Genealogia di Gesù


È offerta da Mt. (1, 1.17) e da Lc. (3, 23-38). S. Matteo la propone come primo argomento per dimostrare la messianicità di Gesù, cioè la sua discendenza da David. Ogni famiglia, tra i Semiti, riteneva la propria g., qual bene ereditario da conservare gelosamente; quanto più questo valeva per il casato di David depositario delle divine promesse (cf. 2Sam 7, 14; ecc.). S. Matteo scende da Abramo fino a Gesù attraverso tre gruppi, ciascuno di 14 nomi: da Abramo a David, da Salomone all'esilio babilonese, e dall'esilio a Gesù. Per i primi due gruppi è facile il riscontro con le g. del Vecchio Testamento, da cui sono tolti (Gen. 21, 3; 25, 25; 29, 25; 38, 29 s.; 1Par. 2; 2Par. 3; Ruth 4, 13-22); mentre il terzo gruppo è stato preso da documenti ufficiali a noi ignoti. Dal riscontro risalta che il numero 14 di ciascun gruppo è convenzionale; nel tessere le g. non si solevano enumerare tutti gli anelli intermedi (cf. v. 8, dove tra Ioram e Ozia, sono emessi tre nomi); le parole «generò», «figliolo di» possono significare non vera generazione ma o libera adozione, o sostituzione legale, ad es. in forza della legge del levirato (Deut. 25, 5-10), o anche pura trasmissione dei diritti di sovranità, sempre però nella stessa linea di casato. Il numero 14, ripetuto tre volte, sembra essere scelto in omaggio al nome di David (le tre consonanti dell'ebraico = 4 + 6 + 4). S. Luca risale da Gesù, attraverso David e Abramo fino ad Adamo e a Dio; pertanto i nomi sono molto di più (77 nel testo greco; da 76 a 72 nelle varie versioni). Essi sembrano disposti in 11 settenari: da Gesù all'esilio, 3 settenari di nomi; dall'esilio a David, 3 settenari; da David ad Abramo, 2; e da Abramo a Dio 3.

Le due g. convengono esattamente nella serie da Abramo a David, mentre differiscono nel numero e nei nomi (solo due sono identici, Salatiel e Zorobabel), nella serie da David a Gesù.
La soluzione di tale divergenza, proposta da Giulio Africano inizio III sec. e ammessa da antichi e recenti, ricorre alla legge del levirato, per la quale un fratello, anche soltanto uterino, era obbligato a sposare la moglie del fratello per dargli una discendenza e il primo figlio si considerava figlio legale del defunto. Giuseppe quindi avrebbe avuto come padre naturale, Giacobbe, e, per ragione del levirato, come padre legale, Eli (Lc.). Lo stesso si deve dire per Salatiel, che sarebbe stato vero figlio di Ieconia (Mt.) e figlio legale di Neri, fratello di Ieconia (Lc.).
Ma molto più adeguata è l'antica soluzione (cf. s. Agostino, De consensu evang. II, 3.5-7; PL 34, 1072-1074) che considera la g. di Mt. quale g. della discendenza naturale di Giuseppe; mentre in Lc. Giuseppe entra nella discendenza della Beatissima Vergine Maria, per adozione. Cioè Giuseppe, figlio di Giacobbe, col matrimonio con la Madonna, figlia di Eli, passa come genero nella famiglia di Eli. S. Luca, l'evangelista della Vergine, dando la g. di Giuseppe, presenta di fatto i progenitori di Maria. Al riguardo sono noti due episodi nel Vecchio Testamento: «i figli di quel Berzellai che sposò un figlia di Berzellai il gala adita e ne prese il cognome» (Esd. 2, 61; cf. Neh. 7, 63). Berzellai di Galaad fu benefattore e poi favorito di David (2Sam 17, 27 s.: 19, 32-41); il suo nome passò ad una famiglia sacerdotale, probabilmente perché, estintasi la linea maschile, tutta l'eredità passò alle figlie (Num. 36).

Ancor più chiaramente I Par 2, 34 s.: «Sesan non ebbe figli maschi, ma soltanto figlie; avendo però uno schiavo egiziano di nome Ieraha, gli diede in moglie la propria figlia, che gli generò Attai»; e la serie genealogica continua: i discendenti di Ieraha, sono discendenti di Sesan.
Molto probabilmente la Vergine Santa era figlia erede: ecco perché nonostante il voto di verginità, sposa un parente dello stesso casato di David (cf. Num. 36, 6-9) e si reca con lui a Betlem per il censimento, nonostante il parto imminente. Mai negli Evangeli si parla di "fratelli" della Vergine, e la "sorella" (Io. 19, 25) è semplicemente sua "cognata".
[F. S.]

BIBL. - U. HOLZMEISTER, in VD, 23 (1943) 9·18; H. HOPFL - A. METZINGER, Intr. spec. in Novum Testamentum. 5a ed., Roma 1949, pp. 140-48, con ampia bibliografia.


Autore: Mons. Francesco Spadafora
Fonte: Dizionario Biblico diretto da Francesco Spadafora
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