Gnosticismo


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I. La gnosi influenzò ampiamente l'ambiente cristiano, ponendosi nei suoi confronti in due modi differenti. Come provano alcune espressioni e concetti presenti in Paolo e Giovanni, diede al patrimonio concettuale cristiano un linguaggio e uno schema di pensiero che potevano permettergli di dialogare con la cultura coeva: questo non equivalse a una contaminazione, ma all'adozione di un linguaggio comune all'ambiente culturale dell'epoca, in cui la gnosi era diffusa.

D'altra parte, avvenne una pericolosa contaminazione di pensiero che si spinse fino a intaccare le basi della dottrina cristiana, determinando un serio pericolo di diluirla nel magma delle credenze gnostiche proprie degli ambienti pagani.

Fu così che in contrapposizione all'atteggiamento gnostico troppo esasperato insorsero alcuni Padri della Chiesa, principalmente Ireneo e Clemente Alessandrino, i quali nelle loro opere confutarono apertamente gli gnostici citando parecchi brani testuali dei loro principali esponenti. Questi frammenti costituiscono, a causa del naufragio quasi totale degli scritti gnostici, pressoché le uniche fonti per la conoscenza di questo fenomeno.

II. Gli gnostici, divisi in molteplici sette a seconda della derivazione e dell'atteggiamento culturale dei singoli pensatori o capiscuola, in sostanza demolivano radicalmente la struttura stessa delle verità cristiane, proclamando, pur con sfumature diverse: l'estraneità di Dio dal mondo, l'artificiosa struttura del Pleroma, la creazione come atto di un essere imperfetto, la natura di Cristo in quanto eone e non uomo-Dio, la mera apparenza della sua corporeità e della sua morte sacrificale, la scissione nell'uomo dello spirito dalla materia, la dissoluzione dell'anima e del corpo dopo la morte, la redenzione di se stessi come pura ascesa spirituale, l'irresponsabilità dell'uomo di fronte al peccato, la manipolazione della Scrittura secondo schemi gnostici.

III. Secondo l'interpretazione gnostica, Gesù Cristo sarebbe uno degli eoni, disceso nel mondo per comunicare all'uomo la conoscenza del proprio essere e del proprio destino, per permettergli di realizzare la propria redenzione e salvezza, liberandosi dal carcere del mondo materiale e dalla lotta tra le inclinazioni buone e cattive che lo agitano (concetti esasperati in seguito nel manicheismo). Cristo però non assunse un vero corpo umano, non si contaminò cioè con la materia ma rivestì solo una parvenza umana, come apparenti furono anche la sua passione e la sua morte (concetti propri dell'eresia docetistica).

Quanto alla Bibbia, gli gnostici non la considerarono parola di Dio, ma la usarono per trovarvi conferma alle loro tesi, interpretandola in modo forzatamente allegorico, come del resto utilizzarono anche la letteratura pagana. Nella Scrittura essi diedero la preferenza al NT, attribuendo però importanza differente alle parole attribuite a Gesù e agli apostoli, considerati questi ultimi inferiori agli gnostici.

In base alla presenza nell'uomo delle tre componenti: spirituale, psichica e materiale, gli uomini furono divisi in tre categorie tra loro isolate e senza possibilità di contaminazione reciproca (come le caste del popolo nella civiltà orientale): spirituali, psichici, ilici. Solo ai primi, tra i quali rientravano unicamente gli gnostici, la conoscenza rendeva possibile la redenzione dal carcere della condizione terrena; ad essi il caposcuola Valentino ( 161) riconosceva la funzione di rivelatori della gnosi e perciò di redentori. Ai secondi erano ascrivibili i cristiani, i quali erano destinati a una felicità intermedia in una specie di limbo. Quelli della terza classe erano legati alla materia e perciò condannati a dissolversi con essa. Il destino era insito nell'origine di queste tre caste e non derivava dal comportamento dei loro membri.

I capiscuola della gnosi cristiana eretica furono Valentino, il suo discepolo Tolomeo ( 150 ca.), Basilide ( 140 ca.), Marcione ( dopo il 144) e Carpocrate ( dopo il 135), attivi nell'ambiente alessandrino e inquadrabili nella gnosi cosiddetta dotta.

Proprio ad Alessandria d'Egitto, in contrapposizione alla gnosi eretica, Origene e Clemente Alessandrino elaborarono un sistema di definizioni razionali sulle verità di fede, una sorta di gnosi cristiana, che costituì il primo abbozzo della teologia. Si riconosce, perciò, alla gnosi il merito di aver posto dei quesiti e stimolato le relative risposte da parte cristiana, favorendo la sistematizzazione delle verità di fede in modo da poter essere in grado di rispondere alle obiezioni della cultura pagana.

L'atteggiamento gnostico perdurò in alcune sette ereticali della prima cristianità (encratismo, messilianismo) e in epoca medievale, soprattutto nei catari.

Bibl. G. Bareille, s.v., in DTC VI, 1434-1467; P.T. Camelot - E. Cornelis, s.v., in DSAM VI, 508-541 (con ampia bibl.); A.M. Di Nola, Gnosi e gnosticismo, in Aa.Vv. Enciclopedia delle religioni, III, Firenze 1971, 465-493; G. Faggin, Gnosi e gnosticismo, in Aa.Vv. Enciclopedia filosofica III, Firenze 1967, 292-298 (con ampia bibl.); H. Jonas, Le origini dello gnosticismo, Torino 1973; H. Leclercq, s.v., in DACL IV, 1327-1367; G.R. Mead, Saggi mistici e visioni gnostiche. Come in alto così in basso, La Spezia 1988; Melchiorre di S. Maria - L. Dattrino, s.v., in DES II, 1193-1195; G. Sfameni Gasparro, Gnostica et hermeneutica: saggi sullo gnosticismo e sull'ermetismo, Roma 1982.





Autore: F. Ruggeri
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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