Groote Gerardo


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I. Vita e opere. G. è un riformatore olandese padre della Devotio moderna. Nasce a Deventer, il 16 ottobre 1340, da ricca e influente famiglia borghese. Nel 1355 si reca a Parigi per studiare diritto, teologia, filosofia (nel 1558 è magister artium) e medicina (in seguito forse anche a Colonia e a Praga). Nel 1372, dopo una grave malattia e ripetuti colloqui con Enrico Egher, priore della certosa di Calcar, inizia la sua conversione da una vita mondana promettente: ha la percezione che la scienza faccia deviare dalla giustizia, non conduca a Dio e non serva a dare sollievo agli infermi. Al tempo stesso condanna aspramente la vita morale del clero e rinuncia alla sua ricca prebenda. Per manifestare pubblicamente la sua rottura con il passato, getta sul rogo i suoi libri dell'" arte nera " e mette a disposizione di pie donne - le future " Sorelle della vita comune " - gran parte della sua casa a Deventer. Si ritira, quindi, nella certosa di Monnikhuizen (Arnheim), per tre anni, e progetta il suo programma di riforma spirituale in Conclusa et proposita. Lo scritto contiene le motivazioni della conversione interiore ed esteriore, specialmente nella prima parte, e formula, nella seconda parte, la nuova visione della vita spirituale fondata sul Vangelo. Per dedicarsi alla predicazione, nel 1379 G. diventa diacono. Nel 1380, con il discepolo Fiorenzo Radewijns ( 1400), procede alla fondazione della prima casa dei " Fratelli della vita comune ". Muore il 20 agosto 1384, probabilmente vittima della peste nera.

La maggiore parte degli scritti di G. è dedicata al rinnovamento della vita religiosa. Tuttavia, nell'Epistolario (Gerardi Magni Epistolae, ed. W. Muider, Antwerpen 1933), si trovano anche lettere indirizzate a laici, con raccomandazioni a darsi insieme (in piccoli gruppi) al servizio di Dio. Il suo trattato De Paupertate in die Palmorum riguarda direttamente la vita di una comunità religiosa, nella quale la povertà è la testimonianza più importante dell' imitazione di Cristo. Il possesso di beni conduce al fallimento del comune cammino verso la perfezione. Ma la povertà, da G. equiparata al generoso dare tutto agli altri, elimina gli ostacoli, nutre la carità fraterna e conduce alla pace.

Un posto di rilievo tra gli scritti di G. occupa il trattato De quattuor generibus meditabilium, nel quale si può vedere il primo tentativo, nella storia della spiritualità cristiana, di esporre le regole di un metodo di orazione mentale. Per aiutare i fratelli delle comunità della Devotio moderna, G. compone il libro nel 1382-1383 ca., insegnando che occorre sviluppare, personalmente, un soggetto della meditazione, e non semplicemente ripetere meditazioni già fatte da altri. In questo impegno della " nuova pietà " (la Devotio moderna inizia qui) G. attribuisce valore anche all'immaginazione (phantasmata), ma al tempo stesso ne sottolinea i limiti: per giungere alla piena conformazione a Cristo, l'uomo deve liberarsi dalle immagini; questo è altresì l'ultimo scopo della meditazione. Proprio per questo motivo, essa non è compresa dai contemporanei.

II. Insegnamento mistico. In G. non manca l'interesse per la mistica, sotto l'influenza di Agostino e di Bernardo di Clairvaux, che si nota soprattutto nei suoi rapporti con Ruusbroec, di cui traduce in latino Le Nozze spirituali. Ma la sua è piuttosto una pietà che unisce vita attiva e contemplativa nel duplice amore: Dio e il prossimo. Essenziale è la pratica di una vita cristocentrica attuata nella perfetta carità, nella stretta imitazione del Signore. Per alimentarla, G. traduce in volgare il Libro delle Ore (Getijdenboeck), rendendolo libro di preghiera ad uso delle comunità laiche. Anche se egli non è il fondatore delle nuove famiglie della Devotio moderna, esse sono sorte sotto l'influsso della sua spiritualità, la quale ha aiutato a vivere la sintesi fra contemplazione e azione nella vita comune (esposta in De quattuor generibus meditabilium) e ad assumerla come fonte per le Regole e gli statuti delle nuove istituzioni.

Bibl. R.Th.M. van Dijk, s.v., in WMy, 207-208; G. Epiney-Burgard, Gérard Groote (1340-1384) et les débuts de la dévotion moderne, Wiesbaden 1970; J. Tiecke, s.v., in DSAM VI, 265-274; I. Tolomio, s.v., in DIP IV, 1437-1443; F. Vandenbroucke, La spiritualità del Medioevo, 3B, Bologna 1991, 341ss.



Autore: Giovanna della Croce
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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