Garrigou-Lagrange Reginald


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I. Cenni biografici. Marie-Aubin-Gontran Garrigou-Lagrange nasce a Auch (Francia), il 21 febbraio 1877. Ancora studente in medicina nel 1897, subisce l'influenza di una forte esperienza religiosa che lo lascia del tutto convinto della verità perenne della fede cattolica. La sua decisione successiva di farsi domenicano, dove sperimenta la direzione del geniale padre Ambroise Gardeil, lo pone in contatto con le più importanti figure della vita intellettuale cattolica francese dei primi anni del sec. XX. Dopo una breve frequenza alla Sorbona, dove al giovane scienziato non piace l'accento posto sugli studi letterari nel corso di filosofia, fratello Reginald, come viene allora chiamato, continua i suoi studi filosofici e teologici nell'Ordine domenicano. Ordinato sacerdote, il suo lavoro in Francia (Le Saulchoir) è breve, perché viene chiamato a Roma nel 1909 per cominciare una carriera d'insegnamento all'Università Pontificia S. Tommaso d'Aquino (Angelicum). Tranne i periodi estivi, in cui scrive i suoi trattati e tiene conferenze soprattutto nell'Europa francofona, G. dedica la sua lunga carriera al servizio della Chiesa interamente a Roma dove, dopo aver sopportato pazientemente una lunga e debilitante malattia, muore il 15 febbraio 1964.

Oltre ai suoi copiosi scritti, per altro molto apprezzati, e alla sua carriera di docente, G. lavora come consulente di varie e importanti Congregazioni romane. Un necrologio nella stampa secolare francese dice che G. ha brillato per il suo prestigio, perché è stato sia un teologo sia un uomo di grande fede, un uomo che aveva insegnato più con la testimonianza della sua vita che con le sue parole.

II. Opere e dottrina. Sin dalla sua fondazione nel 1215, l'Ordine domenicano ha generato varie ed importanti correnti di mistica. Da vero contemplativo, laureato e apostolo, G. si pone nell'alveo di tale tradizione mistico-domenicana che annovera nelle sue fila mistici tardo-medievali come Eckhart, Susone, Taulero. Tale tradizione continua con il movimento spirituale italiano iniziato da Caterina da Siena e proseguito da Savonarola ( 1498) e Caterina de' Ricci, per confluire poi nel Rinascimento spagnolo esemplificato da Luigi di Granada e la dimenticata esperienza parigina rappresentata da L. Chardon ( 1651) e A. Piny. Sull'esempio di Caterina da Siena, G. sviluppa un insegnamento mistico entro il quadro di una fervida e cosciente devozione per la Chiesa. Cita spesso Henri-Dominique Lacordaire ( 1861), che ispira il rinnovamento nel sec. XIX dell'Ordine domenicano in Europa: Dio istituisce il magistero per salvarci dalla tirannia dell'errore nel quale l'intelligenza del genio facilmente s'incanta. Il tomismo strutturale che G. coltiva nelle sue conferenze e nei suoi numerosi scritti dimostra il costante sforzo per enunciare una difesa razionale della fede cristiana. Le sens commun, La philosophie de l'être et les formules dogmatiques (1909) andrebbero letti come un commento filosofico alla Costituzione dogmatica sulla rivelazione del Concilio Vaticano I. Dieu, son existence et sa nature (1914) rivela l'importanza che G. assegna alla capacità dell'uomo di raggiungere una conoscenza naturale di Dio e della sua natura. I suoi sforzi per dimostrare " la metafisica naturale dello spirito umano " possono essere apprezzati al meglio in quanto risposta altamente elaborata sia al relativismo epistemologico, che percepisce in molta filosofia moderna, sia alla visione modernista secondo la quale tutta la fede religiosa rappresenta un mero sforzo razionale per esprimere l'esperienza umana di un Altro ineffabile. G. articola un'apologia razionale finemente strutturata per dimostrare meglio la qualità del tutto tipica e completamente gratuita della rivelazione cristiana strutturata, per non fornire un accesso alternativo a Dio. La sua De Revelatione per Ecclesiam catholicam proposita (1918) afferma che Dio sceglie di comunicare quello che solo egli sa di se stesso, così che le creature dotate di intelligenza possano raggiungere un'autentica conoscenza di quello che sorpassa tutte le menti. La fede teologica, quindi, rappresenta un dono essenzialmente soprannaturale per mezzo del quale l'uomo è capace di aderire a tali verità divine. Difende il valore oggettivo e l'immutabilità dell'insegnamento della fede: G. è allo stesso tempo anche cosciente della via negativa. Così in Le sens du mystère et le clair-obscure intellectuel (1934), G. esprime chiaramente che fra il Creatore e la creatura non si trova mai una similitudine che non sia accompagnata da una più grande dissimilitudine. Su richiesta di Benedetto XV, G., nel 1917, comincia a tenere dei corsi sulla mistica. Contrapponendosi alla concezione, ampiamente diffusa, che vede la contemplazione cristiana appartenente all'ambito dello straordinario, scrive Perfection chrètienne et contemplation (1923). Ivi sviluppa con maestria l'insegnamento su questo argomento di Tommaso d'Aquino e di Giovanni della Croce. La fusione delle tradizioni carmelitana e domenicana rimane un tratto distintivo dei suoi scritti mistici, particolarmente evidente in Les trois ages de la vie intèrieure (1938), che per amor di completezza dovrebbe essere letto insieme a La Mere du Sauveur et notre vie intèrieure (1941), dove presenta la devozione mariana di Luigi Maria Grignon de Montfort. Le tre tappe della vita cristiana includono: 1. lo stadio purgativo, che comincia con il dono della grazia abituale e si sviluppa attraverso l'esercizio delle virtù in special modo la fede, la speranza e la carità, e dei doni dello Spirito Santo; 2. lo stadio illuminativo, durante il quale le purificazioni passive preparano per un maturo esercizio dei doni; 3. lo stadio unitivo, nel quale i doni, specialmente la sapienza e la conoscenza, tracciano la via per la contemplazione infusa dei misteri cristiani. Come il teologo spagnolo domenicano Giovanni di S. Tommaso ( 1644), G. sottolinea l'insegnamento dell'Aquinate sull'importanza dei doni nella vita quotidiana del cristiano. Ponendo l'accento sulla vocazione di tutti i cristiani all' unione contemplativa con Dio, G. anticipa l'insegnamento del Concilio Vaticano II sulla vocazione universale alla santità.

Bibl. Per una completa bibliografia delle opere di Garrigou-Lagrange, vedi B. Zorcolo, Bibliografia del P. Garrigou-Lagrange, in Ang 42 (1965), 200-272. Il numero della rivista contiene anche una serie di articoli di persone che conobbero Garrigou. Per una breve esposizione dei suoi temi principali, vedi: Les trois conversions et les trois voies, Juvisy 1933; cf inoltre I. Colosio, Il P. Maestro Garrigou-Lagrange. Ricordi personali di un discepolo, in RivAM 9 (1964), 139-150, 226-240; 10 (1965), 52-68; M.R. Gagnebet, L'oeuvre du P. Garrigou-Lagrange. Itinéraire intellectuel et spirituel vers Dieu, in DoCom 17 (1964), 159-182; A. Huerga, s.v., in DES II, 1070-1072; Id., El p. Garrigou-Lagrange, maestro de la vida interior, in TEsp 8 (1964), 463-486; Id., Il cammino mistico di P. Garrigou-Lagrange, in Tabor, 18 (1964), 250-263; B. Lavaud, Le P. Garrigou-Lagrange, in RevThom 64 (1964), 181-199.



Autore: R. Cessario
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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