Fratelli del libero spirito


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I. Movimento eretico del tardo Medioevo, nel quale si possono distinguere gruppi (iniziali) con tendenze spirituali e mistiche al di là dell'equilibrata dottrina della Chiesa, e gruppi estremi che nel sec. XIV costituiranno una setta pericolosa, condannata dall'Inquisizione.

L'origine del movimento risale in un certo senso ai catari, condannati a Parigi nel 1210, e indirettamente al " gioachimismo ". In Italia s'incontrano aderenti al " libero spirito " nei gruppi degli " umiliati ", nei " poveri cattolici " di Lombardia e in altri movimenti pauperistici e penitenziali di orientamento francescano. Già Angela da Foligno e Chiara Montefalco individuano le aberrazioni dottrinali del movimento che in Berengario di Monfalcone ( 1340ca.) raggiunge estremi di formulazione (condannati nel 1353). Particolarmente diffuso nella Francia del Nord (dove muore M. Porete sul rogo, il 1 giugno 1310, per il suo Specchio delle anime semplici, lo scritto più caratteristico del " libero spirito " in volgare), in Germania (dove si accusano come simpatizzanti del movimento Eckhart, Taulero, Suso e spesso beghine e begardi, giudicando almeno una parte di loro con una vita conforme alle idee del " libero spirito "), e nei Paesi Bassi. In Germania, Taulero prende una posizione esplicita contro " i liberi spiriti che con le loro false illuminazioni credono di aver conosciuto la verità, se ne esaltano nella propria soddisfazione e compiacenza di sé, concentrano i loro sensi nella loro falsa passività, parlano irreverentemente di nostro Signore, di come non siano state ancora superate tali immagini, e fanno altri discorsi sfrenati ".1 Anche R. Merswin ( 1382) e l'autore anonimo della Theologia Deutsch combattono il serpeggiare dell'eresia. Nei Paesi Bassi, Jan van Ruusbroec mette in guardia contro gli aspetti pericolosi della dottrina che vuole convincere che l' unione con Dio sia raggiungibile senza la pratica delle virtù e dei sacramenti e che per ascendere a Dio basti l'amore. Essi predicavano uno stato paradisiaco, in cui l'uomo è incapace di commettere peccati! Anzi, può permettersi qualsiasi azione, senza badare a criteri morali.2

II. La dottrina del " libero spirito " che non è priva di affinità con l'insegnamento dei grandi mistici sull'unione con Dio e sulla deificazione dell'uomo, cade in deduzioni errate, allontanando ogni sforzo ascetico, assumendo atteggiamenti di totale passività (quietismo), anelando a illuminazioni divine che annullano la distanza fra Dio e uomo (cf il trattato pseudo-eckhartiano: Sorella Katrei 3).

Note: 1 Predica 54, ed. Vetter, 250; 2 Cf Nozze spirituali, l. II, p. II, 5; Specchio dell'eterna beatitudine III, B, 5.

Bibl. S. Campagnola, Il movimento del " libero spirito " dalle origini al sec. XVI, in Laur 8 (1967), 251-363; P. Dinzelbacher, s.v., in WMy, 179-180; R. Guarnieri, s.v., in DSAM V, 1241-1268; Id., Il movimento del Libero Spirito, in Archivio italiano per la storia della spiritualità, 4 (1965), 351-708 (è ancora lo studio più completo); R. Lebner, The Heresy of the Free Spirit in the Later Middle Ages, Berkeley 1972; T. Manteuffel, Naîssance d'une hérésie. Les adeptes de la pauvreté volontaire du moyen-age, Paris-La Haye 1970; F.-J. Schweitzer, Der Freiheitsbegriff in der deutschen Mystik, Frankfurt - M. Bern 1981.

Autore: Giovanna della Croce
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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