Fénelon Francesco


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I. Vita e opere. Francesco de Salignac de la Mothe nasce nel 1651 nel castello di Fénelon da una famiglia nobile e muore nel 1715. Suo padre è cadetto di Salignac e signore di Ponz de Salignac. Educato nella giovinezza in maniera semplice, solida e cristiana, frequenta l'Università a Cahors ove porta a termine la formazione umanistica e gli studi filosofici. Al seminario di St. Sulpice di Parigi conosce l' Olier da cui riceve una benefica influenza; ordinato sacerdote nel 1676-77, inizia il suo ufficio di predicatore. L'arcivescovo di Parigi, conosciuta la sua fama di predicatore, lo nomina superiore delle " Nouvelles Catholiques ". Dopo l'Editto di Nantes, viene inviato in missione a Poitou e in Saintonge, su proposta di Bossuet. Nel 1688 F. conosce M.me Guyon, mistica che predica la preghiera interiore e professa un quietismo moderato. Gli scritti della Guyon vengono sottoposti a Godet de Marais ( 1709) e a Bossuet, che la costringono a ritirarsi. Per le sue insistenze, si costituisce una commissione con Tronson, Noailles e lo stesso Bossuet, nonché la partecipazione indiretta di F. Con gli Articles d'Issy si cerca di codificare in una summa tutta la dottrina mistica in trentaquattro articoli. Proprio con questi articoli la polemica, ben lungi dal chiudersi, si apriva. Mentre Bossuet scriveva una notevole Instruction sur les états d'oraison (1697), F. lo anticipava di qualche mese con le Maximes de Saints (1697).

In quest'opera si distinguono e sviluppano quattro punti fondamentali ai quali si possono rapportare tutte le " massime " dei santi, cioè il loro magistero circa la vita interiore. Le tesi qualificanti l' amore puro si concentrano in altrettanti punti: 1. tutte le vie interiori che portano alla perfezione tendono all'amore puro e disinteressato. 2. Le prove incontrate nella via alla santità sono finalizzate alla purificazione dell'amore. 3. La contemplazione, anche nella fase più elevata, non è altro che l'esercizio dolce di questo amore puro e disinteressato. 4. Lo stato più elevato della perfezione, quello che viene chiamato " via unitiva " o " stato passivo ", non è che la pienezza di questo amore o stato abituale di questo amore.

Con il Breve di condanna di ventiquattro proposizioni feneloniane (1699) delle Maximes des Saints, in cui si esclude la forma estrema di haeretica o haeresi proxima, si condanna lo stato del puro amore, non si entra in merito alla natura del puro amore o della carità disinteressata. Esse, quindi, possono essere considerate affette da semiquietismo. L'essenza del puro amore consiste in questo: che la carità è un amore di Dio per se stesso, indipendentemente dal motivo della beatitudine che si trova in lui. In tale situazione si ricerca il rapporto tra carità e speranza, poiché proprio con la virtù teologale della speranza si possiede la beatitudine di Dio, che sembra escludere il motivo del disinteresse.

Il vescovo Godet de Marais, teologo mistico di rara finezza, così si esprime nella lettera pastorale sulle Maximes des Saints: " Si tratta di sapere se c'è uno stato giusto sulla terra, indipendente dal motivo della speranza cristiana; se la vita beatificante di Dio non aumenti più in nulla l'amore puro nello stato di perfezione; se la speranza stessa può conservarsi senza essere esercitata a motivo della ricompensa eterna; se la vera purificazione delle anime consiste nel sacrificare il motivo di questo supremo interesse della nostra salvezza ".

Certo F. nelle Maximes si è lasciato prendere dalla fretta, ha adottato qualche posizione guyoniana, pur avversando apertamente il quietismo. Bossuet, polemizzando con lui, vede in quelle affermazioni solo oziose curiosità o sottigliezze spirituali e un affronto alla sua stessa persona. In realtà, la polemica scopre due differenti personalità: Bossuet è un dogmatico " cartesiano " che procede con l'a-priori teologico, propenso all' ascetica, si sente conseguentemente estraneo alla grande esperienza della mistica classica. F., invece, si destreggia con abilità nelle zone della contemplazione, che sa capire e comprendere anche con spirito umanista, qual è l'autore delle Aventures de Télémaque, il libro pedagogico più fortunato del Settecento.

Le conseguenze di tale polemica portano ad un discredito della mistica che l'Illuminismo settecentesco disattende ulteriormente. La condanna di F. storicamente segna una proscrizione preterintenzionale della mistica cristiana, che andrà sempre più eclissandosi lungo tutto il sec. XVIII, anche per l'emergere della nuova categoria: l'autonomia della ragione dei philosophes in antagonismo al dato rivelato, rompendo l'armonia tra fede e cultura.

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Autore: P. Zovatto
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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