Giuliana di Norwich


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I. Vita e opere. Mistica inglese, nasce nel 1342 e muore nel 1420 ca. A trent'anni, gravemente ammalata, ha una serie di visioni sulla passione di Cristo. Le notizie sulla sua vita sono molto scarse. Nel suo libro Rivelazioni dell'amore divino si legge: " Questa rivelazione fu fatta a una creatura semplice e illetterata mentre viveva ancora nella sua carne mortale, nell'anno di nostro Signore 1373, il 13 di maggio ". Più avanti, ricordando la gravissima malattia durante la quale è stata favorita da visioni, dice di avere " trent'anni e mezzo ". Il suo nome è da collegare con Norwich (Inghilterra), dove visse da reclusa.

G. evidenzia una solida educazione intellettuale legata alla prosperità della città di Norwich. Questa, infatti, al tempo di G, è una città ricca di risorse materiali e spirituali, sicuramente un crocevia nel quale si intrecciano diverse correnti culturali e varie scuole di spiritualità. A Norwich sono presenti diversi Ordini mendicanti: i domenicani e i francescani vi si stabiliscono nel 1226; nel 1256 arrivano i carmelitani; nel 1272, gli agostiniani. Il convento di questi ultimi si trova proprio di fronte alla chiesa di San Giuliano dove sorge il romitorio di G. Ciò spiega dove questa reclusa abbia potuto attingere la sapienza e la profondità teologica che la caratterizzano.

E probabile che al tempo delle rivelazioni non fosse ancora reclusa. G. potrebbe, dunque, essere entrata presto in una comunità religiosa, forse in un monastero di benedettine e lì avrebbe avuto rivelazioni da lei messe per iscritto in una prima redazione, quello che oggi si suole chiamare Testo breve, giunto a noi in un solo manoscritto. Dopo l'avvenimento, potrebbe aver scelto la vocazione di reclusa, andando ad abitare in una cella costruita adiacente al muro della chiesa di San Giuliano a Conisford, in Norwich.

Qualche altro dato su G. ci viene da quelle che si chiamano testimonianze esterne: il Codice Add. 37790, o Amherst Manuscript, della British Library; i quattro testamenti, il primo del 1393-94 e l'ultimo del 1415-16, in cui vengono fatte donazioni alla reclusa e alla donna che l'accudiva; e la testimonianza di Margery Kemp, di Lynn, che nel suo libro menziona una visita fatta a G. per chiederle consiglio sul come interpretare e valutare le sue visioni.

II. Esperienza mistica. G. coglie la presenza di Dio nella sua vita come quella di una madre che protegge e dalla quale si sente dolcemente protetta. Tale protezione diventa reale e concreta nell'opera redentrice del Cristo, anch'egli sperimentato come " nostra vera madre ". Su tale esperienza di maternità del Cristo Gesù, G. fonda il suo rapporto di umile confidenza con il Signore della sua vita, confidenza sperimentata ed espressa come infanzia spirituale, unione costante, fiduciosa vita di preghiera. Ne derivano atteggiamenti di semplicità, di umiltà evidenziati nel suo libro e che ricordano Teresa di Lisieux. " Mi affido alla santa Chiesa nostra madre, come deve fare un bambino innocente ".

Da giovane, G. aveva chiesto al Signore tre grazie: una grave malattia fisica come distacco da ogni cosa terrena, una visione corporale della passione di Gesù Cristo per poterne essere anch'ella partecipe ed, infine, una vera contrizione, la compassione con Cristo nelle sue sofferenze e il " desiderio volenteroso " di Dio. Al centro di queste rivelazioni c'è l'immagine di Dio Trinità, che è, insieme, padre e madre, amico familiare e cortese, pieno di tenerezza e di bontà, nonché la convinzione che nella croce di Cristo il demonio e ogni forma di male sono stati definitivamente sconfitti.

Ne deriva una spiritualità del quotidiano fatta di serenità e di equilibrio, radicata sul costante ricordo dell'amore di Dio più che non ripiegata sull'ossessione ansiosa delle proprie colpe. Il messaggio centrale e finale del suo cammino è: " Il peccato è inevitabile, ma tutto sarà bene, e ogni specie di cosa sarà bene ". L' esperienza mistica di G., pertanto, si sviluppa nella contemplazione dei diversi misteri della fede come la Trinità, l'unione ipostatica del Cristo, il rapporto tra grazia e natura, la predestinazione e il peccato. Tutto viene raccordato, poi, con una precisione teologica e un afflato spirituale che la rendono una vera e propria maestra di contemplazione mistica dell'amore.

Bibl. Opere: Libro delle rivelazioni di Giuliana di Norwich (tr. e cur. di D. Pezzini), Milano 1985; Studi: E. Colledge - J. Walsh, s.v., in DSAM VIII, 1605-1611; B. Edwards, s.v., in

DES II, 1178-1179; H.D. Egan, Giuliana di Norwich, in Id., I mistici e la mistica, Città del Vaticano 1995, 428-441; D. Knowles, La tradizione mistica inglese, Torino 1976, 121-136; R. Llewelyn, With Pity Not with Blame. Reflections on the Writings of Julian of Norwich and on " The Cloud of Unknowing ", London 1984; T. Molinari, Julian of Norwich: The Teaching of a 14th Century English Mystics, London 1958 (con abbondante bibl.); D. Pezzini, La luce sulla croce. La spiritualità della passione in Giuliana di Norwich, Milano 1997; E. Rope, s.v., in EC VI, 738; F. Wöhrer, s.v., in WMy, 285-288.




Autore: A. Cilia
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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