Girolamo (Santo)


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I. Vita e opere. Eusebius Hieronymus nasce tra il 340 e il 347 da famiglia cristiana benestante a Stridone, località ai confini tra la Dalmazia e la Pannonia, nella Croazia settentrionale. Adolescente, verso il 359, è inviato a Roma per studiare grammatica, retorica e filosofia. Acquisisce tutto ciò che le lettere profane possono offrire.

Maggiorenne, verso il 366, comincia per lui un periodo di ansiosa ricerca religiosa. Si fa battezzare a Roma. Viaggia nelle Gallie, e a Treviri sente il richiamo del monachesimo. Ad Aquileia si associa ad un gruppo di entusiasti della vita cenobitica. Non ancora soddisfatto, si dirige verso il Medio Oriente. Affaticato nella mente e nel corpo, sosta ad Antiochia (374-375). Ascolta con discernimento le spiegazioni bibliche di Apollinare di Laodicea. Prosegue verso il deserto di Calcide (375-378), dove studia l'ebraico. Le lotte per l'episcopato lo richiamano ad Antiochia, dove viene ordinato sacerdote nel 378. Si trasferisce a Costantinopoli (379-382). Ascolta le spiegazioni bibliche di Gregorio Nazianzeno, e si addentra nelle opere di Origene.

Dal 382 in poi, si prodiga in un'attività intensamente produttiva. Trasferitosi a Roma fa da segretario a papa Damaso ( 384): prepara lettere e trattati, diviene maestro per il clero romano, ne castiga i costumi, corregge il testo latino dei Vangeli e dei salmi, edifica donne pie, spiega la Bibbia, offre consigli religiosi. L'ambiente romano non gradisce la sua opera, sicché alla morte del papa, gli fa un'opposizione sistematica e sleale. Allora G. parte per il Medio Oriente, nel 385, e nel 386 si stabilisce a Betlemme dove fino alla morte, nel 419 o 420, continua la sua opera di maestro e di consigliere spirituale.

La vastità e la profondità della sua cultura, soprattutto in campo biblico, storico, geografico e filologico, fanno di lui un grande maestro tra i Padri del IV e V secolo. In qualità di fecondo esegeta resta un valido referente perché commenta i libri sacri in chiave letteraria e allegorica, in modo da offrire considerazioni scientifiche e spirituali al tempo stesso. Della sua vasta produzione ricordiamo, oltre ai lavori di revisione e di traduzione dei libri sacri, i commenti a diversi libri della Sacra Scrittura. Tra gli scritti storici va ricordata soprattutto la preziosa opera, nonostante le imprecisioni, le parzialità e a volte le confusioni, De viris illustribus. Di non minore importanza è il suo epistolario che comprende 125 Lettere a vari destinatari. Tra queste particolare menzione meritano quelle ascetiche. Vanno, infine ricordati i Discorsi ai monaci, raccolti dal Morin nel 1895, 1897 e 1901 1 che comprendono commenti spirituali ai salmi, al Vangelo di Marco e diverse omelie.

II. Insegnamento spirituale. L'itinerario spirituale personale di G. si sviluppa attraverso tre tappe. Adolescente, gusta i piaceri della mente (lettere profane) e del corpo (cibo lauto, sensualità). Maggiorenne, intraprende un lungo cammino di distacco dai piaceri e di avvicinamento a Cristo. Il distacco comincia con la prima partenza da Roma per decisione propria e si completa ad Antiochia con la rinuncia alle lettere profane per intervento di Cristo che gli appare in sogno e lo accusa di essere ciceroniano, non cristiano. Nel deserto di Calcide vive questo distacco, penoso ma gratificante. " Nudos amat eremus ", il deserto, l'eremo predilige gli uomini nudi, scrive in questo periodo G. L'avvicinamento a Cristo va di pari passo con il contatto con la Bibbia. Prima del sogno, nei momenti di ravvedimento, invece di Tullio o Platone legge i profeti, ma il loro discorso incolto lo disgusta. Dopo il sogno s'immerge nella lettura della Bibbia, sforzandosi di cogliere il senso cristiano dell'AT. In questo modo tenta una vera e propria esegesi del testo sacro, cercando di condurre fuori dal testo i suoi contenuti effettivi, il suo messaggio spirituale, la sua verità. Lo sforzo diventa delizia quando assapora i commentari biblici di Origene.

Adulto, diviene veramente cristiano. Vive il mistero di Cristo e cerca di comunicarlo agli altri. A Roma lo addita al clero e alle donne pie. A Betlemme lo spiega con la parola ai monaci vicini, con le lettere alle pie donne lontane, con i commentari biblici a tutti. Lo difende con le opere polemiche, lo illustra con le opere storiche e lo fa passare nell'AT con la nuova versione latina (Volgata). La sua ricetta: non deporre mai i Vangeli.2

Ma è soprattutto nell'epistolario che G. manifesta la profondità del suo pensiero spirituale. A parte il suo richiamo continuo alla rinuncia per il regno, egli indica il cammino verso Dio nello studio e nella meditazione della Parola. E proprio il contatto con la Parola che rivela i segreti di Dio e rende capaci di dedicarsi alla preghiera e al digiuno che, a loro volta, alimentano la carità e reprimono le tentazioni rafforzando lo spirito. E ancora la Parola fatta carne, cioè l' Eucaristia, che offre al credente sicurezza nel suo cammino spirituale. Partecipando alla vita del Cristo, il cristiano otterrà il premio della corona. Quest'ultima è riservata in particolare ai vergini che, come Maria, sono gli sposi fedeli che, con purezza, offrono tutto se stessi a Cristo. Per questo motivo, egli considera la verginità superiore al matrimonio per il suo carattere di donazione totale e di condivisione piena della vita del Cristo.

Note: 1 Anedocta Maridsolama, III; 2 Ep CVIII: PL 22, 876.

Bibl. J.B. Bauer - L. Schade, Hieronymus, Briefe über die christliche Lebensführung: Schriften der Kirchenväter, München 1983; S. Cola (cura di), S. Girolamo. Le Lettere, 4 voll., Roma 1962-1964; J. Gribomont, s.v., in DSAM VII, 901-912; Id., Lavoro e Parola di Dio in S. Girolamo. Spiritualità del lavoro nella catechesi dei Padri del III-IV secolo, Roma 1986, 205-212; I. Griego, San Girolamo maestro di spiritualità, in Asprenas, 33 (1986), 305-329; J.N.D. Kelly, Jerome: His Life, Writings and Controversies, London-New York 1975; L. Laurita, Insegnamenti ascetici nelle lettere di s. Girolamo, Nocera Superiore (SA) 1967; A. Penna, s.v., in BS VI, 1109-1132; V. Recchia, Verginità e martirio nei " colores " di s. Girolamo, in Vetera christianorum, 3 (1966), 45-68; C. Sorsoli - L. Dattrino, s.v., in DES II, 1173-1176; J. Steinmann, Saint Jérome, Paris 1985.



Autore: J. Zerafa
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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