più e semplice amore ". L'uomo pieno di amore di Dio acquista nella contemplazione il senso della presenza di Dio, che è nello stesso tempo conoscenza mistica e conoscenza teologica.

Bibl. Opere: J.M. Déchanet, Oeuvres choisies de Guillaume de St. Thierry, Bruxelles 1943. Alcune sue opere sono state pubblicate anche in edizione critica e in traduzione italiana: E. Arborio Mella (cura di), Contemplazione, Magnano (BI) 1984; C. Falchini (cura di), Dalla meditazione alla preghiera. Meditativae orationes, Magnano (BI) 1987; C. Leonardi (cura di) La lettera d'oro, Firenze 1963. Studi: O. Brooke, The Trinitarian Aspect of the Ascent of the Soul in God in the Theology of William of St. Thierry, in Recherches de Théologie ancienne et médiévale, 26 (1959), 85-127; Id., William of St. Thierry's Doctrine of the Ascent to God by Faith, in Ibid. 30 (1963), 181-204; M.-M. Davy, Théologie et mystique de Guillaume de St. Thierry, 1, La connaissance de Dieu, Paris 1954; Ead., La connaissance de Dieu d'après Giullaume, in RSR 28 (1938), 430-456; J.M. Déchanet, s.v., in DSAM VI, 1241-1263; Id., Aux sources de la spiritualité de Guillaume de St. Thierry, Bruges-Paris 1940; M.A. Dimier, s.v., in BS VII, 484-486; H.D. Egan, Guglielmo di Saint-Thierry, in Id., I mistici e la mistica, Città del Vaticano 1995, 182-195; J. Lanczkowski, s.v., in WMy, 521-522; A.M. Piazzoni, Guglielmo di St. Thierry, Roma 1988.




Autore: G. Gaffurini
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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