Francesco di Sales (Santo)


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I. Vita e opere. F. nasce a Thorens (Alta Savoia) nel 1567, primo di ben tredici figli, da genitori dalla tradizione e pratica cristiana. Compiuti gli studi a Parigi nel Collegio Clermont dei gesuiti e poi a Padova per il diritto, si laurea in utroque iure nel 1591. Ordinato sacerdote, spontaneamente si dedica alla missione nel Chiablese per un quadriennio 1594-1598. Divenuto vescovo di Ginevra (1602), s'impegna nella predicazione e nella composizione di opere ascetiche e mistiche (Filotea e Teotimo). Nel 1610, insieme con G. Frémyot de Chantal fonda l'Ordine della Visitazione e per un ventennio di apostolato episcopale dispensa i tesori della sua dottrina in diversi scritti (la raccolta completa è di ventisei volumi). Muore a Lione nel dicembre 1622. Beatificato e canonizzato da Alessandro VII nel 1661-1665, è dichiarato Dottore della Chiesa da Pio IX nel 1877 e Patrono dei giornalisti da Pio XI nel 1923.

II. Esperienza mistica. Emblematica e rivelatrice la parola della piissima madre, Francesca de Sionnaz, nei riguardi del suo primogenito: " Se non fossi la mamma di un figlio come questo, confidava a M.me de Chantal, rivelerei molte delle meraviglie della sua infanzia. Ho spesso osservato che fin da quando era molto piccolo era predisposto alle benedizioni del cielo e non respirava che l'Amor di Dio ".1 Prevenuto dalla grazia, esclamava quasi inconsciamente: " Dio e mamma mi vogliono bene ". Riscoprirà poi in maniera più avvertita, con il tocco della divina grazia, il desiderio di darsi tutto a Dio in modo irrevocabile: " Fin dal mio dodicesimo anno d'età avevo risoluto con tutta la forza di essere uomo di Chiesa e che non avrei cambiato risoluzione per un regno di questo mondo ".2

La stessa crisi intellettuale e spirituale, subita da studente a Parigi, è vittoriosamente risolta con un atto totale di abbandono alla misericordia di Dio, sotto la protezione della Vergine Maria, nella chiesetta di S. Stefano de Grès (1587). E una tipica esperienza di purificazione del cuore attraverso la notte oscura, come lui stesso assicurerà: " Da quando ebbi la grazia di conoscere un po' il frutto della croce, questo sentimento di amare Dio entrò nella mia anima e non ne è mai più uscito ".3

Momenti mistici avvertiti e debitamente contrassegnati si rinnoveranno di frequente: sperimenta, nella notte della solennità del Corpus Domini del 1595, la presenza viva del SS.mo Sacramento, " rapito da una così grande abbondanza di soavità "; fenomeno che si ripeterà il 25 marzo 1599 durante la celebrazione del divin sacrificio da parte di Clemente VIII ( 1605). " L'anima - scriverà - fu molto consolata, e Dio mi fece la grazia di darmi dei lumi sul mistero dell' Incarnazione e della Transustanziazione " (cf Oeuvres XXII, 110); ed ancora godrà intensamente del mistero della SS.ma Trinità nell'istante della sua consacrazione episcopale (8 dicembre 1602): " In un'estasi dolcissima gli si mostravano distintamente le tre Persone divine operanti nell'anima i mistici effetti significati dai riti esternamente " (Année Sainte XII, 429). Quanto alla passione del Signore, il Venerdì santo del 1606 nella Chiesa di San Domenico a Chambéry, mentre predicava sulla passione, il grande Crocifisso si illuminò, gettando raggi luminosi sopra il volto del predicatore (cf Année Sainte II, 145-6). In questi, come in altri momenti, sembrava che Dio volesse mostrare che il soprannaturale veniva a confermare quanto del santo vescovo fosse nella linea della verità e della testimonianza: mirabili gli effetti che in lui si producevano; grandi conversioni delle anime con la pratica sincera dei sacramenti e della vita cristiana.

Come vescovo, F. vive secondo il programma dettato dal motto episcopale: " Preso da Dio e dato al suo popolo ", e come " uomo di Dio " muore consumato dall'amore, dopo aver salito la sommità del Monte Calvario, da lui chiamato " accademia degli amanti ": una morte d'amore, come era stata descritta in elevatissime pagine del suo capolavoro: il Trattato dell'Amor di Dio.

III. La dottrina mistica negli scritti. Se il fenomeno di esperienza mistica aveva interessato di fatto la persona di F. - quindi a livello tipicamente storico-biografico - non poteva mancare una sua sicura e forte incidenza anche sotto l'aspetto teoretico (cf Oeuvres, Mistique, t. XXVII, 69-70). Anche se non sussiste una trattazione specifica da lui appositamente concepita, il tema della mistica viene evidenziato in pratica e in forma quasi esclusiva nel Teotimo (cf Oeuvres IV, V), di indubbia ispirata concezione. Infatti, parziali sono gli accenni negli altri scritti, ad esempio nei Trattenimenti spirituali (cf Oeuvres VI, 25-26; Sermoni IX, 59); nelle Epistole, invece, in modo più rimarcato (cf XIII, 81.99.200; XV, 320; XXI, 160.174).

Innanzitutto, il Dottore dell'Amore intende dare la definizione di " mistica "; chiarisce in che cosa consista: coincide o s'identifica con la perfezione evangelica; praticamente è da lui in via generale intravista nella santità della stessa vita del cristiano praticante (cf Oeuvres V, 25). Di qui le varie denominazioni che rientrano o si avvicinano al concetto di fondo e, per la precisione, egli chiama la mistica " quiete " o " acquietamento dell'anima " (cf Ibid. IV, 68. 330); in quanto essa si situa nel suo stato più passivo che attivo, è quasi un lasciarsi condurre dolcemente da Dio e dal suo Spirito (cf Rm 5,5). In relazione poi alla preghiera, essa ancora si evidenzia, o meglio si snoda inavvertitamente, in graduali passaggi: raccoglimento, contemplazione, riposo spirituale (cf Ibid. IV, 312.326). Nel dolce prolungarsi di questo stato di quiete e di contemplazione amorosa si ha l' unione con Dio, quasi il possesso di Dio, che è presente nell'anima ed è gustato nella sapida sua donazione di amore, sempre più coscientemente avvertita e compartecipata.

Secondo F. si possono avere in questi stati unitivi (contrassegnati da una stasi purificante prima e illuminante poi) delle forme elevate, come fossero slanci acuti o folgoranti di ebbrezza, ivresse (cf Ibid. IV, 325). Di qui fenomeni estatici di più o meno intensa durata: comunque in forma eccezionale si ha un lieu mental de la mystique, come la chiama F. (cf Ibid. IV, 67). A determinare tale stato, e soprattutto a chiarirlo, intervengono o servono i remarques o segni (cf Ibid. V, 31): per delimitarli nell'area loro sicura si richiede, però, un serio e continuato " discernimento degli spiriti ". Per questo F. non si stancherà di asserire che punto di partenza è, in modo ineludibile, " il compimento della volontà di Dio ", oltre che la fedeltà alle mozioni interiori: ad ulteriore purificazione dell'anima potrà intervenire la " notte oscura dei sensi ", in modo che sia quasi preludio alla vita gloriosa futura. Punto supremo o vertice di tale mistica è " la ferita dell'anima ": " la divine blessure " o ferita d'amore (cf Ibid. IV, 347. 352): è il martirio supremo, quello del cuore. Un pagina del Teotimo è quasi un testamento della vita del santo: " Il supremo effetto dell'amore effettivo è la morte degli amanti: di quelle anime che muoiono d'amore (VII, 9); " Così, o Teotimo, quando l'ardore del santo amore è intenso, dà tanti assalti al cuore che lo ferisce così spesso, causandogli molti languori; lo trasporta ad estasi e rapimenti così frequenti che tutta l'anima, rapita in Dio, trascura il corpo (...), le energie vitali cominciano a venir meno: si abbassa la vita e viene la morte. Che morte felice è questa, o Teotimo! " (VII, 10).

A conclusione ci si può domandare se tutta la concezione della mistica di F. sia originale o non abbia una derivazione o dipendenza qualsiasi. Certo più originale che di dipendenza: comunque non si possono negare degli influssi parziali, derivati dalla spiritualità ignaziana (vedi direzione spirituale del tempo giovanile), dall'influsso della mistica e devozione di importo italiano (si vedano Francesca Romana, Lorenzo Scupoli, ecc.) e soprattutto di derivazione carmelitana (conoscenza delle opere di s. Teresa). Lo stesso santo non ha esitato ad ammetterlo; ma al di là dell'esemplarità emerge il suo stile, che si concentra nell'Amore, perché di amore puro è vissuto e di amore puro è morto!

Note: 1 Deposizione di Madre de Chantal ai Processi; 2 Dichiarazione fatta dal santo a Madre Angelica Arnauld di Port-Royal; 3 A. Ravier, Francesco di Sales, Torino 1967, 7.

Bibl. Opere: Oeuvres de S. François de Sales évéque et Prince de Genève et Docteur de l'Église, éd. complète d'après les autographes et les éditions originales enrichie de nombreuses pièces inédites publiées par les soins des Religieuses de la Visitation du premier Monastère d'Annecy, Impr. J. Nierat, Annecy 1892-1932; Année Sainte des Religieuses de la Visitation-Sainte Marie, voll. I-XII, Lyon 1867-1871; E-M. Lajeunie, S. François de Sales: l'homme, la pensée, l'action, 2 voll., Paris 1966, 529-486 (bibliografia: I, 25-83). Studi: P.L. Boracco, Francesco di Sales, in La Mistica I, 599-620; H.D. Egan, Francesco di Sales, in Id., I mistici e la mistica, Città del Vaticano 1995, 517-533; A. Liujma, S. François de Sales et les Mystiques, in RAM 24 (1948), 220-239, 376-385; H. Paules, Die Mystik des Heileges Franz von Sales in ihrer Grundhaltung und Zielsetzung, Eichstätt 1963; A. Pedrini s.v., in DES II, 1047-1058; Id., L'azione dello Spirito Santo nell'anima secondo il pensiero di San Francesco di Sales, Roma 1978; Id., Francesco di Sales e la scienza " ottavo sacramento del prete ", in Palestra del Clero, 74 (1995), 801-811; Id., Francesco di Sales e la Bibbia. L'apostolo della Parola nella Dottrina e nella prassi pastorale, in Ibid., 75 (1996), 237-245; A. Sandreau, La doctrina mistica de S. Francisco de Sales comparada con la doctrina de obras de vida espiritual, in Vida sobrenatural, 14 (1927), 86-96, 217-223. Id., L'oraison mystique d'après S. François de Sales, in VieSp 40 (1928), 1-31.

Autore: A. Pedrini
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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