Frémyot de Chantal Giovanna Francesca


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I. Cenni biografici. Giovanna Francesca Frémyot de Chantal nasce a Digione nel 1572: orfana di madre all'età di diciotto mesi, viene educata cristianamente. Sposata a Cristoforo de Chantal-Rabutin, diventa madre di sei figli. Vedova a ventinove anni, si dedica ad opere di carità e insieme a Francesco di Sales, suo direttore spirituale, fonda l'Istituto della Visitazione (1610). Prodigiosa la diffusione dell'Ordine: in un ventennio porta da tredici a ben ottantasette le fondazioni dei monasteri visitandini. Muore il 13 dicembre 1641 a Moulins; viene canonizzata nel 1745.

II. Esperienza mistica. " Mi chiamo Giovanna Francesca Frémyot, detta comunemente de Chantal ": è questa la presentazione ufficiale, sebbene modesta, nel momento in cui ella viene chiamata a deporre al processo per la causa di canonizzazione del venerato fondatore. Rivelando gran parte della spiritualità e della vita mistica del santo vescovo di Ginevra, ella non fa altro che svelare la ricchezza del suo animo in piena consonanza con quello del ’Maestro e Padre'. Ad una delle prime richieste fatte dal santo: " E dunque senza riserva che vi consacrate a lui? Volete soltanto Dio?! ", questa la risposta dettata con generosa dedizione da lei, quale donna forte di biblica memoria: " Soltanto lui, nel tempo e per l'eternità! ".

Il terreno è già stato predisposto da tempo in maniera provvidenziale; Dio le ha richiesto il sacrificio degli affetti più cari: prima del marito, morto in un incidente di caccia, poi dei figli, quasi si dovesse realizzare in lei il motto del blasone gentilizio: ’Virtus vulnere virescit': nelle ferite fiorisce, prende vigore la virtù! Subentra un lungo periodo di purificazione: la preghiera e la pratica della carità verso i poveri le aprono, alla luce della grazia, lo spiraglio d'una nuova esistenza. Dio viene in suo aiuto: in una specie di visione ella intravede la figura della sua futura guida spirituale. E, anzi, un reciproco scambio d'intesa a livello di anime, che confermerà in Francesco di Sales l'eccezionale dono di lei, quanto al progresso di un'anima che Dio gli affidava. Sempre in una specie di rapimento estatico, misticamente ella recepisce una locuzione interiore: " Ecco la guida carissima a Dio e agli uomini, nelle cui mani devi porre la tua coscienza! ". Quell'istantanea immagine di distinto prelato, presto sparita agli occhi del corpo, non si distoglierà più dal suo sguardo nel profondo dell'anima. L'incontro ufficiale, avvenuto a Bourges nella quaresima del 1604 e lo scambio epistolare sempre più in crescendo, determinano un graduale processo d'intenso rapporto sul piano ascetico e religioso. Ella stessa avvertirà il profondo cambiamento operatosi in lei, ormai avviata ad eccelse mete a livello mistico. Da quel giorno comincia ad entrare nel riposo interiore, in una grande libertà di spirito: è attratta da una specie di preghiera assai ’cordiale'. Seguirà un lungo periodo di sedimentazione spirituale, che durerà sei anni, tempo in cui non le mancheranno l'apporto e il benefico influsso di altri ambienti, come quello derivato dalla spiritualità carmelitana. Gli elementi della ’mistica teresiana' - del resto condivisi appieno dalla sua guida - disporranno il suo animo ad una maggiore concentrazione nella preghiera: si denotano e si precisano così i primi sintomi di una contemplazione amorosa. Frutto dello Spirito è, altresì, una grande pace interiore.

Ma assai più sollecita sembra la F. ai richiami interiori dello Sposo dell'anima. " Signore Gesù, non voglio più scegliere: fa' vibrare tu la corda che preferisci per sempre, e senza meno si sentirà solo questa armonia! ". A confermare tale stato di quiete e in forma decisa entra nell'animo il dono della fortezza: e in quel 24 marzo 1610 non esiterà a passare sul corpo del figlioletto Celso Benigno che, disteso per terra, avrebbe voluto impedire alla madre la sua determinazione per la vita religiosa. Con il superamento e il rinnegamento degli affetti più legittimi attua la dedizione più totale a Dio; inizia così una vita nuova a la Galerie di Annecy, per camminare con altre tre compagne alla presenza di Dio: è il 10 giugno 1610. Il piccolo seme della Visitazione S. Maria è stato gettato con avveduta saggezza nel solco per divenire ’albero maestoso'. In una visuale di mistica quiete, mediante l'approfondimento dello spirito visitandino, si darà spazio solo all' amore puro. Per lei e per le anime che le sono affidate il modo più facile per il conseguimento dell'ideale è lasciarsi condurre dall'attrattiva di Dio, con il motto desiderato dal fondatore: " Come piace a Dio ", disposte ad ottemperare al suo beneplacito, nella pratica delle piccole virtù. Una mistica nell'ideale salesiano del fortiter ac suaviter, poiché " non si fa nulla di buono intorno alle anime se non con la forza della dolcezza, bontà, carità e sopportazione ". E questa la mistica portata sul piano del vissuto quotidiano.1

III. Il concetto della mistica negli scritti. Alla pari degli insegnamenti di Francesco di Sales, F. detta una dottrina, profonda e valida, alle sue figlie spirituali: la ’salesianità' acquista una colorazione tipicamente mariana nella contemplazione del mistero della Visitazione. Per giungere alle vette della perfezione, la santa addita la via della semplicità: la quotidianità vissuta appunto in modo ordinario, eminente dalla Vergine Maria. Rifacendosi alla regola d'oro: " Tutto per amore, niente per forza " del fondatore, così si esprime: " O Figlie mie, bisogna fare tutto per obbedienza, tutto per Dio, persino le immolazioni ". Ed ancora: " Camminate, dunque, per questa strada generale che è di tutti. Vi assicuro che arriverete a buon porto, e Dio misericordioso vi consolerà e vi ricompenserà ".2 Le raccomandazioni si intensificano: si profila l'invito a porsi sotto lo sguardo dello Sposo per essere a lui accette, in ossequio al suo disegno, poiché " la via che tiene lo Spirito di Dio, quando entra in noi, è generalmente sconosciuta ". Porsi al servizio di Dio nell'intimità della propria anima: " Sí, figlie mie, parliamo tra noi dell'orazione di quiete, giacché all'inizio del nostro Istituto si parlava solo di quella orazione. E uno spettacolo bello allora vedere il fervore che regna tra le nostre sorelle ". La caratteristica della dottrina salesiana si consolida, comunicandosi in forma di condivisione e complementarietà per raggiungere il culmine del programma dettato dal fondatore. Una dottrina che esprime la quintessenza del pensiero salesiano: una tensione vera al martirio dello spirito, del cuore. Lo lascia scritto la santa come un testamento spirituale per le sue figlie: " Figlie mie, molti dei santi Padri e colonne della Chiesa non subirono il martirio [del sangue], poiché v'è un altro martirio, il martirio d'amore, nel quale Dio, mentre sostiene in vita i suoi servi e le sue serve affinché si spendano per la sua gloria, li rende insieme martiri e confessori. Io so che a questo martirio sono chiamate le Figlie della Visitazione e per disposizione di Dio lo soffriranno le più fortunate che l'avranno chiesto e vissuto. Dite il vostro ’sì' totale a Dio e ne farete la prova. Infatti, l'amore divino, che immerge la spada nelle parti più intime e segrete dell'animo, ci separa da noi stesse. Ho conosciuto un'anima [lei stessa] che l'Amore ha separato da quanto le era di più caro non meno che se i persecutori a colpi di spada le avessero separato lo spirito dal corpo. Questo il programma per le persone generose, poiché il nostro Dio non intende concedere questo martirio ai deboli. L'amore è forte come la morte e il martirio d'amore conserva la vita solo per fare la volontà di Dio, come se dovesse dare mille vite in testimonianza di fede, di carità e di fedeltà ". In questo la sintesi della mistica di F.: un martirio d'amore testimoniato dalla sopravvivenza del cuore e degli occhi della santa, nel monastero di Nevers: con gli occhi ella vide il mistero di Dio e con il cuore lo visse!

Note: 1 Uno dei più accreditati critici della dottrina salesiana e visitandina asserisce, infatti, che " non esistono studi sull'insieme della spiritualità di s. Giovanna di Chantal " (in DSAM VIII, 869). A maggior ragione si dovrebbe dire: non esiste ancora uno studio approfondito sulla mistica della Madre de Chantal: una lacuna di esperienza sublime, destinata auspicabilmente ad essere colmata. 2 Istituzione, III, ed Esortazione VIII.

Bibl. Fonti e opere: E. Bougaud, Histoire de s. Chantal et des origines de la Visitation, 2 voll., Paris 1884, 527-612; F. de Chaugy, S. Jeanne Françoise de Chantal: sa vie et ses oeuvres. Mémoires sur la vie et les vertus, 8 voll., Paris 1874-1879; C.A. Saccarelli, Vita della Beata Giovanna Francesca de Chantal, Roma 1751-1767 (ristampato in 3 voll. 1863); Sacra Rituum Congregatio (=SRC) Processus Gebenn. Servae Dei J. Françoise de Chantal, Paris, I Pars-II Pars, fol. 1333-1694; M.-G. Thomas (cura di), Giovanna di Chantal. Volerci come Dio ci vuole. Scritti spirituali, Roma 1984. Studi: L. Chierotti, s.v., in BS VI, 581-586; R. Devos, s.v., in DSAM VIII, 859-869; R. Mézard, Doctrine spirituelle de S. J. Fr. de Chantal fondatrice de la Visitation, Paris 1980; A. Pedrini, s.v., in DES II, 1121-1125; Id., L'azione dello Spirito Santo nell'anima di S. G. Francesca de Chantal, in EphCarm 30 (1979), 447-469; Id., Il culto e la devozione a Maria nella vita e negli scritti di S. G. Fr. de Chantal, Roma 1984; M. Petrocchi, s.v., in EC VI, 490-491; A. Sandreau, L'oraison d'après S. J. Fr. de Chantal, in VSpS 13 (1925), 196-234, 302-320; P. Schiavone, Francesco di Sales e Giovanna Fr. de Chantal: amici e santi, in Presbyteri, 97 (1983), 683-698.

Autore: A. Pedrini
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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