Gregorio Magno (Santo)


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I. Vita e opere. Gregorio I Magno nasce a Roma nel 540. In un primo tempo intraprende la carriera civile e nel 573 ricopre l'incarico di praefectus Urbis; in seguito, distribuisce i suoi beni ai monasteri romani e veste l'abito benedettino. Dal 574 al 590 si ritira nel convento di S. Andrea al Celio, con la parentesi del soggiorno a Costantinopoli (579-586) in qualità di legato pontificio (apocrisiarius).

Eletto vescovo di Roma, contro la sua volontà, nel 590, si trova a guidare la Chiesa latina in un periodo di transizione politica e culturale.

Chiamato Consul Dei per la capacità organizzativa e diplomatica, è investito del ruolo di mediatore tra l'Impero Romano d'Oriente e il Regno Longobardo; completa la conversione della corte longobarda, stornando la minaccia di occupare Roma (593) e favorendo la pace longobardo-bizantina. Con la sua personalità, rafforza la preminenza - non più solo spirituale - del vescovo di Roma nei confronti dell'autorità bizantina, finendo per sostituirsi, agli occhi delle popolazioni latine, al legittimo rappresentante del potere imperiale. E il primo papa ad adottare il titolo servus servorum Dei; promuove la formazione del clero, l'attività missionaria, lo sviluppo della liturgia, la diffusione della regola benedettina. Animato da fervido spirito religioso, ciò nondimeno ha chiara ed aperta visione dei problemi del suo tempo e si adopera per dare ai latini la sensazione di essere guidati da un'autorità loro vicina e partecipe. Muore il 12 marzo del 604 e viene canonizzato per acclamazione popolare.

Le opere di G. tramandateci sono le seguenti: Registrum epistolarum, 854 lettere raccolte in quattordici libri, testimonianza di multiformi interessi ed attività; Regula pastoralis in quattro libri, stesa nei primi tempi del pontificato; trattato sotto forma di lettera a Giovanni, patriarca di Ravenna, che lo rimproverava di essersi voluto sottrarre alla carica pontificale; Dialogi de vita et miraculis patrum italicorum, in quattro libri, attestazione della santità dei Padri italici; sono considerati l'espressione della persistente aspirazione di G. ad una vita di ascetismo raccolto e solitario, aspirazione sempre contraddetta dalle circostanze; Moralia in Iob, in trentacinque libri, composti a Costantinopoli, dedicati al vescovo Leandro di Siviglia, che si propongono d'illustrare il testo biblico nel triplice senso letterale, morale, spirituale; Homiliae in evangelia, quaranta omelie rivolte al vasto pubblico a commento di altrettanti brani evangelici; Homilia in Ezechielem prophetam, ventidue omelie pronunciate intorno al 593, sotto la minaccia longobarda; Expositio in Canticum Canticorum e Expositiones in librum primum regum, opere d'ispirazione gregoriana, probabili trascrizioni di omelie; ci sono giunte incomplete a causa di un incendio allo scriptorium del Laterano. Da ultimo, è riconosciuta l'influenza della personalità di G. nella redazione del Sacramentarium Gregorianum (databile dopo il 625) e nella composizione dell'Antiphonarium Missae, opere a lui non direttamente attribuibili.

II. Dottrina mistica. " Senza saperlo, noi viviamo in gran parte delle sue formule e dei suoi pensieri e per questo essi non ci sembrano più nuovi. ...Cerchiamo dunque, al di là della consuetudine che abbiamo con essi, di riscoprirli nella loro fonte. Essi hanno forse ancor più valore oggi che in passato: malgrado il carattere talvolta sconcertante del suo stile e della sua esegesi... ". Così si esprime J. Leclercq.1 Tentiamo d'individuare i temi principali della mistica gregoriana.

In primo luogo va posta la conversione: dei pagani, dei non-cristiani (con particolare riguardo ai giudei), dei cristiani stessi ad una vita spirituale più profonda e consapevole. Per G. tutti i cristiani sono chiamati ad imitare la perfezione del Cristo, qualunque sia il loro stato di vita (cf Regula Post., II, 28); ciascuno ha l'obbligo di orientare la propria esistenza verso il Salvatore ed aderire quanto più possibile al suo esempio, indipendentemente dalla funzione che gli compete nel mondo. Ciò si ottiene particolarmente attraverso l' ascesi fisica e spirituale e la quotidiana meditazione della Sacra Scrittura. Tutti sono tenuti alla conoscenza della Sacra Scrittura, lettera che Dio rivolge ad ogni uomo, non solo al clero, tramite l' ascolto o la contemplazione di immagini. Ciascuno può accedere al livello di comprensione della Sacra Scrittura per il quale ha idonea formazione.2 " Quanto più sono gravose le responsabilità nella vita secolare, tanto più necessita il contatto quotidiano con la Bibbia " (Epist., V, 46).

L'erudizione da sola non serve all'edificazione spirituale ma, unita alla Sacra Scrittura, consente di ottenerne una più approfondita comprensione. Ignoranza ed oscurantismo sono per G. veicoli diabolici perché impediscono all'uomo di attingere alle scienze profane e, a maggior ragione, a quelle spirituali (cf Ibid. V, 84). L'incessante conversione in cui consiste l'esistenza cristiana suppone la purificazione del cuore, il distacco, l' umiltà e la tolleranza, qualità che confluiscono in una disposizione definita "compunzione", vale a dire l'atteggiamento di risposta dell'uomo all'azione di Dio: si compone di un duplice aspetto: timore di Dio e desiderio di Dio. La vita contemplativa in teoria è da preferirsi a quella attiva, in quanto non cessa con l'estinguersi dell'esistenza fisica, bensì prosegue nell'eternità (cf Hom. in Ez. II, 2,9); dal punto di vista pratico, però, ciascuno su questa terra deve rispettare la tendenza dominante nel proprio carattere e preoccuparsi di non sopprimere totalmente la tendenza complementare. Ciò induce a credere che lo stato più desiderabile su questa terra sia quello della vita mista. La contemplazione, infatti, non si presterebbe ad essere uno stato di vita assoluto, pena gravi squilibri della personalità; d'altro canto, l'uomo dedito alla contemplazione dev'essere in grado di dimostrare che un amore esclusivo e totale per Dio non sottrae né esclude dall'impegno quotidiano.

La contemplazione richiede compunzione e profonda conoscenza di sé, porta come frutto la visione divina e la conoscenza di Dio nell'amore. Per G. vi è identità di amore e conoscenza nella relazione tra l'anima e Dio; la misura della conoscenza è misura dell'amore (cf Moralia, 10,13 e 31,101; Hom in Ez. II,9,10; Hom. in Ev. 14,4; Moralia, 18,54). Grazie all'aiuto che le viene da Dio stesso, l'intelligenza umana, unita all'amore, è in grado di percepire parte della luminosità divina; a causa, però, della propria finitezza, l'anima non può comprendere in modo esaustivo l'essenza, che in Dio coincide con la luce stessa. L'esperienza che l'uomo può raggiungere nel suo slancio verso Dio è espressa da G. in termini di riposo e di luminosa quiete (cf Ibid., 33,63 e 4,58).

Attraverso le opere e l'epistolario ci è dato di conoscere alcuni tratti salienti della personalità di G. In lui è costante l'aspirazione alla pace ed alla quiete in Dio, tensione accentuata dal carico di responsabilità conferitogli in un'epoca instabile, ed in aggiunta all'inquietudine propria della condizione umana.

La sua esperienza personale di monaco, di uomo di cultura e anche di infermo, fornisce sostanza alle riflessioni pastorali, mentre nel trattare temi della vita attiva dimostra di aver conservato un senso pratico ed un senso dello stato schiettamente romani. La propria autoconoscenza e la consapevolezza dei limiti gli consentono una posizione umile e tollerante; " la vita cristiana, - secondo G. - è una progressione che va dall'umiltà all'umiltà ".3

Note: 1 J. Leclercq, Cultura umanistica e desiderio di Dio, Firenze 1988, 32; 2 Hom. in Ez., I, 6,2; sul rapporto tra G. e libro, vedi pp. 978-984 e 1002 in A. Petrucci, Scrittura e libro nell'Italia altomedievale, in Studi Medievali, III s., 14 (1973), 961-1002; 3 J. Leclercq, Cultura..., o.c., 41.

Bibl. Opere: L'Opera omnia è stata pubblicata per la prima volta con criteri filologici nel 1705, a cura dei Benedettini di San Mauro (4 voll. in folio + 5 voll. in quarto); a questa prima edizione si rifà quella di J.P. Migne (PL, voll. 75-79, ed. l849), mentre attinge a fonti diverse l'edizione veneziana del 1768-1776 curata da G.B. Galliccioli. E in corso di pubblicazione un'edizione bilingue latino-italiano, curata da un gruppo di specialisti con il coordinamento di P. Siniscalco, 11 voll., Roma 1994ss.

Ai nostri giorni, le opere di Gregorio Magno sono edite nelle collane: Sources Chrétiennes, Paris 1948-1991 e Corpus Christianorum, Series Latina, Turnholt 1963-1985.

In traduzione italiana: Omelie sui Vangeli, Regola Pastorale, Torino 1968; Vita di s. Benedetto (Dialogi, II, 1); Regola Pastorale, Roma 1975; Regola Pastorale, Milano 1975; Omelie su Ezechiele, Roma 1979-80, 1983; Regola Pastorale, a cura di M.T. Lovato, Roma 1981; Lettere, Roma 1992; Moralia in Iob, Roma 1992; Opere, a cura di E. Gandolfo, Roma 1992. Studi: C. Butler, Il misticismo occidentale: contemplazione e vita contemplativa nel pensiero di Agostino, Gregorio e Bernardo, Bologna 1970; B. Calati, S. Gregorio maestro di formazione, in Sem 21 (1969), 245-268; B. Calati - L. Dattrino, s.v., in DES II, 1210-1219; G. Carluccio, The Seven Steps to Spiritual Perfection according to St. Gregory, Ottawa 1949; P. Catry, Parole de Dieu et Esprit-Saint chez St. Grégoire le Grand, Bellefontaine 1984; C. Dagens, St. Grégoire le Grand. Culture et expérience chrétienne, Paris 1977; R. Gillet, s.v., in DSAM VI, 872-910; A. Ménager, La contemplation d'après saint Grégoire le Grand, in VieSp 9 (1929), 242-282; Id., Les divers sens du mot " contemplatio " chez saint Grégoire le Grand, in VSpS 59 (1939), 145-169; 60 (1939), 39-56.




Autore: M.G. Fornaci
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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