Giuseppe (Santo)


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I. La perfezione della carità. La circostanza che G. abbia esercitato un mestiere manuale ha portato istintivamente a collegarlo alla vita attiva; non bisogna, tuttavia, dimenticare che s. Teresa ne promosse il culto considerandolo, invece, come modello di vita contemplativa.1 Anche nella RC Giovanni Paolo II dedica un capitolo al lavoro (nn. 22-23), ma uno spazio molto più ampio al " primato della vita interiore " (nn. 25-27), affermando che, anche se " i Vangeli parlano esclusivamente di ciò che G. "fece", tuttavia, consentono di scoprire nelle sue "azioni", avvolte dal silenzio, un clima di profonda contemplazione ". Nel documento pontificio non compare la parola " mistica ", ma ne è continuamente supposta ed esposta la " res ", che è l'intima unione con Dio.

Seguendo la descrizione del CCC (n. 2014), che nella vita mistica distingue tra " grazie speciali " e " segni straordinari ", l'assenza di questi ultimi in G. è verosimilmente la causa della sua omissione nelle trattazioni specifiche. Ben diversa è, invece, la situazione, se consideriamo le " grazie speciali " a lui concesse in relazione alla sua intima unione con Cristo, che è quella della paternità, " una relazione che lo colloca il più vicino possibile a Cristo, termine di ogni elezione e predestinazione (cf Rm 8,28ss.) " (RC 7). La sua partecipazione come " singolare depositario " (RC 5) del " mistero nascosto da secoli nella mente di Dio " (Ef 3,9) è tale da essere ritenuto appartenente all'ordine dell'unione ipostatica. " A questo mistero G. di Nazaret "partecipò" come nessun'altra persona umana, ad eccezione di Maria, la Madre del Verbo incarnato. Egli vi partecipò con lei, coinvolto nella realtà dello stesso evento salvifico e fu depositario dello stesso amore, per la cui potenza l'eterno Padre "ci ha predestinati ad essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo" (Ef 1,5) " (RC 1). Poiché la partecipazione al mistero di Cristo è il fondamento dell'unione che si chiama " mistica ", nessuno più di G., " insieme con Maria e anche in relazione a Maria " (RC 5), ha partecipato al mistero divino e ciò " sin dal primo inizio ", " chiamato da Dio a servire direttamente la persona e la missione di Gesù mediante l'esercizio della sua paternità: proprio in tale modo egli coopera nella pienezza dei tempi al grande mistero della redenzione ed è veramente "ministro della salvezza" " (RC 8). Il ministero " paterno " di G., scelto da Dio per essere l'" ordinatore della nascita del Signore ",2 era necessario per " provvedere all'inserimento "ordinato" del Figlio di Dio nel mondo, nel rispetto delle disposizioni divine e delle leggi umane " (RC 8). L'attenzione prestata dalla RC e dal CCC (nn. 522-534) ai misteri dell'infanzia e della vita nascosta di Gesù è significativa: la genealogia, il matrimonio di Maria e G., la famiglia, il censimento, la nascita, la circoncisione, l'imposizione del nome, l'epifania, la presentazione al tempio, la fuga in Egitto, la vita nascosta a Nazaret, la sottomissione ai genitori, il sostentamento e l'educazione, la permanenza nel tempio, il lavoro. La riflessione sui misteri di Cristo, mentre evidenzia l'importanza dell'umanità santa e santificante di Gesù in ordine alla salvezza, consente di scoprire sempre più il ruolo indispensabile avuto in essi da G. Proprio in considerazione di questo " compito " così sublime verso Gesù, " bisogna riconoscere che G. ebbe verso Gesù "per speciale dono del cielo, tutto quell'amore naturale, tutta quell'affettuosa sollecitudine che il cuore di un padre possa conoscere". Con la potestà paterna su Gesù, Dio ha anche partecipato a G. l'amore corrispondente, quell'amore che ha la sua sorgente nel Padre, "dal quale prende nome ogni paternità nei cieli e sulla terra" (Ef 3,15) " (RC 8). Impossibile valutare la " partecipazione " dell'amore paterno divino a G. e gli effetti nel suo paterno amore umano. La RC si sofferma sull'amore reciproco di Gesù e G.: " Poiché l'amore "paterno" di G. non poteva non influire sull'amore "filiale" di Gesù e, viceversa, l'amore "filiale" di Gesù non poteva non influire sull'amore "paterno" di G., come inoltrarsi nelle profondità di questa singolarissima relazione?". Di qui la riflessione: " Le anime più sensibili agli impulsi dell'amore divino vedono a ragione in G. un luminoso esempio di vita interiore " (RC 27). L'elenco dei santi devoti di G. è lungo. Padre Girolamo Gracián ( 1614) trattando dell'amore sommo di G. afferma: " Da questa cura e affanno per amare e servire Dio, G. arrivò ad amare ed essere amato con violenza e forza, e da questa violenza giunse all'aumento e, infine, alla vetta suprema dell'amore, che fu tale da non poterlo esprimere in altro modo, se non dicendo che, dopo Maria, G. amò come Gesù ".3

L'apparente tensione tra la vita attiva e quella contemplativa si dissolve, infatti, nel possesso della perfezione della carità: " Seguendo la nota distinzione tra l'amore della verità (caritas veritatis) e l'esigenza dell'amore (necessitas caritatis), possiamo dire che G. ha sperimentato sia l'amore della verità, cioè il puro amore di contemplazione della verità divina che irradiava dall'umanità di Cristo, sia l'esigenza dell'amore, cioè l'amore altrettanto puro del servizio, richiesto dalla tutela e dallo sviluppo di quella stessa umanità " (RC 27).

II. Il matrimonio spirituale. Accanto a questa personale unione " mistica " con Cristo, somma in G. perché " diretta " è la sua partecipazione al mistero di Cristo, va considerato il matrimonio di Maria con G. La RC ne mette in particolare risalto il significato salvifico: " Il Salvatore ha iniziato l'opera della salvezza con questa unione verginale e santa, nella quale si manifesta la sua onnipotente volontà di purificare e santificare la famiglia, questo santuario dell'amore e questa culla della vita " (RC 7). L'aspetto ecclesiologico era già stato posto in evidenza da s. Tommaso: " Tale matrimonio è simbolo della Chiesa universale, la quale, pur essendo vergine, è tuttavia sposata a Cristo, suo unico sposo ".4 Si tratta di una dottrina che ha il suo punto di partenza in Ef 5,32, dove il matrimonio è considerato come segno o sacramento del Mistero, ossia dell'unione di Cristo con la Chiesa.5 Poiché il matrimonio di Maria con G. è per eccellenza il segno storico del Mistero, perché santificato dalla stessa presenza dell'umanità di Gesù, strumento di ogni santificazione, non poteva non divenire uno speciale punto di riferimento nella mistica; non è mancato, infatti, chi ha assunto G. come modello del " matrimonio spirituale " dell'anima con la Vergine, facendone oggetto di esperienza cristiana. Il premostratense s. Hermann Joseph ( 1252) ne è un caso emblematico;6 un'esperienza analoga riguarda il gesuita p. Pierre Chaumonot ( 1693).7 Noto è il contratto di matrimonio spirituale di s. Giovanni Eudes con la Vergine Maria, Madre di Dio (28 aprile 1668); 8 lo stesso Eudes elenca alcuni santi che la Vergine Madre ha voluto onorare, " per un eccesso di bontà inconcepibile ", con il nome e con la qualità di suoi sposi.9 Il fondamento dottrinale di questa esperienza è stato illustrato dal belga Dionigi il Certosino,10 ma il ruolo e la funzione di G. è stato messo in evidenza soprattutto dal carmelitano scalzo Baldassare di s. Caterina di Siena ( 1673),11 il quale in " Appendice all'ultima Mansione " sviluppa come " Splendore Unico " il " Matrimonio Spirituale con la Gloriosa Vergine Madre di Dio ". L'idea di fondo è quella di presentare, partendo dall'esempio di G., l'unione dell'anima alla Vergine e a Gesù. L'aggancio con il Castello interiore che lo precede ne sottolinea lo scopo spirituale: condurre l'anima all'unione divina attraverso l'umanità di Gesù, che rimane al centro. La " visione corporale favoritissima " di s. Hermann, punto di partenza delle " riflessioni " del Baldassare, si risolve, infatti, nel dono finale che la Vergine fa al suo devoto: " Porta il mio Figlio " (Riflessioni 1 e 2). Il dono più ambito, come si rileva dai santi che ne hanno fatto l'esperienza,12 è proprio questo: ricevere in braccio Gesù, entrare in contatto con la sua umanità, dal momento che " Gesù Cristo quanto all'umanità è porta per arrivare ai misteri e alla contemplazione altissima della divinità " (Rif. 6). La singolare missione di Maria e G. nel mistero dell' Incarnazione comporta per le anime contemplative questo invito: " Chi desidera l'ingresso alla divinità, entri per l'umanità, dice s. Agostino. Ma dell'umanità sacrosanta e di tutti i suoi tesori hanno la chiave G. e la Vergine " (Rif. 6). G., infatti, come sposo di Maria, è la persona più vicina alla Madre, la cui unione con l'umanità di Gesù è somma. La santità di G. è singolare proprio in virtù della grazia e dei privilegi ricevuti non solo in vista del matrimonio con Maria, ma soprattutto attraverso il matrimonio, che consente la massima amicizia e compartecipazione. G. ha certamente donato tutto se stesso a Maria, ma ha anche ricevuto dalla sua santissima sposa tutta la grazia, che da Gesù si riverberava nella Madre. Di qui l'importanza del " matrimonio corporale " di G. con Maria, al quale " non mancò il matrimonio spirituale ed interno ", per spiegare " ad imitazione e similitudine analogica " e " a proporzione del quale " quello " spirituale tra l'anima e nostra Signora, il quale consiste nell'unione quanto all'interno, alla contemplazione, alle notizie e all'amore, nel che precisamente passò spirituale sposalizio col primo sposo G. " (Rif. 2). Quanto viene concesso dalla " gloriosissima Signora ai suoi Ermani Gioseffi " avviene, perciò, " con la proporzione e riverenza tanto dovuta al primo amatisimo sposo, che è il primo analogato e misura di tutti gli altri " (Rif. 6). Tenuto conto che " la fonte e prima origine delle illustrazioni divine " è lo Spirito Santo, che è anche " l'amore coniugale " (Rif. 3), ne consegue che il matrimonio spirituale " è la sublime contemplazione ", ne è l'" ultimo " grado. Per suo mezzo " le anime contemplative si uniscono con la santissima Vergine nella contemplazione di Gesù. La Vergine volentieri ammette e desidera la compagnia dell'anima nella visione e contemplazione intuitiva del Verbo divino suo Figlio, come praticava con il suo sposo G. in terra " (Rif. 2). Ecco allora che il ruolo di G. nella mistica, come aveva ben compreso s. Teresa, è fondamentale: " Il glorioso G., primo sposo, è il nostro esemplare e ideale in questo genere di sposalizio. E quello che si vede in esso, a proporzione, si conclude degli altri puri sposi di quella purissima Sposa " (Rif. 3).

Note: 1 Cf Es. ap. Redemptoris Custos (=RC), n. 25; 2 Origene, Hom. XIII in Lucam, 7, 214ss; 3 Josefina, 1. 2, c.3; 4 STh III, q. 29, a. 1; 5 Cf M. Lalonde, La signification mystique du mariage de Joseph et de Marie, in Aa.Vv., San Giuseppe nei primi quindici secoli della Chiesa, Roma 1971, 548-583; 6 Cf Vita, in Acta Sanctorum, 7 aprile, t. IX, Anvers 1675, c.IV, 22-23; J.B. Valvekens, Hermann-Joseph (saint), in DSAM VII, 309; 7 P. Chaumonot, Autobiographie, Paris 1885, 164ss; 8 J. Eudes, Oeuvres complètes, Vannes 1911, t. XII, 160-166. 9 Id., Le Coeur admirable de la très sacrée Mère de Dieu, VIII, c.3, sez. I: Les saints époux de la Reine des Anges, in Oeuvres complètes, t. VII, Paris 1908, 373; 10 Dionigi il Certosino, Opera omnia, Tornaci 1906, t. XXXI, 60-62; 11 F. Baldassare di s. Caterina da Siena, Splendori riflessi di Sapienza celeste vibrati da' gloriosi gerarchi Tomaso d'Aquino e Teresa di Giesù sopra Il Castello Interiore, e Mistico Giardino. Metafore della Santa, Bologna 1671, 686-694; 12 Cf T. Stramare, San Giuseppe nel mistero di Dio, Casale Monferrato (AL) 1992, 165.

Bibl. Aa.Vv., s.v., in DSAM VIII, 1289-1323; Aa.Vv., San José y Santa Teresa, in Estudios Josefinos, 17 (1964), 235-842; A. Di Geronimo, s.v., in DES II, 1179-1183; Fortunato de Jesús Sacramentado, Una concepción mistica del desposorio josefino, in Estudios Josefinos, 9 (1955), 96-107, 170-179; L.-M. Herran, El matrimonio de san José y la Virgen anticipo de la Iglesia, bodas del Cordero, in Ibid., 19 (1965), 99-107; Joseph de Sainte-Marie, Saint Joseph, modèle du mariage spirituel de l'âme avec la Vierge selon le Père Balthasar de sainte Catherine de Sienne, in Cahiers de Joséphologie, 35 (1987), 163-178; M. Lalonde, La signification mystique du mariage de Joseph et de Marie, in Aa.Vv., San Giuseppe nei primi quindici secoli della Chiesa, Roma 1971, 548-563; B. de Margerie, Saint Joseph modèle et médiateur du mariage spirituel avec la Vierge Marie, in Cahiers de Joséphologie, 47 (1994), 19-52; T. Stramare, I Vangeli dell'infanzia e della vita nascosta di Gesù e il mistero in essi contenuto, in Bibbia e Oriente, 35 (1993), 201-216.



Autore: T. Stramare
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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