Filosofia


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I. I termini. Per stabilire una correlazione tra f. e mistica è necessario analizzare ex novo il significato dei due termini al fine di individuare gli ambiti problematici ai quali essi si riferiscono. Non è agevole rintracciare in modo univoco il loro significato all'interno di una pluralità di prospettive che si delineano, spesso scontrandosi, sia nella determinazione della " filosofia " che della " mistica ". Poiché è impossibile fornire un panorama completo di tali prospettive, si indicano solo le tendenze prevalenti.

L'esame della riflessione della f. su se stessa, in particolare nella cultura occidentale e in riferimento alle proposte più recenti, consente di indicare l'emergenza di due momenti. Uno è caratterizzato da una maggiore adesione alla tradizione, secondo la quale la f. è indagine razionale, presa di coscienza consapevole dei problemi, soluzione degli stessi e raggiungimento di risultati non effimeri, di punti di riferimento validi, l'altro motivo, presente nella storia della f., anche se in una posizione subalterna, si è manifestato con insistenza nel nostro secolo, in particolare nella seconda metà del Novecento, quando si è attribuita sempre minore validità alla capacità umana di ricercare e si è sottolineata, quindi, l'impossibilità di conseguire punti stabili e criteri univoci e si è giunti alla teorizzazione del relativismo sia dal punto di vista conoscitivo che pratico.

In relazione a questi due modi di intendere la ricerca filosofica si prospettano anche due modi diversi di stabilire il rapporto con la mistica. A questo punto, però, è necessario affrontare la questione relativa al significato della mistica stessa. Se è vero che ad un primo approccio è possibile indicare genericamente in che cosa essa consiste, si vedrà che per una delucidazione più approfondita è indispensabile che intervenga un'indagine teoretica e in tale direzione s'intravede già quale possa essere il legame fra i due tipi di conoscenza, quella filosofica e quella mistica, usando il termine conoscenza nella sua accezione più ampia.

II. La mistica. Per capire che cosa sia la mistica nella sua generalità bisogna, in primo luogo, muovere dalla constatazione secondo la quale questa " esperienza " è rintracciabile all'interno di aree culturali anche lontane tra loro e in concomitanza con credenze religiose differenti. Ci si può chiedere, allora, in prima istanza, quale sia l'elemento minimo che le accomuna; esso è rintracciabile nella consapevolezza di una " unione " profonda dell'essere umano o con la radice ultima del proprio sé o con un Assoluto che la trascende; la modalità di questa " unione " differenzia l' esperienza mistica da altri tipi di conoscenza, in quanto si tratta di una coincidenza, di un rapimento, quindi di un'adesione a qualche cosa di " ultimo " - identificabile di volta in volta secondo le diverse prospettive religiose -, adesione non realizzabile in altre condizioni, come nel caso dell'atteggiamento speculativo, perché, anche se si giungesse a cogliere una realtà assoluta, ciò avverrebbe attraverso un iter che non può essere assimilato a quello della mistica. E questa osservazione consente di avviare il confronto con la f.; infatti, se si tengono presenti i due modi sopra indicati di intenderla si constata che nel primo caso è più agevole rendersi conto che esperienza mistica e speculazione filosofica sono vie conoscitive " diverse "; il secondo caso è apparentemente più semplice, in realtà più complesso, perché ci si può trovare o di fronte al rifiuto di attribuire validità alla dimensione mistica, la quale è, in qualche caso, addirittura ricondotta ad una patologia dell'essere umano, oppure di fronte ad un tentativo, magari implicito, di sostituire l'indagine razionale con l'esperienza mistica all'interno della ricerca filosofica, come accade nelle osservazioni sul sacro che balenano, secondo alcuni interpreti, nella riflessione di F.W. Nietzsche oppure di M. Heidegger. Nell'ultimo caso è difficile stabilire i confini fra f. e mistica perché la stessa f. sembra assumere i caratteri della mistica; tuttavia i sostenitori di questa posizione dovranno ammettere che, se si vuole procedere ad un'analisi teoretica per cogliere il significato del tipo di conoscenza caratterizzante la mistica, si deve constatare che si parla di " mistica " quando il pensiero abbandona la rigorosità della coerenza logica per affidarsi ad una rivelazione che consente un'unione specialissima. Allora, se colui che compie questa ricerca lo fa consapevolmente e con onestà intellettuale, deve concedere che inevitabilmente distingue il suo modo di procedere nel cogliere il momento assoluto dalla riflessione o teorizzazione del procedimento stesso; è per lo meno in questo secondo senso che la f., come momento di consapevolezza razionale, rimane il luogo in cui avviene la presa di coscienza.

III. Ruolo della f. rispetto alla mistica. Tutto ciò dimostra la funzione che la f. può svolgere, deve svolgere e di fatto svolge nei confronti della mistica. Se con il termine f. indichiamo una consapevolezza " riflessa ", dobbiamo giungere alla conclusione che questo è il terreno su cui si vaglia il significato di ogni esperienza e, in particolare dell'esperienza mistica. E necessario guardarsi, però, da un rischio implicito in questa impresa. Infatti, il ruolo che gioca la f. come momento critico può essere sopravvalutato ed assolutizzato, correndo il pericolo di cadere nella posizione opposta, consistente nel ritenere che tutto, e una volta per tutte, sia comprensibile sul piano della f. stessa; in questo caso essa tende ad assorbire in sé tutto il sapere, senza lasciare spazio e autonomia ad altre esperienze. Per vagliare la legittimità di tale posizione siamo risospinti a compiere un'analisi delle potenzialità e possibilità dell'essere umano che riflette, e ci imbattiamo, come ha messo in evidenza efficacemente Edith Stein nel suo libro Essere finito e Essere eterno, nella finitezza dell'essere umano stesso che deve riconoscere i limiti della propria capacità di riflessione, soprattutto in riferimento alla chiarificazione ultima della realtà, e deve ammettere contemporaneamente che la sua costituzione è tale che il suo desiderio di conoscenza può essere " riempito " in modi diversi, attraverso l'adesione di fede alla rivelazione o attraverso l'" unione " specialissima che alcuni dichiarano di aver sperimentato e che chiamiamo mistica.

La f., allora, come momento di riflessione può domandarsi quale sia il proprio tipo di conoscenza, con quali strumenti esso si attui e di quale tipo sia la conoscenza mistica, se si tratti solo di una conoscenza o se non coinvolga altre dimensioni dell'essere umano, la sfera affettiva ad esempio. Questo è il primo grande compito di indagine largamente gnoseologica sulla esperienza mistica che ha compiuto E. Stein nell'analizzare le opere di s. Giovanni della Croce nel suo libro Scientia Crucis. In tal modo, un'indagine teoretica condotta correttamente può dare i suoi frutti nell'individuare quali capacità, potenzialità dell'essere umano siano attivate e riconoscere come avvenga il riempimento di alcune aspettative umane per opera di un intervento soprannaturale e distinguere, quindi, una mistica che nasce su basi cristiane, mediata da un'adesione di fede, da altri tipi di conoscenza che tendono verso un ritorno a sé e, attraverso sé, al Tutto, come accade per le mistiche orientali.

IV. Metafisica e mistica. L'esame filosofico della mistica consente di porre in discussione oltre che questioni gnoseologiche, anche indirettamente questioni metafisiche. Infatti, nelle due prospettive ora indicate si constata una distinzione fra trascendenza e immanenza: o il sé coincide con il Tutto, oppure il sé, rimanendo nella sua finitezza, " sente " di essere pervaso da una fiamma d'Amore, secondo l'immagine proposta da s. Giovanni della Croce, di cui non conosce l'origine. In questo senso la mistica può fornire materiale alla stessa indagine filosofica che, a sua volta, dev'essere rispettosa della fonte da cui tale materiale viene offerto e che può eventualmente utilizzare per un cosciente completamento della sua ricerca della verità, sia in funzione della chiarificazione della complessità dell'essere umano che in relazione al suo rapportarsi all'Assoluto. Nel primo caso, può essere fornito un aiuto al completamento dell'analisi condotta dall'antropologia filosofica, la quale non deve ignorare la dimensione mistica, anzi indagando sulle fonti di questa esperienza può approfondire la costituzione stessa dell'essere umano. Nel secondo caso, è possibile stabilire la pluralità di approcci alla dimensione del sacro e distinguere, quindi, i diversi modi in cui può essere detto dal punto di vista filosofico, teologico e mistico ed essere soggettivamente confermati nella consapevolezza della inesauribilità di questo compito, ma anche nella opportunità, anzi necessità di svolgerlo.

Il sussidio che le due discipline possono reciprocamente fornire consiste, pertanto, nel fatto che la mistica può suggerire tematiche utili ad indagini filosofiche di tipo gnoseologico, antropologico, metafisico e che la f. può chiarire la peculiarità dell'esperienza mistica sia per quanto riguarda il soggetto che la sperimenta che l'oggetto al quale si tende.

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Autore: A. Ales Bello
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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