Gagliardi Achille


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I. Vita e opere. Il gesuita G. nasce a Padova forse nel 1538 e muore a Modena nel 1607. E uno di quegli uomini che lasciano dietro di sé una scia luminosa difficile da estinguere. E il primo figlio avuto nelle seconde nozze del padre con Girolama Campolongo. Lo spirito cristiano che anima la famiglia dei G. è evidente nel fatto che sia Achille che i suoi due fratelli minori, Leonetto e Luigi, decidono, molto giovani, di abbandonare il mondo e di entrare nella Compagnia di Gesù. Leonetto muore presto (nel 1564), ma Luigi può, nel tempo, collaborare con il fratello maggiore Achille e aiutarlo nella sua attività apostolica.1

G. entra nel noviziato, che la Compagnia di Gesù ha a Roma, il 29 settembre 1559. Terminati i due anni di noviziato (1561), rimane a Roma per studiare teologia nel Collegio romano nel quale ha come condiscepolo e compagno di studi s. Roberto Bellarmino.

Ordinato sacerdote (1563?) rimane nello stesso Collegio romano fino al 1568 come professore di diverse discipline: teologia morale, logica, fisica, metafisica e teologia dogmatica. In questo periodo si apprezzano la sua grande capacità intellettuale e le sue eccelse doti di pedagogo. Ottenuto il dottorato in teologia (1568), è nominato rettore del Collegio che la Compagnia di Gesù ha a Torino (31 marzo 1568), incarico che disimpegna per cinque anni (1568-1573). Dimesso da tale incarico, rimane a Torino come predicatore e confessore (1573-1577). In questo periodo emette la sua professione solenne nella Compagnia di Gesù (8 settembre 1575). Dopo la sua permanenza a Torino, G. è destinato di nuovo al Collegio romano come professore di teologia (1577-1579) e l'anno seguente a Padova (1580). Tuttavia, non raggiunge questa città perché l'arcivescovo di Milano, s. Carlo Borromeo ( 1584), da tempo chiede di avere nella sua diocesi il padre G. Alla fine, il suo desiderio è soddisfatto e G. rimane quattordici anni a Milano (1580-1594). All'inizio, come predicatore e confessore (1580-1584), accompagna l'arcivescovo in una delle sue visite pastorali e su richiesta dello stesso compone un piccolo catechismo della fede cattolica. In seguito è nominato superiore della casa professa, incarico che mantiene fino all'anno 1594. E in quest'anno che il padre generale della Compagnia ritiene opportuno allontanare G. da Milano (1594). Ciò che motiva tale trasferimento sono le accuse di vari gesuiti contro il G. per la direzione spirituale di Isabella Berinzaga, nota come la " Dama milanese ". Il suo influsso spirituale è evidente, ma la sua spiritualità non appare a detti gesuiti conforme alla spiritualità ignaziana. G. è trasferito a Cremona dove sta poco tempo, poi è trasferito per quattro anni a Brescia e, infine, nominato superiore della casa professa di Venezia (1599-1606). Inviato a Modena, già molto provato nella salute, muore in questa città il 6 luglio 1607.

La sua opera più famosa è intitolata Disciplina interioris hominis. Questo libro fu sottoposto a censura nel 1588 e poi pubblicato postumo nel 1611.

II. Dottrina. G. sostiene che la base della perfezione è un desiderio intenso di essa. Tale desiderio si fonda su due principi: profonda disistima del creato e stima altissima di Dio. Il frutto di tale desiderio è la deificazione, ottenuta attraverso un annientamento profondo espresso in atti di oblazione, dono, dedizione, soddisfazione ed olocausto. L'anima deve annientarsi fino a ridursi al solo e puro atto diretto della virtù. In questo stato essa patisce tutto per amore di Dio ed è contenta di ciò. Resta in una quiete passiva. In questo stato il Signore la solleva in un'estasi continua. L'anima compie tutto come se fosse voluto direttamente da Dio. La volontà è assorbita in Dio, perde le sue proprietà e resta in quella di Dio, deificata per perfetta identità.

G. è un teologo di squisita sensibilità che realizza penetranti analisi spirituali, dà una base teologico-spirituale alla dottrina ignaziana dell' abnegazione e della conformità alla volontà di Dio. Sa scoprire il fondo mistico dell'ascetica ignaziana e l'intima relazione fra abnegazione e deificazione. Ai suoi tempi non tutti percepirono la grandezza della sua sintesi dottrinale, che comunque resta decisamente valida.

Note: Antonio Possevino ci dà una relazione molto valida della vocazione del Gagliardi e dei suoi fratelli (cf AHSI, Hist. Soc. 176, f. 169-174 e 176-181).

Bibl. M. Bendiscioli, s.v., in DHGE XIX, 110-111; G. De Luca, Quelques manoscrits romains..., in RAM 12 (1931), 142-152; I. Iparraguirre - A. Derville, s.v., in DSAM VI, 53-64; I. Iparraguirre, s.v., in DES II, 1069-1070; M. Petrocchi, Interpretazione della " Dama milanese " e del gesuita Gagliardi, in Id., Storia della spiritualità italiana, II, Roma 1984, 273-289; P. Pirri, Il P. A. Gagliardi, la Dama Milanese, la riforma dello spirito e il movimento degli zelatori, in AHSI 14 (1945), 1-72; Id., Il " Breve compendio " di A. Gagliardi al vaglio di teologi gesuiti, in AHSI 20 (1951), 231-253; Id., Gagliardiana, in AHSI 29 (1960), 98-129; M. Viller, L'Abrégé de la perfection de la dame milanaise, in RAM 12 (1931), 44-89; Id., Autour de L'Abrégé de la perfection..., in Ibid. 13 (1932), 34-39, 257-293; M. Viller - G. Joppin, Les sources italiennes de l'Abrégé de la perfection, in Ibid. 15 (1934), 381-402.




Autore: J. Collantes
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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