Eucarestia


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I. E. memoria sacramentale. Gesù, durante l'Ultima Cena, ci ha lasciato la memoria della redenzione perché la Chiesa di tutti i tempi vivesse in modo incessante il dono della sua Pasqua. Rivivendo il racconto liturgico dell'ultima cena veniamo introdotti nel cuore di Cristo quando ci ha consegnato il memoriale della sua Pasqua. " Quando fu l'ora, Gesù prese posto a tavola e gli apostoli con lui... E preso un calice, rese grazie e disse: Prendetelo e distribuitelo tra voi, poiché vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non venga il regno di Dio. Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me. Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese il calice dicendo: Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue che viene versato per voi " (Lc 22,14-20). Questa scarna ed essenziale narrazione è il cuore di ogni messa.

La celebrazione eucaristica costituisce la memoria sacramentale nella quale la Chiesa accoglie e rivive, mediante il segno, la morte del suo Signore in obbedienza al suo volere. In tale atteggiamento essa diviene contemporanea con il gesto di Gesù e assume tutti i suoi significati per essere in lui e con lui e a lui ricongiunta nella luminosità del regno. Questa fecondità celebrativa scaturisce dal fatto che il cristiano nel battesimo ha ricevuto il dono della contemporaneità con il Maestro e nel coinvolgimento celebrativo vive insieme ai fratelli l'essere nella morte di Gesù per crescere nell'esperienza della risurrezione, in attesa del mirabile evento della parusia. Gesù, lasciando il segno della sua continua presenza nell'atteggiamento di offerta al Padre per l'umanità, ci ha comunicato un dono così grande che nel corso della storia il mistero eucaristico è stato sì oggetto di una molteplicità di letture e di interpretazioni, ma ha costruito la vita mistica di ogni discepolo di Gesù. La Chiesa, lasciandosi coinvolgere nella dinamica sacramentale della celebrazione, viene resa partecipe dell'esperienza pasquale del suo Signore e gode d'attenderlo alla fine della storia per essere definitivamente associata al suo mistero di gloria.

II. L'insegnamento della Scrittura. La comunità cristiana si accosta al libro sacro per comprendere la volontà di Gesù al momento in cui egli ci offre il sacramento eucaristico. E nell'obbedienza a lui e nella sua obbedienza che possiamo continuare l'ineffabile esperienza delle prime assemblee liturgiche. La fede eucaristica, che ha costantemente animato i fedeli, vive della rivelazione biblica, della predicazione e della esperienza delle diverse e molteplici comunità. L'evolversi della tradizione ci permette di accostarci al Maestro in modo sempre più nuovo per dissetarci in letizia a tale sorgente di salvezza.

La celebrazione pasquale di Gesù nell'Ultima Cena è il luogo sacramentale del dono totale che Gesù fa di sé al Padre e agli uomini, è la sua sete del volere del Padre mantenuta ardente fino alla fine per donare agli uomini la vita e donargliela in modo sempre più abbondante.

La potenza dell'E. è costituita dalla presenza orante e personale nello Spirito del Cristo glorioso come agente principale dell'azione sacramentale, mentre rende i discepoli partecipi della dinamica sacramentale della sua morte in croce. La grandezza dell'E. si coglie in tutta la sua fecondità poiché pone l'assemblea liturgica nel mistero della croce mediante i segni dell'Ultima Cena, godendo del grande mistero della redenzione.

La cena è il testamento sacrificale di Gesù al fine di riconciliare il mondo con il Padre. Gesù stesso è il contenuto, con la sua persona e con la sua opera, e l'autore permanente di tale Mistero. In lui, nella sua oblazione sacrificale, la Chiesa può dire: " Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora, lascio di nuovo il mondo e vado al Padre " (Gv 16,28). Questa concentrazione cristologica emerge in modo molto chiaro nella volontà di Gesù: " Fate questo in memoria di me ". La partecipazione dei discepoli alla ritualità compiuta da Gesù è racchiusa nei gesti e negli imperativi di Gesù. La comunità che celebra è consapevole d'essere chiamata a vivere come è vissuto Gesù, a celebrare la sua presenza, a condividere la sua carità. La risurrezione, a sua volta, traspare nella fede della comunità che celebra. Essa non è un evento da porre accanto alla croce, ma dentro la croce, ne è il significato poiché dimostra definitivamente che il dono di sé da parte di Gesù sulla croce è dono di Dio. Il rendimento di grazie che qualifica l'E. pone in luce la libera accondiscendenza di Dio nella fede orante della comunità e ci fa intuire che è nella signoria divina che i fedeli vengono a contatto con la morte di Gesù, partecipando alla fedeltà del Padre nella risurrezione.

L'E. è questa memoria della Pasqua che pone al centro la persona di Gesù nella sua offerta al Padre che l'accoglie nella risurrezione.

Gesù nel dare l'ordine ai discepoli di celebrare la memoria della sua morte li educa a vivere l'unico evento determinante la storia poiché essi, attraverso il rito, saranno in quella croce come egli, il Signore, nel porre i gesti dell'Ultima Cena è profeticamente su quella croce nel dare il suo corpo e il suo sangue per l'umanità. Mediante l'esperienza sensibile della celebrazione eucaristica che " imita " i gesti di Gesù, la Chiesa di tutti i tempi viene assunta nell'atto sacrificale di Cristo il quale, solidale nel suo sacrificio con tutto il genere umano, raggiunge in concreto ogni credente. La comunità si sperimenta in atto nella morte di Gesù ed è tutta protesa verso la pienezza dell'incontro finale nella risurrezione escatologica.

III. E. come banchetto. Questa ricchezza si incarna e passa nella comunità dei credenti nel linguaggio della convivialità. L'E. è un banchetto in senso dinamico come attualizzazione globale dei gesti di Gesù che danno senso al mangiarebere. Tale gestualità, infatti, significa condivisione del mistero della persona pasquale di Gesù. La totalità del nutrimento: panevino, corposangue, dice la persona del Maestro che si è donata interamente all'umanità. Nell'atto della convivialità la comunità condivide le idealità di Gesù, è all'unisono con il significato che egli dà alla sua vita, entra in modo personalizzato nella sua oblazione, sentendosi una nell'offerta di Gesù. In questo senso possiamo parlare di banchetto sacrificale poiché quel gesto del mangiarebere è segno dell'inserimento totale e totalizzante della comunità nell'atteggiamento di Gesù per essere in lui sacrificio gradito al Padre.

Questa vitalità assume, tuttavia, un chiaro orientamento escatologico.

Il banchetto eucaristico si colloca nell'orizzonte dell'avvenimento messianico intravisto dai profeti e di cui Gesù annuncia l'imminente manifestazione (cf Mt 26,29). La commensalità sacra, in particolare quella inerente il vino, è partecipazione al rinnovamento universale che qualifica l'era escatologica. Il banchetto eucaristico e l'annuncio-attesa degli ultimi tempi si richiamano continuamente. Cristo diviene commensale con i suoi discepoli introducendoli nella comunione delle divine Persone, mentre presiede la celebrazione stessa. Tale è l'anima della liturgia del banchetto eucaristico che esprime per eccellenza la comunione di vita tra il Cristo e i fedeli, e la speranza escatologica.

Gesù nell'Ultima Cena annuncia la realizzazione effettiva del regno ove si gusterà il vino messianico della nuova alleanza poiché nel suo sangue c'è la pienezza dell'alleanza tra Dio e il popolo. Attraverso la formulazione delle parole escatologiche Gesù dichiara compiuto il tempo dei segni anticipatori del regno, caratteristici del suo ministero pubblico e invita i suoi discepoli ad orientarsi con lui verso il compimento definitivo della promessa.

Questo banchetto escatologico vive dell'effusione dello Spirito Santo che è il dono dei tempi nuovi e che è scaturito dal compimento delle promesse messianiche. Nell'E. noi ci accostiamo a un cibo spirituale e ad una bevanda spirituale (cf 1 Cor 10,3-4). E lo Spirito Santo che è presente nei doni e che ci disseta con i suoi " fiumi divini " all'atto dell'accoglienza dei doni eucaristici.

La presenza dello Spirito nell'oblazione pasquale di Gesù fa sì che nel medesimo Spirito si celebri il memoriale e che la potenza dello Spirito faccia condividere l'evento della morte di Gesù, orientando decisamente verso la pienezza del regno.

In tal modo, l'E. è il sacramento della persona di Gesù che nello Spirito vive la sua offerta al Padre per la redenzione dell'umanità e ci rende partecipi di tale mistero in una incessante condivisione della sua assunzione nella volontà salvifica dell'umanità.

IV. Vita eucaristica, vita mistica. Il dato che la rivelazione scritturistica ci offre costituisce il centro della vita della comunità cristiana che, nella fede, sa come l'E. sia la fonte e il culmine della sua vita (cf PO 5).

La vita eucaristica non è semplicemente un fatto rituale che potrebbe apparire un fatto molto esterno, ereditato dalla tradizione cultuale della Chiesa.

L'assemblea, nel rito e mediante il rito, vive il suo quotidiano come un'incessante sete del Padre, della sua volontà, entrando nella oblazione di Gesù. Il cristiano è la memoria vivente del Maestro poiché è stato inserito nelle sue idealità e questa sua dignità è viva e feconda nella celebrazione eucaristica mentre rende viva, in tale direzione, tutta la sua esistenza quotidiana. Egli si lascia attrarre da Gesù, guidare dallo Spirito e con i fratelli condivide l'unico senso della vita, quello che Gesù ha portato avanti in tutto l'arco della sua storia e ha vissuto in pienezza sull'albero della croce. L'E., nel linguaggio del banchetto, pone chiaramente in luce questa sintonia: il cristiano vede il mondo come lo vede il Cristo; opera nella storia con lo spirito di Cristo; ama gli uomini con lo stesso cuore di Gesù. Tale è la fecondità che anima i commensali riuniti nell'assemblea attorno alla mensa del corpo e del sangue del Signore.

Essere un corpo solo e uno spirito solo ai piedi della croce e nell'offerta di Gesù è la vitalità quotidiana dell'E. e la meta alla quale aspira ogni credente. Questa ricchezza è possibile poiché il clima orante di lode, di rendimento di grazie e di supplica che anima l'assemblea dice l'esultanza dei credenti che vivono in atto l'espandersi della libertà di Dio. Tale libertà veleggia sulla comunità che, guidata dallo Spirito e nella coscienza della propria povertà, supplica incessantemente. La dinamica all'interno della preghiera eucaristica è il cuore dei celebranti che vengono orientati a crescere nella libertà divina verso l'ebbrezza della lode, pregustazione della pienezza del canto nuovo nella Gerusalemme celeste.

Questa comunione mistico-sacramentale dell'assemblea orante nella Pasqua orienta la comunità ad essere per sempre con il Signore. L'assemblea liturgica avverte, infatti, la provvisorietà del linguaggio celebrativo e sente la potenza dello Spirito che la guida ad entrare nella morte del Maestro per ascendere con lui nella glorificazione della risurrezione-assunzione, onde godere alla fine della comunione mistica d'amore con le divine Persone (cf Ap 3,20). Una comunità eucaristica è, perciò, in atteggiamento di costante vigilanza nello Spirito per andare incontro al Signore ed essere definitivamente con lui al banchetto nella pienezza dei tempi.

Il mistero eucaristico vive nella e attraverso la celebrazione eucaristica e costituisce la sedimentazione rituale della vocazione propria della comunità cristiana ad essere memoria del suo Signore.

L'E. risulta, perciò, come la celebrazione del senso della vita di Gesù, con Gesù, in Gesù e per Gesù nella comunione, mistica ma non meno reale, creata dallo Spirito. Ciò che Gesù ha celebrato in occasione dell'Ultima Cena, sempre attuale nel cammino della comunità cristiana, è il suo corpo dato per noi e il suo sangue versato per noi.

Il Cristo è il centro cercato, amato, contemplato e testimoniato nella celebrazione eucaristica. La Chiesa, perciò, si riconosce nell'E. come luogo centrale dell'esperienza mistica e punto di riferimento per la costruzione di un'esistenza che sia in Cristo in conformità al volere del Padre e nella perfetta docilità allo Spirito.

La celebrazione eucaristica è un canto sacramentale nell'obbedienza condivisa di Cristo per la salvezza e per la comunione dell'umanità intera in un clima di radicale oblazione nelle mani del Padre, a lode della sua gloria.

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Autore: A. Donghi
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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