Gedeone


(Ebr. Gid'on; cf. gada' «tagliare, abbattere»), uno dei "giudici': d'Israele (ca. 1100-1070 a. C.), nativo di Ofra, al limite meridionale della pianura di Esdrelon, nella tribù di Manasse. Ne parla Iudc. 6-8, ove almeno due fonti sono state fuse dal redattore. Gli Israeliti, insediatisi nella pianura dopo la vittoria di Barac (Iudc. 4-5), avevano adottato i culti cananei (6, 10.25), e Dio li punì facendo venire periodicamente, al tempo della messe, predoni madianiti dalla Transgiordania (6, 1-6): due fratelli di G. erano stati uccisi da loro (8, 18 s.). Durante una di tali incursioni Dio si mostrò a G. (6, 11-23), e gli in giunse di distruggere l'altare idolatrico della borgata, sito nel terreno di suo padre (6, 2.5 s.). G., timoroso, obbedì durante la notte, ma, scoperto, fu salvato a stento dal padre, che disse: «Ci pensi Baal a difendersi! » - in ebr. Ierubba'al, che divenne soprannome di G. (6, 27-32) -; un altare dedicato a Iahweh-Shalom (Pace) sostituì l'altro (6, 11-24.26). Poi, investito dallo «Spirito del Signore», G. raccolse uomini dalle tribù settentrionali (6, 34 s.); la prova del vello l'assicurò dell'assistenza divina (6 36.49), e, con i trecento che Dio gli permise di ritenere (7, 1-8), assalì di notte il campo madianita mettendolo in fuga con uno stratagemma (7, 9-22). La caccia continuò oltre il Giordano e terminò con l'uccisione dei due capi madianiti Oreb e Zeeb (7, 23 ss.), ma per un filo il prudente G. riuscì ad evitare uno scontro con gli Efraimiti, gelosi della loro supremazia (8, 1-3), Nell'entusiasmo per la vittoria si volle far re G. che rifiutò: era Dio il Re (8, 22 ss.); ma di re ebbe il numeroso harem (8, 30 s.) e l'efod (v.) divinatorio, costruito con l'oro della preda (8, 24-27). Rintuzzò in seguito un'altra incursione madianita: sui due capi Zebah e Salmana, uccisori dei suoi fratelli, eseguì la vendetta del sangue; in quell'occasione trattò duramente le due città galaadite Succot e Penuel che non l'avevano aiutato durante l'inseguimento (8, 4-21). Morì vecchissimo nella sua Ofra, dopo aver fatto molto bene ad Israele (8, 32.35). Alla sua viva fede faceva contrasto una natura timida ed esitante, il che mise in maggior luce la forza divina, operante nell'umana debolezza: Isaia parlò delle vittorie di G. come di vittorie di Dio (Is. 9.13; 10, 26; cf. Ps. 82, 10-13).
[G. B.]

BIBL. - H. CAZELLES. in DBs, IV, col. 1403 s.; L. DESNOYERS. Histoire du peuple hébreu: I. Parigi 1922, PP. 153-71; R. TAMISIER, Le livre des Juges (La Ste Bible, ed. Pirot, 3), ivi 1949. pp. 198-221.


Autore: Padre Gino Bressan
Fonte: Dizionario Biblico diretto da Francesco Spadafora
Visite: 78