Estasi


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I. Nell'ambito storico-religioso. Etimologicamente la parola indica l'" uscire fuori da sé " e l'" essere fuori da sé ". Oggi la " e-stasi " mistica viene messa a confronto con la " en-stasi ", cioè con l'" essere in sé ". Ma il campo concettuale ancora aperto dell'e. è occupato dai fenomeni più diversi.

Dal punto di vista storico-religioso, bisogna considerare soprattutto lo sciamanesimo come fenomeno delle religioni primitive. Tanto per semplificare al massimo i fenomeni complessi e molteplici: attraverso tecniche ascetiche e meditative, coadiuvato dalla propria predisposizione ma anche da farmaci vegetali e spesso con l'aiuto (ipnotico) del suo maestro, un iniziato giunge a provare sensazioni che oltrepassano la dimensione corporea. Il " viaggio dell'anima " può condurre a questo stato attraverso esperienze terribili come la morte mistica. Ed è qui che si sperimenta l'iniziazione dello sciamano (prete, mago, saggio, guaritore, ecc.) cui viene conferito il dono della visione che schiude il passato mitologico, l'interiorità dell'uomo, il futuro individuale o della società, oltre ai poteri magici e alla facoltà di procurare salute o danno sia alla natura che all'uomo. Altrove, questa " iniziazione " è descritta piuttosto come un venire " posseduti " dallo spirito di Dio e della natura.

L'interpretazione spesso sostenuta in passato di queste estasi come malattie dello spirito oggi è quasi del tutto abbandonata. In questi processi si esprimono, infatti, quelle forze naturali che nel corso della civilizzazione sono andate perdute, ma che riemergono nei fenomeni parapsicologici. Si possono ricondurre allo sciamanesimo alcuni aspetti che si ricollegano ai guru dell' induismo (cf Ramakrishna) ai taumaturghi indiani, ai saggi del sufismo. A dire il vero, molti elementi relativi a queste tradizioni (cf i libri di Castaneda) sono solo favolistici, o addirittura fraudolenti. Nella sua realtà storicamente comprovata, riferita da fonti come le Upanishad, lo sciamanesimo inteso come un " uscire fuori " (e-stasi) dalla normale esistenza rappresenta un elemento arcaico della vita religiosa. Si ritrova, ad esempio, anche in ambito germanico-celtico (i Druidi) o nella grecità arcaica (la sacerdotessa Pizia).

Anche certi fatti biblici come i gruppi di profeti danzanti (cf 1 Sam 19,18-24) o il rapimento estatico di Paolo al terzo cielo, in 2 Cor 12,1-4, vanno interpretati da questo punto di vista. Altri resoconti di e. come le visioni profetiche o l' Apocalisse (1-10ss.), sono almeno in parte forme letterarie che intendono conferire autorità ad un messaggio. A tutt'oggi manca ancora un'accurata indagine critica che chiarisca fino a che punto le esperienze estatiche connesse con i doni dello Spirito della personalità carismatica debbano essere valutate come " soprannaturali " stricto sensu, cioè causate da Dio o non piuttosto come una reviviscenza di poteri degli sciamani o di altra origine.

Paolo verifica la legittimità del procedimento estatico con due criteri: la sequela di Gesù e l'edificazione della comunità (cf 1 Cor 12,3; 14,5).

Sulla Bibbia si basano non soltanto il rifiuto di false dottrine carismatiche ed estatiche, come il montanismo e il messalianismo, ma anche la riflessione sul NT come strumento che lascia campo, pure se in secondo piano, all'e. psichica e fisica. Dionigi Areopagita fa propri alcuni incitamenti sia platonici che biblici quando descrive l'e. come evento spirituale-personale (perciò in ultima analisi non corporeo): " L'amore divino rapisce in e. e fa sì che chi ama non appartenga più a se stesso, ma solo all'amato ".

Nel realismo tipico del Medioevo le esperienze estatiche empiricamente presentabili diventano sempre più frequenti e importanti. Non a caso con Francesco d'Assisi si ha nel 1224 la prima stigmatizzazione fisica; le stimmate sono ferite corrispondenti alle piaghe di Gesù. Precedentemente esse avevano valore, secondo quanto si afferma in Gal 6,17, " soltanto " come riferimenti spirituali alle sofferenze della passione. Anche altri fenomeni " estatici " divengono sempre più frequenti: levitazioni, deliquio fisico e spirituale, trance, visioni, ampliamento della conoscenza e trasmigrazione dell'anima, facoltà di operare miracoli, ecc.

Gran parte di quanto detto riceve valore anche da un'interpretazione simbolica, ma la tendenza al realistico si manifesta anche nella concretezza di simili esperienze. Eckhart, ad esempio polemizza espressamente con una spiritualità troppo realistica ed esteriore presente nei conventi femminili dove il deliquio fisico e l'assenza di coscienza vengono intesi come doni mistici. Nel campo che si definisce " e. " appare anche la differenza fra una sua interpretazione spirituale (Dionigi Areopagita) cui è incline anche Tommaso d'Aquino (essa trasporta l'amante al di fuori del proprio sé) e gli stati empirici di assenza mentale o di eventi miracolosi.

II. Nell'ambito della mistica cristiana ha valore, senza alcun dubbio, come criterio di valutazione l'e. intesa in senso spirituale nella quale l'uomo trasferisce in Dio, in Gesù Cristo, tutte le sue facoltà intellettive, sensitive e volitive. Tale fenomeno può anche, a seconda del retroscena culturale e personale essere sperimentato e definito come " en-stasi ": attraverso lo spirito di Gesù, Dio può prendere l'uomo al punto da fargli dire " non più io, ma Cristo vive in me " (Gal 2,20). La fenomenologia di questa e. può avere esiti diversi, come la totale dimenticanza e quasi l'annientamento dell'" io ".

Ma la dinamica dall'io al tu divino, irraggiungibile o completamente trascendente rimane determinante, anche se l'e. d'amore fa dimenticare ogni differenziazione.

Quando questa primitiva esperienza mistica dell'amore, che deve intendersi come e., diventa consapevolmente riflessa possono subentrare degli errori. Martin Buber mostra in Ich und Du che la dimenticanza di se stessi nel divino può essere interpretata come fusione panteistica e non come esperienza d'amore estatico.

L'ondata che si verifica nella propria psiche provocata dall'esperienza mistica vivacizza l'intima visione del mondo collocata nell'anima o indotta dalla cultura. E così questa esperienza prende corpo o, meglio, si " fa psichica " in rappresentazioni di vario genere come, ad esempio, il viaggio celeste dell'anima attraverso l'inferno narrato da Dante ( 1321), oppure in ampliamenti della coscienza come riportato dalla moderna ricerca sulla meditazione; in sogni nostalgici dell'infanzia; nell'oblio di sé, ecc.

In uomini di notevole sensibilità fisica tale esperienza può anche concretizzarsi in particolari fenomeni fisici: una specie di deliquio che si verifica per l'e. interiore in colui che riposa in Dio e non più nel proprio sé; oppure la levitazione secondo il racconto di Teresa d'Avila, persona particolarmente sensibile da un punto di vista psicosomatico. Scrive Rahner in Visioni e profezie (nuova ed. 1989) che è irrilevante per la determinazione dell'elemento soprannaturale di certi fenomeni se essi siano, per così dire, causati direttamente da Dio o se nascano dall'azione congiunta del contatto interiore con Dio e della successiva reazione psicosomatica.

I fenomeni estatici della mistica cristiana, come quelli di Caterina Emmerick, attestano un'esperienza di Dio totale che investe sia il corpo che l'anima, ma la loro straordinarietà non può comunque essere indizio di una loro immediata causalità divina. Per gli studiosi si tratta di " fenomeni straordinari che si accompagnano all'evento mistico ", i quali spesso si possono ricondurre a cause psicosomatiche o socio-culturali. La Chiesa mostra nei processi di canonizzazione un atteggiamento cauto e spesso pieno di riserve nei confronti di questi fenomeni.

In molte pratiche delle religioni si trova anche l'itinerario opposto che consiste nel voler raggiungere uno stato di e. dell'anima tramite particolari esercizi del corpo. Ne fanno parte anche certe pratiche ascetiche tipiche del cristianesimo. Occorre tener presente la totalità dell'uomo anche nella sua esperienza mistica, perciò rimane legittimo il principio secondo cui la mistica, nella sua essenza, è frutto di un libero dono divino, non di particolari capacità umane. Tale dono deve presentarsi anche nella pratica meditativa dell'e. come un'esperienza d'amore che fa dimenticare se stesso nell'altro.

Bibl. Aa.Vv., s.v., in DSAM IV2, 2046-2189; T. Alvarez, s.v., in DES II, 946-950; I.P. Culianu, Expérience de l'extase. Exstase, ascension et récit visionnaire de l'hellénisme au Moyen Age, pref. di M. Eliade, Paris 1984; N.G. Holm (ed.), Religious Ecstasy, Stockholm 1981; G. Kilcourse, s.v., in Aa.Vv. The New Dictionary of Catholic Spirituality, Collegeville, (Minnesota) 1993, 333-334; A. Royo Marin, Teologia della perfezione cristiana, Roma 19656, 881-897; V. Satura, s.v., in WMy, 132-134.

Autore: J. Sudbrack
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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