Grazia


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Premessa. Nella mistica la g. manifesta, con maggiore evidenza, l'intima ricchezza che apporta all'esistenza umana. Ciò che è proprio alla mistica è l'esperienza vivente, percepita con acume, della presenza e dell'azione divina: essa è presa di coscienza dell' unione con Dio o, più esattamente, dell'invasione della persona umana da parte dell'amore divino.

I. La g. possiede l'essere umano. Prima di tutto la mistica è la testimonianza che la g. tende a impossessarsi di tutto l'essere umano. La g. non illumina soltanto l' intelligenza procurandole la luce della rivelazione; essa non si limita nemmeno a muovere la volontà verso il bene e più specificamente verso la pratica del duplice comandamento dell'amore. Essa entra anche nel campo dei sentimenti. L' esperienza mistica viene caratterizzata particolarmente da una illuminazione affettiva. Così appare la finalità della g. che vuol fare penetrare la vita divina in tutta la vita personale, nelle regioni più oscure del sentimento e del subcosciente umano e aprire queste alla luce dell'alto.

L'accento è talmente posto sull'affettività che, spesso, nel linguaggio dei mistici, la g. s'identifica con il sentimento della g.: i momenti o le ore di g. designano gli stati in cui la g. è sentita, in cui essa dà l'evidenza della sua azione.

La manifestazione affettiva della g. non si può limitare agli stati e fenomeni mistici straordinari. Questa manifestazione si può riscontrare anche nella vita cristiana ordinaria: vi è una mistica discreta, sotterranea, nell'anima di molti cristiani; coloro che compiono la volontà del Padre, provano un profondo senso di pace, una certezza affettiva dell' amicizia divina.

Si deve osservare che la g. non è semplicemente identica al sentimento che può produrre. Essa designa un favore divino che si manifesta in un'azione specifica all'interno della persona umana per santificarla e comunicarle la vita divina. Anche quando questa vita divina non è sentita, essa è presente. D'altronde, non si può misurarla dalla sensazione che ne deriva; l'esistenza e l'intensità di questa sensazione dipendono da diversi fattori, specialmente dal temperamento e da altre condizioni soggettive della persona. In ogni modo, la realtà della g. è sempre più ampia della sua manifestazione affettiva.

II. Gratuità. D'altra parte, la mistica pone in evidenza la gratuità della g. Ogni g. è un dono gratuito; è un favore che ha come unica fonte la sovranità dell'amore divino: questo amore non è dovuto alla creatura; non è meritato da essa; risulta da una iniziativa completamente gratuita di Dio.

Ciò che è vero di ogni g., appare più vivamente nella mistica: la persona si sente presa dall'alto, invasa dalla presenza divina. Il contatto mistico si manifesta improvvisamente, tanto che non si presenta affatto come il risultato di un'attività o disposizione umana. L'impressione di passività è dominante: invece di agire in modo autonomo, il mistico si lascia " agire " o si vede trasportato da una potenza che lo supera. Egli riceve essenzialmente ciò che gli è donato, e se sente un appagamento della sua personalità, non è in virtù dei suoi sforzi né dei suoi meriti, ma a seguito dell'azione divina che prende possesso di lui.

Egli si rende conto con maggiore evidenza che il valore fondamentale della sua vita gli viene da una g. sovrana, imprevedibile nei suoi movimenti e dall'amore divino da cui si sente amato. Questo amore gli è offerto gratuitamente ed è molto più potente del suo amore personale. Vi è in ciò, per lui, una fonte di stupore che non autorizza alcun orgoglio, poiché tutto è opera di un Altro che agisce in lui.

III. Trasformazione d'amore. La mistica manifesta particolarmente la trasformazione intima operata dalla g. Essa fa conoscere più chiaramente e apprezzare questa trasformazione.

La g. comunica la vita divina; essa fa penetrare nell'esistenza una vita incomparabilmente superiore, molto più potente. Essa fa partecipare la natura umana alla perfezione della natura divina e introduce la persona umana in una relazione di filiazione nei riguardi del Padre, relazione che si instaura per mezzo della dignità di figlio, ricevuta da Cristo, Figlio unico, e sviluppata dallo Spirito Santo. Tuttavia, il cristiano fa fatica a rendersi conto di questa vita divina e di questa filiazione divina che gli sono accordate. Egli deve credere a questa trasformazione che spesso sarebbe tentato di ignorare.

La mistica gli dona una certa esperienza personale della trasformazione che si opera in lui. Essa stessa fa sentire tale trasformazione e non soltanto gli effetti che ne derivano nel comportamento, come un impegno più risoluto nella preghiera e nell'attività apostolica. Essa fa scoprire, almeno fino a un certo grado, la profondità insondabile dell'unione e l'altezza dell'amore che supera i limiti umani. Il contatto mistico favorisce lo slancio filiale verso il Padre, come testimoniavano i cristiani che, secondo la constatazione di s. Paolo, dimostravano la loro filiazione divina quando, sotto l'ispirazione dello Spirito gridavano: " Abbà, Padre! " (Gal 4,6; Rm 8,15).

IV. Bellezza della g. Nella mistica appare, in maniera più singolare, la bellezza della g. Questa osservazione potrebbe sembrare d'ordine secondario, ma essa non è senza importanza perché la vita spirituale ha bisogno della bellezza per trovare il suo sviluppo più armonioso. Essendo l'Essere supremo, Dio è anche la Bellezza suprema; la presenza di questa bellezza divina conferisce alla vita della g. un valore proprio, che risponde a una profonda aspirazione umana.

Il contatto mistico permette di cogliere più intensamente questa bellezza che illumina l'anima ed esercita su di essa un'attrattiva più potente. Si può parlare anche di una certa seduzione divina che si fa sentire specialmente nel mistico.

All'impressione della bellezza è legata la poesia dell'intimità divina. La mistica favorisce lo slancio poetico e dà a questo slancio la sua più ricca consistenza, poiché si nutre dell' unione con Dio e del sentimento della presenza divina. Basti ricordare i cantici di s. Giovanni della Croce per illustrare la qualità della poesia mistica.

V. Destino escatologico. La mistica illumina il destino escatologico della g.

La felicità del possesso integrale di Dio è riservata all'aldilà. La g. costituisce un cammino verso questo pieno possesso perché instaura l'unione con Dio, che comporta già un certo reciproco possesso. La mistica fa provare la gioia di questa unione nella vita terrena e offre così un anticipo più intenso della felicità celeste. Con ciò essa contribuisce a far desiderare quest'ultima felicità, concentrando sulla presenza divina le aspirazioni e le speranze umane.

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Autore: J. Galot
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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