Elisabetta di Schonau


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I. Vita e opere. Nasce nel 112829 e a dodici anni viene affidata al monastero benedettino di Schönau (Goarshausen), fondato nel 1126 per uomini e nel 1136 per donne. Nel 1147, fa la professione monastica e nel 1157 è nominata maestra. Le sue visioni estatiche iniziano nel 1152. Vengono raccolte, durante i primi tre anni, dalle consorelle e, in seguito, dal fratello Ekbert che, terminati gli studi a Parigi, nel 1155 si fa monaco a Schönau. Egli diventa quasi suo segretario, " destinatus est tibi, ut scribat " le visioni, come E. le riceve. Dopo numerose malattie e tormenti interiori (vessazioni demoniache), fino alla tentazione di suicidio, E. muore il 18 giugno del 1164 o 1165, a trentasei anni. Per la sua vita monastica esemplare, ma non come visionaria, è inserita nel Martyriologium Romanum del 1584, senza alcun processo di canonizzazione.

II. Esperienza mistica. Le sue novantaquattro visioni degli anni 1152-55 (Liber visionum I) formano un diario spirituale, mentre nelle trenta visioni del secondo periodo (Liber visionum II-III) prevale l'elemento didattico, espresso nelle lunghe spiegazioni che completano il testo della visione. Esse non sono frutto di riflessioni, ma nascono come squarci di intuizioni, come illuminazioni e vengono ricevute come audizioni, come risposte a domande (non sempre esplicitamente formulate). Indubbiamente, si manifesta l'influsso di Ekbert, che riconosce nella sorella una particolare missione profetica " per l'edificazione dei fedeli ". Nelle questioni teologiche del tempo Ekbert intende appoggiarsi sempre alla garanzia della penetrazione visionaria: " Per mezzo di te il cielo fu aperto sulla terra e i segreti di Dio, nascosti da secoli, fluiscono verso di noi dalla tua bocca... La tua testimonianza è più preziosa dell'oro, più dolce del miele " (Lib.vis. 310,17).

In questa luce appare con polemiche forti il Liber viarum Dei (LVD), cioè Decem exhortationes ad varios hominum status (3.6.1156ca. - 22.8.1157) che riflette la convinzione di E. di essere strumento nelle mani di Dio per condurre religiosi e laici verso la salvezza. L'impegno a combattere l'eresia dei catari (che negavano il culto dei santi) si nota soprattutto nelle sue rivelazioni sulla leggenda di s. Orsola: Liber revelationum de sacro exercito virginum Coloniensium (5.9.1156 - post 21.9.1157) e nelle sei rivelazioni sull'assunzione di Maria: De resurrectione B.V. Mariae (22.8.1156 - 25.3.1159 ca.), alle quali si diede particolare attenzione nei secc. XIII-XIV. Gli scritti minori sono in parte estratti dai tre libri delle visioni e dal LVD. Inoltre, ventidue Lettere autentiche (alcune di esse sono indirizzate a Ildegarda di Bingen) e altre spurie.

Le visioni di E. riflettono le grandi trasformazioni antropologiche del sec. XII, vissute dalla veggente in una prospettiva escatologica e mariana. Significativa è la presenza dell' angelo come guida nel mondo dell'aldilà (al cielo, alla Gerusalemme nuova), come compagno che trasmette i messaggi divini alla veggente: " Ex parte quidem ab angelo ductore meo partim a precursore domini instructa sum de interpretatione omnium, que videram ". Ampio spazio è dato a dettagliate descrizioni simboliche, per le quali E. s'ispira anche alle rappresentazioni sacre (affreschi, vetrate, pittura, ecc.), alla stessa catechesi dell'epoca. Nelle visioni mariane ritornano i temi tipici del tempo: Maria, Regina e Dominatrice del mondo (vista dinanzi al globo di luce, simbolo del macrocosmo), l'assunzione corporea di Maria.

Alcune visioni possono essere rivalutate in favore della teologia femminista: l'umanità di Gesù vista come una vergine che si trova dentro il sole-Cristo, la parità dei due sessi, l'importanza dell'Ordo virginum, la superiorità della donna nubile.

E. riceve le sue visioni e rivelazioni passivamente, " cum essem in exstasi ". Talvolta, si tratta in lei anche di conoscenze mistiche, in cui contemporaneamente è contemplata la realtà terrena (per esempio, l'altare) e sopra di essa la realtà soprannaturale (angeli e santi avvolti di luce). In E. ha inizio la tipica devozione medievale alla passione di Cristo, però senza suscitare in lei desideri ascetici di esplicita imitazione. Alcune visioni furono sottoposte a critica dai contemporanei (lo stesso abate del suo monastero le rifiutò) e le parole profetiche della veggente vennero considerate prodotto di fantasia femminile: muliebria figmenta.

Bibl. Opere: J. Landsberg - A. Ballardini (cura di), Libro delle revelationi... b. Mettilde vergini, Venezia 1589, 1906 bibl. completa: G. Jaron Lewis, Bibliographie zur deutschen Frauenmystik des Mittelalters, Berlin 1989, 146-158. Studi: A.L. Clark, Elisabeth of Schönau. A Twelfth-Century Visionary, Philadelphia 1992 (studio fondamentale con bibl. aggiornata); N. Del Re, s.v., in BS XI, 730-732; P. Dinzelbacher, s.v., in WMy, 134-135; E. Ennen, Le donne nel Medioevo, Roma-Bari 1986, 164; Giovanna della Croce, s.v., in DES II, 878-880; G. Jaron Lewis, Christus als Frau. Eine Vision Elisabeths von Schönau, in Jahrbuch für internat. Germanistik, 15 (1983), 70-80; K. Köster, s.v., in DSAM IV, 585-588; Id., Elisabeth von Schönau. Werk und Wirkung im Spiegel der m.a. handschriftlichen Überlieferung, Speyer a.Rh. 1951, 243-315; G. Lunardi, s.v., in DIP III, 1110-1111.

Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)


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