Evangelismo


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I. Il termine e il fenomeno. E un termine molto ampio che bisogna cercare di delimitare. In inglese il termine Evangelical si riferisce a quel settore del mondo protestante che, pur avendo tratti esteriori comuni e motivazioni diverse, si organizza come minoranza con precise caratteristiche all'interno di un più ampio settore cristiano. Si parla degli aderenti come di " sette " non certo in senso negativo, ma in riferimento alla loro tendenza a distinguersi e ad isolarsi. Si tratta di un fenomeno trasversale che si ritrova un po' ovunque e che, al suo inizio, ha tutte le sembianze di un movimento carismatico all'interno di un'area ecclesiastica o di una " ecclesiola " di impegnati e seri cristiani. Ernst Tröltsch parla di tre forme di cristianesimo: le chiese, generalmente inclusive, le " sette ", generalmente esclusive, e la mistica interamente dedicata alla vita interiore.1

L'e. può, quindi, ritrovare le sue radici nel XVI secolo richiamandosi a quei movimenti che assunsero atteggiamenti radicali sul prolungamento della Riforma o in contrapposizione (gli anabattisti) ad essa. Ricordiamo, tra gli altri, uomini molto diversi tra di loro: Andrea Carlostadio, Tommaso Müntzer, Sebastiano Frank. Fin d'allora si possono individuare due tronconi: quelli che si erano impegnati a cambiare la società, a stabilire con urgenza il regno di Dio su questa terra e quelli che tendevano ad isolarsi con la fuga dal mondo. Passata la violenza della contrapposizione armata e avviato il processo di tolleranza religiosa, ritroviamo in Inghilterra l'e. impegnato nell'affermarsi dei metodisti, dei battisti e dei puritani. Sono correnti che troveranno presto il loro sbocco e il loro successo organizzativo ed espansionistico nell'America del Nord. L'e., che viene così formandosi e rafforzandosi, può meglio essere descritto se lo si confronta non con le chiese tradizionali che si richiamano al XVI secolo, ma piuttosto con lo spiritualismo e la mistica.

II. Lo spiritualismo mistico fa riferimento ad uno Spirito di Dio autonomo di cui si fa l'esperienza immediata, l'e., invece, allo Spirito di Dio, mediato e coincidente con la Sacra Scrittura: 2 i primi sono indifferenti o addirittura ignorano i sacramenti, i secondi li considerano segni esterni di ordinamento e di unione; i primi tendono a dissolvere il mondo ecclesiastico e ignorano la Chiesa visibile a favore di una Chiesa invisibile, mentre i secondi puntano sul sacerdozio universale dei credenti; i primi hanno come criterio la parola " interna " (la lettera senza lo Spirito è morta), i secondi la parola esterna (la Bibbia); i primi guardano al " ritorno di Cristo " come ad una questione interiore mentre i secondi lo considerano un evento che si verificherà nella storia; il Gesù storico è per i primi un simbolo dell'esperienza interiore, mentre per i secondi è la fonte e la norma del pensiero e dell'azione. L'individualismo dei primi è, quindi, ben diverso da quello dei secondi. Lo spiritualismo non ha bisogno di dottrine; anche i credenti non cristiani possono conoscere la rivelazione perché ogni religiosità è identica a quella cristiana. Si punta verso una filosofia universale della religione perché si può riconoscere il Cristo in noi anche nelle religioni non cristiane e la redenzione, in quanto opera dello Spirito mediante la conoscenza, è presente in ogni religione. Ogni relativo è presente nell'assoluto, ma il ripudio della lettera e dell'interpretazione esterna non potrà evitare di stimolare il razionalismo e di offrire il fianco all' ateismo. L'e., invece, insiste sul rapporto tra Dio e l'uomo così come si è espresso in Cristo. Lo spiritualismo mistico resta nella Chiesa di maggioranza in attesa di tempi migliori, mentre l'e. tende sempre più a separarsene per affermare la propria identità nei confronti della indifferenza delle masse.3 Evidentemente, le contrapposizioni che abbiamo segnalato non indicano un rigido confine, ma piuttosto una panoramica di tendenze generali.

III. Ascesi laica. L'e. non mancò d'incidere fortemente sul campo sociale e politico a motivo dell' ascesi laica che si era sviluppata e affermata richiamandosi alla tradizione calvinista. Il luteranesimo aveva insegnato che il mestiere è una vocazione divina, ma il calvinismo ne aveva fatto un'occasione per trasformare la società. La professione continua così ad essere intesa come una rigorosa riprova della elezione divina. Lo stato dev'essere apolitico e responsabile verso il popolo. Vi è un riferimento costante al regno di Dio, immanente e trascendente, che determina il modo di intendere non solo la Chiesa, ma anche l'operosità, la tolleranza, i diritti umani e la democrazia. Questo tipo di ascesi laica avrà un'incidenza notevole nell'affermarsi non solo del capitalismo, ma anche dell'organizzazione dei sindacati, dell'Evangelo sociale e in generale della costituzione della società moderna.

Nonostante le divergenze rilevate, l'e. e lo spiritualismo mistico condividono alcuni punti comuni. Insieme si trovano a reagire contro l'oggettivismo di un cristianesimo ortodosso e ufficiale; insieme fanno leva sull'individuo, sull'esperienza del credente, sulla luce interiore che illumina ogni uomo e lo orienta verso Dio.

Note: 1 E. Tröltsch, Sociologia delle sette e della mistica protestante, Roma 1931, 160; 2 P. Tillich, Storia del pensiero cristiano, Roma 1969, 263; 3 E. Tröltsch, Sociologia... o.c., 88-103.

Bibl. U. Gastaldi, Storia dell'anabattismo, 2 voll., Torino 1972 e 1981; C.H. Hopkins: The Rise of the Social Gospel in American Protestantism, New Heaven l940; E. Mcgrath, Giovanni Calvino. Il Riformatore e la sua influenza sulla cultura occidentale, Torino 1991; P. Tillich, Storia del pensiero cristiano, Roma 1969; Id., Umanesimo cristiano, Roma l969; E. Tröltsch, Sociologia delle sette e della mistica protestante, Roma 1931; M. Weber, L'etica protestante e lo spirito del capitalismo, Roma 1945.

Autore: R. Bertalot
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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